Cibo ambrosiano

    Cucina milanese reloaded

    Cesare Battisti e Gabriele Zanatta firmano un gustoso libro della casa editrice Guido Tommasi. Tracciando un ritratto evoluto della cucina milanese, nutrita da verze, polenta, erbe, riso, biodiversità e sostenibilità

    “Non tutti lo sanno, ma Milano è la città più agricola d’Italia. Il Parco Agricolo Sud conta ben 48mila ettari. E sono moltissimi i produttori che vi lavorano, nella maggior parte dei casi laureati in Agraria”. Cesare Battisti accende la luce sulla terra. Che nutre la metropoli. Oggi come ieri. Anzi, forse più di ieri e meglio di ieri. “E non tutti sanno che le verdure hanno sempre fatto parte della cucina meneghina. Verze, cavoli, tuberi e radici ci sono sempre stati. Nella mia famiglia la scorzonera era di casa”, continua Cesare, da undici anni alla guida del ristorante Ratanà. In via Gaetano de Castillia. Negli spazi della palazzina Liberty che ospita la Fondazione Riccardo Catella. In bilico fra i quartieri Isola e Porta Nuova. Là dove un tempo cresceva l’erba. E dove oggi cresce ancora. Persino in verticale. 

    La cassoeula - Foto di Silvia Luppi

     

    La vera cucina di Milano

    Cesare. Cuoco e scrittore. Coautore, in tandem col giornalista Gabriele Zanatta, di un libro appetitoso, firmato Guido Tommasi Editore: Cucina milanese contemporanea. “Un libro dalla lunga gestazione. Nato come bozza nel 2015, al tempo di Expo. Perché? Perché Milano è indubbiamente la capitale delle cucine di tutto il mondo. Ma è pure doveroso riportare l’attenzione sulla cucina di Milano. Che ha una forte identità e un fertile passato. Basti pensare che fu a metà del Quattrocento che Francesco Sforza concesse lo statuto corporativo ai macellai. I cosiddetti bechée. Potevano aprire bottega con dieci lire”, ricorda Zanatta. Mentre lo stesso Guido Tommasi ammette: “Amo sottovoce la mia città. Era da tempo che volevo fare un volume di questo tipo. E non sono mai riuscito a portare a termine il progetto. Ho pubblicato cinquecento libri di cucina, ma questo mi mancava proprio”. Un libro che in qualche modo coglie l'eredità di due opere sul tema: Vecchia Milano in cucina, siglato Ottorina Perna Bozzi (del 1965); e La cusina a Milan by Fabiano Guatteri (del 2004). Traducendo il tutto in modernità.

    I mondeghili - Foto di Silvia Luppi

     

    La modernità dei mondeghili

    “Vorremmo rendere popolare una cucina che, stranamente, è più nota fuori regione che non nella sua città natale”, precisa Cesare. “Ma soprattutto abbiamo voluto dare una bella spolverata alla cucina meneghina. Nutrita da ricette spesso additate come opulente e pesanti. E invece no. Oggi il riso non si tosta più nel grasso, bensì a secco. Siamo noi i detentori della nuova cucina milanese. Che si è inevitabilmente alleggerita ed evoluta”, continua lo chef. Che prepara i mondeghili. “Io li faccio da sempre. Sono un piatto di recupero. Col sanato piemontese, e non con le ossa, faccio il brodo, e poi la carne la trasformo in mondeghili”, ricorda mister Battisti. Mentre sulla carta scorrono cassoeula (inclusa quella d’oca, come ab origine) e rosticciata, nervetti in insalata e rustin negaa, ris ed erborin e ris in cagnun, cotechino e cappone, brasato e minestrone, polenta e ossobuco. Non dimenticando certo il quinto quarto: dalla trippa al fegato, passando per lingua e rognone. E non trascurando rane e lumache, e men che meno il pesce d’acqua dolce. Nel nome della sostenibilità. “Noi facciamo da sempre solo ed esclusivamente pesce d’acqua dolce. Nel rispetto dell’ambiente. E pure di una sana alimentazione”, commenta Cesare. Che nel volume s’imbatte in tinche, lucci, anguille, persici, agoni, lavarelli, trote e salmerini. Per poi tornare a tuberi e ortaggi. Anzi, partendo proprio dagli ingredienti green. Per rompere gli stereotipi e dare il giusto peso a verzata, purè, purea di radici e scorzonera, asparagi, ravanelli e catalogna.

    Il risotto alla milanese, gli spiedini di lumache gratinati alle erbe e il pan tramvai - Foto di Silvia Luppi

     

    Visione glocal

    E le erbe spontanee? Rispondono all'appello. Del resto, la cucina si è trasformata, foraging è divenuto un termine attuale e le pietanze ambrosiane si devono adeguare. Ecco allora un vero “erbario” per imparare a conoscerle. Inclusa l’indicazione di un grande contadino moderno quale Harald Gasser, che con la moglie Petra Ottavi gestisce il Maso Aspinger, in Alto Adige. Harald, accanto ad agricoltori cremonesi, pavesi, valtellinesi, vercellesi e trentini. “Perché Milano è inclusiva. È accogliente. Dopotutto nessuno di noi è milanese al 100%”, ribadisce Gabriele (nelle cui vene scorre sangue veneto e pugliese). Puntando i riflettori sull’apertura mentale di un volume che valorizza tanto il vicino quanto il lontano. In una lungimirante ottica glocal. “Certo. Fra le pagine troverete la rüsümada, il pan meino, il pan tramvai e il panettone. Ma i canditi usati sono quelli siciliani di Corrado Assenza”, puntualizza Gianluca Biscalchin, che ha curato tutte le illustrazioni dell’opera (mentre le foto sono di Silvia Luppi). 

    La cover del libro, lo chef Cesare Battisti e l'anguilla in carpione - Foto di Silvia Luppi

     

    Incontri d’autore

    Tredici i capitoli. Settantatré le ricette. Innumerevoli gli aneddoti, le storie, le curiosità, gli approfondimenti, il dove, il come e il perché scegliere un ingrediente. E ancora i detti in dialetto e gli incontri. Con Carlo Emilio Gadda, Nanni Svampa, Giorgio Gaber, Carlo Porta e Alessandro Manzoni. “Forse fra vent’anni questo libro dovremo riscriverlo”, annuncia Gabriele. Intanto scopriamo questa nuova cucina meneghina. 

    La cassoeula, i nervetti in insalata e la costoletta alla milanese - Foto di Silvia Luppi

     

    Curiosità e golosità

    Il nome Ratanà fa riferimento a un prete-guaritore vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento: don Giuseppe Gervasini, ossia el pret de Ratanà, per via di Retenate (al tempo facente parte del comune di Vignate e oggi di quello di Rodano), di cui fu parroco dal 1897 al 1901. Per poi giungere nel capoluogo lombardo. Precisamente a Cascina Linterno - dove soggiornò anche Francesco Petrarca - nel quartiere di Baggio. Ratanà, che manda online anche il suo e-shop. Dove si possono ordinare (e ricevere a domicilio) mondeghili, ossobuco, arancini ripieni di ossobuco, ganassino di vitello, I nos pignatt (una risottiera in coccio by Emile Henry, ma griffata Cesare Battisti, con tutto il necessaire per realizzare il risotto alla vecchia Milano) e tanti vini. Non certo dimenticando il libro e una simpatica t-shirt in puro cotone. Per i cassoeula lover. Per un "deli-very-milanese".

    T: Cristina Viggè

    17-12-2020

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