Talvolta basta un verbo per risolvere una questione e mutare visione. Mettendo fine all’eterna diatriba che chiama a duello tradizione e innovazione. Ebbene sì: La tradizione è innovazione. E viceversa. Perché anche invertendo i fattori il risultato non cambia. O meglio, cambia sempre tutto. “La tradizione è un seme che in Italia dà frutti in evoluzione. La tradizione non è mai qualcosa di fermo o di museale, bensì qualcosa di contemporaneo, che si innesta in un patrimonio di biodiversità”, spiega Paolo Massobrio, annunciando il tema portante della diciottesima edizione di Golosaria. Che torna a Milano, dal 4 al 6 novembre, approdando all’Allianz MiCo - Fieramilanocity. Per 12mila metri quadrati a tutto sapore e sapere. Una tre giorni per osservare, ascoltare, scoprire, degustare e incontrare. Tutti quei produttori di cose buone che, rispettando memoria e genius loci, sanno rendere moderno quel che fanno, valorizzando e attualizzando messaggi, contenuti e (perché no) contenitori. Un’edizione della maturità questa. Mentre il libro ammiraglio ilGolosario giunge alla sua 25esima edizione, celebrando un quarto di secolo. E conquistando numeri importanti: circa mille pagine, per una geografia della bontà che va dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, passando per la Sardegna e inanellando artigiani, negozi, botteghe e cantine. Anzi, quest’anno, in occasione del talk di apertura, a sfilare sulla ribalta saranno proprio i Campioni del Golosario, ossia quelle realtà storiche che hanno saputo rinnovarsi senza mai perdere l’identità e mantenendo altissima la qualità.