Il suo nome mette allegria. Il suo sorso infonde gioia, serenità e vitalità. Sì perché lui, il Briolette, è biologico, brillante, esuberante e intrigante. Un Franciacorta Rosé demi-sec fiero di coniugare (al 50 e 50) chardonnay e pinot nero, di cui una parte viene vinificata in bianco e un 30% fa una macerazione di circa dodici ore prima della pigiatura. Un Franciacorta floreale e fruttato, che se ne sta al silenzio per trentasei mesi nelle suggestive cantine interrate, monumentale tributo all’antica arte del remuage. Cantine: certo, quelle di Villa Franciacorta, nel borgo medievale di Monticelli Brusati, dove Roberta Bianchi porta avanti con assoluta passione - e con il marito Paolo Pizziol - lo straordinario lavoro iniziato (nel 1960) dal padre Alessandro. Facendo anche una scelta ben precisa: quella di produrre Franciacorta in grado di leggere, interpretare e comunicare il genius loci e l’hic et nunc. Sempre utilizzando esclusivamente uve dei vigneti di proprietà, nel nome della coerenza e dell’onestà. Sempre controllando la filiera. Sempre tutelando e difendendo la biodiversità. Sempre promuovendo la sostenibilità: ambientale, economica e sociale. E non dimenticando l’arte e l’artigianato. Basti pensare che con briolette si fa riferimento a un particolare taglio delle pietre preziose. Non solo, Briolette incontra (in un coffret litografato) Gimbattista Tiepolo. O meglio, il panettone Tiepolo con cioccolato fondente, amarene e copertura al cioccolato rosa, realizzato dalla gelateria-pasticceria Mille di Verolanuova (cittadina che - nella Basilica di San Lorenzo - accoglie due grandi tele del pittore settecentesco). Ma non finisce qui. Briolette, insieme al Franciacorta Emozione 2020 e al Barbera Bianchi Roncalli 2015, fa parte di un cofanetto solidale, pensato per supportare la onlus Niños que Esperan, che si occupa a distanza di un orfanotrofio a Santo Domingo. Mentre è acquistando un bauletto in legno decorato (fuori è riprodotta una scacchiera, mentre dentro vi sono una bottiglia di Emozione, due calici in cristallo e 32 pezzi di scacchi) che si aiuta l’Accademia dei Pedoni, impegnata ad avvicinare i ragazzi a un gioco ad alta valenza educativa, promuovendo lo sviluppo mentale, la formazione caratteriale e la coscienza sociale. Una curiosità: il nome della maison viene da ela, villa in dialetto locale. Come éla si chiama anche l’osteria attualmente guidata da Andrea Marenzi.