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IL "QUOTIDIANO" DI CRISTINA VIGGÈ

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Oasi Aromatica: Scalo d'estate... e di gusto

Oasi Aromatica: Scalo d'estate... e di gusto

Poco fuori Milano, nel nuovo hub dello stile, spicca Aromatica, il ristorante firmato dal gruppo Cir food in tandem con Chic - Charming Italian Chef. La proposta? In costante evoluzione. Con un summer menu stellato.

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Testi Cristina Viggè

A passeggiare fra i suoi viali e vialetti ci si sente un po’ come in vacanza. Sarà per lo spirito smart che lo nutre, sarà per l’aspetto tipico del villaggio che lo caratterizza e sarà pure per la serie di eventi e concerti che lo animano. Sta di fatto che Scalo Milano, a Locate di Triulzi, è un po’ un porto di mare. Con un bel viavai di gente e tanti negozi delle migliori marche della moda e del design. Un city style district urbano ma fuori Milano. Lontano da traffico e confusione. Perfetto per curiosare e anche mangiare. L’offerta è molteplice. Ma se si vuole puntare al gourmet l’insegna ad hoc è indubbiamente quella di Aromatica: restaurant e lounge bar siglato dal gruppo Cir food (Cooperativa Italiana di Ristorazione) in collaborazione con Chic - Charming Italian Chef, associazione che conta 111 soci, accomunati dalla passione per una cucina semplice, salutare e sostenibile. Capace di rispettare la natura, valorizzando le materie prime.


Esattamente quello che fa con successo - confermato dalla stella Michelin - anche Marco Bottega, chef e patron dell’Aminta Resort, nell’entroterra romano di Genazzano. Che proprio per Aromatica firma un summer menu da provare eccezionalmente fino al 13 settembre. Sì, perché il bello di questo salotto food calato nel bel mezzo del fashion sta proprio nella sua perenne evoluzione. Sia nel corso del giorno - dal breakfast al lunch e dall’aperitivo alla cena - sia nel corso dell’anno. Visto che ogni mese il guest chef (sempre Chic) cambia. E con lui il tasting menu. Per una proposta capace di spaziare in lungo e in largo per il Bel Paese. Andando alla scoperta di tradizioni e interpretazioni del made in Italy. 


Oltre alla stagionalità ho voluto tener conto del clima particolarmente caldo di questo periodo. Perché gli ospiti devono mangiare sano, ma stare anche bene”, precisa Marco. Felice di trasmettere il suo spirito gioviale in piatti pronti a sostituire il pastorale col mare, non tradendo lo spirito bucolico dell’Aminta. “Sono un contadino che ha girato il mondo”, dice di sé mister Bottega. E allora via con l’arancino cacio e pepe e mostarda di mandarino. La romanità in un sol morso. Per poi proseguire con un omaggio a Milano: una superba rilettura dell’insalata russa. L’aspetto è quello classico. Ma il salto dal vintage alla contemporaneità si nota, eccome. Celati fra le verdure ci sono gli aristocratici crostacei, al top spicca una cialda di riso allo zafferano e a corredo compare una salsa al passion fruit. Solare e dalla rinfrescante acidità. 


Riso (carnaroli) che torna nel primo: al nero di seppia, con julienne di seppie spadellate e crema di piselli. Per un bel ritratto in black, white e green. “Per cuocere il riso uso un brodo vegetale, non un fumetto di pesce. Snaturerebbe la delicatezza del mollusco”, spiega Marco. Che intanto serve una coda di rospo bardata (di lardo) su crema di bietoline. Amarezza, grassezza e dolcezza  orgogliose di giocare a rimpiattino. Scoprendosi a vicenda. E poi arriva lei, signorile più che mai: la zuppa inglese in versione estiva. Ossia: letto di crema inglese, pan di spagna, mousse al cioccolato, granita dall’alchermes e meringa. Un dessert poco dolce che resetta il palato. 


Il menu griffato dal laziale chef stellato ha un costo di 50 euro (bevande escluse). E se si desiderasse una piccola aggiunta? Voilà il menu Aromatica (a 65 euro), con due piatti creati anche dal resident chef Antonio Morlino (originario del Foggiano): parmigiana scomposta e ravioli di pecora e pistacchi. Pietanze che compaiono pure nella carta generale, fiera di seguire sempre la qualità. Per farla confluire in uno spazio in cui convivono senso materico e respiro leggero, legno e ferro battuto, luce naturale e mini lampade Kartell da tavolo. Che è pure social. In duplice accezione: conviviale e interdisciplinare. Nel senso che concede uno sguardo live sulla cucina. Trasformando i commensali in spettatori eccezionali. 

 

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