“Questa invece è la mia tonda al piatto. Senza lieviti aggiunti. La servo sempre a spicchi e la clientela apprezza moltissimo. È quella che va di più. Anzi, a dire il vero, è anche la mia preferita. Mi piaceva l’idea di inserire in carta un lievitato senza lievito”, confessa Cicerone davanti a un altro must, figlio di tre giorni di attesa e di pazienza. Grazie alla fermentazione spontanea e all’idrolisi degli amidi. “Utilizzo la farina Petra 9, e in aggiunta, per alleggerire il tutto, la 5037 o la 6388, ovvero la Nova”. Il risultato è una pizza evanescente, dal profondo sapore di grano. Da provare in declinazione Marinara; con pestöm, cime di rapa ripassate, datterino confit e caciocavallo pugliese; con tataki tonno al sesamo e cipolla rossa di Tropea in agrodolce; ma pure in una rilettura della Carbonara. “Ormai è diventata un grande classico”, precisa Mattia. Condendo il tutto con fiordilatte di Agerola, pancetta cotta Giovanna by Capitelli, pecorino romano, pepe e zabaione salato. Mentre è pronta a evocare la pala alla romana la Tonda Romana. Realizzata partendo da una biga ad alta idratazione - complici Petra 9 e Petra 1 -, per poi completare l’impasto con Petra 0102 HP, preziosa di grano tenero germogliato. Per una pizza dalla texture decisamente croccante, che elegge i topping più diversi: “Perché qui oso di più”, svela il pizza chef. Che, in onore della terra di suo padre Rocco (originario di Molochio, in provincia di Reggio Calabria) presenta la Calabria al Nord, a ritmo (iper equilibrato) di San Marzano, fiordilatte, datterino confit, ’nduja di Spilinga, spuma di ricotta locale, brescianissimo Tombea (formaggio di malga, tipico della Valvestino) e basilico. Anche se Mattia non dimentica altri prodotti e preparazioni, come il pesto alla genovese, il gorgonzola dolce (del caseificio bergamasco Latini), il gambero rosso, la battuta di manzo e la pancia di maialino cotta a bassa temperatura. Rendendo onore al made in Italy.