Un modello unico, volitivo e propositivo Orizzonti Rurali. Fiero di rinsaldare e ricucire il legame fra urbanizzazione e coltivazione. Una best practice riconosciuta persino dalla prestigiosa The European House – Ambrosetti, che per il progetto sta curando uno studio sulla smart mobility. Alla base? Un concetto semplicissimo. Considerare il “fuoriporta”, al pari del “giardino di casa”. Metafora che calza a pennello per la Lomellina: il contado di Milano. I cui liquidi confini sono disegnati dal Po (a sud), dal Sesia (a ovest) e dal Ticino (a est). Terra fertile e generosa. Terra padana e piana, eppur mossa dai cosiddetti dossi, veri iconemi del territorio. Così come le risaie e le garzaie: zone umide e boscate, vocate alla salvaguardia della nidificazione di molte specie d'aironi e d’altri uccelli. Terra d’aceri e ontani. Di salici e pioppi. Pronti a correr tutti in fila, o a stringersi in gruppo (come i cipressi in Toscana). Terra d’acque, di rogge e di fontanili. Ma pure di cascine, di basiliche, di abbazie, di torri, di rocche e di castelli. Una “piccola Loira”, come la definisce un altro progetto, firmato dall’Ecomuseo del Paesaggio Lomellino. Sintetizzato in un volume fotografico fiero d’inanellare 26 castelli, spaziando da Alagna a Valeggio, da Lomello a Sartirana, passando per Mede, Cozzo, Scaldasole, Robbio e Rosasco. Una lomellinità da respirare passeggiando e assaggiando. Il riso. Anzi, i risi. E poi lui, il regale salame d’oca di Mortara, tutelato dall’igp e da un consorzio. E ancora, la cipolla rossa di Breme, l’asparago rosa di Cilavegna, la zucca bertagnina di Dorno, il fagiolo borlotto di Gambolò, i biscotti e le torte di riso di Sannazzaro de’ Burgondi (dove non manca il formaggio Burgondella): tutti prodotti a marchio DeCo, la Denominazione comunale d'origine. Senza tradir le chiocciole di Cilavegna (da pascolo naturale), i funghi porcini di Cergnago, le friabili offelle di Parona e il Vino dei Celti di Robbio. Prodotto ancor oggi recuperando la vetusta tecnica dell’arbustum gallicum. In cui la vite viene fatta crescere in sinergia con un tutore vivo, quale un acero, un pioppo o un olmo. Per una consecutio temporum fra memoria e futuro. Archeologia e contemporaneità. Questione di prospettive: rurali, orizzontali e verticali.