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IL "QUOTIDIANO" DI CRISTINA VIGGÈ

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Un risotto con la Madonnina

Un risotto con la Madonnina

Il lusso? È gustare un piatto con gli occhi puntati sulla cattedrale meneghina. Pensando che un po’ di oro della Madonnina possa cadere nel risotto. Da 7’s Giò, si mangia in prima fila su Piazza Duomo.

Il lusso? È gustare un piatto con gli occhi puntati sulla cattedrale meneghina. Pensando che un po’ di oro della Madonnina possa cadere nel risotto. Da 7’s Giò, si mangia in prima fila su Piazza Duomo.

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Il lusso? È gustare un piatto con gli occhi puntati sulla cattedrale meneghina. Pensando che un po’ di oro della Madonnina possa cadere nel risotto. Da 7’s Giò, si mangia in prima fila su Piazza Duomo.

Testi Cristina Viggè

Qui non si sta in piedi. Del resto, l’insegna risuona come un’esortazione a star comodi: 7’s Giò. No, nulla a che fare col genitivo sassone. Semplicemente: siediti alla milanese. Per ammirare al meglio il Duomo di Milano. Che si staglia proprio di fronte. Nella sua straordinaria bellezza. Guglie, vetrate e Madonnina incluse.


Sì, perché il privilegio di potersi rilassare davanti a un buon piatto, osservando in pole position la cattedrale, è quello concesso da questo “bistrot” dalla palese allure meneghina. Al civico 17 di Piazza Duomo. Milanese nel nome, milanese nei modi. Milanese persino il suo patron: l’ex cestista di basket Mario Governa. Alle spalle, due Coppe dei Campioni, una Coppa Korać, una Coppa Italia, una Coppa Intercontinentale e tre scudetti del campionato italiano. Tutti vestendo la maglia dell’Olimpia Milano, sua città natale. Sulle spalle… due locali: questo e suo fratello (maggiore) in via Carlo Farini. I suoi nuovi canestri. 


Uno spazio dinamico quello nel cuore storico del capoluogo lombardo. Una bakery moderna. Un po’ caffetteria, un po’ pasticceria, un po’ gastronomia. E un po’ ristorantino. Il tutto su tre livelli. Il pianterreno, destinato a un consumo più fast e al takeaway, grazie al simpatico sacchetto logato: ciapa sù e porta a cà.



Il mezzanino: davvero piccino, ma deliziosamente romantico. Pochissime sedute e un tavolino per due panoramico. E il piano superiore: una sorta di salottino animato da pavimento in legno scuro, specchi, divanetti e poltroncine in pelle e tessuto color carta da zucchero. Quasi a ricordare i pacchetti usati nelle vecchie drogherie. Un ambiente vintage e contemporaneo al tempo stesso. Raccolto. Intimo. Aperto tutti i giorni, dalle 7 alle 21. Perfetto per colazione, pranzo, merenda e aperitivo. Oppure per cena, se si dovesse decidere di mangiare un po’ presto. 



In carta, piatti regionali. Risotto allo zafferano in primis. Con (o senza) ossobuco di manzo: cotto a bassa temperatura e firmato dalla norcineria franciacortina Polastri Macèlér. Una tenerezza, servita anche con polenta. Perché il mais è un must in Lombardia, e accompagna a meraviglia pure un succulento spezzatino. Piatti semplici. Rassicuranti. Un comfort food che si incarna pure nelle sugose polpette sposate con il tortino di patate gratinato. E la cotoletta? È di pollo, con compendio di pomodorini secchi e olive. Per una ventata mediterranea. Che si sente pure assaggiando l’orata salentina, la parmigiana di melanzane e il gazpacho con burrata.



Dopotutto Milano ha un respiro globale. E non può dimenticare di guardare lontano. Ecco dunque i cult made in Italy: dalle lasagne alla carbonara, passando per le liguri caserecce con pesto, fagiolini e patate. Ma ecco pure i trancetti pollo al curry con riso basmati, la Caesar salad e il grandhamburger di scottona con pancetta martinese affumicata. Poi qualche pizza e qualche panino. E per dolce? Vaporoso tiramisù al bicchiere, sfogliatina con crema chantilly, torta di mele e muffin: ai mirtilli, al limone e gocce di cioccolato e in declinazione cheesecake. Perfetti anche per una pausa relax del mattino e del pomeriggio. 



Nel calice? Il poliedrico Franciacorta Brut by Derbusco Cives (chardonnay in purezza) e il Valdobbiadene Superiore di Cartizze di Santa Eurosia (100% glera). Anche se non manca lo Champagne Bruno Paillard. E per chi ama i bianchi? Un salto in Trentino con il Müller Thurgau dei Conti d’Arco e uno in Veneto con il Custoza by Aldegheri. Cantina veronese che firma pure l’Amarone della Valpolicella. Mentre Barolo e Barbera d’Alba portano la griffe di Parusso. Una wine list contenuta. Ma non scontata. 



Come non banali sono le mug fiere di portare impressi un centinaio di detti milanesi. Tazze ironiche, tutte da collezionare. Per poter dire: ghe ne semper voüna.


 

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