Un look decisamente eco-friendly quello della pasticceria che, in terra patavina, porta orgogliosamente il nome di mamma Marisa. “Le confezioni sono bellissime e piacevoli al tatto. Esibiscono una tonalità neutra, tenue e molto naturale. Inoltre i colori utilizzati sono all’acqua. Marroni e verdi pastello scuri. E poi si tratta di pack solidi e resistenti. Anche se, in un ipotetico futuro, il massimo sarebbe che l'imballo avesse la stessa shelf-life del suo contenuto. Che si autodistruggesse, che esaurisse automaticamente la sua vita. Non so, magari sciogliendosi nell'acqua”, prosegue Cantarin, che ha sempre al suo fianco la sorella Erica. “Sui packaging siamo davvero riusciti a chiudere il cerchio. E con la carta Crush Cacao rivestiamo tutti i nostri lievitati, panettoni e pandori che siano. Non dimenticando i biscotti, le sbrisolone, le tavolette di cioccolato”. Una carta golosa ed ecologica, a basso impatto ambientale e pure coerente con la filosofia di una pasticceria, perché derivante dalla micronizzazione delle bucce delle fave del cacao, unitamente a residui e sottoprodotti delle lavorazioni agro-industriali di kiwi, mais, ciliegie, caffè, mandorle, nocciole, olive, uva, agrumi e lavanda. Che vanno così a sostituire fino al 15% di cellulosa vergine. Nel segno della salvaguardia della natura e di un intelligente upcycling. Della serie, quando lo scarto sublima in splendido incarto. Complice la fede nelle energie rinnovabili, grazie a una produzione in EKOenergy. “Il prossimo passo sarà quello di allargare il progetto a tutte le confezioni. Inclusi i porta torte e i vassoi per i mignon. Non è cosa semplice, perché in questo caso c’è il diretto contatto con il cibo. Ma stiamo già lavorando con quattro aziende. Sono certo che troveremo la soluzione”, continua Lucca. Che intanto pensa alla simil plastica. “Sono in contatto con una ragazza che ha fatto una tesi di laurea su questo tema. L’idea è quella di utilizzare la cheratina ricavata dalle piume dei polli destinati al macello, creando un biofilm. Il vero ostacolo è mantenere l’umidità del lievitato, che altrimenti si asciuga”.