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IL "QUOTIDIANO" DI CRISTINA VIGGÈ

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Dietro la boutique… un mosaico green

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Dalle colline bolognesi a Brera. Palazzo di Varignana apre un temporary store di gran classe. Pensato su misura per una shopping experience capace di unire lusso e agricoltura, eleganza e natura.

Dalle colline bolognesi a Brera. Palazzo di Varignana apre un temporary store di gran classe. Pensato su misura per una shopping experience capace di unire lusso e agricoltura, eleganza e natura.

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Testi Cristina Viggè

Confetture di pesca, albicocca, susina, prugna, cocomero e agrumi, e cocomero caramellato. C’è del buono nel cuore di Brera. Dove, fino al 31 marzo prossimo, tiene aperte le porte il temporary store firmato Palazzo di Varignana. Un buen retiro esclusivo, con tanto di spa, che se ne sta sulle colline bolognesi, nel comune di Castel San Pietro Terme. Che fa parte del prestigioso circuito dei Les Collectionneurs. E che, per qualche mese, arriva a Milano col suo carico di agresti bontà. Sì, perché intorno alla residenza vi è pure un’azienda agricola di oltre 180 ettari. Dalla quale nascono delizie orgogliose di farsi conoscere non solo a chi soggiorna nel resort, ma a pure chi fa shopping in città. 



Ma andiamo con ordine. Cosa sono quei volatili e quelle volute fiorite che appaiono sulle etichette? Non sono certo stati scelti a caso. Riprendono infatti gli animali e i vegetali ritratti su uno splendido mosaico: riconducibile alla seconda metà del I secolo a.C. e proveniente da una domus di età augustea, rinvenuta nella romana Claterna. Una città “sepolta” - che mutuò il nome dal torrente Quaderna - posizionata fra Bologna e Imola, lungo la via Emilia. Poco distante dalla località di Varignana (che da Claterna prese forma) e dall'odierno Palazzo di Varignana.



Insomma, tutto torna. E la residenza è oggi fiera di ospitare la fascia musiva policroma, realizzata in tessere di pietra bianca d’Istria, pietra nera di Pistoia e materiali lapidei di vari colori. Il bello? Che oltre al mosaico claternate è visitabile pure una "wunderkammer" con altri manufatti dell'antica civitas. E che le tracce fitomorfee e zoomorfe del mosaico rimangono impresse... anche sulle etichette dei prodotti a marchio Palazzo di Varignana. A ribadire il fortissimo feeling della dimora con la storia e con l’agricoltura. 



Certo, perché il resort non è solo un resort. È un rifugio di charme; una villa del Settecento (Palazzo Bargellini-Bentivoglio); un antico borgo e un’azienda agricola. Sontuosità e profondo senso rurale, dunque. Velluto e terra. Seta e pietra. Uniti per regalare un’esperienza immersiva nella biodiversità di un territorio generoso. Anzi, per proporre un vero e proprio Varignana food style. Da vivere in loco. E da sperimentare a Milano: in via Madonnina (angolo via Formentini). In un temporary dai toni soft, che riprendono l’oro e il cacao, condensando memoria e modernità, grazie alla firma dello studio di architettura di Paolo Castelli. Lo stesso che ha progettato gli arredi del palazzo. Per una boutique-salotto che vanta persino una lounge.



In bella mostra? Prodotti (e confezioni) d’élite. Alcuni, come la frutta da bere e le confetture, facenti parte della linea autoctona del resort. Altri, selezionati con cura assoluta e in perfetta sintonia con la Varignana philosophy. E comunque tutti suggellati dall’inconfondibile marchio tondeggiante, che prende spunto da una moneta romana ritrovata sempre a Claterna.



Ecco allora l’olio extravergine, figlio di 110 ettari di uliveto a nostrana, pendolino e correggiolo. “Ma ora abbiamo messo a dimora anche il grignano. E facciamo pure un monocultivar di ghiacciola”, spiega Chiara Del Vecchio, alla regia di tutto il ciclo produttivo. E sulla bottiglia dell’oro verde? Riemerge un ennesimo segno di romanità: una porzione di mosaico bicromatico, decorativo e geometrico, rinvenuto nel corso di alcuni scavi archeologici. 



Uliveti dunque, ma pure vigneti (a sangiovese e pinot nero) e frutteti, un mandorleto e un noccioleto, e persino un impianto di goji. “Noi le bacche le proponiamo sia fresche che in confettura”, precisa Chiara. E poi ci sono il boschetto dei sambuchi, i melograni, le antiche varietà di peri e meli, i giuggioli e insoliti alberi da frutta come l’asimina e il fico panaché. Il tutto racchiuso in un vero e proprio hortus conclusus: l’Orto Giardino del Rio Rosso. Prezioso anche di moltissime erbe officinali. Che poi vanno ad aromatizzare il sale integrale marino di Cervia. Vedi quello alla santoreggia, melissa e basilico rosso; quello al rosmarino, alloro e ginepro; e quello al timo-limone e menta.  



Selezionati attentamente sono invece le praline, i cremini e i cioccolatini e i raffinati tè. Come il “Don Carlos”: summa di tè neri di Ceylon, India e Cina, tè nero pu-erh, cubetti di zenzero, fave di cacao, chicchi di caffè tostati, scaglie di mandorla, bacche di pepe rosa, lemongrass e scorze d’arancia. Ideale persino freddo. E come le “Perle del Palazzo”, compendio di tè verde sencha, tè verde cinese, chicchi di melagrana, fiori di melograno, petali di rosa, lemongrass, liquirizia, pezzetti di zenzero, foglie di menta, scorze di limone, pepe nero e pepe bianco di Kampot. Per tazze esperienziali. Da completare con prelibati mieli artigianali locali (di acacia, sulla, castagno, rosmarino e millefiori), che sfoggiano in etichetta una trama esagonale. Che non si rifà al favo, bensì alle esagonette: mattonelle in laterizio tipiche delle vetuste ville romane.  



Ma non finisce qui. E alla temporary boutique si possono acquistare anche esperienze limited edition, da vivere direttamente nel resort. Veri “pacchetti” cult da regalare o regalarsi. Voilà il "Lusso a Palazzo”, che inanella una notte nella luminosa “one bedroom suite”, piccola colazione e percorso degustazione al ristorante gourmet Il Palazzo, per assaporare la cucina - firmata dall’executive chef Roberto Cortesi e dallo chef Francesco Manograsso - in pairing con gli extravergini. Protagonisti di altre due formule: “Olio a Varignana”, con tanto di evo experience al Lounge Bar e iter wellness alla Varsana Spa; nonché “Oleum Claternae”, con pernottamento in camera deluxe, colazione, viaggio gastronomico all’Aurevo Pool Restaurant e percorso tradizionale in spa. 



Un centro benessere di nuova concezione e dalla prospettiva olistica la Varsana Spa. Che conta in toto (fra spazi interni ed esterni) 3.700 metri quadrati, contemplando pure una Spa Fusion, zona di contaminazione e integrazione fra due universi opposti: l’hammam e il suntory, che ricrea le atmosfere soffuse ed essenziali degli antichi ryokan giapponesi, fra tatami, carta di riso e caldi bagni nelle vasche in legno hinoki. Un rituale di purificazione da sperimentare grazie a una proposta che prevede pure un tasting tea.



Attenzione però. Perché oltre ad acque, vapori e cascate di ghiaccio, a Palazzo di Varignana non manca un Giardino Ornamentale. Uno dei tanti gioielli del resort: otto ettari di meraviglia, inseriti nel network dei Grandi Giardini Italiani. A progettare lo spettacolo verde? Il paesaggista Antonio Perazzi, capace d’aver creato uno scenario fatto di muretti, fontane, scale, terrazze e piscina. Fra gli highligths? La collezione di querce (cento esemplari di 76 specie diverse), le siepi di ginko biloba, i carpini, gli aceri, i ciliegi, i cornioli, i cespugli di rose e di osmanto, nonché un mirabile labirinto vegetale. Per un tuffo into the green.



 

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