Calici briosi

    Solo bolle

    Un Prosecco, un Lambrusco e un Franciacorta. Che si fanno notare. Per carattere, grinta, dinamicità e autorevolezza. Perfetti per le tavole delle feste. Perché capaci di sposare il pesce, il cotechino e il panettone. E, a pensarci bene, anche molte altre prelibatezze

    Comunicare, in maniera libera e coraggiosa, il talento di un territorio generoso ma poco famoso. Cambiare prospettiva, osare e andare oltre, ponendosi come autorevole termine di paragone. E poi farsi notare, senza mai essere egocentrico, anzi, facendo rete e creando connessioni, anche benefiche e solidali. Così sanno fare tre vini di grande carattere. Rispettivamente un bianco, un rosso e un rosé. Sì, ma tutti sparkling. Voilà un Prosecco: figlio dell’area del Montello, in terra Trevigiana. Un Lambrusco reggiano: vivacemente magistrale. E un Franciacorta rosé: ricercato ma democratico. Perché il vino sa raccontare mille storie. Rimanendo in silenzio. 

    L'uva glera, l'Asolo Prosecco Superiore Extra Brut docg, la cantina Giusti Wine e l'Abbazia Sant'Eustachio: un microcosmo che abita e anima il Montello

     

    Quel Prosecco che nasce sul Montello

    Quando, all’incipit del terzo millennio, Ermenegildo Giusti diede forma alla Giusti Wine non fu solo per investire nel vino. Fu per dare respiro a un territorio: quello del Montello. Un’area colma di bellezza (candidata a Riserva della Biosfera), che ha il suo fulcro nella trevigiana Nervesa della Battaglia, che è attraversata dal Piave e che mister Giusti ha voluto e continua a valorizzare, con un atteggiamento illuminato e propositivo. Specialmente grazie a un’etichetta. Che non è solo un’etichetta, ma un modello vincente di produzione e di visione: l’Asolo Prosecco Superiore Extra Brut docg, griffato Graziana Grassini, enologa e biologa toscana (con studi a Bordeaux), nonché degna erede di un indiscusso maestro quale Giacomo Tachis. “Questo Prosecco nasce dall’idea di Ermenegildo Giusti di dare un’interpretazione originale a uno dei vini più famosi nel mondo. Mi ha lasciato libera di scegliere il percorso da seguire. Ho guardato il Prosecco con occhi nuovi, mettendo a disposizione le mie capacità e la mia passione per i grandi vini. Ne è risultato un vino con una personalità nuova, complesso come un metodo classico, ma piacevole come un Prosecco. Uno spumante che racchiude in sé tutto il talento di un territorio: l’Asolo Montello, ancora tutto da scoprire”, spiega madame Grassini. Descrivendo un nettare lucente ed elegante, minerale e croccante, dalla spuma fitta e cremosa, figlio unicamente delle uve glera raccolte a mano (alle prime ore del mattino) nel vigneto (di sette ettari e dai suoli dal tipico colore rossastro, per la presenza di ossidi di ferro) di una delle dieci tenute che fanno capo alla maison: l’Aria Valentina. Un Prosecco glocal: perché un cru, ma con un'anima orgogliosamente cosmopolita. Perfetto in accoppiata con crudité, crostacei e risotti di mare. Un Prosecco unconventional, nato in una cantina (in gran parte ipogea, ma con tanto di torre di osservazione) progettata dall’architetto Armando Guizzo al fine di essere in simbiosi con l’ambiente e la natura. E di riprodurre l’ondivago andamento delle colline. Sulle quali si fa notare anche l’Abbazia Sant’Eustachio. Affascinante monastero benedettino del 1602 che Ermenegildo ha contribuito a riportare a nuova vita, insieme al vicino Eremo di San Girolamo. 

     

    “Ho deciso di concentrare i miei investimenti in un unico comune perché volevo contribuire concretamente a cambiare la mentalità del posto. Il mio obiettivo era portare un nuovo modello di cura dell’ambiente e di bellezza diffusa, che potesse ispirare i miei vicini”, dichiara Ermenegildo Giusti. 

    Dalla vigna alla pelle con la linea Pra di Bosso by Casali Viticultori

     

    Monumentale Lambrusco

    La sua forma evoca il tipico taglio delle vetrate a piombo. La sua immagine ritrae una scena agricola: lui (Massimo Casali) e lei (la moglie Anna) che lavorano i campi, mentre sullo sfondo si scorgono le colline reggiane. Così è l’etichetta di Pra di Bosso Secco, il Lambrusco Reggiano dop capostipite dell’omonima linea: che debuttò nel 1973 e che nel 2023 celebra i suoi primi cinquant’anni, marcando il confine. A firmarla? Una realtà quale Casali Viticultori, con sede a Pratissolo di Scandiano e dal 2014 entrata a far parte del Gruppo Emilia Wine, cooperativa nata dall’unione di tre storiche cantine del territorio (per un totale di 700 soci e 1.870 ettari tra il Po, la via Emilia e l’Appennino Emiliano). Un cru di Lambrusco. Ma al cubo, perché figlio di tre uve lambrusco: montericco (a dare la nota erbacea), marani (a donare la giusta acidità) e salamino (a conferire corpo e colore). Il risultato è un vino frizzante, fresco, minerale, vellutato, dinamico e fruttato. Ideale per una “new sparking experience”, come ribadisce Davide Frascari, presidente di Casali Viticultori, del Gruppo Emilia Wine e dell’Enoteca Regionale. Un Lambrusco ottimo col bollito, e pure con il cotechino. Ma attenzione. A completare la collection vi sono altre quattro referenze a tutto Lambrusco: Pra di Bosso Amabile (da provare con le lasagne ai funghi o col pollo al curry); Pra di Bosso Rosato (ottimo con un arrosto di maiale al latte); Pra di Bosso Noir, dolce summa di lambrusco salamino, ancellotta e lambrusco maestri (da abbinare alle alette di pollo speziate o alle falafel con mostarda); e Pra di Bosso Storico, a base di lambrusco salamino, lambrusco maestri e malbo gentile (da sorseggiare in tandem con la faraona al forno). Una linea iconica, in grado di lasciare il segno: non a caso la pianta del bosso veniva utilizzata per segnare la fine di un vigneto e l’inizio di un altro. Ma anche una linea che, con coraggio, osa. Divenendo persino una collezione cosmetica - grazie al brand Emilia Wine Home -, fra creme, scrub, shampoo-doccia e dopobarba addolcente (da acquistare online). 

    In alto, Roberta Bianchi e Paolo Pizziol, alla guida di Villa Franciacorta, a Monticelli Brusati. In basso, il Franciacorta Briolette con il panettone Tiepolo e il Franciacorta Emozione con il coffret-scacchiera. Per un dono solidale

     

    Metti un Francacorta rosé col panettone (rosa)

    Il suo nome mette allegria. Il suo sorso infonde gioia, serenità e vitalità. Sì perché lui, il Briolette, è biologico, brillante, esuberante e intrigante. Un Franciacorta Rosé demi-sec fiero di coniugare (al 50 e 50) chardonnay e pinot nero, di cui una parte viene vinificata in bianco e un 30% fa una macerazione di circa dodici ore prima della pigiatura. Un Franciacorta floreale e fruttato, che se ne sta al silenzio per trentasei mesi nelle suggestive cantine interrate, monumentale tributo all’antica arte del remuage. Cantine: certo, quelle di Villa Franciacorta, nel borgo medievale di Monticelli Brusati, dove Roberta Bianchi porta avanti con assoluta passione - e con il marito Paolo Pizziol - lo straordinario lavoro iniziato (nel 1960) dal padre Alessandro. Facendo anche una scelta ben precisa: quella di produrre Franciacorta in grado di leggere, interpretare e comunicare il genius loci e l’hic et nunc. Sempre utilizzando esclusivamente uve dei vigneti di proprietà, nel nome della coerenza e dell’onestà. Sempre controllando la filiera. Sempre tutelando e difendendo la biodiversità. Sempre promuovendo la sostenibilità: ambientale, economica e sociale. E non dimenticando l’arte e l’artigianato. Basti pensare che con briolette si fa riferimento a un particolare taglio delle pietre preziose. Non solo, Briolette incontra (in un coffret litografato) Gimbattista Tiepolo. O meglio, il panettone Tiepolo con cioccolato fondente, amarene e copertura al cioccolato rosa, realizzato dalla gelateria-pasticceria Mille di Verolanuova (cittadina che - nella Basilica di San Lorenzo - accoglie due grandi tele del pittore settecentesco). Ma non finisce qui. Briolette, insieme al Franciacorta Emozione 2020 e al Barbera Bianchi Roncalli 2015, fa parte di un cofanetto solidale, pensato per supportare la onlus Niños que Esperan, che si occupa a distanza di un orfanotrofio a Santo Domingo. Mentre è acquistando un bauletto in legno decorato (fuori è riprodotta una scacchiera, mentre dentro vi sono una bottiglia di Emozione, due calici in cristallo e 32 pezzi di scacchi) che si aiuta l’Accademia dei Pedoni, impegnata ad avvicinare i ragazzi a un gioco ad alta valenza educativa, promuovendo lo sviluppo mentale, la formazione caratteriale e la coscienza sociale. Una curiosità: il nome della maison viene da ela, villa in dialetto locale. Come éla si chiama anche l’osteria attualmente guidata da Andrea Marenzi.  

    T: Cristina Viggè

    15-12-2023

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