Onde emotive

    Nisida e il suo mare dentro

    La più piccola delle isole flegree non ha solo il Mare Fuori. L’energico fluttuare delle idee prende vita dal cuore dell’Istituto Penale Minorile. Grazie a una onlus volitiva e propositiva, attiva in cucina e in pasticceria, che sostiene i ragazzi in un percorso di crescita e cambiamento: Monelli tra i Fornelli

    Enigmatica e misteriosa, mitica ed epica, silenziosa e selvaggia, lei è la più piccola delle isole flegree. Tuffata là, nel Golfo di Napoli, ma ancorata al Parco Virgiliano di Posillipo, grazie a un istmo costruito nel lontano 1936. Così è Nisida. Dal greco Nesis, ossia piccola isola. Omerica e ossimorica. Vulcanica e introversa. Incantevole, invalicabile, inaccessibile, impenetrabile, ieratica. Eppure? Lei è l’isola che c’è. E oggi più che mai fa sentire il suo canto. Che no, non è quello ammaliatore e ingannatore delle sirene. È un canto autentico, libero e felice. Che dal profondo diaframma della sua anima, sospesa fra acqua, terra e cielo, si espande, sino a toccare le sponde del Coroglio. E da lì irradiarsi in tutta la Penisola, arrivando al cuore della collettività. “Nisida è un’amplificazione. Ma in fondo in fondo ti pare di stare fuori da un liceo”, spiega Luca Pipolo. Un cuoco che insegna all’Istituto Penale Minorile di Nisida e che sul finir del 2015 ha fondato - insieme al pasticcere Ciro Ferrantino e a un cameriere - una onlus dal nome allitterante e divertente: Monelli tra i Fornelli. Mission? Non solo regalare una speranza e un futuro ai giovani detenuti. Non solo contribuire al loro reinserimento sociale. “Cerchiamo di modificare, resettare il loro modo negativo di percepire e di sentire. Cerchiamo di cambiare in positivo il loro approccio all’esistenza”, dichiara Luca. Della serie, quando cucina e pasticceria divengono lezioni di vita.  

    L'isola di Nisida e una zeppola realizzata dai Monelli tra i Fornelli

     

    Per una meglio gioventù

    “In realtà tutto ebbe inizio nel 2010. Andai a Nisida come docente, per tenere un corso di cucina indetto dai Cavalieri Templari. Fu il mio primo contatto con i ragazzi e con la dirigenza. Venni così inserito in altri corsi. E, fra una docenza e l’altra, incluso qualche evento, il direttore del penitenziario minorile Gianluca Guida mi chiese: perché non cominciate a costruire qualcosa di importante? Fu lui a darci il giusto input. Un uomo illuminato. Io cerco sempre di emularlo, è la mia figura di riferimento. Perché ciascuno dovrebbe avere una figura di riferimento, una persona da cui trarre ispirazione”, continua Luca. Cuoco: di professione e per missione. “Io sono nato nella ristorazione. Facendo tutti i passaggi. Partendo dal lavaggio delle padelle per poi andare all’estero, tornare e occuparmi di banchettistica a Napoli. In seguito è nata l’associazione. Sino al capovolgimento. Nel senso che il mio lavoro si è integrato con quello della onlus. È convogliato in maniera armonica nella onlus. Tutto questo ha preso forma e io non ho fatto altro che accettarlo e assecondarlo, in maniera naturale”, precisa Pipolo. Alla regia della linea banqueting di Monelli tra i Fornelli (che ha pure un payoff: la cucineria di Nisida). Mentre il sodale Ciro sta alle redini della produzione di pasticceria (che va sotto il claim Monelli a Pasticciare). A cui si aggiungono altri quattro associati. “Noi ci occupiamo della formazione dei ragazzi, del loro inserimento, degli eventi. Il tutto in sinergia con la direzione del penitenziario, impegnata anche a trovare una corretta collocazione lavorativa. E non è detto che sia sempre nell’area ristorativa. Recentemente un ragazzo ha trovato occupazione in un’autocarrozzeria”. 

    Nel laboratorio dell'istituto penale minorile di Nisida nascono tante delizie, firmate Monelli tra i Fornelli

     

    Energia positiva

    Ma il punto non è trovare o non trovare questo o quel lavoro. Il punto è un altro. “Noi un ragazzo lo possiamo aiutare fino al 49%. Il 51% deve scattare nel ragazzo stesso. La risposta la deve trovare lui. Il nostro compito e il nostro obiettivo è di stimolarlo e condurlo in un percorso, verso l’autostima e la visione di una collettività sana. Dobbiamo insegnargli il vero significato di stare in gruppo. Che non è quello di distruggere, ma di costruire qualcosa di buono. Condividendo l’emotività. Inoltre, il lavoro manuale ha una virtù: trasmette energia positiva. E questi ragazzi, purtroppo, per estrazione sociale e culturale, hanno avuto solo cattivi esempi. Sono stati abituati a convogliare l’energia in qualcosa di negativo, invece che di positivo”, racconta Luca, descrivendo un’attività propositiva, multitasking e poliedrica. “Alterniamo formazione, produzione ed eventistica. Ormai abbiamo raggiunto un livello discreto, che ci permette di autofinanziarci. Collaboriamo con alcuni ristoratori e con alcune realtà importanti, curandone lunch, coffee break, cene, banchetti. Vedi la Fondazione Banco di Napoli, l’Università Parthenope e l’Ordine dei Commercialisti. I ragazzi ovviamente vengono retribuiti, per tutto quello che fanno. In una giornata di evento, per esempio, a seconda delle loro competenze, collaborano seguendo ogni passaggio: dall’acquisizione delle materie prime al loro trasporto, dal piatto al servizio in sala, dal lavaggio allo stoccaggio. Conquistando esperienza e competenza”. Non solo. C’è un concetto, un principio, al quale Luca tiene molto: “I ragazzi devono essere gratificati, certo. Ma devono anche avere ben chiara l’importanza della seconda possibilità che viene loro data. E che non va assolutamente sprecata”.

    Tante le proposte festose targate Monelli tra i Fornelli. Per un Natale buono e solidale

     

    Panettone fuori

    Responsabilizzare. Concedendo sempre una seconda chance. “Specialmente a chi nasce in un contesto svantaggiato. Perché se non ti offrono i mezzi per crescere e imparare, tu che colpa ne hai?”, ribadisce e ammonisce Pipolo. Che supporta i ragazzi. Ma che pretende impegno e serietà dai ragazzi. “Quando usciamo per un evento c’è sempre una percentuale di monelli. Però ci sono anche alcuni diktat da seguire e rispettare. Come proporre un buon prodotto; offrire un servizio eccellente; e avere un ottimo rapporto qualità-prezzo. Il tutto unito al valore della solidarietà. Ma non dobbiamo mai nasconderci dietro la solidarietà. Non ci devono essere giustificazioni”. Insomma, il monito è fare bene. Anche nell’ambito della produzione, ora concentrata sui lievitati natalizi. “Abbiamo due ragazzi occupati nel laboratorio dentro il carcere. A cui si aggiunge un ragazzo dedicato al banqueting. Anche se lui non proviene dal penitenziario, bensì da una situazione di contesto a rischio”, puntualizza Luca. Due infatti i lab attivi: uno posizionato in uno spazio attiguo all’istituto penale, affinché sia più facile, fluido e flessibile il rapporto con i fornitori. Mentre un lab è inserito nel carcere. Ed è qui che nascono i panettoni e i pandori. Tutti realizzati utilizzando la farina Petra 6384. “Nel tempo, acquisendo fiducia e crediti, abbiamo deciso di alzare il tiro delle materie prime, scegliendo la farina Petra”, puntualizza soddisfatto Luca. Diverse infatti le varietà di panettone proposte (su Facebook tutti i dettagli per contatti, info e ritiro): dal classico al mandorlato, da quello al caffè a quello al caramello salato, da quello bagnato al liquore Strega a quello al cioccolato bianco e amarena, passando per Pistacchiello e Annurchiello (con mela annurca e cannella). “E sono sempre i ragazzi a produrre i canditi. Partendo dalla frutta fresca, come arance e cedri”. 

    La produzione è attiva durante tutto il corso dell'anno. Seguendo le stagioni, le ricorrenze e le richieste della clientela

     

    Facendo lievitare le emozioni

    Panettoni. Che non sono solo panettoni. Ma solidi e solidali volani di emozioni. Perché dietro a ogni lievitato, così come ad ogni pietanza, vi sono agricoltori, contadini, artigiani, trasportatori. “Io lo ripeto sempre: pensate a quante persone arrivano a tavola con un piatto. Persone con le loro storie. E le storie di questi giovani sono straordinarie, tutte da ascoltare, pur nella loro negatività. Per questo l’associazione è in crescita e in continua evoluzione. Perché si arricchisce: non solo economicamente, ma emotivamente”. Intanto i ragazzi camminano, passo dopo passo. Impegnandosi durante tutto il corso dell’anno. “A Pasqua ci saranno da fare colombe, casatielli e pastiere. E anche quando arrivano gli eventi c’è sempre da fare: cannoli, sfogliatelle ricce e frolle, babà, torte”, ribadisce Luca. Che insieme a Ciro, a Gianluca e ai monelli sta costruendo un piccolo tassello di quel puzzle chiamato futuro.      

    T: Cristina Viggè

    06-12-2023

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