“Il tempo è l’immagine mobile dell’eternità”, sosteneva nel Timeo il filosofo ateniese Platone. E Vasiliki Pierrakea ce lo ricorda, scrivendolo a chiare lettere in un libretto, fiero di tracciare le coordinate filosofiche del ristorante che lei ha aperto a Milano: Vasiliki Kouzina. In una via Clusone non lontana dai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti. Una strada defilata, calma e tranquilla, densa di botteghe, pronte a raccontare di un’autentica artigianalità.
Sì, ragiona sul tempo e celebra il tempo Vasiliki. Nata a Kalamata, fra il mare e il monte Taygeto, e sbarcata in Italia ormai da molti anni. Riflette sul tempo e fa riflettere pure noi, grazie a una mostra ospitata nella sua “cucina” fino al 26 settembre. Un’esposizione materica e immaginifica dal titolo Il tempo: le sue parole per terra. Un collettiva di ceramiche artistiche pronte a evidenziare la fragilità e la forza di un tempo del fare e del pensare, di un tempo universale e di un tempo umano, di un tempo metereologico e di uno psicologico, di un tempo reale e di un tempo mentale, di un tempo immanente e di un tempo trascendente, di un tempo arcaico e di uno digitale.
Tempo che scorre. Tempo che corre. Tempo che si ferma. Tempo che riparte. Tempo che inciampa. Tempo che incalza. Tempo scaduto. Tempo infinito. Tempo perso. Tempo guadagnato. “La cucina ellenica è fatta di tempo, di attesa, di pazienza, di sacrificio, di rispetto”, spiega Vasiliki. Orgogliosa di farsi portavoce di una gastronomia greca contemporanea, in perenne movimento. Capace di lasciarsi contaminare. E di trovare il suo corso, fuori da ogni cliché.
Tempo. Per impastare, per creare, per cucinare. Serve tempo alle spighe di grano per crescere e maturare. Serve tempo all’uomo per meditare e agire. Serve tempo alla natura per evolvere, mutare e fluire. Serve prendersi tempo e dedicare tempo agli altri. E serve anche perdersi nel tempo.
Per questo su Fuori vi raccontiamo del tempo ciclico, ma perennemente mutevole, dei campi di grano evolutivo in Sicilia. Di oasi urbane dove abbandonarsi al tempo rigenerante dell'otium. E del tempo sospeso del navigare e veleggiare sul mare.