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sogno.

Champagne 3.0

Champagne 3.0

di Cristina Viggè

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FUORI IL PROSSIMO
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Champagne en Liberté, un evento firmato Alberto Massucco

Leggi l'articolo su torino.corriere.it

E se ricominciassimo da tre?

C’è chi, inseguendo un sogno, cambia vita, paese, professione. E c’è chi spalanca finestre azzurre, concedendosi nuove possibilità, senza trascurare quel che sa far già. Un po’ come nel film di Massimo Troisi: “Tre cose me so’ riuscite dint’ ’a vita, pecché aggia perdere pure chelle? Che aggia ricomincia’ da zero? Da tre!”. E così Alberto Massucco non rinnega il suo essere un uomo colto e curioso, non dimentica il suo ruolo di pater familias e non trascura le sue responsabilità aziendali (lui è un industriale di successo, alle redini della torinese Massucco Industrie, specializzata nello stampaggio e nella laminazione a caldo di anelli per cuscinetti a sfera, destinati al settore ferroviario e persino aerospaziale), ma alza con fierezza un calice di Champagne. Il suo hobby, la sua chimera. Oggi divenuta una fiorente e dinamica attività parallela. Della serie, acciaio e acini non sono poi così dissimili. Perché entrambi possono concentrare materia e immaginario, concretezza e sogno. Basta saper osservare con positività e ottimismo il futuro.

Alberto Massucco e il suo sogno a tutto Champagne

“Avevo quindici anni quando mi sono innamorato per la prima volta. E quella stessa sera mi sono anche innamorato dello Champagne. Un segno, un presagio”, racconta Alberto. Che, piano piano, prende sul serio la cosa. E va spesso in Francia. “Ma molte volte i troppi impegni me lo impedivano. Poi ho conosciuto Alberto Lupetti, uno dei più grandi intenditori italiani di Champagne, e grazie a lui ho conosciuto meglio questi vini”, continua il visionario e appassionato imprenditore. Che, qualche anno fa, dà forma al suo desiderio: importare e distribuire nel Bel Paese etichette d’Oltralpe. Sì, ma non a caso. Bensì selezionando solo ed esclusivamente vigneron indépendant ed eroici. Quelli che non accettano compromessi: i cosiddetti récoltant-manipulant. Coloro che vinificano le uve coltivate da loro stessi. In una sorta di filiera corta, coerente e sostenibile.

Lo chef Santino Nicosia, Laura Gobbi, Alberto Massucco, Nancy D'Aiuto e Cinzia Zanellato

Nasce così la Alberto Massucco Champagne. Con Cinzia Zanellato a capo della parte commerciale. E con quattro maison ad alimentare l’eccellente e brillante “dispensa”. Voilà Jean-Philippe Trousset, piccolo produttore ai piedi della Montagne de Reims, con 7,6 ettari dislocati in tre villaggi premier cru: Les Mesneux, Sacy e Ville-Dommange. E ancora, Éric Taillet, l’artista del meunier (e fondatore del Meunier Istitut), nonché quarta generazione di vigneron a Baslieux-sous-Châtillon, nella Vallée de La Marne, dove guida 5,7 ettari dall’esposizione eccezionale. E poi il giovane enologo Guillaume, capitano della maison Gallois-Bouché: 3,5 ettari di vigneti (coltivati dal papà di Guillaume) vocati a pinot noir (a Vertus, villaggio premier cru nella Côte des Blancs) e a chardonnay (nella zona che confina con Le Mesnil). Non da ultima madame Mathilde Devarenne, vigneronne al timone della maison Rochet-Bocart, i cui vigneti si trovano nel villaggio premier cru di Vaudemange, in quella parte della Montagne de Reims esposta a est e consacrata allo chardonnay. Mentre il pinot noir risponde all’appello nel grand cru di Verzy. Meravigliosa Mathilde, che fa parte de Les Fa’Bulleuses, associazione di sette produttrici di cuore, anima e talento. “Ci impegneremo a portarle in Italia per un evento”, annuncia Massucco.

Gli Champagne by Rochet-Bocart


Il Millésime 2014 by Jean-Philippe Trousset

Cinzia Zanellato, Laura Gobbi e Alberto Massucco brindano en liberté

Gli Champagne di Éric Taillet

Intanto? Alberto, oltreché importatore e distributore, diviene produttore. “Sì, ho acquistato una vigna in Francia. E chissà, presto ne prenderò un’altra”, svela lui. Titolare a pieno titolo di un vigneto a Cuis, nel dipartimento della Marna, con vicini di casa niente meno che Bollinger e De Sousa. “I francesi hanno accolto bene la mia impresa. Del resto noi italiani siamo ben visti e rispettati. Anzi, hanno persino ascoltato certi nostri consigli sui calici. Perché loro continuano a proporre lo Champagne nella flûte, che è lunga e stretta. Oppure nella coppa, che è ormai desueta. Utilizzata quando il vino era più dolce. Meglio invece calici ampi, ideali per far esprimere tutti gli aromi”, continua Alberto. Che ha affidato la messa a punto della nuova collezione all’amico Erick De Sousa. In programma? Il Millesimato Alberto Massucco Champagne Grand Cru, un assoluto di chardonnay; e la Cuvée Mirede, intitolata a chi lo ha sempre incoraggiato a seguire i propri sogni. “Ma dovremo attendere il 2023-2024 per assaggiarli. Voglio prodotti eccellenti. I vini sono come le persone. Se sono più anziani hanno maggior esperienza”.

La secentesca Villa Sassi, a Torino

Alla regia dell'evento Champagne en Liberté c'è Laura Gobbi

L'energia e l'allegria dello Champagne


Alberto Massucco, Laura Gobbi, Alberto Lupetti e Arnaldo Tranti

Un imprenditore folle e razionale Alberto. Che per celebrare la fine del confinamento ha deciso di far festa. “Certo. È il nostro modo per reagire e ripartire. Per ricominciare a vivere. Dopotutto lo Champagne mette allegria. Non si è mai visto nessuno berlo ed essere triste”, precisa saggiamente lui. Deus ex machina di un evento andato in scena recentemente a Villa Sassi, secentesca dimora torinese tuffata nel green di un parco secolare: Champagne en Liberté!, con la regia della creativa project manager (sempre attenta al territorio) Laura Gobbi. Insomma, Champagne senza stereotipi, senza cliché e senza briglie. Capaci di raccontare tutto il loro potenziale. In un classico abbinamento col caviale: oscietra, griffato Royal Food, realtà di Calvisano (nel Bresciano) condotta a gonfie vele da Carlo Dalla Rosa e dalla moglie Nancy D’Aiuto. Ma anche in un unconventional pairing con le pietanze sabaudo-siciliane studiate dallo chef Santino Nicosia, patron del ristorante Al Garamond di Torino. Per un esuberante succedersi di vastedda all’olio cunzatu (condito), grissini alle erbe, mini burger con mortadella tonnata, sandwich di salsiccia di Verduno, caponata di melanzane, cannolo alla Norma e gambero rosso di Mazara del Vallo con scorzette d’arancia amara. Non tradendo la fassona (servita con uovo stracciato e caviale), il risotto (con scampi e ortica) e il maialino delle Madonie. Corredato di frittedda. Per chiosare a ritmo di piemontesissimi anicini e paste di meliga.


Caviale e Champagne, un evergreen

Abbinamenti senza briglie per gli Champagne selezionati da Alberto Massucco


Lo chef Santino Nicosia spruzza l'olio cunzatu sul pane vastedda

Royal Food Caviar, un'eccellenza tutta italiana

Le atmosfere oniriche di Champagne en Liberté!: format dal brillante futuro

Nei calici? Il vivace e scintillante Blanc de Blancs, nonché l’elegante, energico e minerale Blanc de Noirs by Rochet-Bocart. Le due espressioni del meunier targate Éric Taillet: il sottile e charmant Éxlusiv’t, prezioso di un 30% di vini di una réserve perpétuelle creata dal vigneron; e il fuoriclasse Bansionensi, che passa circa tre anni sui lieviti, chiuso con il tappo di sughero. E ancora il tonico Millésime (50% chardonnay e 50% pinot noir) e il lucente e raffinatissimo Rosé di Jean-Philippe Trousset, scattante assemblaggio di pinot noir (di cui l’8,5% in rosso), chardonnay e meunier. Che si propone al mercato italiano con un’etichetta essenziale e contemporanea, realizzata dal designer valdostano Arnaldo Tranti. In un perfetto dialogo tra Francia e made in Italy. 



Champagne en Liberté, un evento firmato Alberto Massucco

Leggi l'articolo su torino.corriere.it

E se ricominciassimo da tre?

C’è chi, inseguendo un sogno, cambia vita, paese, professione. E c’è chi spalanca finestre azzurre, concedendosi nuove possibilità, senza trascurare quel che sa far già. Un po’ come nel film di Massimo Troisi: “Tre cose me so’ riuscite dint’ ’a vita, pecché aggia perdere pure chelle? Che aggia ricomincia’ da zero? Da tre!”. E così Alberto Massucco non rinnega il suo essere un uomo colto e curioso, non dimentica il suo ruolo di pater familias e non trascura le sue responsabilità aziendali (lui è un industriale di successo, alle redini della torinese Massucco Industrie, specializzata nello stampaggio e nella laminazione a caldo di anelli per cuscinetti a sfera, destinati al settore ferroviario e persino aerospaziale), ma alza con fierezza un calice di Champagne. Il suo hobby, la sua chimera. Oggi divenuta una fiorente e dinamica attività parallela. Della serie, acciaio e acini non sono poi così dissimili. Perché entrambi possono concentrare materia e immaginario, concretezza e sogno. Basta saper osservare con positività e ottimismo il futuro.

Alberto Massucco e il suo sogno a tutto Champagne

“Avevo quindici anni quando mi sono innamorato per la prima volta. E quella stessa sera mi sono anche innamorato dello Champagne. Un segno, un presagio”, racconta Alberto. Che, piano piano, prende sul serio la cosa. E va spesso in Francia. “Ma molte volte i troppi impegni me lo impedivano. Poi ho conosciuto Alberto Lupetti, uno dei più grandi intenditori italiani di Champagne, e grazie a lui ho conosciuto meglio questi vini”, continua il visionario e appassionato imprenditore. Che, qualche anno fa, dà forma al suo desiderio: importare e distribuire nel Bel Paese etichette d’Oltralpe. Sì, ma non a caso. Bensì selezionando solo ed esclusivamente vigneron indépendant ed eroici. Quelli che non accettano compromessi: i cosiddetti récoltant-manipulant. Coloro che vinificano le uve coltivate da loro stessi. In una sorta di filiera corta, coerente e sostenibile.

Lo chef Santino Nicosia, Laura Gobbi, Alberto Massucco, Nancy D'Aiuto e Cinzia Zanellato

Nasce così la Alberto Massucco Champagne. Con Cinzia Zanellato a capo della parte commerciale. E con quattro maison ad alimentare l’eccellente e brillante “dispensa”. Voilà Jean-Philippe Trousset, piccolo produttore ai piedi della Montagne de Reims, con 7,6 ettari dislocati in tre villaggi premier cru: Les Mesneux, Sacy e Ville-Dommange. E ancora, Éric Taillet, l’artista del meunier (e fondatore del Meunier Istitut), nonché quarta generazione di vigneron a Baslieux-sous-Châtillon, nella Vallée de La Marne, dove guida 5,7 ettari dall’esposizione eccezionale. E poi il giovane enologo Guillaume, capitano della maison Gallois-Bouché: 3,5 ettari di vigneti (coltivati dal papà di Guillaume) vocati a pinot noir (a Vertus, villaggio premier cru nella Côte des Blancs) e a chardonnay (nella zona che confina con Le Mesnil). Non da ultima madame Mathilde Devarenne, vigneronne al timone della maison Rochet-Bocart, i cui vigneti si trovano nel villaggio premier cru di Vaudemange, in quella parte della Montagne de Reims esposta a est e consacrata allo chardonnay. Mentre il pinot noir risponde all’appello nel grand cru di Verzy. Meravigliosa Mathilde, che fa parte de Les Fa’Bulleuses, associazione di sette produttrici di cuore, anima e talento. “Ci impegneremo a portarle in Italia per un evento”, annuncia Massucco.

Gli Champagne by Rochet-Bocart


Il Millésime 2014 by Jean-Philippe Trousset

Cinzia Zanellato, Laura Gobbi e Alberto Massucco brindano en liberté

Gli Champagne di Éric Taillet

Intanto? Alberto, oltreché importatore e distributore, diviene produttore. “Sì, ho acquistato una vigna in Francia. E chissà, presto ne prenderò un’altra”, svela lui. Titolare a pieno titolo di un vigneto a Cuis, nel dipartimento della Marna, con vicini di casa niente meno che Bollinger e De Sousa. “I francesi hanno accolto bene la mia impresa. Del resto noi italiani siamo ben visti e rispettati. Anzi, hanno persino ascoltato certi nostri consigli sui calici. Perché loro continuano a proporre lo Champagne nella flûte, che è lunga e stretta. Oppure nella coppa, che è ormai desueta. Utilizzata quando il vino era più dolce. Meglio invece calici ampi, ideali per far esprimere tutti gli aromi”, continua Alberto. Che ha affidato la messa a punto della nuova collezione all’amico Erick De Sousa. In programma? Il Millesimato Alberto Massucco Champagne Grand Cru, un assoluto di chardonnay; e la Cuvée Mirede, intitolata a chi lo ha sempre incoraggiato a seguire i propri sogni. “Ma dovremo attendere il 2023-2024 per assaggiarli. Voglio prodotti eccellenti. I vini sono come le persone. Se sono più anziani hanno maggior esperienza”.

La secentesca Villa Sassi, a Torino

Alla regia dell'evento Champagne en Liberté c'è Laura Gobbi

L'energia e l'allegria dello Champagne


Alberto Massucco, Laura Gobbi, Alberto Lupetti e Arnaldo Tranti

Un imprenditore folle e razionale Alberto. Che per celebrare la fine del confinamento ha deciso di far festa. “Certo. È il nostro modo per reagire e ripartire. Per ricominciare a vivere. Dopotutto lo Champagne mette allegria. Non si è mai visto nessuno berlo ed essere triste”, precisa saggiamente lui. Deus ex machina di un evento andato in scena recentemente a Villa Sassi, secentesca dimora torinese tuffata nel green di un parco secolare: Champagne en Liberté!, con la regia della creativa project manager (sempre attenta al territorio) Laura Gobbi. Insomma, Champagne senza stereotipi, senza cliché e senza briglie. Capaci di raccontare tutto il loro potenziale. In un classico abbinamento col caviale: oscietra, griffato Royal Food, realtà di Calvisano (nel Bresciano) condotta a gonfie vele da Carlo Dalla Rosa e dalla moglie Nancy D’Aiuto. Ma anche in un unconventional pairing con le pietanze sabaudo-siciliane studiate dallo chef Santino Nicosia, patron del ristorante Al Garamond di Torino. Per un esuberante succedersi di vastedda all’olio cunzatu (condito), grissini alle erbe, mini burger con mortadella tonnata, sandwich di salsiccia di Verduno, caponata di melanzane, cannolo alla Norma e gambero rosso di Mazara del Vallo con scorzette d’arancia amara. Non tradendo la fassona (servita con uovo stracciato e caviale), il risotto (con scampi e ortica) e il maialino delle Madonie. Corredato di frittedda. Per chiosare a ritmo di piemontesissimi anicini e paste di meliga.


Caviale e Champagne, un evergreen

Abbinamenti senza briglie per gli Champagne selezionati da Alberto Massucco


Lo chef Santino Nicosia spruzza l'olio cunzatu sul pane vastedda

Royal Food Caviar, un'eccellenza tutta italiana

Le atmosfere oniriche di Champagne en Liberté!: format dal brillante futuro

Nei calici? Il vivace e scintillante Blanc de Blancs, nonché l’elegante, energico e minerale Blanc de Noirs by Rochet-Bocart. Le due espressioni del meunier targate Éric Taillet: il sottile e charmant Éxlusiv’t, prezioso di un 30% di vini di una réserve perpétuelle creata dal vigneron; e il fuoriclasse Bansionensi, che passa circa tre anni sui lieviti, chiuso con il tappo di sughero. E ancora il tonico Millésime (50% chardonnay e 50% pinot noir) e il lucente e raffinatissimo Rosé di Jean-Philippe Trousset, scattante assemblaggio di pinot noir (di cui l’8,5% in rosso), chardonnay e meunier. Che si propone al mercato italiano con un’etichetta essenziale e contemporanea, realizzata dal designer valdostano Arnaldo Tranti. In un perfetto dialogo tra Francia e made in Italy. 



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