Abruzzo corale

    Il cinquantesimo compleanno di Citra

    Sembra un nome in codice. Ma la mission non è impossible. Anzi. L’abruzzese cooperativa vitivinicola celebra il suo mezzo secolo unita, attiva e più propositiva che mai. Nel nome del passato, del presente e del futuro

    L’unione fa la forza. E fa anche la differenza. Ben lo sa Citra, cooperativa vitivinicola abruzzese che ha fatto (e continua a fare) della diversità virtù, grazie alla sua capacità di riunire nove cantine sociali del Teatino. Un’associazione alla seconda, insomma, che intanto ha festeggiato - sia all’ultimo Vinitaly sia al Teatro Tosti di Ortona, città dove ha sede - i suoi primi cinquant’anni. Tenendo fede all’adagio: Citramandiamo. Seguendo sempre il mantra: Vini, Volti, Valori. E non perdendo mai il suo obiettivo: quello di avere un approccio glocal. Il che significa favorire l’evoluzione locale grazie a una visione globale. Per dar valore alla comunità, sotto il segno della sostenibilità. Dalle vigne (costantemente monitorate) alle bottiglie (sempre più leggere). Tappi inclusi. Non solo riciclabili, ma pure figli di materie prime rinnovabili.

    Vini, Volti, Valori. Questo il claim e il mantra di Citra, che dà voce agli uomini e alle terre d'Abruzzo

     

    Singolare e plurale

    Citra, come sinonimo di collettività e di impegno partecipato e condiviso. Citra infatti (dall’avverbio latino che significa al di qua, identificando uno dei due Principati in cui era suddiviso l’Abruzzo nelle carte del Regno dei Borbone e dello Stato Pontificio) inanella innumerevoli etichette, per un totale di 22 milioni di bottiglie (di cui il 60% destinate ad oltre cinquanta mercati globali); può contare su tremila famiglie di vignaioli, nonché su ventidue tecnici, fra enologi e agronomi; e opera sempre nel pieno rispetto dell’ambiente, facendosi custode, forte e gentile, di paesaggi che vanno dall’Adriatico al Gran Sasso, passando per la Maiella. Nel nome della responsabilità, dell’equità, dell’eguaglianza, della democrazia, dell’autosufficienza e della solidarietà. “Citra con tutti i suoi produttori rappresenta un’immagine importante, dietro questo mondo vitivinicolo ci sono donne, uomini e famiglie”, puntualizza Nicola D’Auria, presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino. Elogiando un microcosmo dinamico e volitivo, fiero di accendere i riflettori su seimila ettari e di dar voce a vitigni autoctoni quali il Montepulciano, il trebbiano d’Abruzzo, il pecorino, la passerina e la cococciola. 

     

    “In testa ho ancora una frase sentita vent’anni fa e che non ho mai dimenticato. Quando gli agricoltori andavano in cooperativa dicevano: vado in cantina a scaricare l’uva. Il verbo scaricare era sinonimo dello scarso valore che si dava al proprio prodotto. Sono convinto che questo atteggiamento sia cambiato, soprattutto grazie alle cantine cooperative. Sono una leva che solleverà il mondo del vino”, racconta in un aneddoto Riccardo Cotarella, presidente mondiale degli enologi e alla guida del Citra Wine Team.

    Citra racconta la forza e la passione di tremila famiglie di viticoltori

     

    Lode alla vita. Elogio della vite

    Cinquant’anni e un abito tutto nuovo - tailor made e numerato - per vestire la linea Laus Vitae. Che esibisce due vini: un Montepulciano d’Abruzzo Riserva e un Trebbiano d’Abruzzo. “E che racchiude tre significati: un grazie e un elogio alla vita; una lode alla vite e ai vigneti; e un omaggio alla poetica di Gabriele D’Annunzio, in cui esprime il panismo, il rapporto viscerale fra uomo e natura”, precisa Giuseppe Colantonio, responsabile marketing di Citra. Ricordando il dannunziano e materico pennino tratteggiato in etichetta, insieme ad alcuni versi del Vate: Tutto fu ambito e tutto fu tentato. Quel che non fu fatto io lo sognai; e tanto era l’ardore che il sogno eguagliò l’atto. “Reputiamo che fare vino implichi a pieno quanto evocano questi versi: ambire, tentare, sognare. Senza dubbio, i tre verbi scelti dal D’Annunzio rispecchiano il sentire che anima i nostri tremila soci vignaioli, i nostri agronomi, i nostri enologi, ognuno di noi che lavora per questo affascinante ma difficile ed imprevedibile mondo divino, laddove ognuno che vi opera lo fa perché animato da passione ed ardore”, chiosa Colantonio. Un’etichetta che porta la firma del creativo Mario Di Paolo (tra l’altro, lo Studio di Paolo si trova in provincia di Pescara) e che è stata premiata col bronzo alla Vinitaly Design International Packaging Competition. 

    Le bag in box create da Pina D'Eusanio per Citra

     

    Goccia a goccia

    Mentre il Premio Speciale Tecnologia e Innovazione è andato a Ortense, Bag in Box d’Autore, custode di un Pecorino Terre di Chieti igt 2021. “Il nostro obiettivo era di racchiudere in uno scrigno prezioso i nostri vini da vitigni autoctoni, Pecorino e Montepulciano d’Abruzzo. In un periodo particolare come quello della pandemia, ho trovato nell’illustrazione l’idea di un packaging che potesse raccontare in maniera creativa il nostro territorio, in cui abbiamo inserito tutti i simboli della città di Ortona, reinterpretati in chiave metaforica e immersiva. È un’opera visionaria e sognante, in cui dalle nuvole pendono grappoli d’uva, i pesci volano nel cielo limpido e azzurro e si intravedono all’orizzonte le parole del proverbio goccia a goccia si fa il mare, in analogia a goccia a goccia si fa il vino, quale invito alla tenacia, affinché con i piccoli passi si possano portare a termine grandi risultati e raggiungere nuove mete. Inoltre, l’aspetto ambientale non poteva essere trascurato, la scelta del formato bag in box risulta essere una delle alternative più valide tra gli imballaggi leggeri, di gran lunga meno impattanti e sostenibili rispetto al vetro”, racconta Pina D’Eusanio creative designer di Citra. 

    T: Cristina Viggè

    09-06-2023

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