Tre le sale. Che si dipanano fra archi, specchi, nicchie, tessuti a rigoni, arredi rétro, pavimenti in cotto e in graniglia e parquet a spina di pesce. “Volevo creare un’atmosfera vintage. Tipicamente italiana. Rifacendomi al periodo che va dagli anni Trenta ai Cinquanta. Volevo trasmettere calore e genuinità. Il mio desiderio è che da qui ogni commensale esca sereno e rilassato. Con il sorriso. Questa è la mia vera mission, la mia ossessione”, continua Chiara. Guardando verso il soffitto. “Queste lampade, per esempio, fanno parte di una vecchia collezione Azucena, firmate da Luigi Caccia Dominioni. Le ho volute a tutti i costi. Mentre le bottiglie esposte in vetrina sono targate Branca, un marchio emblema dell’italianità. Inoltre, tutti i manifesti pubblicitari appesi alle pareti sono originali e giungono dalla Fondazione Massimo e Sonia Cirulli di San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna. Dialogano perfettamente con il murale di Alberto Casagrande, dal tratto futurista, alla Fortunato Depero. Vintage e modernissimo”. Sì, un murale, che nella sala principale svetta folgorante. Ritraendo un momento di festa, di chiasso, di confusione. Fra i toni del giallo, del rosso e dell’azzurro. E fra suonatori, saltimbanchi e ballerine. “Anche la colonna sonora non è casuale. Abbiamo selezionato i grandi successi della musica italiana. Quelli che ti metti a cantarli, se hai 25 anni e se ne hai 65”, continua madame Tosato. Che per i piatti non ha scelto la porcellana, bensì la ceramica. O meglio, le maioliche dipinte a mano della maison Daedalus di Vietri sul Mare. Last but not the least, la toilette. Raggiungibile scendendo una lignea scala a chiocciola. Ocio la testa si legge sul muro. Fra libri, Betty Boop e la locandina di Alberto Sordi in Un Americano a Roma.