Milano Design Week

    Fuorisalone: sortilegi artigianali

    Sedie con l’ombrello, bicchieri stregati, giardini di lana, carte da parati immersive, pumi benauguranti, cocktail dadaisti e una pasta al pomodoro sospesa fra palco e realtà. Dal 17 al 23 aprile, un giro al Fuorisalone può essere la giusta occasione per lasciarsi sorprendere da materia e immaginario, concretezza e incanto

    “Il design è l’arte di inventare una funzione e di tradurla in forma”. La pensava così il geniale Achille Castiglioni. E così pensa e fa Lucia Massari, product designer veneziana forte dell’aver riflettuto sul sorso, per poi tradurlo in una limited edition di bicchieri da cocktail capaci di incantare. Il loro nome? Strata. Una gamma di glass unici e numerati, forgiati a mano, uno ad uno, dalla Fornace Mian di Murano. Un progetto iper artigianale e tailor made, griffato Strega Design Collection, ideato e curato da Angela da Silva (fondatrice della Swing Design Gallery, con sede a Benevento, nello storico Palazzo Collenea Isernia) e voluto da una maison sannita che ha fatto di un liquore (giallo) alle erbe il suo vessillo: Strega Alberti 1860. “Siamo molto contenti di questa collaborazione con Lucia Massari, che ci consente di continuare il nostro percorso di affiancamento al mondo della cultura. Abbiamo infatti sempre avuto uno stretto rapporto con la letteratura: con il nostro Premio Strega, giunto quest’anno alla 77esima edizione, ma anche con le arti figurative, come attestato dalle opere commissionate nel corso degli anni a grandi artisti e illustratori del calibro di Dudovich, Depero, Mafai, Maccari, Guttuso e Paladino. Il progetto che abbiamo sviluppato con questa designer italiana ci riporta inoltre a un rapporto diretto con il vetro, che è un materiale con il quale lavoriamo da sempre. Penso alla nostra storica e caratteristica bottiglia in vetro bianco a rilievo, che costituisce un’altra icona di riconoscibilità per il marchio Strega”, affermano Giuseppe D’Avino e Andrea D’Angelo, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’azienda beneventana. Fiera di presentare l’operato in occasione della Milano Design Week: da martedì 18 a domenica 23 aprile, grazie a un’istallazione site specific al Dry di via Solferino. 

    In alto, il cocktail Strata e il gruppo che ha lavorato al progetto Strega Design Collection (foto di Antonio Citrigno). In basso, alcuni momenti della produzione dei bicchieri in vetro di Murano - Foto di Federico Floriani

     

    Strega comanda color

    Vetro. Liquore. Colore. Connessi, intrecciati e miscelati. Per dar vita a una capsule collection cromaticamente affascinante. “Nel mio lavoro i colori giocano un ruolo fondamentale e Strata fa parte di una ricerca che dimostra la possibilità di utilizzare il vetro come una sorta di colore plasmabile”, spiega madame Massari. Capace d’aver creato, attraverso il colore, un ponte fra due manifatture: quella del vetro e quella del liquore, “apparentemente molto diverse, ma che in realtà ho trovato sorprendentemente simili. Come ogni singolo elemento chimico viene selezionato in quantità precise per produrre un determinato e specifico colore nel vetro, così la singola erba viene selezionata accuratamente per produrre un preciso risultato nel liquore, compreso il colore stesso. Sono la cura dei dettagli, la passione per la materia prima e l’amore profuso in entrambi i lavori a fare la differenza per la qualità del prodotto”, continua l’artista. E in effetti ci vogliono precisione e puntiglio per scegliere, importare (da tutto il mondo) e molire le settanta erbe che nutrono il liquore stregato e aristocratico (basti pensare che Strega era una delle aziende fornitrici della Real Casa sabauda): dallo zafferano alla menta del Sannio, dal ginepro dell’Appennino all’iride fiorentino, dal finocchio alla cannella di Ceylon. Un liquore yellow che diviene ingrediente protagonista dell’inedito drink Strata, il cui nome rimanda direttamente al bicchiere che lo contiene e valorizza. Un cocktail da scoprire e gustare al Dry Milano di via Solferino (sempre dal 18 aprile), messo a segno dal resident bartender Edris Al Malat, complici gin infuso al finocchio, vermouth bianco, zucchero e acido citrico. Nota pratica: a partire dal mese di maggio i glass potranno essere acquistati in alcuni negozi selezionati e sul sito di Strega. 

    Montelvini, fra realtà e magia, protagonista dell'opening dell'esposizione Eprit Magicien by HoperAperta, alla Fabbrica del Vapore

     

    Bolle, bowl e magia

    Contenitore e contenuto. Che tornano ad essere protagonisti dell’opening (martedì sera 18 aprile, su invito) di HoperAperta - piattaforma culturale condivisa da architetti, designer, artisti e curatori - che approda alla Fabbrica del Vapore (nella Sala Cisterna) con la mostra Esprit Magicien - Oggetti utilitaristici per pratiche rituali, curata da Patrizia Catalano e Maurizio Barberis. Così, in occasione del vernissage, grazie alla partnership con Montelvini, azienda ambasciatrice dell’Asolo Prosecco, è possibile ammirare persino una bowl speciale, realizzata in materiali naturali di origine organica, tenendo fede alla tecnologia della stampa in 3D. Un oggetto di eco-design (facente parte di Asolo Experience) dalla tipica foggia a scudo (come le etichette della cantina), pronto a fondere estetica ed etica. E per completare l’esperienza? L’astrologo Massimo Giannone si mette a disposizione per la lettura del tarocchi, tatuati Montelvini e realizzati dall’illustratore Gianluca Biscalchin. “L’utilità di un oggetto è determinata dalle sue connotazioni metafisiche, dalla magia di una forma intesa come figura, connessione tra ciò che non è dato rappresentare e la sua apparenza nel mondo delle cose. Esprit Magicien vuole essere una collezione di oggetti la cui permanenza nel tempo (effimera o durevole), la sua possibilità di entrare a far parte della memoria collettiva di un’epoca dipende esclusivamente dalla qualità della sua dimensione auratica. Dar figura significa dare un altro aspetto alle cose, cambiarne la visibilità, introdurvi l’eterogeneo, l’altro, ovvero il tempo”, spiegano Catalano e Barberis, dei ex machina dell’esposizione.

    Le chair iconiche, ironiche e oniriche griffate Lombrello, realtà capitanata da Andrea Forapani - Foto di Tiziano Demuro

     

    Chair & Dream

    E una dimensione auratica, metafisica e a tratti ascetica la hanno indubbiamente le iconiche (e talvolta pure ironiche) sedie griffate Lombrello, realtà capitanata dal designer Andrea Forapani. Che ha pensato bene di dar forma a una chair archetipo, unica e polifonica, singolare e plurale. Un oggetto basilare da personalizzare e trasformare in ciò che si vuole, si desidera e si sogna. Decidendo il materiale per sublimarlo in immaginario. Scegliendo silhouette e stoffa (ma ci sono anche le sedie lignee e le specchiate millerighe), grandezza e altezza. E pure il colore, magari a seconda del proprio umore. Una sedia identitaria, ma non autoritaria, cento per cento made in Italy. Comoda ed ergonomica, essenziale e purissima. Studiata e creata per durare nel tempo (anche grazie alle superfici by Abet Laminati), per dare valore al tempo e per giocare col tempo (quello metereologico). Come? Grazie a un ombrello (sì, proprio un ombrello) applicato allo schienale. In una sorta di interazione fra terra e cielo, basso e alto, sotto e sopra. Sedia che si fa figura, mettendo in atto una figurazione. Sedia che da oggetto supera il limite di essere un mero oggetto, per farsi rituale, in un dialogo aperto con lo spazio, con i gesti e con le quotidiane abitudini. Sedie classiche (si fa per dire), sedie-lounge, sedie-servomuto, sedie-sgabelli, sedie-ombrelli. Sedie da ammirare passeggiando nel cuore di Brera Design District, in via Solferino 1. Sedie perfette per la casa o per l’ufficio, per la hall o la suite di un hotel, oppure per corredare un bancone bar e il tavolo di un ristorante. Come ha già fatto Exit - Pastificio Urbano, guidato dalla triade Matias Perdomo, Simone Press e Thomas Piras.

    L'installazione 100% Pasta by Paola Navone da Eataly Milano Smeraldo

     

    Pasta, pomodoro e fantasia

    Pasta. Da mangiare e da guardare. Da assaporare e da osservare. Anche da diverse prospettive. Per un’esperienza immersiva e multisensoriale. Da vivere, fino al 1° maggio, nello scenario di Eataly Milano Smeraldo, grazie all’installazione aerea 100% Pasta, targata Paola Navone (founder di Otto Studio) e facente parte della mostra-evento Interni Design Re-volution. Una celebrazione dell’italianità e della mediterraneità in formato maxi. Visto che spaghetti, stoviglie, aglio, pomodori e peperoncino appaiono sospesi al centro dello store, in connessione col palco centrale: arredato con sedute e tavoli dal design contemporaneo, nelle tonalità del rosso, bianco e verde. Il tutto incorniciato da spezzoni cinematografici e citazioni pop dedicate alla pasta al pomodoro, pronti a scorrere in loop su grandi ledwall, con playlist tematica Note di cibo a corredo. La presentazione al pubblico è in programma per giovedì 20 aprile, alle 18, con tanto di Pasta Paola narrata, preparata e servita. Tasting che proseguono dal 21 al 25 aprile, tutti i giorni alle 17 e nei fuori menu dei ristoranti dello store. Un’iniziativa che accende i riflettori sul rispetto per la filiera, ma pure sulla fantasia e sulla flessibilità della creazione.

    In alto, gli interni del Mannarino e di Vasiliki Kouzina. In basso, il Secret Garden creato da Matteo Nasini per Fabiana Filippi

     

    Wallpaper e giardini di lana

    Insomma, la parola d’ordine è immersione. No, non nel mare, ma in un locale. Pardon, nel Locale, l’insegna di via Cirillo che fa del chilometro cortissimo e del genius loci un vero mantra. E che, in occasione della Milano Design Week, tappezza la sala con l’esclusiva carta da parati firmata dal designer Alessandro Enriquez per Jannelli & Volpi. Segni particolari? Un disegno super vivace come Italian Dream, parte della collezione EnriquezLand e felice di dare ancor più energia e vigore a un ristorante che se ne sta a pochi passi dall’Arco della Pace, sotto la regia di Veronica Pagani. E fa sempre parte dell’antologia EnriquezLand la wallpaper a tutte galline colorate che va ad animare il già vitale ingresso del Mannarino, la macelleria di quartiere con cucina che se ne sta lungo il Naviglio Grande (oltreché in altri luoghi della città e in altre città). Intanto? L’intimità e il minimalismo dello spazio di Vasiliki Kouzina - che tra l’altro sta proprio di fronte all’headquarter de Lombrello, in via Clusone 6 - incontrano il massimalismo dei giocosi pattern della prima linea di wallpaper targata La DoubleJ, alias JJ, celebre per i suoi abiti dalle stampe audaci e per i raffinati articoli homeware. Una wallpaper ludica, che impreziosisce il bagno. Della serie, quando il must è chiedere dov’è la toilette. Invece nella bottega di Fabiana Filippi, in via della Spiga 7, è sufficiente entrare (tutti i giorni, fino al 23 aprile, dalle 10 alle 19) per lasciarsi catturare dal Secret Garden targato Matteo Nasini, eclettico artista (laureato in contrabbasso al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma) che parte dallo studio del suono per mettere a punto performance plastiche e scultoree, nonché opere tessili. Come quelle che animano il flagship milanese, trasformato in un microcosmo utopico e onirico, dove monumentali intrecci in lana convivono con poetici arazzi multicolor dallo spirito primordiale. Un paesaggio astratto e immaginifico, pronto a creare un fil rouge con le trame e i filati del brand dalle origini umbre, da sempre sostenitore del mondo dell’arte e della cultura, incluso il Festival dei Due Mondi di Spoleto (in calendario dal 23 giugno al 9 luglio).

    In alto, lo chef Tommaso Arrigoni nel suo nuovo Innocenti Evasioni e le ceramiche di Enza Fasano. In basso, vini abruzzesi, Champagne e carrelli vintage al Fuorisalone

     

    Lumi, pumi, pupe e anemoni

    Musica e arte. Anche al ristorante. Tant’è che il 142 Restaurant di Porta Genova ospita l’iconico Carrello Musica 1968 di Joe Colombo, nato come mobile porta vinili e rieditato da Codiceicona, grazie alla collaborazione dell’architetto Ignazia Favata e di Abet Laminati. Un oggetto cult, da ammirare per tutta la settimana, con un climax nella serata di mercoledì 19 aprile, quando viene adibito a consolle per Dj Lo Zelmo, complici i drink e i bun della casa governata da Sandra Ciciriello: Polpo al Cuore, Bun Bun Polpetta e Veggy Bun. Mentre negli spazi gurmand di Daniel Canzian si cena A Lume di LYM. Visto che l’insegna ospita i modelli di punta della new collection dell’azienda friulana di lampade di design. Il tutto completato da un menu degustazione ad hoc. Sono invece i manufatti della ceramista grottagliese Enza Fasano ad arricchire gli ambienti di Ricci Osteria, alle cui redini stanno Antonella Ricci e Vinod Sookar. Che già esibiscono Pumi benauguranti e un intero servizio di piatti e tazzine da caffè della collezione del pizzolato, dal peculiare bordo martellato (le orecchiette alle cime di rapa della Domenica in Puglia sono servite qua dentro). Ma ora arrivano anche i Vasi Slim, dalla slanciata forma allungata; i Carciofi, fiori in ceramica carichi di meraviglia; e le Pupe con o senza baffi, utilizzate come candelieri o come base per lampade. E Tommaso Arrigoni? Lui ha appena aperto il new Innocenti Evasioni in via Candiani 66 (nel quartiere Bovisa), con tanto di affaccio su un grande giardino alberato, ma il 20 aprile (e poi ancora il 27 aprile, il 4 maggio e l’11 maggio) presenta In cucina con Chef Arrigoni: corso con percorso gastronomico negli spazi dello showroom Casa Xiaomi (in piazza Pio XI 5). Ma non finisce qui. E per chi ama il vino Perrier-Jouët arriva col suo charme francese in piazza San Marco, mandando in scena Belle Epoque Society. In assaggio? Cinque dei più pregiati Champagne della maison di Epernay, inclusa la debuttante cuvée Belle Epoque 2014, presentata all’ultimo Vinitaly. Uno Champagne brillante e scintillante, figlio di due cru di pinot noir (nel nord della Montagne de Reims), custodito nella bottiglia decorata con anemoni bianchi giapponesi, creati nel 1902 dal maestro dell’Art Nouveau Emile Gallé. Masciarelli Tenute Agricole è invece wine partner delle 5Vie, distretto iper artistico abitato da botteghe, boutique e atelier. Traduzione, i vini dell'azienda teatina divengono protagonisti di una serie di appuntamenti in calendario fra la sede della Società d'Incoraggiamento d’Arti e Mestieri) e l’elegante dimora anni Trenta di via Cesare Correnti 14. Non dimenticando la Serata delle 5Vie, il 19 aprile, con performance di danza su progetto della designer Sara Ricciardi.

    Cocktail e buona cucina da DaDa in Taverna

     

    Nomadi e dadaisti

    Ed è proprio dal cuore delle 5Vie, il district più slow della metropoli, che parte l’happening nomade e on the road ill at ease, ideato da Studio Leggero, con le curatrici Luisa Ausenda e Caterina Taurelli Salimbeni. Un salotto open air, stravagante e itinerante, accessibile e inclusivo che, dal 18 al 22 aprile, si muove fra i cortili e le piazze dell’urbe, relazionandosi e interagendo con essa. Come? Attraverso un furgone di sette metri, attrezzato di tutto punto per proiettare le opere sulle architetture circostanti, ma pure per accogliere gli ospiti nell’immersiva active room NoMa. Un viaggio esperienziale, analogico e digitale, che coinvolge artisti come Ron Arad, Hermine Bourdin, Khaled El Mays, Diango Hernández e Six N. Five e che vede la serata inaugurale (quella del 18 aprile) prendere forma in piazza Tomasi di Lampedusa. Dove ha sede DaDa in Taverna (angolo via Morigi), il ristorante guidato da Paolo Anzil e Davide La Grotteria. Che per l’occasione propongono un poker di cocktail dadaisti come il Polibibita Cangiante, a base di gin Deux Frères e tonica Le Tribute; il Negro - in - bianco, con gin Melifera, vermouth dry Garbata e bitter Roma by Silvio Carta; il Rossettini, con spumante, fragola, balsamico e verbena; nonché ill at ease by Dada, con Plymouth Gin, Campari, lime e tintura madre al pepe di timut. E nel caso dovesse sopraggiungere un languorino? Ci sono i piatti primaverili di Paolo e Davide, presentati pure in versione mezza porzione. Da provare: Prima l’uovo o la gallina? summa di cioccolato bianco al sale e pepe, insalata di gallina, verdure in brodo, zabaione di tuorli e chicharrones di gallina; Eureka! che conduce alla scoperta di un vialone nano con ossobuco e astice; Grigliata al mare, per sentirsi in spiaggia fra pescato alla brace, fumetto in spuma di olio extravergine, salicornia, limone e olive taggiasche; e gRanma ½, come granmather, aggiornamento della torta della nonna, grazie a crema catalana con lime e limone, pasta sigaretta ai pinoli tostati e gelée al limone. Del resto, la tradizione è una costante e attenta trasmissione: di vecchie memorie e nuovi sortilegi.

    T: Cristina Viggè

    17-04-2023

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