Wonderful wine

    Ottobre divino

    Com’è bello far gli assaggi da Trieste in giù. E anche un po’ più in su. Nel cuore dell’autunno i riflettori si accendono su calici visionari, capaci di raccontare progetti, uomini, città, territori, architettura e natura. Facendosi ambasciatori di messaggi legati alla sostenibilità e alla solidarietà

    Il vino. Da tutelare, valorizzare, rispettare. Il vino come legame: con la terra, con i viticoltori, con i ristoratori e con i consumatori. Il vino come filiera. Il vino come occasione per narrare, l’habitat rurale, ma pure quello urbano. Il vino come missione: turistica, imprenditoriale, sociale, ambientale e culturale. Quante potenzialità ha il vino. Perché lui non è solo materia liquida dentro un calice. Il vino è immaginario, natura, design e architettura. È passato, presente e futuro. È tradizione e avanguardia. È radice affondata nel suolo e vite tesa al cielo. È confine e inclusività. È vecchio e nuovo mondo. Che s’incontrano armoniosamente a Voghera, il cuore dell’Oltrepò Pavese, il 15 e il 16 ottobre, grazie alla terza edizione di Cinquanta Sfumature di Pinot Noir. Un format di successo, fortemente voluto da Lucilla Ortani e reso possibile grazie al contributo della Regione Lombardia e del Movimento Turismo Lombardia. Una due giorni per scoprire il celebre vitigno internazionale girovagando per la cittadina. Più di cinquanta infatti i negozi, i locali e i ristoranti dove conoscere cinquanta etichette diverse, per cinquanta diverse interpretazioni di pinot noir. Nato in Italia e non solo. Visto che cinque cortiletti sono pronti a ospitare i Blauburgunder, nonché i nettari provenienti da Champagne, Borgogna, Napa Valley e Nuovo Mondo (Cile, Argentina, Nuova Zelanda, Sudafrica). Senza dimenticare la cena di gala diffusa. Dress code: nero con un punto di rosso Valentino. Perché il pinot noir è very cool (info e prevendite su Enonautilus). Moda ed enologia che si sposano pure a Milano, dal 3 al 9 ottobre - con climax il 6 ottobre - per la tredicesima edizione della Vendemmia. Griffata MonteNapoleone District. 

    Alcuni produttori della Ribolla di Oslavia

     

    Orange, ancestrali, inconfondibili

    Sì, il vino è rigore e creatività, fermezza e movimento, calma e slancio. Anche concettuale. Basti pensare a RibolliAmo, che si dipana fra Panchine Arancioni e Simposio Orange (con tanto di proiezione del docufilm Call it Amber), l’8 e il 9 ottobre a Gorizia. Il tutto firmato dall’Apro, l’Associazione Produttori Ribolla di Oslavia. Sette realtà illuminate (Gravner, Radikon, Fiegl, Il Carpino, La Castellada, Primosic e Dario Prinčič) pronte ad aprirsi al domani e a nuove sfide. E basti pensare a Inconfondibile - Festival nazionale dei vini ancestrali e riferimentati in bottiglia. Rassegna che per la sua terza edizione arriva a Milano, il 23 e il 24 ottobre al The Westin Palace, in collaborazione con Ais Lombardia. Attesi? Più di settanta produttori, giunti da tutto il Bel Paese. Sia fedelissimi sia esordienti. “Inconfondibile nasce per fare scoprire a un pubblico sempre più attento vini frutto di una viticoltura rispettosa dell’ambiente e delle tante sfumature che i territori donano. Sono vini che raccolgono un’eredità antica, ancestrale, ma al tempo stesso presentano grande modernità. Una nicchia di prodotti che derivano da una rifermentazione totalmente naturale, e che, in bottiglia, sviluppano piccoli capolavori, incredibilmente versatili nell’abbinamento con il cibo e dotati di una straordinaria capacità evolutiva”, dichiara l’ideatore Roberto Dalla Riva. Intanto? Una società cooperativa agricola come Vitevis Cantine (che riunisce quattro aziende venete), si impegna a mettere a punto una tavola rotonda per riflettere, per parlare di sviluppo etico e per capire come comunicare la sostenibilità nel mondo del vino. L’11 ottobre, al Teatro Comunale di Vicenza.

    Federico Gordini presenta la Milano Wine Week 2022

     

    Milano e la sua Wine Week

    E poi? C’è Milano. Anzi, c’è il vino con Milano intorno. Come recita il mantra della Milano Wine Week 2022, che per la quinta volta torna a vivacizzare il capoluogo lombardo con un racconto diffuso sempre più internazionale, coinvolgente e immersivo: dall’8 al 16 ottobre. Alla regia? Sempre lui, Federico Gordini, presidente di MWW Group, l’organizzazione che fa capo all’iniziativa. “Questa quinta edizione è frutto dell’evoluzione di un format che ha saputo far fronte a scenari in continuo cambiamento: la sfida è stata quella di rinnovarsi, offrendo sempre nuove iniziative e opportunità ai player del settore che troveranno anche quest’anno un contenitore dinamico, al passo con le esigenze di un mercato in mutamento”, spiega Gordini, ribadendo il fitto tessuto di appuntamenti che animano l’evento. Se infatti Palazzo Bovara si riconferma l’headquarter business oriented, fra sessioni di formazione, momenti di confronto, networking e degustazioni capaci di coinvolgere otto città quali New York, Houston, Chicago, Toronto, Londra, Shenzhen, Tokyo e Hong Kong, Palazzo Serbelloni diviene l’hub dedicato al pubblico, con corredo di Wine Court, Tavolo dei Vignaioli ed Enoteca. E fuori e dentro il palazzo? Talk, workshop, walk around tasting, aperitivi e cene con i produttori. Non tradendo i Wine District, veri e propri baluardi dei consorzi di tutela. Della serie, il Chianti va sui Navigli (con tanto di wine boat), i Colli di Parma conquistano Porta Romana, l’Oltrepò Pavese raggiunge Eustachi-Plinio, il Lugana passeggia in Brera e Asti Spumante e Moscato d’Asti animano la zona Sempione-Arco della Pace. Da non perdere? La Marathon Cantina Urbana, la crasi fra vino e jazz al Blue Note e il Wine Cube - A Great Experience by Partesa: oltre 350 etichette di sessanta cantine in assaggio allo Spazio Antologico di via Mecenate. A chiosa? La Milano Wine List, ossia la top hundred dei sommelier dell’alta ristorazione, con il coinvolgimento delle più brillanti insegne metropolitane.

    Il vino protagonista alla Reggia di Monza

     

    Monza, ebbra e regale

    Calici, musica e bellezza. Questo il trinomio protagonista di una tre giorni ad alto volume: Monza in Vino + Wine & Sound, in calendario dal 7 al 9 ottobre alla Reggia di Monza. Un appuntamento firmato Arte del Vino che ha l’obiettivo di riunire e tracciare la grande biodiversità del “vigneto Italia”. Anzitutto grazie a degustazioni a tu per tu con i produttori, in una sorta di grand tour al sorso. Così se il nord è rappresentato da maison quali La Mosca Bianca, La Palera, La Smeralda, La Culma (Piemonte), Sosol (Friuli-Venezia Giulia), Lefiole, Vigna Alta (Veneto), Prime Alture (Lombardia), La Carreccia (Liguria), Gaiaschi e Il Ghizzo (Emilia Romagna), il centro elegge Resinae Farm, Magione Pettirosso (Umbria), Le Crete (Toscana) e Carcaia (Lazio). E il sud? Eccolo con Pezzalunga (Campania), Terrasolata (Puglia), Barone di Bolaro, Monteverdi (Calabria), Amuni, Baronia delle Pietre, Valle della Luna e Rocche della Sala (Sicilia). A corollario? Masterclass di approfondimento vis à vis con bianchi, rossi e rosé. Ma non finisce qui. Nelle serate di venerdì e sabato (dalle 19) il palco diviene il parco. Fra salumi, formaggi, arrosticini, sax e dj-set. 

    La Valle dei Laghi e il suo Reboro

     

    La Valle dei Laghi adora il Reboro

    Da una reggia al regno alpino il passo è breve. Ed è lo chef Peter Brunel a preparare, nel suo ristorante stellato di Arco, la cena di sabato 22 ottobre, in occasione dell’evento Reboro. Territorio e Passione. Voluto e organizzato nella Valle dei Laghi - appena sopra Riva del Garda - dall’Associazione Vignaioli Vino Santo Trentino Doc. Mission? Far luce su un autorevole rosso da appassimento, dal grande potenziale di invecchiamento. Un vino di montagna, dalla curiosa storia enologica. Negli anni Cinquanta fu infatti Rebo Rigotti (nativo della zona, agronomo e genetista) a mettere a segno, per errore, un incrocio fra il più internazionale vitigno merlot e l’autoctono teroldego. Ne nacque l’uva rebo, resistente e di nerbo. Perfetta per essere lasciata sulle arele. Per anni dimenticata, eccola riemergere negli anni Duemila, sublimata in vino Reboro, i cui grappoli vengono fatti appassire sino a novembre, per poi procedere con la vinificazione e la maturazione per tre anni in botti di rovere. Un nettare profondo e intenso, attore di una due giorni (il 21 e il 22 ottobre) che si dipana fra convegni, masterclass, cena d’autore, iter fra le cantine e visita alla Casa Caveau Vino Santo. Con un ospite d’eccezione: il Buttafuoco Storico dell’Oltrepò Pavese. Per un vero gemellaggio. E per ribadire che il vino è passione, ma pure inclusività e connessione. 

    Il Prosecco V8+ conduce alla scoperta di Trieste

     

    Trieste è meravigliosa (e spumeggiante)

    La città dei venti si scopre osservando e sorseggiando. Quando? Dal 3 al 9 ottobre, in concomitanza con la settimana della Barcolana, la celeberrima regata velica. Voilà Trieste Meraviglia, un tour smart, informale, democratico e accessibile a tutti che mette in relazione i luoghi cult dell’urbe, facendoli conoscere con un calice di Prosecco in una mano (e la mappa nell'altra). Traduzione? Sette meraviglie triestine, sette locali e sette differenti bottiglie di V8+, per sette differenti espressioni dell’uva glera. Interpretata da una griffe nota per il suo storytelling giovane e dirompente, facente capo alle Tenute del Leone Alato, il progetto che porta sul mercato i vini di Genagricola. L’itinerario? Parte dal Monumento a Domenico Rossetti, opera dell’artista Augusto Rivalta, a pochi passi dall’Antico Caffè San Marco. Per poi continuare con le tappe successive: la Sinagoga, poco distante dall’Osteria Enoteca Ai Cavai; la Casa delle Bisse, edificio dalla storia singolare, vicino al Public House Central; il Tempio serbo-ortodosso, crossover culture, adiacente all’Amazon Coffee Shop; il Palazzo della Borsa, non lontano dal Rex Cafè Gourmet; il Teatro Verdi, con corredo di Citybar Tergesteo; e il Metro Cubo, la casa di tolleranza prediletta da James Joyce, poco distante da Nettare DiVino. E chi colleziona i sette timbri? Ha diritto a un omaggio. 

    In alto, il Belvedere Vigna Gustava, il Castello di Grinzane Cavour e le barrique messe all'asta. In basso, un momento dell'asta battuta da Christie’s

     

    Il Barolo è (e sarà) buonissimo

    Icona del made in Italy nel mondo, il Barolo si mette al centro di una grande gara solidale: un’asta benefica pronta a chiamare all’appello collezionisti, filantropi, investitori e cultori del vino. Venerdì 28 ottobre va infatti in scena Barolo en primeur, al Castello di Grinzane Cavour. Iniziativa voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e dalla Fondazione CRC Donare, in collaborazione con il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani. In pratica: 14 barrique della vendemmia 2021 verranno battute da Christie’s, in contemporanea con New York. E verranno assegnate a chi vorrà sostenere uno dei progetti solidali previsti, o a chi preferirà scegliere una buona causa di proprio interesse. Mentre una quindicesima barrique verrà battuta nel corso dell’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, sempre al Castello di Grinzane Cavour e in live streaming con Hong Kong. Ma questa volta il ricavato sarà destinato alla charity internazionale Mother’s Choice, che opera a favore dei bambini orfani e delle giovani donne in difficoltà. Della serie, quando il vino sposa diversi valori: sociale, enologico, economico e artistico. Certo, perché ad ogni barrique sarà associato un NFT (Non Fungible Token), certificato di autenticità digitale garantito tramite blockchain, e ogni barrique, dopo quattro anni, si trasformerà in trecento pregiate bottiglie numerate. Impreziosite dall’etichetta disegnata su misura da Michelangelo Pistoletto. Una vera e propria opera: la Rosa del Terzo Paradiso, 2022. Concentrazione di colore e stupore. Metafora degli acini d’uva e di un tavolo conviviale. Ma il Barolo che se ne sta nelle barrique? Proviene dalla Vigna Gustava, che circonda il castello e che appartenne allo statista Camillo Benso. Vigna protagonista di un ennesimo progetto: un Belvedere panoramico, realizzato in acciaio corten e perfettamente integrato col paesaggio delle Langhe. E non finisce qui. All’asta solidale si aggiungono una settantina di produttori del consorzio, con dieci lotti comunali, per 1.200 bottiglie future. Il ricavato? Andrà alla Scuola Enologica di Alba.

    In alto, Tenuta Ammiraglia - Frescobaldi e Petra. In basso, Le Mortelle, Antinori e Salcheto

     

    In Toscana? C’è un architetto in cantina

    Kalokagathìa. Così gli antichi Greci definivano la crasi-sinestesia fra bello e buono. Termine che calza a pennello nel caso del vino. O meglio, dell’architettura del vino. Che trova la sua massima espressione in quella rete di vitivinicole maison che va sotto il nome di Toscana Wine Architecture: realtà rivoluzionarie, capaci di aver legato indissolubilmente assaggio e paesaggio, estetica ed etica, natura e design, vigna e arte, funzione e fruizione. Sotto il segno della sostenibilità. Un network di cantine d’autore, firmate da grandi maestri come Renzo Piano, Mario Botta e Tobia Scarpa, che si svelano e rivelano in un grande evento, collettivo e diffuso, nel weekend del 15 e 16 ottobre: Architetto in cantina. Un’occasione per degustare e ammirare, sorseggiare e lasciarsi sorprendere dalla bellezza. Guidati da un architetto. Per meglio capire iter di produzione e processi di lavorazione, ma pure scelte di progettazione. Fra pratiche green, materiali naturali, utilizzo di energie rinnovabili, recupero delle acque piovane e progetti a basso impatto ambientale. Quattordici le aziende coinvolte: Antinori, Il Borro, il Podere di Pomaio e il Castello di Fonterutoli nel Chianti Classico; Petra, Argentiera, Caiarossa e Fattoria delle Ripalte nella zona di Bolgheri e della Costa degli Etruschi; Salcheto e Cantina di Montalcino nel paradiso del Nobile e del Brunello; Colle Massari, Le Mortelle, Rocca di Frassinello e Tenuta Ammiraglia - Frescobaldi in Maremma. Un tuffo nell’incanto. Fra geometria e immaginario. 

     

    “Il progetto vuole essere una reinterpretazione delle antiche dimore di campagna toscane, in cui il disegno delle coltivazioni, in questo caso i vigneti, era parte integrante del disegno architettonico”, dichiara Mario Botta, riferendosi a Petra. Meraviglia in quel di Suvereto.  


    T: Cristina Viggè

    30-09-2022

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