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IL "QUOTIDIANO" DI CRISTINA VIGGÈ

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Tanio Liotta: briciole d'artista

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Crumbs. Briciole. O meglio, il pane: modellato, tagliato, imbastito, cucito e ricamato da Tanio Liotta. Il giovane artista calabrese che, nel milanese Panini Durini di via Orefici, presenta la sua collezione bread addicted.

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Testi Cristina Viggè

Briciole. Quelle che rimangono sole e abbandonate sulla tavola, quando piatti e pietanze se ne vanno. Briciole. Come frammenti di vita, memoria, esperienza. Briciole. Con le quali giocherellare, a fine pasto. Briciole. Per realizzare nuove forme e inediti contenuti. Parte dalle molliche di pane per tracciare un vivace sentiero creativo Tanio Lotta, quasi novello Pollicino millennial uscito dalla penna di Charles Perrault. Tanio: classe 1990, origini siciliane, natali calabresi - a Castrovillari, in terra cosentina - , un master in Food & Wine Communication e un presente da eclettico artista. Celebre per i suoi volitivi papillon. “Sono un omaggio a mio nonno, che faceva il sarto”, spiega Tanio. Che sin da piccolo costruiva farfallini. “Con tutto quello che avevo. Carta, stoffa, tovaglioli. Perché il papillon è un gesto”. Che lui sublima in opera d’arte.


E così fa col pane. Che da cibo semplice, basilare e quotidiano diviene speciale. Elevandosi a oggetto da ammirare. Contaminato dal campo semantico sartoriale. Il che significa trattare il bread al pari di un tessuto. Da modellare, tagliare, imbastire, cucire, ricamare e stirare. Quella che nasce è una dinamica collezione dal titolo Crumbs, briciole. Ospitata, non a caso, negli spazi di Panini Durini di via Orefici. Dentro e fuori. Sì, in vetrina. “Perché le mie sono creazioni in miniatura e ho preferito riunirle tutte insieme, affinché non disperdessero”, spiega il giovane Liotta. Anche se poi le briciole si spargono casualmente (e volutamente) anche all’interno del locale, grazie all’allestimento di Ornella Bonomo. 



Molliche e crosticine che, col loro linguaggio, suggeriscono anche la buona pratica del riciclo. Assumendo il volto di Piero della Francesca o di Nefertiti. A ricordare l’abilità degli antichi Egizi nel fare il pane. Volti, riconoscibili e immediati. Ma pure paesaggi, mucche al pascolo, scalatori, ciclisti, anelli. Precisamente un tarallo allo zafferano con oro 18 carati e zirconi. Pane che si fa prezioso, dunque. Arricchito anche da perle, cristalli, spilli, zuccherini, silicone, resine, carta e polimeri plastici. Pane che allarga la prospettiva, attingendo da materiali non appartenenti al cibo. Tanto poi le briciole tornano al desco. Visto che tutte le opere sono presentate su tele vestite di stoffe e velluti. Quasi fossero tavole imbandite.



Senza dimenticare che il pane utilizzato è quello tronco toscano di Panini Durini. Oppure? Il pane messo a punto dall’artista stesso, partendo dal lievito madre del locale. “Da oltre un mese ogni volta che entro in casa avverto lo scricchiolio di miriadi di crosticine di pane che si frantumano sotto i piedi. E più mi ostino a passare l’aspirapolvere più continuano ad apparirne”, scrive Tanio sulla sua pagina Facebook. Ma si percepisce che è felice. 



Una mostra temporanea Crumbs, che prosegue sino alla fine del mese di aprile. Non di più. Anche perché tempo e umidità agiscono sulle opere. Determinandone la caducità. Del resto, sono o non sono elementi effimeri le briciole?


 

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