Rinascite

    Acquada: diluvio creativo

    A Milano, la chef Sara Preceruti presenta il nuovo corso del suo ristorante, a due passi del Naviglio Grande. Della serie, un’insegna e la sua seconda giovinezza, nutrita dalla vitale energia di chi sa ricominciare con grinta, coraggio e ottimismo

    L’acquazzone? È sorprendente, irruente, travolgente. Inaspettato e improvviso. Ma è pure rigenerante, rinvigorente, purificante. Poi è prettamente primaverile ed estivo. E per questo spesso annuncia l’arcobaleno, portando con sé un non so che di rinascita, un seme di vitalità, un germe di ripartenza. E così ricomincia Sara. Sempre dal suo Acquada: aperto nel 2016 in quel di Porlezza, enclave italiana sul Lago di Lugano, trasferito a Milano (in via Eugenio Villoresi 16, vicinissimo al Naviglio Grande) agli inizi del 2020 e poi colto dalla tempesta del lockdown. Sì, Sara Preceruti riparte, da dove era partita. Ma con più serenità, consapevolezza ed energia. E in un ristorante rinnovato pure lui, grazie a un restyling rispettoso e discreto, sotto la regia dell’interior designer Paola Signorini. Risultato? Uno spazio dall’eleganza sussurrata, complici pareti color carta da zucchero (nella sala più grande) o avorio (in quella più intima), nonché vellutate (e comodissime) sedute color bronzo e verde. Mentre è il paesaggio marittimo della carta da parati Hors Saison by Élitis a nutrire il terzo salotto, creando un rilassante e immaginifico trompe l’œil. È la magia della metamorfosi: cambiare, tenendo traccia e memoria di quel che si è stati. Mutare, non rinnegando il passato, ma pensando al futuro. Evolvere, non tradendo il did, ma tenendo costantemente premuto il tasto del to do e del will do. E vigorosa linfa viene pure dalla new compagine societaria, grazie all’ingresso di ArtGroup, guidato da Luca Corsini, imprenditore attivo nei campi del turismo, dell’intrattenimento e degli eventi. Intanto? Sara e Isao Sonoda stanno in cucina. E il maître Claudio Baggini sovrintende magistralmente sala e cantina.  

    Sara Preceruti, il sous-chef Isao Sonoda e il nuovo look di Acquada - Foto di Ioris Premoli

     

    Pozzanghere gustose

    “Amo cucinare tutto. Ma soprattutto quello che non mi piace mangiare. Perché? Perché è una sfida ancora maggiore. Per esempio il piccione, oppure la barbabietola, i carciofi”, svela Sara. Autrice di un piccione magistrale, scandito in petto e coscia, pâté di fegatini, cipolle alla brace, taccole e nespole. Certo, carne e frutta. Ma anche pesce e frutta, come accade nella tartare di ricciola con bottarga, crescione, rapanelli, mozzarella, lime e centrifuga di mela verde e prezzemolo. Fresco, green, delicato, eppur innervato da una vibrante nota tannica e astringente. Sara adora le variazioni e i cambi di tonalità. Adora superare le correnti gravitazionali per lasciarsi trasportare dai movimenti ascensionali della fantasia. Fra acidità e sapidità, dolcezza e amarezza, marino e terreno, croccante e soffice, speziato e balsamico. La sua è una cucina divertente e riflessiva, ludica e seriosa, rigorosa ed estrosa, razionale e folle. Italianissima, eppur cosmopolita. Senza cliché, senza barriere, senza limiti, senza confini. A tratti sorprendente, come un temporale. Magari in un Giardino di Primavera: asparago bianco, turgido tuorlo alle erbe (salvia, timo e rosmarino), piselli, polvere di olive, maionese di albumi al pepe rosa e biscotto salato. “Certamente studio le tecniche, ma mai gli stili. Né ho libri di ricette o di altri chef, perché penso che la mia mente non debba essere condizionata. Devo mettere me stessa in ogni piatto, con tutte le sfumature del mio carattere. Per questo gioco molto con i contrasti: perché sono fatta così”. E perché ogni pietanza di Sara è come una limpida pozzanghera dopo un acquazzone: rispecchia, riflette, riverbera ciò incontra. Ciò che sta su di lei, accanto a lei o che passa sopra di lei. E se ci si entra con le scarpe? Lei reagisce, elargendo i suoi schizzi. E lasciando inevitabilmente il segno.  

    Gioia, energia e colore nella cucina dinamica di Sara Preceruti - Foto di Ioris Premoli

     

    Pietanze tempestose

    Una la carta, due i menu degustazione (da sei e nove portate) e optical la cover tutta a righe: quasi in stile marinaro contemporaneo. Anche se alla chef piace molto preparare la carne: carpaccio d’anatra con il suo foie gras, pan brioche, ananas sciroppato, insalatina di spinaci e lamponi; faraona farcita con germogli di aglio e servita con sfere di patate viola dal cuore di pic de chèvre, senape e cipolle all’agro; e pizza (fake) di vitello tonnato. Traduzione: un carpaccio di vitello, con corredo di salsa tonnata, capperi, fave e pomodori, incorniciato da un bordo croccante. “E poi adoro preparare la pasta fresca. E cimentarmi nei risotti”, dichiara lei. Millesimo 1983, pavese (originaria di Castello d’Agogna), un diploma all’alberghiero di Ponte di Legno e una stella Michelin guadagnata alla Locanda del Notaio, nella comasca Pellio Intelvi. Eccolo allora il risotto, un carnaroli by Riserva San Massimo alla carbonara. Praticamente un risotto alla parmigiana con polvere di guanciale e centrale sfera d’uovo da rompere col cucchiaio (griffato Salvinelli). Per poi mescolare e scarabocchiare il tutto. Ma madame Preceruti propone pure la Chitarra al cacio, con chutney di peperoni e mollica di pane tostata al pepe di timut; i Passatelli al limone e ragù di coniglio, con seguito di ortiche pomodori e croccante salato alle noci; nonché Gli gnocchi del mare e del bosco. Gnocchi arrosto, tondi e morbidi, ripieni di estratto di basilico, con carpaccio di astice, pinoli, popcorn di grana e more. Tanto Il Mare torna. In un’ondata iodata e delicata, fatta di coralli e di sabbia, di texture liquide e di note crunchy. Un maremoto. Anzi, no. Un caos calmo, tiepido e placido, in cui danzano gamberi, scampi, rombo, vongole e seppioline, funghi shiitake in zuppa e crumble allo zenzero.  

     

    “Amo i contrasti: di sapore, di consistenze, di forma e colore. Mi piace generare stupore, mi piace l’inatteso, mi piace che in bocca accada una magia e gli ingredienti rivelino il loro lato più giocoso e creativo, pur mantenendo l’equilibrio indispensabile o, forse, creando nuove forme di equilibrio”, spiega Sara Preceruti.

    Il maître Claudio Baggini e la pizza (fake) di vitello tonnato - Foto di Ioris Premoli

     

    Calici e nuvole

    Una vis, quella di Sara, che inonda tutto il menu. Dall’incipit al the end. Quando per dessert può giungere la tricolore panna cotta in duplice consistenza: classica e in polvere, con fragole e resettante sorbetto al Mojito. E ancora: biscuit al caffè con semifreddo alle nocciole; crème brûlée al pistacchio con gelato allo yogurt (leggermente salato), pomodoro verde e limoncello; e Il gianduia veste rosso. Ormai un cult: peperoni baby, mousse al gianduia, pasta frolla e gelato al latte di capra. E nel calice? L’aureo Monbazillac del Bergeracois, targato Château Bellevue e selezionato da mister Baggini. Che mette a segno una wine list capace di viaggiare in lungo e in largo per l’Italia, soffermandosi sull’Oltrepò Pavese di Monsupello e di Prime Alture (da provare le etichette Madame e Monsieur, alias chardonnay e pinot nero); sostando sotto Il Castagno di Fabrizio Dionisio, un syrah assoluto, cresciuto a Cortona; e accendendo i riflettori sul Lalùci, luccicante grillo della maison agrigentina Baglio del Cristo di Campobello. E non certo dimenticando qualche incursione all’estero, fra Champagne e Valle della Loira, Jura e Mosella, Libano e Romania. 

     

    “L’acquazzone è un punto di partenza, distoglie dal passato e permette la nascita di qualcosa di nuovo”. Questo è il mantra di Acquada. 

    T: Cristina Viggè

    10-06-2022

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