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L’essenziale è visibile agli occhi (dell’anima)

Cinema mentale

“Poi piovve dentro a l’alta fantasia”. Recita così il venticinquesimo endecasillabo del diciassettesimo Canto del divin Purgatorio. E così, citando Dante Alighieri, Italo Calvino muove l’incipit del capitolo incentrato sulla Visibilità, nelle sue Lezioni americane, pubblicate postume nel 1988. Un libro sui generis, compendio dei testi che l’intellettuale aveva preparato in vista di quelle Charles Eliot Norton Poetry Lectures che avrebbe dovute tenere - se la morte non lo avesse colto all’improvviso - all’Università di Harvard, nell’anno accademico 1985-86. 

Sei lezioni illuminanti. Capaci di far focus su sei valori-concetti. Quelli che lui, Italo, avrebbe voluto trasportare e trasferire nel nuovo millennio (che poi è il nostro). Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Molteplicità, Cominciare e finire, Visibilità. Sì, visibilità. Ma non quella dei social. Macché. La sua è una visibilità filosofica e intellettiva, lontana da Facebook, Instagram e TikTok. Dietro al termine visibilità si celano i significati di vista, visione, contemplazione, immagine, immaginazione, immaginario. Si nasconde quel singolare processo che va sotto il nome di “cinema mentale”, come lo definisce lui. Un lungometraggio affollato di ricordi, frame, flashback e flashforward. E che non conosce the end. “Questo cinema mentale è sempre in funzione in tutti noi, - e lo è sempre stato, anche prima dell’invenzione del cinema - e non cessa mai di proiettare immagini alla nostra vista interiore”, scrive il narratore. 

Leggere Lezioni americane mi ha fatto riflettere. Perché forse dovremmo davvero tornare a vedere con gli occhi dell’anima e del cuore. Forse dovremmo tornare a lasciarci incantare, stupire, sorprendere. Per alimentare il nostro immane cinema mentale. Per questo su Fuori vi racconteremo storie piene di magia ed energia (non dimenticando di mettere a fuoco il problema di rincari energetici). Vi parleremo di imprenditori visionari, come il bresciano Mino Dal Dosso e di Riccardo Reina, che con la figlia Alberica guida La Canosa, concorrendo al rinascimento marchigiano del vino. Vi parleremo di eventi dinamici, di luoghi straordinari e di chef che restano concentrati sulla materia, nutrendo l'immaginario. Del resto, basti pensare che per narrare le suggestioni del Triveneto il Consorzio doc delle Venezie ha deciso di conferire al suo Pinot Grigio un'investitura non certo scelta a caso: il Sigillo di Meraviglia.

T: Cristina Viggè

12-09-2022

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