Diavolo veste burrata. Si chiama così, con un pizzico d’ironia (complici la delicata burrata di Andria e la piccante spianata calabrese), una delle creazioni targate Elia Da Campo. Originario di Pogliano Milanese (pure lui) e alla regia degli impasti del ristorante. Il che significa in primis pane e pizza. “Io sono innamorato delle farine Petra e la pizza la preparo con la 5037 e la 5063”, ribadisce lui. Che dal forno Marana fa uscire mirabilia tonde al piatto, ben idratate e lievitate a lungo (fino a 72 ore). Dal cornicione pronunciato, ma non esagerato. Pizze leggere e digeribili. Le cui farciture strizzano naturalmente l’occhio alla cucina. In uno scambio propositivo fra lui e Alex. Ecco allora la Carbonara, con fiordilatte, guanciale, pecorino, pepe e zabaione salato; la Gambero Nero, summa di ricotta condita, nero di seppia, gamberi rossi di Mazara del Vallo e lime; la Mare Nostro, compendio di pomodoro, capperi, stracciatella, alici, olio all’aglio e origano fresco; e la Margherita 2.0, riuscitissima sinergia fra pomodoro, fiordilatte, burrata andriese, pomodorini confit e basilico. Non dimenticando la Strabologna, green e pink, con crema di asparagi, mozzarella, mortadella, pistacchio e stracciatella; la Profumo di Montagna, ritmata da salsiccia, castelmagno, miele speziato e chips di funghi; e l’Antica Corte, con culatello di Zibello, robiola e sentori di tartufo. Anche se poi Elia imprime la sua firma autografa con la Eli-Baba, dai sapori mediterranei e vigorosi: scamorza affumicata, cipolla rossa di Tropea caramellata e aromatica vellutata di melanzana. Una pizza deliziosa. Anzi, favolosa.