Nutrendo la ricerca

    A Salerno sono stati tutti Buonissimi

    Giunto alla sua ottava edizione, il benefico e solidale lunapark del gusto ha animato il Marina d’Arechi - Port Village. Sancendo il suo ennesimo successo. Raccogliendo i fondi necessari per portare a termine un importante progetto nella lotta contro i tumori infantili. E dimostrando come l’unione, la condivisione e la determinazione possano condurre verso inattesi traguardi

    Oltre duecentosessantamila euro. Anzi, per l’esattezza sono 268.845 gli euro lordi raccolti da Buonissimi, il charity party - organizzato da Paola Pignataro e Silvana Tortorella, nonché ideato dalla Open odv - Associazione Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma - che per una sera (quella dello scorso 22 giugno) ha illuminato la darsena del Marina d’Arechi - Salerno Port Village. Migliaia infatti le presenze e quasi trecento i protagonisti, fieri di aver abitato, animato e vissuto un luogo sospeso fra mare e cielo: dagli chef (anche stellati) ai pizzaioli, dai pasticcieri ai gelatieri, dai viticoltori ai bartender. Senza dimenticare gli artigiani del gusto, i birrifici, le friggitorie e le paninoteche. Tutti uniti nel segno della solidarietà e della ricerca scientifica nel settore dei tumori pediatrici. L’obiettivo dell’ottava edizione era infatti chiaro e preciso: sostenere, o meglio portare a termine il progetto Editor, promosso dai professori Mario Capasso e Achille Iolascon dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con il Ceinge, l’Istituto di Biotecnologie Avanzate. Un progetto complesso e ambizioso, che dà speranza e dona futuro a tanti piccoli pazienti. Perché la sfida è una e molteplice: comprendere meglio i meccanismi genetici che favoriscono l’insorgenza delle leucemie pediatriche, individuare nuovi bersagli terapeutici e costruire cure sempre più performanti, mirate e specializzate. Come? Attraverso avanguardistiche tecnologie di sequenziamento e di editing genomico. Una sorta di correttore di bozze. Sì, ma del dna. 

    Alcuni momenti di Buonissimi, a Salerno. Negli scatti anche Silvia Tortorella, Paola Pignataro e Anna Maria Alfani

     

    Connettere, condividere, contribuire

    Obiettivo Editor raggiunto, dunque. Visto che, al netto delle spese sostenute, sono ben 151.578,85 gli euro destinati e devoluti alla ricerca (quasi 14 mila in più dello scorso anno). Un motivo di orgoglio e incoraggiamento per tutti coloro che hanno partecipato e che parteciperanno alle prossime edizioni. “Sapere che ogni contributo, anche il più piccolo, possa sostenere la ricerca e offrire speranza a tante famiglie dà a tutti una motivazione e un’energia speciali. Inoltre, la generosa partecipazione di chef, professionisti e aziende che mettono a disposizione il proprio tempo, il proprio talento e le proprie competenze rende Buonissimi un esempio concreto di come la solidarietà possa unire tante persone attorno a un obiettivo comune”, spiega Agostino Gallozzi, presidente di Marina d’Arechi. Un’agorà aperta alla città; un palcoscenico pronto ad accogliere tutto il bello e tutto il buono del Mediterraneo; uno spazio di incontro, interazione e relazione. Perché questo sanno fare certi luoghi: connettere. “Il mio auspicio è che Buonissimi continui a crescere anno dopo anno, diventando sempre più un appuntamento di riferimento non solo per Salerno ma per tutto il Mezzogiorno, capace di coniugare eccellenza gastronomica, impegno sociale e partecipazione collettiva. Sarebbe bello vederlo affermarsi come un modello di evento replicabile anche in altre aree dell’Italia”, continua con fierezza Gallozzi. Del resto, il segreto sta proprio nella sua autenticità, nella sua verità e nel suo essere “un momento di festa per sostenere la ricerca e offrire ai bambini cure sempre più efficaci e personalizzate”, come precisa Anna Maria Alfani, presidente dell’Associazione Open odv. Ribadendo la forza di un evento benefico in grado di unire sorrisi e solidarietà, leggerezza e serietà. Senza sovrastrutture, senza compromessi, senza barriere, senza confini.

    La cucina, la musica, la beneficenza. Buonissimi ha saputo mescolare tanti universi, premiando anche la dottoressa Fabiola De Gregorio, per il suo impegno professionale

     

    Sensibilità e solidarietà

    Non è certo un caso che una realtà come Petra Molino Quaglia abbia deciso di supportare la virtuosa iniziativa. E il perché è presto detto. Per il primo molino italiano a ricevere la certificazione Equiplanet la solidarietà è parte integrante, fondamentale e imprescindibile della sostenibilità. Perché essere buoni, anzi Buonissimi, e fare del bene significa superare il limite dell’ego per pensare agli altri e offrire agli altri una nuova possibilità. Significa mettere in luce la sensibilità. Significa alimentare lo spirito di comunità. Significa fare cultura e diffondere la cultura dell’inclusione, della cooperazione e dell’evoluzione. Anche in medicina. Durante la serata è stato infatti consegnato il premio Franco Ricciardi alla dottoressa Fabiola De Gregorio, per lo straordinario  impegno professionale e scientifico nel campo dell’oncologia pediatrica e della ricerca traslazionale. Non solo. La motivazione del riconoscimento riguarda anche l’importanza della sinergia: quella fra tre capisaldi della salute, della visione e della sperimentazione come l’Aorn Santobono Pausilipon, il Ceinge e l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Per uno dei modelli più avanzati di integrazione tra assistenza, ricerca e formazione.

     

    “È stata un’esperienza straordinaria. Perché partecipare a Buonissimi significa ritrovarsi con moltissimi colleghi nello stesso luogo, tutti uniti per lo stesso scopo. E per una giusta causa”. Rosamaria Lanzara, pasticciera della Fabbrica delle Bontà di Frattamaggiore, Napoli

    T: Cristina Viggè

    02-07-2026

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

     

    ARGOMENTI COLLEGATI

    Pagina 0 di 1