Nobilmente Euganei

    Ville, verzure e virtù

    A Galzignano Terme e a Battaglia Terme per lasciarsi sorprendere da un giardino monumentale e da un fascinoso maniero

    Sono quindici i comuni dei Colli Euganei. Eccoli: Abano Terme, Arquà Petrarca, Baone, Cervarese Santa Croce, Cinto Euganeo, Este e Lozzo Atestino. E ancora, Monselice, Montegrotto Terme, Rovolon, Teolo, Torreglia, Vo’, Galzignano Terme e Battaglia Terme. Ed è proprio in queste due ultime località dove si possono scoprire due meraviglie d’arte e architettura. Per un tuffo nel passato. E nel presente.

    Qualche scorcio del Giardino Monumentale di Valsanzibio

     

    Iter salvationis

    Colossale, allegorico, spirituale. Il Monumentale Giardino di Valsanzibio (da Valle di Sant’Eusebio, nel comune di Galzignano Terme) non è un semplice giardino. È un iter salvationis, un percorso di purificazione, di rigenerazione e di elevazione. Pensato per condurre l’uomo dall’errore alla verità, dal peccato all’estasi. A volerlo? Fu Gregorio Barbarigo (poi santo), in seguito a un voto solenne fatto dal padre Zuane Francesco Barbarigo per sfuggire alla terribile pestilenza del 1630. Un luogo ascetico, progettato da Luigi Bernini e fatto costruire fra il 1665 a 1696. Un mirabolante concentrato di statue, fontane, peschiere, boschetti, acque e calli di verzura. Incluso un labirinto di seimila bossi sempreverdi, la maggior parte secolari. Un dedalo nobilitante, che guida alla riflessione e alla riconquista delle virtù. Dal Portale di Diana al Piazzale delle Rivelazioni. 

    Il cortile e la grande terrazza del Castello del Catajo

     

    Sognando l’Oriente

    È invece a Battaglia Terme che si staglia il Castello del Catajo. “Che poi non è propriamente un castello. Ma una villa che sembra un castello. Una residenza considerata la reggia dei Colli Euganei”, spiega l’appassionato direttore Marco Moressa. Una dimora allagata dal fascino, fatta realizzare, a partire dal Cinquecento, da Pio Enea I degli Obizzi, famiglia di capitani di ventura originari della Borgogna. A progettarlo? Lo stesso Pio Enea, complice l’aiuto dell’architetto Andrea Da Valle. Il nome? Deriva da Ca del Tajo, ossia “la tenuta del taglio”, con probabile riferimento al canale locale, che tagliò a metà molti appezzamenti agricoli. Ma si ipotizza anche un’evocazione al mitico Catai, la Cina di Marco Polo. Alle cui mirabilia voleva ispirarsi il palazzo.

    Gli spettacolari saloni affrescati del Castello del Catajo

     

    Ebbrezza e bellezza

    “Questo è il luogo delle feste, dell’estate, dell’ebbrezza. Qui tutto è dipinto e decorato. Qui tutto è pensato per stupire e sorprendere. Per far dire: wow. Un immenso teatro all’aperto, con il cortile seicentesco a funger da palcoscenico, la grande terrazza a divenir palco d’onore e i colli a far da scenario naturale”, continua Marco. Mentre indica i gradini a cordolo: “Servivano a condurre al piano nobile non solo le persone, ma anche i cavalli”. Facendo poi notare le sinopie - riportate alla luce grazie all’ultimo restauro - che corrono lungo il maestoso fondale del cortile. “Portano in sé il tratto dell’intenzione pittorica”. Pittura che esplode nelle sale e nei saloni, dove gli Obizzi sono ritratti come dei.

    Il Castello del Catajo e il suo magnifico parco

     

    Di cadute e di rinascite

    “Quest’altra terrazza e il Castel Nuovo, per esempio, vennero costruiti appositamente per ospitare i 1.220 invitati a una festa grandiosa: quella del 4 ottobre 1838. Messa a punto in occasione di una visita della corte imperiale austriaca”, spiega Moressa. Ricordando anche la successiva decadenza del Catajo e la sua rinascita. Merito della lungimiranza dell’attuale proprietario: l’imprenditore Sergio Cervellin.

    T: Cristina Viggè

    21-12-2020

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