Un libro colto e profondo (in vendita nelle cantine e sul sito dell’autore), innervato di aneddoti, curiosità, retroscena. Come quelli delle viti centenarie (anno Domini 1918) del Podere La Piaggia, fiere di alimentare il Chianti Classico Riserva Ceppo Franco. O come il segreto (svelato) di Sei, il Chianti Classico Gran Selezione di Querceto di Castellina. “Perché viene da un’area vitata di 6,6 ettari; conta 6.666 piante per ettaro; matura in tonneau da ciascuno dei quali otteniamo 666 bottiglie; e mia madre Laura è nata il 6 giugno”, spiega nell’intervista Jacopo Di Battista. Sì, storie e memorie, concentrate in un book di quasi 400 pagine. “Perché via via è aumentato di volume”, tiene a ricordare Castagno. Il tutto suddiviso in tre grandi macroaree: Identità, Persone, Orientamento. Il che significa una prima parte dedicata alla descrizione del terroir, fra elementi storici, artistici, climatici e toponomastici; quella centrale (la più corposa) incentrata sulle interviste, che vanno a sostenere, confermare e approfondire il già detto su flora e fauna; e un’appendice nutrita da carte geografiche e bibliografia. Un baedeker capace di delineare il genius loci, sia esso umano o naturale. Un libro che, come un drone, sorvola il terroir restituendo un patchwork di campi: geologici e semantici. E consegnando anche la coscienza di un vero rinascimento della vita rurale. “Finalmente è decaduta l’immagine diminutiva della vita agricola. Un tempo ci si vergognava di fare i contadini o di essere figli di contadini. Ora non più. E per questo ho voluto chiudere il volume con una pagina in giallo, tratta da La vita in campagna di Bino Sanminiatelli”, prosegue Castagno. “E anche il sangiovese è cambiato. Non dà più un vino duro, concentrato, spigoloso e acido. Bensì un nettare sobrio ed elegante. Di straordinaria finezza”. Pagine da leggere, per riflettere e comprendere. Anche noi stessi.