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IL "QUOTIDIANO" DI CRISTINA VIGGÈ

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Michelin: le nuove tre stelle (marine)

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Il Bel Paese prende un bel dieci. Perché sale a tal quota il numero dei ristoranti degni del triplete Michelin. A raggiungere l’ambito traguardo? Mauro Uliassi di Senigallia. Sulla spiaggia più stellata dell’Adriatico.  

Il Bel Paese prende un bel dieci. Perché sale a tal quota il numero dei ristoranti degni del triplete Michelin. A raggiungere l’ambito traguardo? Mauro Uliassi di Senigallia. Sulla spiaggia più stellata dell’Adriatico.  

Il Bel Paese prende un bel dieci. Perché sale a tal quota il numero dei ristoranti degni del triplete Michelin. A raggiungere l’ambito traguardo? Mauro Uliassi di Senigallia. Sulla spiaggia più stellata dell’Adriatico.  


 
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Testi Cristina Viggè

I magnifici nove son diventati dieci. “Un numero che mi piace di più”, precisa il direttore internazionale delle guide Michelin Gwendal Poullenec. Incoronando, sulla ribalta dell’Auditorium Paganini di Parma, un Mauro Uliassi visibilmente commosso e felice. Già, perché ora la sua insegna di Senigallia di stelle ne porterà incise tre, il numero perfetto. “Conquistato passo dopo passo. Con la determinazione di fare sempre meglio”, commenta Catia, sorella di Mauro e alla regia della sala di un ristorante in equilibrio fra mare, fiume, sabbia, porto, pesci e selvaggina. “Guardavamo un orizzonte e cercavamo di raggiungerlo. E poi, una volta raggiunto, osservavamo un nuovo orizzonte", dice Mauro poco dopo il battesimo tristellato. A insegnare un modo coraggioso di lavorare e di cucinare. In silenzio, quasi in sordina. Tenendo i piedi per terra e puntando lo sguardo in avanti. Lontano dai riflettori e vicinissimo al faro della città marchigiana.



Mauro, sessant’anni tondi tondi, intanto abbraccia gli altri “dei” dell’Olimpo italico. Che rimangono lì, a dominare sulla vetta della 64esima Guida Michelin tricolore, millesimo 2019: Norbert Niederkofler e il St. Hubertus di San Cassiano; Massimo Bottura e l’Osteria Francescana di Modena; Enrico Crippa e il Piazza Duomo di Alba; Massimiliano Alajmo e Le Calandre di Sarmeola di Rubano: i Cerea e il Da Vittorio di Brusaporto; i Santini e il ristorante Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio; Annie Féolde e l’Enoteca Pinchiorri; Niko Romito e il Reale di Castel di Sangro; Heinz Beck e la sempre vigorosa Pergola romana. Effettivamente il mare mancava a lambire il gotha culinario del Bel Paese. Mancava. Ma adesso c’è. 



E c’è anche la cavalcata di quegli chef che non s’accontentano di avere un’ottima illuminazione in casa, ma di accendere la luce su insegne-satelliti. Creando una vera e propria galassia gourmet. È il caso di Enrico Bartolini che ai cinque astri già conquistati (nel “suo” Mudec di Milano, al Casual di Bergamo Alta, al Glam di Venezia e alla Trattoria dell’Andana toscana) aggiunge la nuova stella della Locanda del Sant’Uffizio a Cioccaro di Penango, nell’Astigiano, capitanata dal trentunenne Gabriele Boffa. Ma è anche il caso di Antonino Cannavacciuolo che da Villa Crespi di Orta San Giulio si allunga sino a Novara e a Torino, facendo il bis di star con i due bistrot che portano il suo cognome, guidati rispettivamente dai figlioli prodighi (di talento) Vincenzo Manicone e Nicola Somma. Di 29 e 30 anni. Mentre il tedesco Heinz dà la sua zampata siciliana in quel di Taormina: al St. George by Heinz Beck, con Giovanni Solofra.



Ma vi sono altre 25 supernove cadute fra le pagine della Rossa e disseminate lungo lo Stivale. Partendo da sud. Isole comprese: a Catania, si fa largo il Sapio del ventiseienne Alessandro Ingiulla; a Porto Cervo invece brilla il ConFusion di Italo Bassi. E poi su, risalendo: il Qafiz di Nino Rossi, a Santa Cristina d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria; il Due Camini di Borgo Egnazia, con Domingo Schingaro, a Savelletri di Fasano, nel Brindisino; il Caracol di Angelo Carannante, a Bacoli, vicino a Napoli; il Vitantonio Lombardo, a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019; e il Bros' di Floriano Pellegrino e Isabella Potì, a Lecce. Che già scrivono sul sito e sulla pagina facebook: “Il Salento non sarà più lo stesso”.



E ancora, la Locanda Severino di Giuseppe Misuriello, a Caggiano, nel Salernitano; la Casa Iozzìa di Lorenzo Iozzìa, a Vitorchiano; il Danilo Ciavattini a Viterbo; il Moma di Andrea Pasqualucci, nella Città Eterna; La Tenda Rossa di Maria Probst e Cristian Santandrea, a Cerbaia in Val di Pesa; Al 43 di Maurizio Bardotti, a Canonica-Lucignano di San Gimignano, nel Senese; e il Giglio lucchese del trio Stefano Terigi, Benedetto Rullo e Lorenzo Stefanini



Per poi passare all’Abocar Due Cucine di Mariano Guardianelli, nella vivace Rimini; il 12 Apostoli di Mauro Buffo, a Verona; il Degusto Cuisine di Matteo Grandi, a San Bonifacio; l’Harry’s Piccolo di Alessandro Buffa, a Trieste; la Stube Hermitage di Giovanni D’Alitta, a Madonna di Campiglio; In Viaggio di Claudio Melis, a Bolzano; e l’Astra di Gregor Eschgfaeller, a Collepietra. Mentre a Cernobbio si fa solido il Materia di Davide Caranchini; nella bresciana Pudiano di Orzinuovi si fa notare il Sedicesimo Secolo di Simone Breda; e a Torino si svelano il Carignano di Marco Miglioli e lo Spazio7 di Alessandro Mecca, all’interno della  Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.



Salgono così, a 318, i monostellati in patria. Quelli che “meritano una tappa” per dirla con la Rossa. E se nessun bistellato si aggiunge ai 39 già presenti nella Penisola, e se ancora (ahimè) la pizza non fa la sua comparsa nel firmamento, alcuni speciali awards vengono elargiti a Parma. Ecco allora che il “Passion for Wine Award” va alla bib gourmand Lokanda Devetak, nella goriziana San Michele del Carso; il miglior “Servizio di Sala” se lo aggiudica Barbara Manoni della veronese Casa Perbellini; mentre la “Qualità nel Tempo” va alla Bottega del 30 di Castelnuovo Berardenga nel Chianti - della francese Hélène Stoquelet -, aperta nel 1987 e stellata dal ’97. E il “Giovane Chef”? È Emanuele Petrosino dei Portici di Bologna. Bisogna invece attendere il prossimo 4 marzo per svelare il “Premio Speciale Chef Donna”, in occasione dell’Atelier des Grande Dames, il tributo all’haute cuisine in rosa griffato Veuve Cliquot



Qualche curiosità? Il bizzarro tris neostellato Buffo (Mauro), Buffa (Alessandro) e Boffa (Gabriele). Senza dimenticare che la Lombardia resta la regione più “illuminata”, tallonata da Piemonte, Campania, Veneto e Toscana. E che ben dieci new entry hanno un’età pari o inferiore ai 30 anni. A conferma dell’energia della cucina italiana. Fiera di contare in toto 367 insegne stellate. Intanto, l’omino Michelin compie 120 anni. “Una guida che ha attraversato più di un secolo”, ricorda Marco Do, direttore della comunicazione di Michelin Italia. Pronto a rammentare come le targhe red consegnate ai locali stellati altro non siano che un modo per rendere omaggio a quei grandi cartelloni-pannelli stradali un tempo realizzati dall'azienda per indicare la via. Suggerendo quale fosse quella giusta. 



E sempre Do dà qualche anticipazione. Nella primavera 2019 la Michelin farà tappa a Reggio Emilia, per presentare un nuovo prodotto editoriale. In autunno, la Rossa farà il suo debutto a Piacenza. Poi? Si tornerà a Parma, Capitale Italiana della Cultura 2020, per dar vita a un grande evento europeo. Sempre targato Michelin. 



 

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