Un territorio slow

    L’Oltrepò fa poker

    Quattro le iniziative che nutrono il Progetto di Valorizzazione del Distretto EnoAgroalimentare Pavese. Qui ve le raccontiamo

    Terra, vigne, vita, vitigni, vini. Paesaggi, percorsi, itinerari. Sentieri, valli, borghi. Luoghi e uomini. Contadini, agricoltori, artigiani, viticoltori. Degustazioni, condivisioni, interazioni, esperienze. Condensa materia e immaginario, gesti e idee, azione e riflessione il Progetto di Valorizzazione del Distretto EnoAgroalimentare Pavese, firmato da Regione Lombardia, Camera di Commercio di Pavia e Unioncamenre Lombardia, in empatia con il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, il Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese e il Consorzio Club Buttafuoco Storico. Risultato? Quattro “azioni” sinergiche ad alto tasso propositivo. Per una rinascita, una ripartenza e un rilancio di tutto quel generoso landscape lombardo che si distende sereno al di là del Grande Fiume. Senza dimenticare qualche eccellenza al di qua del Po (perché ce ne sono, eccome). Seguendo l’hashtag #welcomeoltrepo e i canali social di Welcome Oltrepò: da Instagram a Facebook, passando per Twitter. 

    A piedi, in bici, in moto, in auto e persino a cavallo. L'app dedicata all'Oltrepò Pavese propone quindici diversi itinerari tematici alla scoperta di vigne, vini, ville, borghi, botteghe e cantine oltrepadane

     

    A passeggio con un’app

    Tecnologia e terra. Geolocalizzazione e genius loci. Il dove, il come, il quando e il perché. Concentra ben quindici itinerari l’app dedicata all’Oltrepò Pavese e studiata sia per dispositivi iOS che Android. Una bussola a portata di smartphone che conduce alla scoperta di 15 percorsi - tutti mappati e georeferenziati - pronti a snodarsi in lungo e in largo per vigneti e cantine, botteghe e ristoranti, caseifici e salumifici, osterie e agriturismi. Con corredo di tutte le informazioni necessarie come telefono, email, sito web, aperture al pubblico, tasting ed eventi. Per la massima interazione e per un’assoluta condivisione con il turista e il visitatore. Insomma, un’app all’avanguardia. E a più velocità. Visto che gli itinerari sono fruibili a più modulazione di frequenza: con l’e-bike e con la bicicletta classica, con l’auto e con la motocicletta, persino col cavallo. Ecco allora un bel viaggio a tutto Buttafuoco Storico e un altro Riesling oriented; l’iter all’insegna della Valle Versa, quello che si tuffa nella Valle Scuropasso e ancora quello che conduce in Valle Staffora, fra terme, vini e formaggi come la Stafforella. E ancora, un inatteso Oltrepò, in bilico fra miele, zafferano e dolci ciambelle di Mornico Losana; i sentieri alla scoperta del salame di Varzi e quelli scanditi da borghi e castelli; un percorso per far focus sul centro di Voghera e una giornata dedicata alle famiglie. Senza trascurare percorsi cuciti su misura per chi adora andare in moto, per chi preferisce pedalare fra le vigne, per chi non teme di affrontare i pendii sulle due ruote e per chi sogna di andare al trotto e al galoppo. E per chi ama il pinot nero? Un iter ad hoc per sapere tutto su di lui: vinificato in bianco e in rosso, in versione metodo classico e sublimato in rosé, come il celebre Cruasé.

    Il salame di Varzi è perfetto complice del Buttafuoco Storico. Al centro: la frazione Garivalda, nel comune di Pietra de' Giorgi

     

    La varietà nel calice…

    E proprio alle diverse espressioni del pinot nero, uno dei vitigni cult in Oltrepò (sono quasi tremila gli ettari intitolati a lui), è stato dedicato il primo dei tre appuntamenti digitali e iper sensoriali organizzati all’interno del “progetto”. In questo caso con il contributo di due esperti quali Paolo Massobrio e Marco Gatti, pronti a selezionare sia i vini sia i prodotti di piccole realtà agricole e artigianali pavesi e oltredane. “Un’offerta che fa di questa zona un vero orgoglio lombardo, grazie allo spirito nuovo, che vede soprattutto le nuove generazioni far squadra nel segno della qualità, per affermare una via di distinzione che passa dal credere nell’immenso potenziale di questa terra vocata all’eccellenza come poche altre”, come tiene a precisare mister Gatti. Pinot Nero dunque: spumantizzato, brioso e brillante; oppure fermissimo e abissalmente noir. Poi il Buttafuoco Storico: “Una gloria italiana", ripete Massobrio. E il Riesling, renano e italico, dal tono paglierino carico e dalla verve minerale. “Contiamo circa 1.300 ettari di questo vitigno”, ribadisce con fierezza Carlo Veronese, direttore - “bianchista”, come si definisce lui - del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. E ancora, la Bonarda e il Sangue di Giuda, due frizzanti voci oltrepadane. “La Bonarda è il vino della gioia all’ennesima potenza, perché è simpatico. E al tempo stesso ha spalla e tannicità”, puntualizza Massobrio. “E con #LaMossaPerfetta abbiamo voluto alzare l’asticella. Adottando un disciplinare rigorosissimo, che prevede croatina in purezza, e coinvolgendo sedici produttori distribuiti su tutto l’Oltrepò. Perché il bello della Bonarda sta nelle sue tantissime sfumature. Che spaziano dalle nuance più fresche e fruttate a quelle più intense e profonde”, spiega Cristian Calatroni, responsabile del Progetto Bonarda. “Ma anche il Sangue di Giuda è un grande vino. Spesso ignorato dal mercato. Un vino rubino dai riflessi violacei. Il vino dell’accoglienza e della condivisione. Summa di croatina, barbera, uva rara, ughetta e pinot nero”, commenta Veronese. “Un vino dolce che sta bene persino col salame, meglio se senza aglio”, ricorda Paolo Massobrio.

    Una delle sale di stagionatura del salame di Varzi (salumificio La Scaletta), il miccone e alcuni tappi di Metodo Classico dell'Oltrepò Pavese

     

    … e l’identità nel piatto

    Salame. Si fa presto a dire salame. “Anche in questo caso in Oltrepò Pavese ve ne sono di diverse tipologie, che variano anche per peso e per tempo di riposo. Pur appartenendo spesso alla dop Varzi, tutelata da un consorzio”, sottolinea Massobrio, ricordando un must della Valle Staffora. Ecco allora "il Varzi" nella varietà torto, tenero e delicato; nella versione filzetta (in budello naturale di suino), dal tono rosso vivo, dal profumo intenso ma dal sapore quasi dolce, realizzata con le sole parti nobili del maiale (coscia, spalla, filetto, lonza) e con sale, pepe e vino, in genere Barbera; nel tipo sottocrespone, dalla sapiente stagionatura, e persino in quello cucito. Non tradendo altri salami, come quello crudo di 60 giorni (e più) prodotto dai Fratelli Daturi a Canneto Pavese. E non trascurando coppa e cotechini, lardo e pancetta con cotenna. Ottimi col pane tipico locale: il miccone. Che va a nozze pure con i formaggi: dal quartirolo lombardo al taleggio, passando per la caciotta pavese (vedi quella targata Vaghi, a San Genesio ed Uniti). “La caciotta nasce dal monachesimo benedettino. Ha un deciso gusto di latte e note di fieno. Mentre il quartirolo mutua il nome dell’erba quartina, l’ultima mangiata dalle vacche”, commenta Massobrio. Che fa focus anche sulla cipolla rossa di Breme (una De.Co.), tradotta in confettura Ardita (con albicocche e pepe verde) dall’azienda agricola Le Campanelle di Suardi; sui mieli di acacia, tiglio e castagno (by Campo Giardino di Cervesina); e sul purissimo carnaroli da carnaroli. Come quello di Carenzio (a Villalunga), proposto anche in combo con ortiche, fragole e peperoni disidratati dalla maison i Dossi di Tromello. Al di qua del Po, e non lontano da Pavia. Dove si fa notare la storica pasticceria Vigoni (anno domini 1878), con la sua sofficissima e leggendaria Torta Paradiso. Perfetta col Moscato di Volpara. Mentre le tonde ciambelline di riso e le schiette e ovoidali Offelle vengon da Parona. In Lomellina. 

    Il pinot nero sublimato a spumante metodo classico

     

    Un portale ebbro di saggezza

    A Pavia si beve Oltrepò. Un’esclamazione, ma pure un’esortazione rivolta ai ristoratori pavesi. Per servire ai commensali i nettari locali. Della serie, il territorio nel calice. Una campagna informativa, un'iniziativa articolata - curata dal team di Vacanze Pavesi, marchio de I viaggi di Tels, tour operator pavese - volta a sensibilizzare osti e patron. Invitati a far luce sul ricco patrimonio enologico autoctono. Come? Formandoli ed educandoli alla conoscenza delle etichette indigene. Ma anche fornendo loro delle vetrofanie che portano scritto: “Qui si beve Oltrepò”. Per mandare un messaggio diretto ai clienti e ai consumatori finali. Che hanno a disposizione pure un sito tutto nuovo, fiero di raccogliere informazioni e narrazioni, storytelling, schede tecniche, curiosità e suggerimenti di abbinamento. Per accendere sempre più i riflettori su vini unici e tipici.

     

    Offline & Online

    Analogico e digitale. Reale e virtuale. Anche questi due canali hanno caratterizzato - e continueranno a caratterizzare - il "progetto" oltrepadano, nonché un tradizionale evento quale Autunno Pavese. Che nel 2020 ha lasciato la sua sede fissa del Palazzo delle Esposizioni di Pavia per farsi itinerante: Autunno Pavese in Tour. Con una quarantina di storiche maison aderenti, una trentina di format differenti, oltre un’ottantina di eventi e mille persone coinvolte. Fra visite in cantina, degustazioni, laboratori e percorsi di gusto dalla spiccata componente esperienziale. Il tutto anche grazie a un sito web performante e a una campagna social puntuale e precisa. Nel nome e sotto l’hashtag #tipicamentebuono. Basti pensare che post e stories hanno raggiunto 120mila interazioni, indirizzando sul sito internet ufficiale della manifestazione oltre 19mila contatti. Un bel traguardo, supportato anche da una sezione business totalmente digital, nutrita da webinar formativi e da 52 incontri virtuali con un gruppo selezionato di sedici buyer europei, collegati da Francia, Paesi Bassi, Danimarca e Germania. A conferma che offline e online sono come lo yin e lo yang: l’uno non può stare senza l’altro. Anche nella valorizzazione di un territorio. 

    T: Cristina Viggè

    19-02-2021

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