Citra, come sinonimo di collettività e di impegno partecipato e condiviso. Citra infatti (dall’avverbio latino che significa al di qua, identificando uno dei due Principati in cui era suddiviso l’Abruzzo nelle carte del Regno dei Borbone e dello Stato Pontificio) inanella innumerevoli etichette, per un totale di 22 milioni di bottiglie (di cui il 60% destinate ad oltre cinquanta mercati globali); può contare su tremila famiglie di vignaioli, nonché su ventidue tecnici, fra enologi e agronomi; e opera sempre nel pieno rispetto dell’ambiente, facendosi custode, forte e gentile, di paesaggi che vanno dall’Adriatico al Gran Sasso, passando per la Maiella. Nel nome della responsabilità, dell’equità, dell’eguaglianza, della democrazia, dell’autosufficienza e della solidarietà. “Citra con tutti i suoi produttori rappresenta un’immagine importante, dietro questo mondo vitivinicolo ci sono donne, uomini e famiglie”, puntualizza Nicola D’Auria, presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino. Elogiando un microcosmo dinamico e volitivo, fiero di accendere i riflettori su seimila ettari e di dar voce a vitigni autoctoni quali il Montepulciano, il trebbiano d’Abruzzo, il pecorino, la passerina e la cococciola.