Ma il punto non è trovare o non trovare questo o quel lavoro. Il punto è un altro. “Noi un ragazzo lo possiamo aiutare fino al 49%. Il 51% deve scattare nel ragazzo stesso. La risposta la deve trovare lui. Il nostro compito e il nostro obiettivo è di stimolarlo e condurlo in un percorso, verso l’autostima e la visione di una collettività sana. Dobbiamo insegnargli il vero significato di stare in gruppo. Che non è quello di distruggere, ma di costruire qualcosa di buono. Condividendo l’emotività. Inoltre, il lavoro manuale ha una virtù: trasmette energia positiva. E questi ragazzi, purtroppo, per estrazione sociale e culturale, hanno avuto solo cattivi esempi. Sono stati abituati a convogliare l’energia in qualcosa di negativo, invece che di positivo”, racconta Luca, descrivendo un’attività propositiva, multitasking e poliedrica. “Alterniamo formazione, produzione ed eventistica. Ormai abbiamo raggiunto un livello discreto, che ci permette di autofinanziarci. Collaboriamo con alcuni ristoratori e con alcune realtà importanti, curandone lunch, coffee break, cene, banchetti. Vedi la Fondazione Banco di Napoli, l’Università Parthenope e l’Ordine dei Commercialisti. I ragazzi ovviamente vengono retribuiti, per tutto quello che fanno. In una giornata di evento, per esempio, a seconda delle loro competenze, collaborano seguendo ogni passaggio: dall’acquisizione delle materie prime al loro trasporto, dal piatto al servizio in sala, dal lavaggio allo stoccaggio. Conquistando esperienza e competenza”. Non solo. C’è un concetto, un principio, al quale Luca tiene molto: “I ragazzi devono essere gratificati, certo. Ma devono anche avere ben chiara l’importanza della seconda possibilità che viene loro data. E che non va assolutamente sprecata”.