Terra e musica

    Francesco Saltarin: la meglio gioventù rurale

    Guida il trattore, colleziona modellini (di trattore), suona la tromba e coltiva appassionatamente i campi. Facendo crescere il grano, ma pure ortaggi e cucurbitacee. A Vighizzolo d’Este, Francesco porta avanti la sua mission di contadino contemporaneo e volitivo, che ha mani e testa per la sua terra

    “Alle elementari, sul quaderno, scriveva: io da grande farò la scuola dell’agricoltura”, svela mamma Lorenza. Sì, perché Francesco Saltarin già allora aveva le idee chiare. “Certo, io ho sempre voluto fare l’agricoltore. Infatti ho frequentato l’istituto tecnico agrario di Rovigo. E ho pure preso un bel cento alla maturità. Per poi iscrivermi all’Università di Padova, seguendo Scienze e Tecnologie Agrarie. Insomma, mi sono perennemente portato avanti. Ho giocato d’anticipo. Per avere tutte le nozioni e le conoscenze agronomiche necessarie, e arrivare preparato. Anche se si sa, in agricoltura non esiste un libro da leggere per imparare. Devi agire sul campo. Con passione, determinazione e ambizione”, racconta Francesco.

    Guida e colleziona trattori Francesco Saltarin, che coltiva la terra e suona la tromba - Foto di Thorsten Stobbe

     

    L’orgoglio di essere agricoltore

    Francesco: classe 1993 e alla guida di un’azienda tutta sua. A Vighizzolo d’Este. “In verità tutto è partito da mio padre Stefano e dalla sua attività a Sant’Urbano. Ma ho preferito che la mia e la sua realtà non coincidessero. E così, in parallelo, ho avviato la mia azienda orticola e cerealicola. Ovviamente lavorando in collaborazione con papà”, continua Saltarin junior. Fidanzato con un’imprenditrice agricola. Circondato da amici agricoltori. E pure dai campi. Sessanta ettari in totale. In parte, destinati a quelli che lui definisce ortaggi tenaci: zucche, angurie, cavoli, piselli e patate. In parte, vocati ai cereali, al frumento tenero e al grano duro. Puntando dritto verso la qualità. “Non serve guardare all’orizzonte. Bisogna guardare per terra. E al contempo avere in testa nuove idee e nuovi obiettivi. Per noi, ora, il massimo traguardo sarebbe quello di riuscire ad arrivare direttamente al consumatore, colmando il gap fra terreno e mercato, e occupandoci di commercializzazione. Forse, sta lì il futuro dell’agricoltura”, commenta Francesco. Da agricoltore contemporaneo e motivato qual è. 

    Francesco sul suo adorato trattore - Foto di Thorsten Stobbe

     

    Trombe e trattori

    Un contadino caparbio e convinto Francesco. Che sale volentieri sul trattore. Che crede nel trattore. “Perché meno si calpesta il terreno meglio è”. E che colleziona trattori. O meglio, trattorini in miniatura. “Ho una vera passione per i modellini dei trattori. Ne ho moltissimi. Più di 130 pezzi. Li custodisco gelosamente nella mia camera. Rappresentano il mio hobby. Il mio svago. Il mio momento di relax”, precisa Francesco. Mentre mamma Lorenza e nonna Vittorina ribadiscono: “Se vuoi fargli un dono gradito gli devi regalare un modellino”. Trattori rossi da guidare. Trattori blu da conservare. E poi? La tromba. “Ogni agricoltore cela una vena artistica. Ecco, io suono la tromba. Avevo circa una decina d’anni. Ricordo, era un 25 aprile. Quando a Vighizzolo vidi la banda e me ne innamorai. Così ho trovato un maestro e ho imparato a suonare la tromba. Studiando per tre anni al conservatorio di Rovigo. Nella banda cittadina sono diventato persino prima tromba. E ho pure avuto la fortuna di esibirmi in feste di paese, sagre, concerti natalizi e ricorrenze nazionali. Una bella soddisfazione. E comunque ascolto anche tanta musica. Specialmente in radio. Dopotutto, un cugino di papà era tenore. Si vede che i suoni sono nel dna di famiglia”, commenta. Mentre gira con fierezza la chiave nel cruscotto. Del suo scattante e dinamico trattore.  

    T: Cristina Viggè

    12-01-2023

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