Pizza e digressioni

    A Chieri, cultura à la table

    Da FuoriTempo, una rassegna che va a ritmo di musica. Fra pizze, pani e pietanze che celebrano l’alta cucina e la lievitazione contemporanea, con la complicità del vino. Si parte martedì 17 ottobre

    Alle pareti ci sono sempre le illustrazioni, iconiche e oniriche, firmate dall’artista catanese Antonio Bonanno. Anche il nome non è cambiato: FuoriTempo. Ma la geolocalizzazione è diversa. E recita Chieri, ai piedi della collina torinese. Dove Davide Di Bilio ha aperto la sua seconda “casa”, pur mantenendo la prima, a Canale, recentemente premiata con i Tre Spicchi nella guida Pizzerie d’Italia 2024 del Gambero Rosso. FuoriTempo Chieri, dunque. Con tanto di sottotitolo-claim a ribadire la differente proposta dell’insegna: Il Bistrot dei lievitati. Dando così spazio alla pizza da degustazione, ma pure ad altre forme d’arte bianca. Per evolvere, maturare e andare anche un po’ fuori schema. Come fuori dal coro si annuncia la rassegna d’essai Cene d’Autore, a cadenza mensile (ogni terzo martedì). Un'iniziativa colta, che intreccia e mette in connessione diverse professionalità della ristorazione (e non solo). Intrecciando saperi e sapori; alta cucina e pizza contemporanea; vino e musica; pensieri e parole. Per fare cultura, mangiando e dialogando, bevendo e ascoltando, imparando e condividendo l’esperienza.  

    In alto, alcuni scorci di FuoriTempo Chieri (foto di Adelaide Di Bilio). In basso, Davide Di Bilio (foto di Francesca Paluan), la sua pizza e i vigneti di Monchiero Carbone, in Roero

     

    Serate sinestetiche

    Ecco allora servito il primo appuntamento: il 17 ottobre. Quando il resident pizza chef Davide Di Bilio ospita un cuoco e un produttore. Per un incontro che è pure confronto, scambio e arricchimento. Perché lui, Davide, ama sperimentare, ricercare e provare. Lavorando con le farine Petra e celebrando la biodiversità di impasti e cereali. Al punto tale da aver aderito al progetto Adotta un Raccolto, per avere la propria farina, con tanto di nome e cognome sul sacco. Ne segno della massima trasparenza. Un entusiasta Davide, pronto ad accogliere il giovane guest chef Andrea Sperone: studi all’alberghiero di Barolo, uno stage in Francia, qualche esperienza alla corte di Davide Palluda e del Boscareto e ora alla guida della trattoria di famiglia Belvedere Roero, in posizione panoramica sulla collina più alta di Monteu Roero. Per dominar dall’alto boschi, vigneti e noccioleti. Mentre il produttore in arrivo è Francesco Monchiero, alla regia della cantina (sempre di famiglia) Monchiero Carbone di Canale, ma pure presidente di Piemonte Land of Wine, il super consorzio (allargato e inclusivo) che raggruppa i consorzi vinicoli della regione. A tenere le fila del discorso? Il giornalista Danilo Poggio, che di vino e di cibo scrive e racconta: sulla carta, in radio e in tivù. Intanto? La musica jazz, rigorosamente live e firmata dal pianista Fabio Gorlier, fa da sfondo allo scenario. 

    In alto, l'insegna di Chieri negli scatti di Adelaide Di Bilio. In basso, Davide in Sicilia, in occasione della Festa del Grano, e il sacco della sua farina Petra Evolutiva (foto di Francesca Paluan)

     

    Lievitati e territorio

    Impasti e piatti, basi e topping, pani e pietanze, calici e sound. Tutto si mescola, tutto si amalgama a perfezione, per una cena sinestetica, emozionale e conviviale. Che parte con un’ouverture: bao con ricciola marinata allo zenzero e crema di zucchine alla menta; e assaggio di Margherita, realizzata con la farina, simbolo di agrobiodiversità, Petra Evolutiva. Per poi continuare con il vitello tonnato della tradizione, accompagnato da una fragrante ciabatta, messa a segno con Ottimais. Per far con eleganza la scarpetta. A seguire? Una pizza da degustazione ad alto tasso territoriale. Alla base: un impasto prezioso di mais, farro e semi di girasole. Al top: lumache al verde e spuma di topinambur. Mentre sono i porcini trifolati ad abbracciare una piccola pala alla romana, realizzata con Petra 0104 HP, ricca di farina di farro integrale e grits di ceci germogliati. Per un gusto decisamente umami e terragno. Tanto poi arriva lei: la guancia di vitello al Roero Srü (cru a tutto nebbiolo) di Monchiero Carbone, con purè di patate. In abbinamento? Oltre al vino, anche il pane con zucca e semi. E per dessert? Un grande lievitato alla pesca con sorbetto di pesche (Canale docet), ganache al cioccolato e amaretti.

     

    “Per me il tempo è fondamentale. Sia nell’ambito personale sia in quello lavorativo. Tempo significa metodo, organizzazione, ottimizzazione, concentrazione. Ho scelto di chiamare i miei locali FuoriTempo per ribadire due concetti. Da un lato, il mio voler rispettare il passato, facendo un passo indietro e utilizzando farine non raffinate. Dall’altro, guardare avanti, al futuro, per rispondere a un mercato in costante evoluzione”, spiega Davide Di Bilio.

    T: Cristina Viggè

    13-10-2023

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