“Sì, noi crediamo nella vigna. Perché ogni azienda ha una vigna predestinata. Che porta in sé già i tratti distintivi del vino che verrà”, spiega Marco Maggi, che ha appena lasciato la presidenza (dopo tre anni di incarico, non rinnovabile), entrando a far parte del nuovo consiglio d'amministrazione. Vigna. Fortissimamente vigna. Luogo, topos, cru. Che finisce inevitabilmente e fieramente in etichetta, nella bottiglia, nel calice. Per raccontare il genius loci. Peculiarità che fa del Buttafuoco Storico un nettare unico e speciale. Narrato attraverso sedici produttori e diciassette vigne. Per un totale di ventidue ettari. Ecco allora gli attori, le loro maison e le loro vigne: Tommaso Cavalli del Piccolo Bacco dei Quaroni, con il Vigna Cà Padroni; l’azienda vitivinicola Calvi, con il Vigna Montarzolo; la Tenuta La Costa, con il Vigna Catelotta; l’azienda agricola Carla Colombo, con il Vigna di Frach; la maison Diana, con il Vigna Poggio Cà Cagnoni; l’azienda Colombi, con il Vigna Casa Barnaba; l’azienda vitivinicola Fiamberti, con il Vigna Sacca del Prete e il Vigna Solenga (sì, mister Fiamberti conta ben due cru nel Club). E ancora, la maison Francesco Maggi, con il Vigna Costera; l’azienda agricola Fratelli Giorgi, con il Vigna Casa del Corno; l’azienda Franco Giorgi, con il Vigna del Garlenzo; la maison Massimo Piovani, con il Vigna Bricco in Versira; l’azienda Luigi Riccardi, con il Vigna Canne; Roberto Alessi de Il Poggio, con il Vigna Badalucca; Poggio Rebasti, con il Vigna Pitturina; l’azienda Francesco Quaquarini, con il Vigna Pregana; e l’azienda Scuropasso, con il Vigna Pianlong. Ma attenzione. C’è pure una cuvée delle vigne, ritratta nel nettare consortile: I Vignaioli del Buttafuoco Storico, un blend dei differenti cru. Affinché ogni annata abbia il suo vino-vessillo, firmato da un enologo super partes, come lo è stato Emilio Defilippi per il 2015. Successo a Mario Maffi, Aldo Venco, Claudio Colombi e Carlo Saviotti.