Il flusso del fare

    Golosaria: la tradizione è innovazione

    La manifestazione capitanata da Paolo Massobrio e Marco Gatti diviene maggiorenne. E si presenta a Milano con un’edizione capace di connettere memoria e futuro, radici e rami, antico e nuovo. Appuntamento dal 4 al 6 novembre all'Allianz MiCo - Fieramilanocity

    Talvolta basta un verbo per risolvere una questione e mutare visione. Mettendo fine all’eterna diatriba che chiama a duello tradizione e innovazione. Ebbene sì: La tradizione è innovazione. E viceversa. Perché anche invertendo i fattori il risultato non cambia. O meglio, cambia sempre tutto. “La tradizione è un seme che in Italia dà frutti in evoluzione. La tradizione non è mai qualcosa di fermo o di museale, bensì qualcosa di contemporaneo, che si innesta in un patrimonio di biodiversità”, spiega Paolo Massobrio, annunciando il tema portante della diciottesima edizione di Golosaria. Che torna a Milano, dal 4 al 6 novembre, approdando all’Allianz MiCo - Fieramilanocity. Per 12mila metri quadrati a tutto sapore e sapere. Una tre giorni per osservare, ascoltare, scoprire, degustare e incontrare. Tutti quei produttori di cose buone che, rispettando memoria e genius loci, sanno rendere moderno quel che fanno, valorizzando e attualizzando messaggi, contenuti e (perché no) contenitori. Un’edizione della maturità questa. Mentre il libro ammiraglio ilGolosario giunge alla sua 25esima edizione, celebrando un quarto di secolo. E conquistando numeri importanti: circa mille pagine, per una geografia della bontà che va dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, passando per la Sardegna e inanellando artigiani, negozi, botteghe e cantine. Anzi, quest’anno, in occasione del talk di apertura, a sfilare sulla ribalta saranno proprio i Campioni del Golosario, ossia quelle realtà storiche che hanno saputo rinnovarsi senza mai perdere l’identità e mantenendo altissima la qualità.  

    In alto, Paolo Massobrio e Marco Gatti. In basso, alcuni momenti della scorsa edizione, che ha sempre visto la presenza di Petra

     

    Idee in evoluzione

    Quattro le aree tematiche della manifestazione. Capace di dare ampio spazio al cibo, grazie al mercato dei produttori, ad approfondimenti didattici e pratici e al palco dell’Agorà. Dove anche Petra salirà, per un’anticipazione di PizzaUp, il simposio tecnico sulla pizza italiana contemporanea di scena a Milano il 6 e 7 novembre. Mentre alcuni momenti a tu per tu con la pasticceria contemporanea e con il panificio contemporaneo sono previsti nella zona cooking show. Protagonisti all'opera? Silvia Bandapane della pasticceria milanese Gelsomina e Roberto Briguglio, bakery chef di Cerere, l'Atelier del Pane di Canonica di Triuggio. Un'occasione per guardare, assaggiare, capire e cogliere aneddoti e curiosità. Anche di prodotti particolari. Come la mela di Valtellina, tutelata dall’igp, vestita (e investita) di un nuovo logo e pronta a farsi ambasciatrice di un progetto quale MAME - More Apples More Europe, finalizzato a sensibilizzare i consumatori sulla buona abitudine di consumare frutta e verdura fresche. E ancora, il vaniglia della Brianza griffato Marco d'Oggiono;  l’Acqua Lauretana, che nasce dal Monte Rosa, svelandosi la più leggera d’Europa; nonché l’Amaro St.Hubertus by Bordiga 1888, che conta fra le botaniche erbe e fiori raccolti a mano nel paesaggio delle Alpi Marittime. Senza dimenticare veri e propri collettivi. Come il Friuli Venezia Giulia, che giunge col suo carico di frico e figo moro da Caneva, prosciutto di San Daniele e pitina, biscotto di Udine e cipolla di Cavasso e della Val Cosa (tutti a marchio Io Sono Friuli Venezia Giulia). E ancora, le regioni Lombardia, Liguria, Calabria e Sicilia; la Rete Valpantena e il Consorzio Garda Doc, il Club del Buttafuoco Storico e il Consorzio Vini Mantovani, nonché il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. Per un grand tour fra le eccellenze d’Italia. Anche vitivinicole.

    In alto, le coltivazioni di mele in Valtellina. In basso, i prodotti che con orgoglio ribadiscono "Io Sono Friuli Venezia Giulia" (foto di Massimo Crivellari e di Fabrice Gallina)

     

    Miscelando generazioni

    E proprio al vino è dedicata un’altra comfort zone di Golosaria. Concedendo spazio ai grandi nomi e alle piccole realtà. “Per dar voce alla biodiversità del gusto”, come ripete Massobrio. Mirino puntato persino sui vitigni meno celebri, come il marchigiano ribona, l’ossolano prünent, il maceratese vissanello (originario di Cupi di Visso) e il procanico (un biotipo del trebbiano toscano). Senza dimenticare la mixology. Aka l’area Mixo, curata da Milano Bartender Community. Per mettere l’accento su amari, gin, grappe e whisky made in Italy. E per scoprire l’utilizzo dell’Asti docg in miscelazione. Non da ultime, le cucine di strada, per narrare le tipicità nella loro massima attualità e nella loro accezione più popolare, mettendo sempre al centro la filiera agricola. Intanto? L’Università Cattolica del Sacro Cuore accende i riflettori sui cittadini senior, protagonisti di due virtuose iniziative: Golden Age e Aura. Mission? Migliorare alimentazione e stile di vita degli over 75. Della serie nuove e vecchie generazioni. In uno scambio attivo e propositivo. Esattamente come avviene fra tradizione e innovazione.    

     

    “La tradizione è un fare, non un subire, è un procedere, non uno stare. Non si ereditano cose morte, si ereditano linguaggi, miti, riti, poesia, beni culturali e artistici, costumi e valori. Queste eredità chiedono un investimento, contano per come tu le vivi, per come tu le parli, per come tu le fai, spetta a te l’elaborazione di questi linguaggi, adattandoli al tuo tempo e alla tua esperienza attuale. Tu ne sviluppi i caratteri di appartenenza e di proprietà, la tradizione è per te una pratica da inventare”, così sostiene l’antropologo sardo Bachisio Bandinu.

    T: Cristina Viggè

    02-11-2023

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