Farina e ironia

    Pane ruggente

    Continua a far benissimo la pizza. Ma si concentra anche sul pane Gionata Gonzato. Per tutti El Tigre. Che, nella torinese Carignano, impasta simpatia, lungimiranza e fragranza. Realizzando prodotti dallo spirito artistico

    “Non sono un panificatore. Mi piace fare cose semplici, senza troppe complicazioni. E senza usare trucchi. Partendo sempre da ingredienti di qualità”, spiega Gionata Gonzato. Alias El Tigre. Come l’insegna che guida dal 1992, nella torinese Carignano. “La pizzeria si chiamava già così quando la rilevammo noi. Il titolare era un fan di Sandokan e preparava le pizze vestito da Tigre della Malesia. Era talmente noto che mi pareva una stupidaggine cambiare il nome al locale”, continua l’intrepido Gionata. Che, col personaggio salgariano, condivide carisma e coraggio. Anche nell’affrontare nuove sfide. “Così, specialmente durante la seconda fase di lockdown, ho iniziato a concentrarmi sempre di più sul pane. Perché riesco a inserirlo perfettamente nella produzione, senza scombinare le carte. La mattina preparo quella che io chiamo una biga lunga, un riposo in massa. Verso sera faccio lo staglio e la formatura. Per poi infornare il tutto il giorno successivo. “Alle 7 sono già in pizzeria, espongo per bene i prodotti, in modo che siano visibili dalla vetrina. Ormai i clienti sanno che, a partire dalle 10, il pane è pronto”. 

    Al centro: Gionata Gonzato (foto di Thorsten Stobbe). A sinistra, una pagnotta con la Lama Bread. A destra, un pane fotografato sopra un sacco di farina Petra

     

    Lingue e zanne di Tigre

    Del resto, che mister Gonzato ami il pane è confermato persino da una sua pizza, tutelata e valorizzata da un marchio registrato: il PanBurrata. “Sì, l’ho registrato. Suonava così bene che volevo evitare che qualcuno ci rubasse l’idea”, precisa il pizzaiolo. Alla base? Un impasto, anzi un Pentaimpasto, realizzato con ben cinque tipologie di farine: Petra 3, Petra 5, Petra 9, semola rimacinata di grano duro e farro. “Adoro i blend”, puntualizza Gionata. Che cuoce nel forno a legna la sua pizza, arricchendo il tutto con un sugo rustico di salsiccia e porcini e posizionando al centro una burrata. “Il diametro deve risultare sui 18-20 centimetri e il cornicione deve diventare un vero e proprio pane”, spiega El Tigre. Che col Pentaimpasto fa anche le pagnotte. “Arrivo a lavorarne sino a dodici chili alla volta. Ma preparo anche pagnottelle di semola e tumminia. Quelli che io chiamo Panini Gialli. E ancora, le ciabatte e le Lingue Intorcinate. A base di semola e Petra 5037. Le ho volute chiamare così perché spesso vorrei parlare liberamente, dire tante cose, ma poi mi trattengo”, dichiara ironicamente Gonzato. Che certo non dimentica di sfoderare, con una meravigliosa metafora, le sue Zanne di Tigre. “Le pagnotte hanno una lunga durata. Ma, quando avanzano, le taglio e vado a creare dei crostini dalla forma snella e allungata, che condisco con olio e sale, poi poi tostarli in forno e metterli nei sacchetti. Sono buonissimi e in tal modo non spreco nulla”, dice soddisfatto l’artigiano. Fierissimo del suo pan brioche. Soffice e fragrante. Ricco di uova e burro. “Lui va bene sempre. Col dolce e col salato. Con la Nutella e con la mortadella. A colazione, a pranzo, a merenda, per cena. E dura parecchio tempo, una dozzina di giorni. Inoltre, ho cominciato a produrre i cookies, con Petra 5 o Petra 3. Li faccio al cacao, con pezzetti di cioccolato. Ma pure con uvetta, mandorle e rum invecchiato quindici anni, dai sentori di vaniglia. Inoltre ho ideato dei frollini integrali rettangolari con Petra 9. Sempre cotti nel forno a legna”. 

    Pagnotte, ciabatte, pan brioche. Gionata Gonzato non solo fa il pane, ma lo scolpisce e lo fotografa

     

    Ritratti fragranti

    Lievito, acqua, farina, ironia, estro e simpatia. Sono questi gli ingredienti del pane griffato El Tigre. Che ci mette anche il suo tocco artistico e geniale. “Creo pagnotte tonde, ovali, a foggia di fiore. E le completo tracciando alcuni disegni in superficie. Inizialmente usavo una lametta qualunque. Poi mi sono munito di una lama professionale come Lama Bread. Spesso pesco qualche idea da Internet, e disegno corpi di donna, ma anche molti visi con gli occhi chiusi e i capelli scompigliati. Pronti a comunicare calma e serenità”, spiega Gionata. Che scolpisce il pane, quasi fosse una scultura. Tatuandolo e fotografandolo. Per poi postarlo sui social. “A Natale, mia moglie Marina mi ha regalato l’iPhone 11 e mi diverto a fare dei ritratti al pane. Mettendolo bene in luce”. Il risultato? Quasi caravaggesco.  

    T: Cristina Viggè

    05-02-2021

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