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IL "QUOTIDIANO" DI CRISTINA VIGGÈ

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Il Ballo del Doge: eterno effimero

Il Ballo del Doge: eterno effimero

Sabato 2 marzo, a Palazzo Pisani Moretta, il celebre evento firmato da Antonia Sautter torna a incantare Venezia. Celebrando la magnificenza dell’attimo, in equilibrio fra peccato, sogno e follia

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Testi Cristina Viggè

Lui si nutre dell’istante. Vive dell’attimo. Ma non quello fuggente, fugace, illusorio, evanescente, decadente, labile, fragile e fuggitivo come verrebbe da pensare. Anzi. Se osservato da una nuova prospettiva, l’effimero è sì “un brivido che vola via”, ma è anche “un equilibrio sopra la follia”, come direbbe Vasco Rossi. È l’hic et nunc che si amplifica, si fa abissale, profondo. È il divenire che sospende il suo incessante andare per sfociare nell’eterno e nell’immortale. 


Lo sa bene Antonia Sautter, imprenditrice, stilista, artista e artigiana veneziana. Colei che, con assoluta sartorialità, sublima sete, velluti e broccati in opere da indossare. Anche solo per una sera. Come accade per Il Ballo del Doge. Che, lontano dall’essere una mera celebrazione del Carnevale, si rivela il più sontuoso ed esclusivo ballo in costume al mondo. Un evento di fama internazionale, giunto quest’anno alla sua ventiseiesima primavera e pronto a celebrare “The Magnificent Ephemeral - In praise of Dream, Folly and Sin”. Sabato 2 marzo, sul serenissimo Canal Grande. Dipanandosi lungo i tre piani di Palazzo Pisani Moretta: costruito nella seconda metà del Quattrocento in gotico fiorito. E in seguito restaurato, sino ad assumere l’attuale aspetto settecentesco. 



“Il Ballo del Doge è sì un invito a cogliere l’attimo, ma è anche un momento capace di unire effimero ed eterno. La memoria dell’esperienza non svanisce infatti col giungere del nuovo giorno. Ma riesce a regalare un senso d’eternità”, spiega Antonia. E una notte eternamente effimera è quella che si apprestano a vivere i partecipanti al ballo. Immersi in atmosfere sospese fra immagine e immaginario, fantastico e fantasmatico, sensuale e sensoriale. Grazie anche a tre mood che cambiano col cambiare del floor. Ecco allora al piano terra prendere spazio il “sin”, il peccato. Nel suo significato di concessione alla trasgressione, certo. “Ma anche con riferimento a tutti quei piccoli peccati che ci perdoniamo. Come la vanità”, precisa madame Suatter. Al primo piano la protagonista è invece la follia, intesa nella possibilità di andare oltre la realtà, in un surreale abbandono di cliché e convenzioni per sposare l’emozione sensazionale della meraviglia. E al secondo piano? Il sogno, l’onirico, il favoloso.



Ed è proprio dalla folle folle folle idea di tradurre la magnificenza dell’istante in pietanze che nasce il menu studiato dallo chef stellato Luca Marchini: patron de L’Erba del Re di Modena ma anche presidente dei Jre Italia. Pronto a cucinare piatti inebrianti, provocatori, ebbri di stupore e incanto. “Ci saranno gli splendori di Venezia, ma anche un po’ della terra emiliana mi accoglie da sempre. Ci sarà la follia, mitigata dalla mia razionalità”, anticipa chef Marchini. “Non escluderemo una pasta all’uovo, ma non ci dimenticheremo del baccalà mantecato. E poi ci sarà il peccato. Accennato da note minerali nel primo piatto. E pienamente sublimato in un dessert dalle nuance boschive”. 



Nei calici? Champagne. “Perché lo Champagne è gioia di vivere. È leggerezza, evasione, frivolezza, ma è anche purezza”, puntualizza Mimma Posca, ceo di Vranken-Pommery Italia. Una grande azienda, che al ballo veneziano presenta il suo "Brut Apanage Blanc de Blancs": fine e brillante, elegante e trascinante, figlio di 17 grand cru. "Tutti di nostra proprietà", aggiunge madame Posca. Uno champagne immacolato, vestito da un’etichetta bianca e candida. Come le crayères di gesso nelle quali riposano le bottiglie. Di un rosa pallido e delicato è d'altro canto un debuttante alla soirée: "La Chapelle Gordonne Rosé" by Château La Gordonne, la tenuta in Provenza della maison. 



E se alla torta ci pensa il cake designer Renato Ardovino, alla regia dei cocktail ci sono tre bartender fuoriclasse della Serenissima quali Giorgio Fadda, Marino Lucchetti ed Enrico Fuga. Fieri di creare la magia liquida. Utilizzando gli spirits by Ghilardi Selezioni. Come il rum colombiano La Hechicera (l’incantatrice); il Sabatini Gin, aretino come lo chef Marchini; e la grappa per alchimie Casta, firmata Castagner. Una grappa di Prosecco, elegante ed eclettica, nata da bucce d’uva freschissime e pensata appositamente per la miscelazione.  



Al trucco e parrucco invece l’équipe di make-up artist della milanese Accademia BSI di Anna Del Prete e Diego Dalla Palma. Per uno stile “sopra le righe”. Stile che ha persino la forma di un occhiale. Il “Folly”, griffato da un brand di lusso quale Pugnale Eyewear. Segni particolari? Naselli in ceramica, a rammentare le artigianali maschere veneziane; frontale e aste in acciaio armonico, a sottolineare levità e tecnicità; e terminali in acetato, a ribadirne comfort e duttilità. Il tutto impreziosito da cristalli Swarovski, giusto per richiamare la lavorazione del vetro di Murano. E la lente? Vanta una misteriosa e seducente tonalità di violetto. In armonia con l'ondivaga follia del Ballo del Doge. Occhiali prodotti in soli ottanta esemplari, in vendita (prima del gran galà) nella Boutique Venetia e nell’Atelier Antonia Sautter.



E per una notte da sogno? Un indirizzo su tutti è l’Hotel Danieli: oggi firmato The Luxury Collection, ma ospitato all’interno del trecentesco Palazzo Dandolo, famiglia che diede i natali a ben due dogi veneziani. Un albergo iconico, a pochi passi dal Ponte dei Sospiri e da Piazza San Marco, con una vista spettacolare sulla laguna, sull’isola di San Giorgio Maggiore e sulla basilica di Santa Maria della Salute.  



 

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