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IL "QUOTIDIANO" DI CRISTINA VIGGÈ

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Sarebbe un Peckato non conoscerli

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Sbirciando oltre le vetrine di uno dei cult della gastronomia deluxe. Meneghina e mondiale. Quattro passi nel backstage di Peck. Perché dietro a lustrini e nastrini si celano savoir-faire, pazienza e sapienza. 

Sbirciando oltre le vetrine di uno dei cult della gastronomia deluxe. Meneghina e mondiale. Quattro passi nel backstage di Peck. Perché dietro a lustrini e nastrini si celano savoir-faire, pazienza e sapienza. 

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Testi Cristina Viggè

Ogni cosa ha il suo lato misterioso. Le ariose montagne celano oscure grotte. Le trafficate metropoli occultano silenti città sotterranee. Le mute e immobili facciate delle case mascherano vocianti e vibranti sale e salotti. E le fulgide e statuarie vetrine meneghine di Peck (perennemente illuminate dal logo solare) nascondono un laborioso e dinamico dietro le quinte. Un backstage in perenne movimento. Un cuore pulsante del fare e del creare. Ed è proprio a “I Luoghi nascosti di Peck” che vuol rendere omaggio il prossimo Natale. Come? Con un catalogo da collezionare, fatto su misura per raccontare la “veneranda fabbrica” artigianale di via Spadari. E con una serie di doni, regali e confezioni che prendono forma da ciascuno di questi ambienti celati agli occhi dei più.


Into the kitchen


È la fucina di tutte le preparazioni. Quelle che alimentano i trionfali banchi della gastronomia, la boutique nata nel 1883 e divenuta ormai un cult nel mondo. E quelle che nutrono pure il ristorante Al Peck (al primo piano di via Spadari 9), il Piccolo Peck (il caffè gastronomico della maison, giocato sui toni del miele e del cioccolato), il Peck Italian Bar (il vivace locale di via Cesare Cantù 3) e il banqueting. La cucina di Peck è la sorgente della bontà. Il centro gravitazionale della creatività. L’headquarter del gusto, animato da un team affiatato e coeso. Sei le postazioni di lavoro, ognuna dedicata a una famiglia di pietanze: salse, gelatinati, antipasti, primi, secondi, contorni e pasta fresca. Affinché nulla venga lasciato al caso. E non è un caso che molte leccornie siano divenute un must: dall’insalata russa ai regali pâté, dalle aragostelle in salsa rosa al vitello tonnato, non dimenticando tortellini, tacchini ripieni e zamponi. Un mondo variegato, che per le prossime festività ha pensato a una linea di delizie che vanno sotto il nome di “Le selezioni dalla Cucina”. Eleganti coffret goffrati che possono contenere tagliatelle all’uovo e ravioli di carne, giardiniere agrodolci e porcini secchi, cotechini all’antica e mostarde di frutta candita.



Lab underground 


Sì, lui si trova esattamente sotto il negozio. Della serie, c’è ma non si vede. Il laboratorio di carni, salumi e formaggi è il sancta santorum di frollature, stagionature, lunghi affinamenti e condimenti. Sì, perché è qui che nascono il pesto e il ragù, insieme allo spumoso mascarpone e alle cremose ricotte, alle mozzarelle e alle burrate, alle bresaole e ai salumi più ricercati. Ed è sempre qui che il parmigiano reggiano riposa: 12, 18, 24, 36 mesi. Arrivando persino a cinque anni d’età. Un universo della freschezza dove qualità e igiene sono garantite. Anche grazie a 18 celle frigorifere pronte a garantire le corrette temperature per la conservazione e la lavorazione. Una foresta di golosità appese. Da pescare anche per un dono di Natale. Voilà dunque “Le selezioni dal Laboratorio”, che contemplano salmone affumicato e salame di Felino, coppa di Zibello e bresaola di magatello, bettelmatt e castelmagno, montasio e pecorino ai quattro pepi.
Per la gioia dei foodies più esigenti.



Piovono pistacchi in pasticceria


Poteva, in una bottega d’alto artigianato, mancare il pastry lab? E infatti è attivo più che mai. Orchestrato dal talentuoso Galileo Reposo. Sin dal mattino. Quando croissant e brioche, krapfen alla crema e kranz alle uvette, sfogliate signature (alle mandorle, ai pistacchi e ai lamponi) e crostatine di frolla fanno la loro uscita dal forno per imbandire la sweet zone della gastronomia, nonché il Piccolo Peck e il Peck Italian Bar. Un paradiso di vaniglia, zucchero e farina, dove prendono vita ricette tradizionali e innovative, fiere di non tradire la memoria ma di virare verso il futuro. Ecco allora i grandi classici: dai boeri alle gelatine di frutta, dai marron glacé alle praline di cioccolato. Non dimenticando i panettoni. Come quello dell’ultima edizione. Un impasto soffice, figlio di una lunga lievitazione, impreziosito da caffè, pistacchi e cioccolato bianco. Un panettone sofisticato, rivestito da una glassa aristocratica, in cui spiccano la granella di zucchero, i pistacchi interi e l’aromatico caffè della miscela Peck (un blend ottenuto da cinque arabiche diverse). Uno degli highlight de “Le selezioni dalla Pasticceria”, in cui fanno bella mostra di sé pure le veneziane e i panettoni con ananas, arancia e zenzero; i biscotti al burro e le nocciole pralinate. 



Un’enoteca biblica e babelica


Per salire al regno di Bacco? Bisogna scendere le scale. Anzi, la raffinata scala a chiocciola, prologo di un sontuoso teatro divino. Un’enoteca di tremila metri quadrati, che conta 14mila bottiglie, per un totale di 3.500 etichette. Italiane e francesi. Ma pure internazionali. Un tempio solenne, votato al culto del buon bere, dove perdersi fra scaffali, casse e cassette - impilate o messe in fila -, oppure fermarsi al bancone di mescita per una degustazione. Una biblioteca da consultare (e stappare), dove sono di casa Solaia, Sassicaia, Ornellaia, Tignanello e i più noti château d’Oltralpe. Anche in grandi formati e in vertiginose verticali (come quella di Luce by Luce della Vite). Una cantina fornitissima e organizzatissima, da cui giunge l’offerta natalizia “Le selezioni dall’Enoteca”. Per viaggi alla scoperta di diversi terroir o full immersion in grandi maison. Come Krug, Dom Pérignon, Pommery, Perrier-Juët, Ferrari e Bellavista. Non dimenticando il pregiato rum Zacapa e le grappe Nonino. E per gli spiriti liberi? Ci sono i cofanetti realizzati ad hoc. E c’è pure la gift card peckiana, che dà - a chi la riceve - l’opportunità di scegliere il dono perfetto. E prediletto.


 

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