Un mese sfavillante

    Sì, settembre è tutto un festival

    Reading letterari e spettacoli teatrali, mercati rurali e laboratori artigianali, cene itineranti e visite in cantina. Da Cortina ad Agrigento, da Bra a Fano, da Asiago a San Vito Lo Capo, da Torino a Milazzo, passando per Monza, la Franciacorta e il Roero, voilà un’Italia a tutta grinta e a tutta energia

    Settembre significa rewind. Perché tutto riparte, tutto riprende e si ricomincia. A lavorare verrebbe da pensare. Certo, ma pure a viaggiare, a curiosare, a sperimentare. Perché settembre è l’incipit: di un nuovo anno. Se non astrale, almeno ideale. E allora ecco una serie di eventi e di appuntamenti da vivere in lungo e in largo per lo Stivale. Dalla montagna al mare, passando per dolci colline e vivaci cittadine. Un’Italia in fermento e in movimento, che dismette bikini e parei da spiaggia per vestirsi a festa, fra calici e piatti d’autore, salsicce (di vitello) e brodetti (di pesce), mercati e masterclass, reading e spettacoli teatrali, concerti e cous cous, làganon e chytós. Da assaporare nello scenario dell’agrigentina Valle dei Templi. Per un tuffo nella Magna Grecia. E per una cena mitica e divina.

    Lo Chef Team Cortina presenta la sesta edizione di The Queen of Taste - Foto di Diego Gaspari Bandion

     

    Cortina è sempre The Queen

    Il meccanismo è ben oliato. E pure ben imburrato. Le Dolomiti splendono. E lei si lascia incoronare, per la sesta volta, The Queen of Taste. Sì, a Cortina d’Ampezzo torna l’attesa due giorni a tu per tu con l’altissima cucina. A organizzarla? La sempre attiva associazione Cortina for Us. Mission? Promuovere il genius loci ampezzano, coinvolgendo anche chef di grande richiamo. Nel segno del dialogo, del confronto, dell’inclusione e della contaminazione. Perché in questi valori crede lo Chef Team Cortina, alla regia della rassegna. Un team forte e coeso, formato da grandi professionisti locali: Fabio Pompanin del ristorante Al Camin; Luca Menardi di Baita Fraina; Luigi Dariz dell’insegna Da Aurelio, al Passo Giau; Graziano Prest del Tivoli; Federico Rovacchi di Baita Piè Tofana; Carlo Festini di Lago Scin; Massimo Alverà della Pasticceria che porta il suo cognome; Nicola Bellodis del Rio Gere; e la famiglia Bocus di Villa Oretta (con lo chef Luigino Anzanello). Si parte sabato 10 settembre alle ore 17 con un aperitivo presso la Conchiglia di piazza Angelo Dibona, per poi proseguire in navetta. O meglio, sulle navette di Cortina Express, per uno StrEat Chef itinerante ed entusiasmante. Pronto a inanellare un pokerissimo di location (Baita Fraina, Villa Oretta, Al Camin, Lago Scin e Pasticceria Alverà). Per un vis à vis con chef, piatti e vini dei consorzi di tutela del Collio e della Valpolicella (qui tutto il menu e la wine list). Attesi illustri ospiti come Livio Mancini (El Gringo, Calalzo di Cadore, Belluno), Manuel Gombo (Le Beccherie, Treviso), John Mark Nanit Catamco (Vetri Restaurant, Murano, Venezia), Edoardo Caldon (Fuel, Padova), Silvia Moro (Aldo Moro, Montagnana, Padova), Imma Iovine (Pasticceria Cucchi, Milano) e Valentino Cecconi (Fvsion, Cortina d’Ampezzo). E domenica 11 settembre? Esclusivo StrEat Lunch in piazza, a tutto tondo e a tutto cielo. Un pranzo stellatissimo, griffato Lionello Cera (Antica Osteria Cera, Lughetto di Campagna Lupia, Venezia), Davide De Pra (Harry's Piccolo, Trieste), Raffaele Ros (San Martino, Scorzè, Venezia), Renzo Dal Farra (Locanda San Lorenzo, Puos d'Alpago, Belluno) e il super local Graziano Prest (qui il menu e i vini in abbinamento). Ma prima, un convegno (al Museo d'Arte Moderna - Ciasa de ra Regoles) dal titolo Il coraggio della differenza. Per riflettere e ragionare su presente e futuro, su foraging e sustainability e sul rapporto fra gastronomia e montagna.

     

    “Vogliamo che Cortina diventi un punto d’incontro e di riferimento per tutta la cucina italiana d’alta quota. Uno sguardo al di là degli stereotipi e delle spettacolarizzazioni che in questi anni hanno caratterizzato il settore, per parlare in concreto di quanto questo lavoro sia fondamentale per le comunità e per proiettare la Regina delle Dolomiti verso il ruolo di città olimpica”, spiega Franco Sovilla, presidente di Cortina for Us.

    Il brodetto alla fanese, le uscite in barca, i Vignaioli d'Autore (riuniti sotto il segno del Bianchello del Metauro) e le interpretazioni creative della celebre zuppa di pesce adriatica. Come quella di Antonio Scarantino, chef del ristorante Almare

     

    Fano si tuffa nel brodetto

    Dalla montagna al mare il passo e breve. E le vette venete lasciano spazio alle rive marchigiane. Così a Fano, in terra Pesaro e Urbino, arriva la ventesima edizione del BrodettoFest, pronto a celebrare una zuppa di pesce che è ormai un'icona dell’Adriatico. Tre giorni, dal 9 all’11 settembre, ritmati da degustazioni, riflessioni, spettacoli, dibattiti, cooking show e talk show che eleggono a protagonisti stelle della ristorazione e ospiti internazionali. Tutto per accendere i riflettori sulla filiera che lega pescatori, ristoratori e consumatori. Dando voce ai pesci noti e meno urlati. Visto che la ricetta prevede sì seppie, canocchie e rana pescatrice, ma pure san pietro, tracina, gattuccio, scorfano e boccaincava. Complici extravergine, aceto, concentrato di pomodoro, aglio, cipolla e una dose generosa di pepe macinato live. Una zuppa "inclusiva", ideale in pairing col Bianchello del Metauro, valorizzato e promosso da nove Vignaioli d’Autore, uniti nel nome della doc. Un festival diffuso che non dimentica di mettere a disposizione un bus. Anzi, il BrodettoBus, per collegare e connettere i luoghi della manifestazione con i ristoranti del territorio. Mentre la BrodettoBoat propone uscite in mare con assaggi tipici a bordo. Ma non finisce qui. E all’appello risponde anche la cocktail competition Moretta & Co. Per dar respiro alla iper fanese bevanda a base di caffè. Grazie a una serie di masterclass condotte da mixologist del calibro di Luca Cinalli, Flavio Angiolillo e Giovanni Ceccarelli. Senza dimenticare il FuoriBrodetto, iniziativa capace di coinvolgere un circuito di golose insegne della provincia dal 18 settembre al 17 ottobre. Proponendo la zuppa marinara a un prezzo vantaggioso. E decretando il miglior (fuori) brodetto. 

    In alto i vigneti della Tenuta Carretta e la cantina di Angelo Negro e Figli. In basso, Francesco Rosso, la locandina della rassegna e le vigne della maison Malvirà

     

    Nel Roero le narrazioni sono più gustose

    Hanno cenato. Avventurandosi nella giungla con Sandokan, seguendo le rotte di Ulisse, facendo il giro del mondo in ottanta ricette e scortando Dante attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. E quest’anno? I commensali possono seguire le orme (e le righe) di Beppe Fenoglio. Di cui ricorre il centenario della nascita. L’edizione 2022 di Gustose Narrazioni rende così tributo al grande scrittore albese, autore de La Malora, di Primavera di bellezza, de Il partigiano Johnny, rimasto incompiuto e pubblicato postuno. Quattro le serate della rassegna, siglata dal Consorzio Tutela Roero, con la direzione artistica di Virginia Scarsi. La formula? Semplice e interattiva. Aperitivo in cantina a cura del pizza chef Davide Di Bilio (patron di Fuori Tempo, a Canale), in abbinamento ai vini della maison protagonista (con la possibilità di visita in cantina); spettacolo a Fenoglio dedicato (sempre in cantina); e cena tematica in un’osteria vicina, liberamente ispirata alle ricette tratte dal libro (dato in omaggio) La salsa del diavolo - Beppe Fenoglio e la cucina della sua Langa di Paolo Ferrero (by Il Leone Verde). Complici i vini di altre aziende del consorzio. Traduzione? Il 13 settembre l’appuntamento è alla Tenuta Carretta di Piobesi d’Alba, con corredo di reading del racconto Gli inizi del partigiano Raoul da parte dell’attrice Patrizia Camatel (del Teatro degli Acerbi) e accompagnamento musicale del duo Gli Archimedi (alias Luca Panicciari al violoncello e Giorgio Boffa al contrabbasso). Mentre per la cena ci si sposta a Guarene, al ristorante Io e Luna dello chef Davide Odore. Cambio di scenario il 20 settembre, quando a esibirsi nell’azienda agricola Malvirà di Canale è l’attrice Michela Fattorin (Teatro di Tela). Con uno spettacolo tratto da Casa Fenoglio di Marisa Fenoglio (sorella di Beppe) e pairing musicale della pianista Barbara Borra. A seguire, cena alla Trattoria Belvedere Roero, a San Grato di Monteu Roero. E il 27 settembre? Torna madame Camatel, questa volta sulla ribalta dell’azienda agricola Francesco Rosso di Santo Stefano Roero, con i Racconti del parentado, per narrare la ruralità contadina, in compagnia della violoncellista e cantante Simona Colonna. Per proseguire a Canale, all’Osteria dei Babi. Infine, il 4 ottobre, è la volta di Saulo Lucci e dei Racconti partigiani. Nella maison Angelo Negro e Figli, a Monteu Roero. Con corollario all’Osteria DiVin Roero, a Vezza d’Alba. “Troppo spesso il vino si comunica rivolgendosi ad un pubblico ristretto. Noi siamo certi invece che il vino sia una forma d’arte che ha molti tratti comuni alla letteratura, il teatro, la musica”, spiega Francesco Monchiero, presidente del Consorzio. 

    Due icone braidesi: la Zizzola e la salsiccia di vitello

     

    Bra fa Cheese? No, fa Bra’s

    Una la guardano. L’altra la mangiano. Se Bra è famosa per la fascinosa Zizzola, residenza a pianta ottagonale eretta nel 1840 come villa di delizie sul Monte Guglielmo, è forse ancor più nota per un prodotto che vanta persino una confraternita: la salsiccia di vitello. Incensata in una kermesse quale Bra’s. Che mette l’accento (e pure il genitivo sassone) sul senso d’appartenenza al generoso territorio della cittadina roerina. Fatto sta che, dal 16 al 18 settembre, l’attenzione è tutta su salsiccia di vitello & co. Ossia riso, formaggio e pane. Grazie a un evento che richiama cuochi stellati e talenti emergenti, per ribadire il concetto del made in Bra. Coinvolgendo il centro urbano, i portici dell’ala storica di corso Garibaldi e corso Cottolengo. In programma? Pranzi e cene, laboratori e momenti di approfondimento, mercati e musica. Attesi gli chef Gian Piero Vivalda dell’Antica Corona Reale della cuneese Cervere e Giovanni Grasso della Credenza di San Maurizio Canavese (Torino). E ancora Seul Kim Ki, il giovane chef di Uri Sapori Condivisi di Roddino. Affiancato da Vincenzo La Corte de La Bula e Davide Grimaldi di Tako, entrambi ristoranti braidesi. E per chi ama le cose semplici? Voilà il Tagliere Bra’s, sul quale sfila pure la focaccia locale. Il tutto in abbinamento alle etichette della Banca del Vino di Pollenzo e alla birra artigianale e indigena StaBräu. 

    In alto, il Parco Dora e "Food RegenerAction", l'opera di Marco “Macho” Cimberle - Foto di Alessandro Vargiu. In basso, ortaggi (foto di Paolo Properzi) e musica (foto di Alessandro Vargiu)

     

    Torino, Parco Dora e Slow Food

    Il mantra è #RegenerAction. Della serie, rigenerazione con concreta azione annessa e connessa. Affinché il cibo (e pure il vino) buono, pulito e giusto divenga motore e volano per un cambiamento e per un rinnovamento. Del pensiero, delle relazioni, delle pratiche agricole, dei modelli urbani e rurali, dei sistemi di produzione, distribuzione e consumo. Questo il tema centrale di Terra Madre Salone del Gusto, che torna a vivacizzare la città della Mole, per la quattordicesima volta, dal 22 al 26 settembre. Sempre sotto il segno di Slow Food, del Comune di Torino e della Regione Piemonte. Il tutto al Parco Dora. “Un’area che fino a qualche anno fa ospitava impianti produttivi e acciaierie e ora è uno dei più importanti polmoni verdi di Torino. Un luogo perfetto per mostrare concretamente un esempio di rigenerazione ambientale e sociale”, spiega il sindaco Stefano Lo Russo. Attesi? Oltre tremila contadini e allevatori, pastori e pescatori, cuochi e giovani attivisti provenienti da più di 150 Paesi. E centinaia sono pure gli espositori e gli artigiani presenti, fieri di animare il Mercato con prodotti, Presìdi e progetti. E ancora, l’orto didattico, i laboratori, gli appuntamenti a tavola e in cucina, le conferenze, gli incontri con filosofi, economisti, artisti e ricercatori, gli iter immersivi fra graffiti e street art, nonché i percorsi. Dedicati alla biodiversità. E alla sua inestimabile ricchezza. 

     

    “Chi oggi può realizzare vera innovazione? Io sono convinto che solo le comunità possano realizzarla, perché si fondano sulla sicurezza affettiva, sulla socialità, sulle relazioni personali: tutti fattori che hanno a che vedere con la gioia e la felicità, e dai quali può scaturire un vero cambio di paradigma. Le comunità, inoltre, possono produrre innovazione perché conservano salde radici territoriali e possiedono la consapevolezza che il patrimonio esistente può generare ricadute positive in maniera diffusa. Sono convinto che sia attraverso di loro che affronteremo con successo il lungo periodo di transizione agroecologica che ci attende”, dichiara Carlo Petrini, fondatore di Slow Food.

    In Franciacorta due weekend per vivere le vigne e scoprire le cantine. Assaggiando persino lo spiedo sulla pizza by Patrick Zanoni (foto di Aromi.Group)

     

    In Franciacorta la festa è in cantina

    Du weekend is megl che uan. E la Franciacorta fa la doppietta. Mettendo in programma ben due fine settimana a tutte bollicine: il 10 e 11, nonché il 17 e 18 settembre. Una tredicesima edizione quella del Festival Franciacorta in Cantina che annuncia un ricco calendario di eventi e iniziative. Della serie: visite guidate, picnic contadini, tramonti in vigna, educational di approfondimento (anche al suggestivo Clos del Brolo della maison Guido Berlucchi di Borgonato di Corte Franca), trekking a piedi, gite in bicicletta, iter a cavallo, incontri a tu per tu con l’arte norcina (all’agriturismo Corte Lantieri di Capriolo), calici nel parco e grigliate di mezzanotte (alla cooperativa sociale agricola Clarabella di Iseo, che celebra i suoi primi vent’anni). E ancora degustazioni musicali (allo Sparviere di Monticelli Brusati), verticali di rosé (addirittura à la volée) e pairing a chilometro zero (come quelli by Mirabella di Rodengo Saiano), orizzontali di Satèn (sessanta quelli in degustazione alle Cantine di Franciacorta di Erbusco) e tasting di ogni genere. Anche dell’iper autoctono spiedo bresciano. Che finisce persino sulla pizza. Grazie alla sapienza artigiana di Patrick Zanoni, guest pizza chef (nel secondo weekend) delle Marchesine di Passirano. Il tutto unito alla possibilità di scoprire borghi, ville, abbazie, monasteri e castelli. Certo, come il Castello Bonomi, un vero château in landa franciacortina, gestito dalla famiglia Paladin. E per chi volesse vivere il territorio in tutta tranquillità? Ci sono i bus tour, per partire da Rovato, facendo tappa da una serie di produttori. Clou della quattro giorni? Indubbiamente la soirée di sabato 17 settembre. Quando vanno in scena galà in bianco, sfilate tra i filari, party musicali, aperitivi sul far della sera, dinner d’autore (anche nelle trattorie e nei ristoranti della zona) e persino esclusive cene romite. Come quella organizzata da Villa Franciacorta, in quel di Monticelli Brusati. Proprio così: dopo una passeggiata fra i vigneti terrazzati si giunge alla Casa dell’Eremita, sulla Collina della Madonna della Rosa. Per vivere un’experience gourmet targata Andrea Marenzi, chef alla guida di Éla - Osteria in Villa. Last but not the least: collegandosi al sito ufficiale si può fare un test. Per costruire il percorso più adatto alla propria personalità. Quando si dice enoturismo su misura.  

    La locandina del festival e la chef Claudia Catana: in gara per la Romania e vincitrice della scorsa edizione del Campionato del Mondo di cous cous

     

    Cous cous a San Vito Lo Capo

    Ormai è appuntamento fisso. Da ben venticinque anni. A San Vito Lo Capo, nel Trapanese, si riaccendono le luci del Cous Cous Fest, che festeggia il suo quarto di secolo dal 16 al 25 settembre. Facendosi ambasciatore e portavoce di pace, inclusività e multiculturalità. Dieci giorni vibranti e brillanti, all’insegna del piatto più giramondo che ci sia. Ma non solo. “Ho lavorato con entusiasmo alla costruzione di un cartellone artistico che riuscisse ad avvicinare il Cous Cous Fest ai valori su cui fu fondato 25 anni fa, a cavallo tra integrazione culturale, sperimentazione e intrattenimento. L’esigenza, condivisa con organizzatori e amministrazione comunale, è stata quella di imprimere all’evento questa nuova direzione, senza tradire del tutto la vocazione spiccatamente pop delle sue più recenti edizioni. Credo sia un cartellone di profilo, sia dal punto di vista squisitamente spettacolare che in termini di offerta culturale”, afferma il direttore artistico Massimo Bonelli. Deus ex machina di un palinsesto che mixa musica folk, talk, elettronica, reading, sound e parole. Anche a tu per tu con Paola Turci, Ermal Meta e Piero Pelù. Tanto poi il cous cous torna. Nel Bia World Championship e in un campionato tutto italiano. Che mette in sfida un poker di chef: Alessandro Billi dell’Osteria Billis di Tortona (Alessandria), con il suo Tacous; Gianluca Ganci, sous-chef dei Fontanili di Gallarate (Varese) con la sua visione Oltre il Confine; Pierpaolo Ferracuti del Retroscena di Porto San Giorgio (Fermo) con il suo Gazpacho Mediorientale; e Salvatore Monforte del Médousa Bistrot & Suite di Taormina con un inedito Grand Tour

    Alcuni momenti del Simposio degli Dei, spettacolo teatrale-musicale che va in scena nella Valle dei Templi

     

    Ad Agrigento si cena con gli dei

    “Uno spettacolo nello spettacolo, ispirato alla storia millenaria della Valle dei Templi. Un divertimento culturale assicurato con il grande Zeus, sua moglie Era, la bella Afrodite, il possente Ercole e altri dei ed eroi mitici”. Il regista Marco Savatteri racconta così il Simposio degli Dei: progetto innovativo e immersivo che prende forma al calar del sole - fra vibrazioni ancestrali e danze rituali - a Le Stoài, locus amoenus tuffato in uno dei parchi archeologici più estesi al mondo (1.300 ettari), entrati ufficialmente a far parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco. Perché testimonianza straordinaria dell’antica polis ellenica di Akagras. E proprio dalla mitica Grecia prende linfa questa pièce teatrale-musicale, capace di miscelare arte, cultura, cucina e natura. In tre atti. In tre contesti diversi. Il giardino degli ulivi secolari, la sala interna e la terrazza panoramica. Il tutto ammirando, ascoltando e assaporando. Làganon (zuppa croccante di pasta e legumi), ichthyìa (pesce su crema di farro) e chytós (macco di fave con garòn). Non tradendo il pane, in tre tipologie: il friabile sìtos, con extravergine di oliva, rosmarino e olive verdi; àrtos, con formaggio pecorino, salsiccia secca al finocchietto e origano rosso di Carcaci; e boletìnos, soffice, a foggia di fungo e prezioso di semi di papavero. E annaffiando il serale banchetto con inebriante ambrosia a base di vino, miele e spezie. Per un viaggio onirico, che lega terra e cielo, attori e commensali. Prossimi appuntamenti: 2, 6, 8, 14, 16, 21, 23, 28 e 30 settembre. Ma si va in scena pure a ottobre: il 5, il 7, il 12, il 14, il 19, il 21, il 26 e il 28. Ad avere avuto l’idea? L’imprenditore Antonio Alba e l’attrice Simona Frenna. Mentre alla regia culinaria sta lo chef Rosario Matina, originario di Favara. Dove soggiornare all’Alba Palace. Costruito intorno a un’abside del Settecento. Della serie, design e storia, lusso e genius loci.

     

    “I Greci non mangiavano semplicemente, non si nutrivano e basta. I Greci condividevano il cibo e nutrivano l’ospite prima ancora che questi fosse conosciuto, solo perché giunto straniero alla mensa, arte del convivio, dello stare assieme”, scrive sul menu del Simposio degli Dei lo chef Rosario Matina.


    Giuseppe Li Rosi e i campi di grano evolutivo - Foto di Thorsten Stobbe

     

    Simenza va al Castello di Milazzo

    E sempre in terra di Trinacria vanno in scena le Jurnate di Simenza, la cumpagnìa siciliana sementi contadine presieduta dal contadino-custode Giuseppe Li Rosi. Una due giorni per meditare e per parlare di agrobiodiversità e di sostenibilità, di cielo e di grano, di pane e di formaggio, di uomini e di animali, di campagna e di mare, di rispetto e di capacità di adattamento, di ortaggi e di nuovi ancoraggi del lavoro artigianale. Da segnare in agenda: il 17 e 18 settembre, al Castello di Milazzo. Per un weekend scandito da assaggi, paesaggi, laboratori e seminari nella celebre cittadella fortificata del Messinese. Che conta sette ettari di superficie.  

    L'Asiago dop, protagonista di Made in Malga 2022

     

    Asiago e le “altissime” bontà

    Dalla montagna si è partiti, e alla montagna si fa ritorno. Con Made in Malga, appuntamento vis à vis con l’universo caseario italiano, giunto alla sua decima edizione, organizzato da Guru Comunicazione e fortemente sostenuto dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago. Due i weekend chiamati all'appello: 2-4 e 9-11 settembre. Sempre nella vicentina Asiago e sempre puntando l’obiettivo sulle delizie nate alle alte quote. Attore, nelle sue diverse sfumature e stagionature, è infatti l’Asiago dop “Prodotto della Montagna” (figlio delle malghe e dei caseifici posizionati sopra i 600 metri di altitudine, sia sull’Altopiano di Asiago 7 Comuni sia nella provincia di Trento). Ma con lui ci sono altri compagni gustosi. Dal Branzi alla toma piemontese, dal formai de mut al puzzone di Moena, sino al Parmigiano Reggiano made in mountain. Attori e motori di una serie di masterclass guidate (presso l’Hotel Paradiso), in pairing con vini alpini ed estremi. Da scoprire? La mostra mercato, i laboratori, le escursioni guidate e l’Osteria di Montagna. Dove assaggiare gnocchi, stinco di maiale, pasticci di speck e funghi, nonché arrosticini, bistecchine, tagliate e hamburger di pecora. Mentre il Bistrot Asiago, in collaborazione col consorzio e i Jre, vede in cucina Alberto Basso (del TreQuarti di Val Liona, Vicenza); Davide Botta (de L'Artigliere di Isola della Scala, Verona); Renato Rizzardi (de La Locanda di Piero, nella vicentina Montecchio Precalcino) e Paolo Trippini, direttamente dalla ternana Civitella del Lago. Un programma intenso (scaricabile e sfogliabile), che fa luce pure sul Mountain Beer Festival. Per sorseggiare le belle spumeggianti nei giardini di piazza Carli.  

    A Monza, sette giorni di full immersion nel vino

     

    Monza in Biancorosso (non solo in campo)

    Nella brianzola città da serie A, invece, le degustazioni si fanno in boutique. Calice alla mano e occhi puntati su abiti, oggetti, accessori e gioielli. Mentre lo Champagne si sorseggia in Piazza Duomo, con tanto di dinner preparato dal ristorante Saint e dal suo chef Michele Cioffi, e i vini sfilano in via Bergamo, sublimata in uno speciale banco d’assaggio sotto le stelle. L’occasione? La Monza Wine Experience, in programma dal 12 al 18 settembre, giunta alla sua quarta edizione e organizzata dalla dinamica event & communication agency Visionplus, con il patrocinio del Comune di Monza e della Provincia di Monza e Brianza e in partnership con Le Soste e con l'Ais, l’Associazione Italiana Sommelier. Obiettivo? Far vivere la vendemmia in un modo diverso (e diffuso), valorizzando i grandi produttori italiani (e non solo) e raccontando la bellezza dell’urbe custode della Corona Ferrea. Fra street food (in piazza Carrobiolo), cooking show, menu ad hoc proposti in ristoranti, osterie, vinerie e trattorie, masterclass all’Hotel de La Ville e puristellata cena finale alla Villa Reale. Firmata da Fabio Silva (del monzese Derby Grill), Paolo Lopriore (de Il Portico di Appiano Gentile), Alessandro Negrini e Fabio Pisani (del milanese Il Luogo di Aimo e Nadia), Enrico Bartolini (direttamente dal terzo piano del Mudec di Milano) e gli artisti di Apei (gli Ambasciatori Pasticceri dell'Eccellenza Italiana). Da non dimenticare? L’11 settembre va in scena il Gran Premio di Formula 1. Celebrando il centenario dell’iconico autodromo nazionale e accendendo ufficialmente i motori dell’evento.

    T: Cristina Viggè

    02-09-2022

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