Un distillato di vino dunque. Figlio prediletto dei vitigni ugni blanc, folle blanche e baco. Cresciuti in una zona in perfetto equilibrio fra clima oceanico (a ovest) e brezza mediterranea (a est). Una terra di mezzo, benedetta. Persino dalla Aoc, l’Appellation d’origine contrôlée. “Ma pure una terra molto variegata. Suddivisa com’è in tre diverse zone: Bas Armagnac, la più a occidentale; Armagnac Ténarèze, la più centrale; e Haut Armagnac, la più orientale. Aree talvolta più sabbiose, talaltra più calcaree e argillose”, puntualizza Jean-Noȅl Dollet, direttore e mastro cantiniere della maison Janneau: fondata nel 1851, con sede a Condom e rappresentata in Italia da Rinaldi 1957. Un’azienda importante Janneau, meritevole d’aver reintrodotto nel 1972 la doppia distillazione. “Che regala toni più freschi e floreali. Mentre le acquaviti che provengono esclusivamente da una singola distillazione sono decisamente più robuste”, commenta monsieur Dollet. Ricordando come la maison possa avvalersi di entrambi i metodi di lavorazione. Per prodotti più vari, complessi, raffinati. Come accade per l’Armagnac Janneau VSOP, l’icona, il simbolo della casa: una miscela di acquaviti iper selezionate, alcune delle quali lasciate invecchiare per vent’anni nelle botti di rovere francese, all’interno delle cantine centenarie. E se il suo colore vibra fra luminosi toni d’ambra, al naso svela note di fichi e miele d’acacia, mentre al palato concede nuance tostate e speziate. Perfetto da solo, ma ideale da sposare a una tartare di manzo con gel di Bloody Mary e olio al basilico.