Red Passion

    Message in a bottle (e in a cocktail)

    Rispetto, sostenibilità, umiltà. Sul palco della Campari Bartender Competion hanno sfilato tre energici barman, ambasciatori di messaggi densi di valore. E se sul gradino più alto si è posizionato Dario Tortorella, argento e bronzo sono andati a Simone Broglia e Alberto Di Maria. Intanto? La bottiglia rossa si rinnova, in un inno all’artigianalità e all’internazionalità di Milano

    Si possono comunicare valori. Raccontare storie. Mandare messaggi. Non solo su WhatsApp, bensì dentro una bottiglia. E persino dentro un cocktail. A dimostrarlo? Una griffe glocal come Campari, profondamente ancorata a Milano, eppure costantemente protesa verso il mondo. Un gruppo visionario, illuminato, nutrito da quella Red Passion divenuta ormai non solo un claim e un refrain, ma un vero e proprio mantra. Una passione tenuta viva e vibrante anche grazie agli innumerevoli progetti, eventi e iniziative voluti e sostenuti dal gruppo, che vede il suo headquarter a Sesto San Giovanni (fondato nel 1904 e protagonista di una felice riqualificazione grazie agli architetti Mario Botta e Giancarlo Marzorati). Da qui un antologico percorso come la Galleria Campari, giusto a sancire la connessione con l’universo dell’arte; un ristorante come Villa Campari (là, dove per decenni vi fu la sede di rappresentanza dello stabilimento di famiglia) con la cucina affidata all’executive chef Stefano Pelizzoni; una vulcanica fucina di talenti come la Campari Academy e una nuovissima (e bellissima) bottiglia rouge. Orgogliosa di farsi ambasciatrice di un’avventura in perenne divenire.  

    Il Camparino in Galleria, la nuova bottiglia Campari e Tommaso Cecca mentre prepara il Campari Seltz

     

    Una bottiglia che celebra Milano

    Un marchio senza tempo Campari. Un’icona di stile. Una metafora di classicità e contemporaneità. Un nome, anzi, un cognome, quello di Gaspare, indissolubilmente legato al bitter che mise a punto nel lontanissimo 1860 a Novara. Dove lui, Gaspare - originario di Cassolnovo, in provincia di Pavia - aveva aperto il Caffè dell’Amicizia, per poi spostarsi nell’urbe lombarda. Che subito conquistò, inaugurando il Caffè Campari in Galleria Vittorio Emanuele II (al tempo appena ultimata), all’angolo con Piazza Duomo. Il resto è storia. Affidata al figlio, Davide Campari, che in Galleria nacque (nello stesso anno) e che in Galleria (nel 1915) alzò la saracinesca (esattamente al lato opposto) del fratello minore del locale aperto dal padre, dando vita al Camparino: non solo annoverato fra i Locali Storici d’Italia, ma entrato pure a far parte dei World’s 50 Best Bars 2021. Un’istituzione, un luogo di cultura (basti pensare che qui si sono seduti Arrigo Boito, Tommaso Marinetti e molti esponenti della Scapigliatura), un place to be. All’ora dell’aperitivo (da non perdere il Campari Seltz), ma anche a colazione (con il croissant rosso, sfumato al Campari), a pranzo e a cena. Alla regia? Lo store manager e head bartender Tommaso Cecca. Segni particolari? Gli arredi interni, plasmati dal celebre ebanista Eugenio Quarti e dal mastro ferraio Alessandro Mazzucotelli; nonché il mosaico Liberty, firmato dal pittore Angiolo D’Andrea e ben visibile lungo le pareti del Bar di Passo, lo spazio al piano terra. Mentre al piano superiore svetta la Sala Spiritiello (completamente rinnovata nel 2019) e al piano inferiore la Sala Gaspare Campari (riservabile su richiesta). Fil rouge? La teoria di bottiglie. Ora rilette nella loro estetica. Risultato: una bottiglia essenziale e minimale, dinamica e scattante, sobria ed esuberante, caratterizzata da 17 linee sottili, capaci di creare una sorta di elegante canneté, evocando la sagoma del Duomo e al tempo stesso pronte a dirigersi, come saette, verso lo stemma della città, che campeggia al centro, in etichetta. 

     

    “L’attesa del piacere è essa stessa piacere”, così scrisse il filosofo tedesco Gotthold Ephraim Lessing. E a questo concetto il regista Joel Schumacher si ispirò nel 2011 per la campagna di comunicazione di Campari. 

    Dario Tortorella, incoronato Campari Bartender of The Year 2023

     

    L’eternità è un battito di Ciglia

    “Milano non è una città. È più un concetto. Non sei nessuno se Milano non ti conferma. Anche se Milano non è un punto di arrivo, ma di ripartenza. Come accadde proprio a Gaspare Campari, venuto da Novara e ripartito da Milano. Così per il mio cocktail mi sono lasciato ispirare dalla nuova bottiglia, che è un vero omaggio alla città. E, visto che le linee sono diciassette, ho pensato di dar forma a un drink che contasse sedici elementi. Perché il 17esimo ingrediente è dato da tutto il resto: dall’esperienza, dalla convivialità, dalla condivisione. E poi diciamolo, da campano sono un po’ scaramantico”, spiega Dario Tortorella, incoronato Campari Bartender of The Year alla finalissima della Campari Bartender Competition 2023. Un certame a colpi di shaker e barspoon, che quest’anno ha visto ben milleduecento iscritti, per cinque mesi di audition, live selection e prove behind the bar. Al fine di mostrare tecnica e talento, savoir-faire e coinvolgimento. Virtù che Dario, in forza all’Antiquario di Napoli, ha saputo dimostrare sul palco, assistito dal suo tutor Tommaso Cecca. Nel tumbler: il cocktail Cija. Come Ciglia. “Il mio soprannome”, precisa Tortorella. Che mischia (come dice lui su Instagram) Campari, Grand Marnier, Maraschino, assenzio e soda al vermouth speziata (cui concorre pure lo zafferano, of course). A far da garnish, profumo e foglia di basilico. Una vittoria che per il barman significa un intero anno di collaborazione con la Campari Academy, inanellando masterclass, eventi e appuntamenti lungo tutto il territorio italiano.

    Simone Broglia durante la finalissima della Campari Bartender Competition 2023

     

    Nuovo Cinema Orchidea

    “Anzitutto ho pensato a un cocktail da aperitivo. Perché l’aperitivo è un simbolo di Milano. E poi ho pensato a un luogo iconico di Milano, che proprio grazie al supporto di Campari potrà rinascere: lo storico Cinema Orchidea. Chiuso nel 2009, dopo più di sessant'anni di attività”, racconta il giovane Simone Broglia, dietro il bancone del The Soda Jerk di Verona e medaglia d’argento alla red competition. Simone che mette a segno un rosso e liquido Cinema Orchidea, complici Campari, whisky Glen Grant The Major’s Reserve, cordiale di marmellata di pompelmo, yuzu e mandarino, e umami shoyu bitter. A decorazione: orchidea, sale al mandarino e pepe rosa, profumo di limone, pellicola di Garibaldi, buccia di lime grattugiata e popcorn. Un must quando si guarda un film. “Inoltre, il mio capo ripete sempre: stasera dobbiamo fare un po’ di cinema”, continua, indicando mister Claudio Perinelli, sempre al suo fianco. Anche in qualità di coach. Un bel messaggio quello di Simone. Che accende la luce sulla sensibilità di un gruppo come Campari. Fiero di appoggiare e sostenere la ristrutturazione di un importante polo culturale quale l’Orchidea: un cinema d’essai, in via Terraggio, vicino alla Basilica di Sant’Ambrogio. 

    Alberto Di Maria, uno dei protagonisti della finalissima

     

    Sbagliando s’impara

    Sul terzo gradino del podio? Lui, Alberto Di Maria, alle redini di Retrò bottega del cocktail, a Caltanissetta. Ad affiancarlo? Il suo mentore: Luca Marcellin, titolare dei milanesi drinc. Cocktails & Conversation, drinc. different e BroadWine. “Per la mia creazione mi sono ispirato al Bar Basso. Dove idealmente si rivedono due amici, uniti prima nel lavoro e divisi poi dalla vita”, narra Alberto. Che va a creare lo Sbaglio Corretto, in un inchino a quell’errore fatale che consentì a Mirko Stocchetto (padre di Maurizio, ora alla direzione del Bar Basso, nella meneghina via Plinio) di suggellare un drink divenuto un mito: il Negroni Sbagliato. Prendendo lo spumante al posto del gin. Invece in questo caso Alberto pesca volontariamente un rum - l’Appleton Estate 8 - al posto del gin. Versando pure Campari, cordiale di riso allo zafferano e fragole e profumo allo zafferano. Come decorazione: fragole, ripescate dalla preparazione del cordiale. “Perché anche in mixology non si butta via niente”, suggella Di Maria.

    Alcuni momenti dalla Campari Bartender Competition 2023

     

    Shaker ed empatia

    Cocktail che non sono solo cocktail. Bensì messaggi, moniti, stimoli. Occasioni per parlare di no waste, di riciclo, di rinascita, di memoria, di futuro, di tradizione in perenne evoluzione. Il tutto sotto gli occhi attenti di Dom Carella, patron di [cà-ri-co] e Italian Campari Red Hand, nonché di tre giurie. Una tecnica, affidata a Samuele Ambrosi, capitano di Cloakroom Cocktail Lab e Boss Hogg di Treviso, oltre che del lab CloakStudios. Una di comunicazione, presieduta da Cecilia De Matthaeis, senior marketing manager Campari, e da Arturo Carile, Campari Academy manager. E una di degustazione, formata da Monica Berg, co-proprietaria del Tayēr + Elementary di Londra (al secondo posto ai World’s 50 Best Bars 2022) e direttrice creativa di Campari Academy; Leonardo Leuci, co-fondatore del Jerry Thomas Project di Roma e tra le menti del brand Del Professore; Salvatore Calabrese, alias The Maestro; e Giacomo Giannotti, deus ex machina del Paradiso di Barcellona, eletto lo scorso anno miglior bar al mondo. “L’ingrediente fondamentale per un bartender? È il sorriso”, ricorda Giannotti. Prima di andare dietro il bancone e chiosare la serata con la sua santa trinità miscelata. Tre twist sul Negroni: l’Evolution Negroni, lo Yuzu Negroni e lo Champagne Negroni.  

     

    “Questa è l’ora senza pari, questa è l’ora del Campari”, cantava Ferdinando Crivelli, aka Crivel. 

    T: Cristina Viggè

    26-06-2023

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