Toscana al futuro

    Gli anni verdi di Castellina in Chianti

    L’associazione vitivinicola del bel borgo senese festeggia i suoi primi vent’anni. E lo fa con un libro voluminoso e luminoso, capace di far luce su un terroir variegato. Come gli uomini e le donne che lo abitano. Un book profondo e autorevole, al pari di un buon calice di Chianti Classico

    Celebrano traguardi. Celebrano ripartenze. Celebrano storia, memoria e futuro gli anniversari. Utili per fare il punto, per mettere un punto e iniziare un capitolo inedito. Con rinnovati stimoli e vigore. Accade nella vita degli esseri umani. E accade pure quando il festeggiato è l’operato di alcuni esseri umani. Che hanno avuto la forza, il coraggio e la determinazione di fare gruppo e di proseguire, uniti, nella stessa direzione. Come ben hanno saputo fare gli uomini le donne dell’Associazione Viticoltori di Castellina in Chianti, nata il 29 dicembre 2003, presieduta da Enrico Pozzesi e fiera di festeggiare i suoi vent’anni. Presentando un libro, corale e polifonico. Sì, un libro. Per tracciare, raccontare, valorizzare e rafforzare la storia e l’immagine di Castellina in Chianti. Borgo senese posizionato a cavallo tra la Val d'Elsa, la Val di Pesa e la Valle del fiume Arbia, che con i suoi 1.682 ettari coltivati a vigneto risulta il Comune con più superficie vitata di tutto il Chianti Classico. Di cui costituisce una Uga, ossia un’Unità Geografica Aggiuntiva. Condensando al suo interno ben tredici profili geologici e quindici unità vocazionali.

    I paesaggi di Castellina in Chianti negli scatti si Andrea Federici

     

    Un terroir poliedrico

    “Castellina è un luogo alto, largo, lungo e complesso. Che assomma vigne di pianura e vigne impervie, zone boschive e zone rocciose. Suoli sabbiosi, argillosi e lacustri. Castellina è un po’ la sintesi del Chianti. Perché a Castellina c’è tutto quello che si trova in Chianti Classico. Basta saperlo cercare”, spiega Armando Castagno, grande narratore del vino e autore di un volume - Castellina in Chianti - Territorio, vino, persone - che vuole celebrare i primi vent’anni di un’associazione che riunisce una quarantina di produttori. Per la maggior capitani di aziende agricole in regime biologico o in conversione biologica. “A Castellina ci sono realtà piccolissime e grandissime. Che fanno poche migliaia di bottiglie oppure milioni di bottiglie. O ancora, che vendono solo le uve. Ma il fattore comune è la passione che mettono nel lavoro che fanno e il profondo legame con il territorio”, continua Armando. Orgoglioso di aver intervistato ben 37 viticoltori. Uno a uno. In una tessitura di domande (stringate) e risposte (più articolate). “Ho preferito questa formula perché dava la possibilità a vignaioli e vignaiole di parlare direttamente al pubblico. Come se stessero guardando in camera. Esattamente come ognuno di loro ha guardato nella camera di Caroline Aspas, che li ha ritratti”, precisa l’autore. Quello che ne risulta non è solo un mosaico geografico (i paesaggi sono immortalati da Andrea Federici), ma pure un mosaico umano. “Fra i 37 che ho intervistato ci sono ex galleristi, editori, manager, veterinari. Ci sono persino Sergio e Andrea Zingarelli, figlio e nipote di quell’Italo fondatore di Rocca delle Macìe e mitico produttore della saga di Trinità, con Bud Spencer e Terence Hill. A tutti loro poi ho voluto far domande che andassero oltre il vino. Perché noi non siamo quello che facciamo, siamo noi. Con la nostra sensibilità e con il nostro gusto estetico. Che ovviamente mettiamo nel vino e in tutto quello che facciamo”. 

     

    “Studiare Castellina in Chianti è un buon viatico per comprendere il Chianti Classico. È come fare il tassista a Roma. Poi puoi farlo anche a Città del Messico”, Armando Castagno docet. 

    In alto, Armando Castagno con Enrico Pozzesi. In basso, alcuni scorci di Castellina in Chianti, sempre nelle immagini di Andrea Federici

     

    Il sangiovese e le sue storie

    Un libro colto e profondo (in vendita nelle cantine e sul sito dell’autore), innervato di aneddoti, curiosità, retroscena. Come quelli delle viti centenarie (anno Domini 1918) del Podere La Piaggia, fiere di alimentare il Chianti Classico Riserva Ceppo Franco. O come il segreto (svelato) di Sei, il Chianti Classico Gran Selezione di Querceto di Castellina. “Perché viene da un’area vitata di 6,6 ettari; conta 6.666 piante per ettaro; matura in tonneau da ciascuno dei quali otteniamo 666 bottiglie; e mia madre Laura è nata il 6 giugno”, spiega nell’intervista Jacopo Di Battista. Sì, storie e memorie, concentrate in un book di quasi 400 pagine. “Perché via via è aumentato di volume”, tiene a ricordare Castagno. Il tutto suddiviso in tre grandi macroaree: Identità, Persone, Orientamento. Il che significa una prima parte dedicata alla descrizione del terroir, fra elementi storici, artistici, climatici e toponomastici; quella centrale (la più corposa) incentrata sulle interviste, che vanno a sostenere, confermare e approfondire il già detto su flora e fauna; e un’appendice nutrita da carte geografiche e bibliografia. Un baedeker capace di delineare il genius loci, sia esso umano o naturale. Un libro che, come un drone, sorvola il terroir restituendo un patchwork di campi: geologici e semantici. E consegnando anche la coscienza di un vero rinascimento della vita rurale. “Finalmente è decaduta l’immagine diminutiva della vita agricola. Un tempo ci si vergognava di fare i contadini o di essere figli di contadini. Ora non più. E per questo ho voluto chiudere il volume con una pagina in giallo, tratta da La vita in campagna di Bino Sanminiatelli”, prosegue Castagno. “E anche il sangiovese è cambiato. Non dà più un vino duro, concentrato, spigoloso e acido. Bensì un nettare sobrio ed elegante. Di straordinaria finezza”. Pagine da leggere, per riflettere e comprendere. Anche noi stessi.

    T: Cristina Viggè

    28-06-2023

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