Bere responsabilmente

    Spirito solidale

    Anno nuovo, propositi nuovi. Partendo da un calice di vino. O da un sorso di gin. Perché a volte le buone azioni si nascondono dentro una bottiglia. Basta stappare con un po’ di gentilezza e di altruismo

    Bevi responsabilmente recita il ben noto refrain. Ma bere responsabilmente non significa solo consumare alcol moderatamente. Bere responsabilmente vuol dire anche sorseggiare con coscienza e conoscenza, sapendo di poter concorrere a una giusta causa. Della serie, quando l’acquisto di una bottiglia di vino, di spumante o di gin può aiutare gli altri e dare una mano a chi è in difficoltà. Contribuendo al supporto, al sostegno e alla rigenerazione: di uomini, di donne, di un’intera comunità. Non dimenticando le creature animali e persino le statue. Ecco allora qualche storia virtuosa. Qualche produttore lungimirante e visionario, orgoglioso di concentrare il buono in una bottiglia. Guardando oltre il tappo, il vetro e l’etichetta. 

    Il Prosecco Rosé, il Pinot Grigio Rosé e vini Uniko di Casa Paladin sono protagonisti di alcuni progetti solidali

     

    L’ecosistema virtuoso di Casa Paladin

    Un poker di tenute. E quattro principi cardine. Quattro diktat in cui credere e tener fede. Quattro V Project: Vite, Verde, Vino, Vita. Per una viticoltura ragionata e sostenibile, che elegge un modus operandi sartoriale e puntuale, un approccio plant to plant e vendemmie tailor made. Il tutto nel rispetto e nella tutela del terroir e della biodiversità, seguendo le voci dei verbi proteggere, ridurre, riciclare. Non dimenticando di creare un ambiente lavorativo positivo e salutare e di impiegare tempo ed energie per portare avanti qualche nobile mission sociale. La pensa così e di conseguenza agisce così Casa Paladin. Anno di fondazione 1962, una filosofia che mette al centro le idee e le persone e un abbraccio che avvolge quattro diverse maison: Paladin Vigne e Vini, il principio, la radice, il cuore propulsore, il quartier generale, ad Annone Veneto; Bosco del Merlo, a cavallo tra Veneto e Friuli, lungo quella via Postumia che se ne sta in equilibrio fra Venezia e Pordenone: Castello Bonomi, l’unico château della Franciacorta, a Coccaglio (e alle pendici del Monte Orfano); e la Premiata Fattoria di Castelvecchi, a Radda, nel cuore del Chianti Classico. Quattro cantine più una a dire il vero. Sì, il nuovo capitolo Casa Lupo, ambasciatore della Valpolicella. Terra dunque, ma anche uomini. Perché i Paladin, capeggiati dai bros Carlo e Roberto, si concentrano sul fattore umano. Facendo buon vino e facendo del bene. Per esempio sostenendo il progetto Sulle ali di una farfalla, firmato Avapo Junior, che a Mestre si occupa di assistere le famiglie e i bambini malati oncologici. Sono nati così due vini dal nome Uniko e dall’etichetta disegnata dai bimbi stessi: un bianco da chardonnay e sauvignon; e un rosso da malbech e cabernet. In pratica? Parte dell’incasso viene devoluto all’associazione di volontari. Ma non finisce qui. Ogni anno, il mese di ottobre si tinge di pink per Bosco del Merlo. Che, al motto di Life in Rosé - e all’hashtag #lifeinrose - aderisce alla campagna Nastro Rosa della Lilt, destinando alla lega italiana per la lotta contro i tumori parte del ricavato delle vendite del Prosecco Rosé e del Pinot Grigio Rosé. Espressioni scintillanti di una cantina che mutua il nome dalle antiche foreste di rovere e che produce vini vegani, eliminando ogni traccia animale persino nei packaging.

    Andrea e Luca Sartori presentano il bianco e il rosso Fira

     

    Sartori, Fira e i fiori

    “Fira? Sta per Zaffira. Una delle sorelle del bisnonno Pietro, il fondatore dell’azienda. Lei, Fira, lavorava nei campi, ed essendo più grande era anche un po’ il rifugio, il conforto di Pietro. Una donna bella, forte, determinata, indipendente. Un brillante esempio di emancipazione femminile sul finire dell’Ottocento”, racconta Luca Sartori. Che col fratello Andrea amministra e sovrintende una realtà polifonica quale Casa Sartori 1898. Un brand madre, che comprende il marchio di punta Sartori di Verona e griffe più giovani come I Saltari e Mont’Albano. Una maison che ha il suo centro nevralgico in Valpolicella - a Negrar per l’esattezza - ma che sa guardarsi intorno, coinvolgendo territorio e viticoltori-conferitori, come una grande famiglia. Che sa anche essere sensibile, generosa e altruista, aderendo a progetti sociali e solidali. Vedi quello che mette al centro i due vini Fira: una mini collezione, il cui ricavato viene destinato in parte all’associazione D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza). O meglio, va a contribuire al programma Fondo borse lavoro, per promuovere l’inserimento lavorativo di donne uscite da situazioni di violenza. Agevolando il raggiungimento della piena autonomia economica, su modello della tenace Fira. Incarnata in un vino bianco e in un vino rosso dai caratteri energici e complessi, eppur democratici ed empatici. “Nel bianco c’è la garganega, l’uva-colonna portante del terroir del Soave. Ma ci sono pure chardonnay e sauvignon, per un tocco d’internazionalità. È giovane, fresco, immediato, fragrante, scattante. Il rosso invece contempla la corvina, iconica pure lei. Insieme a vitigni quali merlot e cabernet sauvignon. È un vino più erbaceo, risoluto, piacevolmente tannico. In entrambi i casi le uve vengono raccolte surmature e poi lasciate riposare nei fruttai. Come usa fare da noi”, spiega Luca. In etichetta? Madame Fira. “Non avevamo foto, così ce la siamo immaginata: con un copricapo in cui sbocciano fiori e frutti. Con tanto di annaffiatoio. A evocare una rinascita, una rigenerazione possibile”, spiega Anna Caprini, alla redini di communication & hospitality della maison. Facendo notare anche la retroetichetta, preziosa di utili infografiche. Ma a guardare bene sulla bottiglia vi è pure il logo che ritrae la trecentesca statua equestre di Cangrande della Scala. Statua custodita nei Musei Civici di Verona e di cui Sartori ha deciso di finanziare la manutenzione conservativa, sino al 2034.     

    In alto, Roberta Bianchi, il marito Paolo Pizziol e i vigneti di Villa Franciacorta. In basso, le cantine e i vini protagonisti del progetto Niños que Esperan

     

    Villa Franciacorta e il valore della speranza

    Supportare le donne in difficoltà. Donando fiducia, speranza e serenità. “Abbiamo deciso di aderire ancora una volta a un ambizioso progetto legato a Niños que Esperan, la onlus che si occupa a distanza di un orfanotrofio in Repubblica Dominicana. Ecco, in questo caso vorremmo garantire per un paio di anni il sostegno psicologico a tutte le ragazze adolescenti presenti nell’orfanato. Aiutandole in un periodo molto delicato e importante della vita”, dichiara Roberta Bianchi, figlia di quell’Alessandro che nel 1960 fondò Villa Franciacorta a Monticelli Brusati. Misson? Raccogliere i fondi necessari. Traduzione: la messa a punto di due confezioni esclusive, dal messaggio iper inclusivo. Perfette per conviviali momenti di festa, ma non solo. “Perché non dobbiamo donare solo a Natale”, ribadisce Roberta. Che col marito Paolo Pizziol ha pensato a due soluzioni solidali. In primis un’esperienza rigorosamente in magnum: l’Emozione Brut 2018, la prima vendemmia in totale regime biologico. Un Franciacorta iconico e unconventional, summa di chardonnay (85%), pinot nero (10%) e pinot bianco (5%), che in questo millesimo è eccezionalmente figlio di “due annate”. Infatti, la gelata del 2017 ha fatto sì che le viti risparmiassero energie, per concederle al 2018, con il risultato di un nettare ancor più intrigante. Premiato con la prestigiosa Rosa d’Oro dalla Guida Viniplus di Ais Lombardia. Emozione (da 75 cl) che finisce pure nel coffret-trilogia studiato ad hoc per Niños que Esperan, insieme al Bianchi Roncalli Barbera 2015, etichetta che unisce i cognomi dei coniugi Alessandro e Ivonne, fra nuance di frutta rossa e accenni speziati; e al Briolette, il rosé demi sec della tenuta, esuberante ed elegante combo di pinot nero e chardonnay. Perfetto col dessert, ma pure con salumi, formaggi e leccornie salate.

    Alberto Morello e la sua iniziativa a sostegno della fondazione IREA Morini Pedrini Pelà Tono di Este - Foto di Aromi.Group

     

    Alberto Morello e I REAlizzabili

    Intanto anche il giovane pizzaiolo-contadino Alberto Morello non sta a guardare. E si dà (e si è dato) un gran da fare: celebrando i primi vent’anni di Gigi Pipa, l’atestina pizzeria con orto (che nel frattempo si è pure allargato); introducendo La Venti, versione salata di una focaccina dolce (ripiena di gelato) ideata nel 2020, dall’impasto iper soffice, farcito (questa volta) con confettura di pomodori confit e baccalà; portando avanti la dinamica Bottega Gigi Pipa, in piazza Trento, sempre ad Este; e aprendo una nuova bakery nel centro di Padova (che prossimamente ospiterà incontri culinari a quattro mani con chef internazionali). Non solo. Alberto, nei giorni che hanno preceduto il Natale, ha voluto dar fiato a un’iniziativa virtuosa: Ink & Wine per fare del bene. Una vera e propria asta benefica a favore della locale fondazione IREA Morini Pedrini Pelà Tono, attiva nei servizi sociali e socio sanitari per persone con disabilità. L’idea? Quella di rendere irripetibili dieci etichette di Matter Bianco (a base di ribolla gialla, friulano e malvasia). Nettare che l’omonima cantina friulana ha proposto con etichetta bianca. Affinché venisse disegnata sia dai ragazzi della fondazione sia da otto tatuatori professionisti: quelli delle insegne Mezcla, Butterfly Tattoo, Mantra Tattoo Studio e Dangerous Tattoo. Bottiglie che sono state esposte presso lo spazio artigianale de I REAlizzabili (in via Cavour, a Este), dove tutto diviene possibile.  

    Canaïma Gin nasce in Amazzonia e sostiene l'Amazzonia

     

    Il gin che tutela l’Amazzonia…

    Importato e distribuito in Italia da Compagnia dei Caraibi, realtà con cui condivide principi e valori fondanti, Canaïma Gin nasce in Amazzonia. E ama profondamente l’Amazzonia. Infatti, non solo è prodotto con sapienza e conoscenza dalla Distilleria Dusa (la stessa che mette a punto Rum Diplomático), posizionata ai piedi delle Ande, in quel di La Miel, nel venezuelano stato di Lara, ma contribuisce pure alla tutela della foresta pluviale e delle comunità che la abitano. Basti pensare che la master distiller Mariana Calderón ha deciso di collaborare con le popolazioni locali per realizzare un distillato rispettoso dei cicli naturali e di un patrimonio culturale fatto di ancestrali rituali di raccolta. Risultato? Un gin sostenibile, figlio di un frutto esotico, di otto botaniche tradizionali e di dieci rigorosamente autoctone: merey (il frutto dell’anacardo), uva de palma (l’uva della palma moriche), copoazú, seje, túpiro, açaï, ponsigué, pijiguao, cocuro e parchita (il frutto della passione nella sua declinazione endemica). In questo modo si proteggono gli ecosistemi ambientale e sociale. Dando lavoro alle genti indigene. Coinvolte anche grazie alla sinergia con la Fundación Tierra Viva, organizzazione no profit che promuove lo sviluppo delle tribù, attraverso il commercio equo solidale di oggetti artigianali realizzati dalle donne (ma anche dagli uomini) dei Warao: dai bracciali ai sottobicchieri, dai secchielli ai contenitori. Per un solidale merchandising. Senza trascurare il tandem propositivo con Saving the Amazon, organizzazione con cui Canaïma collabora stabilmente per contrastare la deforestazione. Anzi, in questo caso Compagnia dei Caraibi si è impegnata a coinvolgere nei mesi scorsi diciassette insegne del Bel Paese (da nord a sud) nella campagna Cocktails for the Amazon, al fine di sensibilizzare i consumatori. La sfida? Piantare un albero per ogni drink venduto. Obiettivo? La ripiantumazione di diecimila trees.  

    Elephant Gin si impegna costantemente nella salvaguardia degli elefanti

     

    … e quello che sta con gli elefanti

    Flora, ma anche fauna selvatica. E qui entra in gioco Elephant Gin (di cui Compagnia dei Caraibi ha recentemente firmato un accordo per l’acquisizione). Un gin che rende onore alla savana e si impegna (da anni) nella salvaguardia degli elefanti e nella protezione del loro habitat. È sufficiente dire che dal 2013 ad oggi il 15% dei ricavi è sempre stato donato per sostenere questa buona pratica, raggiungendo un milione di euro nel 2022. Un bel traguardo per un gin etico e responsabile, prodotto in Germania da Tessa e Robin Gerlach, ispirandosi alla “loro Africa”. Una collezione che contempla in primis l’Elephant London Dry Gin, che ricorre a botanicals africani come il baobab, la pianta del bucco e l’artemisia africana. Ma pure l’aromatico Elephant Sloe Gin, il più corposo Elephant Strength Gin e il fresco e agrumato Elephant Orange Cocoa Gin. Tutti realizzati artigianalmente in piccoli lotti, utilizzando alambicchi di rame Arnold Holstein. Per poi venir custoditi in bottiglie studiate su misura, preziose di etichette scritte a mano, sigillate con sughero naturale e legate con uno spago. Ma non finisce qui. Lo scorso agosto - celebrando la Giornata Mondiale degli Elefanti - è nata pure la Elephant Gin Foundation, una piattaforma indipendente (con sede a Londra) per un impegno ancor più importante e costante. Elefanti, ma anche zanzare. Sì, perché Compagnia dei Caraibi sostiene il Laboratorio Zanzara, cooperativa sociale onlus nata a Torino come progetto di integrazione per persone con disabilità mentale. Una realtà che compendia servizi educativi, bottega di artigianato e agenzia di comunicazione e grafica, al fine di valorizzare il singolo individuo, nelle sue abilità e attitudini, fragilità e ricchezze.

    Marina Cvetic con le figlie Miriam e Chiara, i vigneti e il Castello di Semivicoli

     

    Masciarelli, l’autismo e un autorevole Pecorino

    Nuovo capitolo anche per il progetto benefico - iniziato nel 2017 a favore dei diritti dell’infanzia - targato Masciarelli Tenute Agricole, vitivinicola realtà teatina di San Martino sulla Marrucina. Che, presentando l’Abruzzo Pecorino doc Castello di Semivicoli 2022, rinnova la sua vocazione charity, questa volta devolvendo una percentuale del ricavato delle vendite ad Angsa (Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo) Abruzzo Onlus, al fine di garantire una vita serena e dignitosa alle persone affette da questo disturbo del comportamento. Della serie, quando il vino diviene un veicolo di valori, tradizioni, storie, conoscenza, consapevolezza e sensibilità sociale. Specialmente se regionale. Insomma, quando un’azienda fa del bene al suo territorio. Producendo vino e andando oltre il vino. Qui nella massima espressione del vitigno pecorino, nato e cresciuto nei vigneti che circondano il Castello di Semivicoli, secentesco palazzo baronale acquistato e riqualificato da Gianni Masciarelli e Marina Cvetic nel 2004 e oggi sublimato in wine resort. Un bianco intenso, pieno e vigoroso, pronto a vibrare fra nuance balsamiche di salvia, timo ed erbe di montagna, unite a note di pompelmo rosa e lime. Da acquistare sullo store online, oppure nei migliori ristoranti ed enoteche. 

    Alcune illustrazioni del calendario-progetto sostenuto da FUD Bottega Sicula

     

    Un calendario appetitoso

    Last but not the least, l’eccezione che conferma la regola. Niente vino, niente spirits, ma un calendario. Sì, un calendario artistico che va sotto il nome di IlluSTRAFUD, la nuova scommessa pensata e voluta da FUD Bottega Sicula. Che, per festeggiare i dieci anni dalla prima apertura a Catania, manda in scena dodici mesi illustrati da altrettanti disegnatori, ispirati da una magnifica dozzina di emblematici panini: dallo Shek Burgher al Bec Burgher, dal Cicchen Burgher al Parmigiana Burgher, dall'Italian Burgher Delacs all'Eg Burgher, passando per Panel Bred, Buffalo, Suitt Porc, Sammer, Biutiful e Countri. Il tutto a sostegno di Ristoranti contro la fame, la campagna benefica promossa da Azione contro la fame. Per aiutare anche le famiglie che in Italia vivono in povertà. Un racconto inedito del territorio siciliano, scandito in dodici tavole illustrate da Ale Giorgini, Mauro Gatti, Francesco Poroli, Antonio Sortino, Marco Romano (aka Goran), Elisa Seitzinger, Elisa Macellari, Damiano Stingone, Daniele Morganti, Betti Greco, Giuliano Cangiano e Cinzia Zenocchini. Il bello? Che ogni illustrazione si può staccare, sublimando a stampa da incorniciare. Inoltre, le illustrazioni sono acquistabili  - nello shop online e nei locali di Catania, Palermo e Milano - pure in versione cartolina, in un cofanetto a tiratura limitata. Per un 2023 pieno di vita.

    T: Cristina Viggè

    02-02-2023

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

     

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