Intanto? La percezione della pizza cambia. E lei? Sale sulla ribalta e diviene protagonista dei primi video in Rete. Non solo. I pizzaioli affiancano gli chef in preparazioni a quattro mani. I tempi sono maturi. Per un ulteriore upgrade: definire le strutture della pizza. Che non è singolare, ma plurale. “Urgeva codificare, catalogare le pizze. Per trovare un linguaggio comune e per parlare tutti la stessa lingua”, continua Giulia. Così, complici due colonne portanti quali Simone Padoan e Corrado Assenza, si arriva alla codifica della pizza stesa soffice o croccante; della pizza in teglia e di quella in pala; della pizza in padellino, dell’impasto napoletano e di quello integrale tramontino. Con corredo di tutte le tecniche per valorizzarli al meglio: dalle farine alle lievitazioni, sino alle farciture più adatte. “Fu un anno di svolta il 2011. Quando, in un’anteprima, portammo il discorso a Napoli. Culla di una delle tipologie più diffuse. Fu un azzardo. Ma dal dibattito nacque un nuovo slancio”, ribadiscono i g’trainers. “E nel 2012 nacque pure il Manifesto della Pizza Italiana Contemporanea. Non uno scritto nero su bianco, bensì un’occasione di riflessione. Un decalogo, un documento, redatto con il contributo di persone non appartenenti al settore. Per una nuova visione della pizza, del pizzaiolo e della pizzeria. Che doveva divenire dinamica. Pronta ad avere una visione ampia della propria realtà, tenendo in considerazione ingredienti, valori, emozioni, atmosfera, ambiente, stile di vita, coinvolgimento della clientela. Non dimenticando la carta delle bevande e delle pietanze. Che andava indirizzata verso una riduzione della proposta e a un maggior legame con stagionalità, mercato, territorio, filiera”, continuano i g’trainers. Fieri di ricordare anche l’edizione 2013, focalizzata sulla tabella nutrizionale, sulla creazione di un menu bilanciato (capace di andare dall’antipasto al dolce) e sui cereali germinati, grazie alla collaborazione col Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano; nonché l’edizione 2014, incentrata sulla comunicazione, con tanto di lungometraggio La farina e il fuoco.