Orgoglio oltrepadano

    Buttafuoco Storico: un luminoso sguardo al futuro

    Un vino saldamente legato alla vigna. Anzi, a una vigna ben precisa. Che lo definisce e che finisce orgogliosamente in etichetta. A ricordare che lui viene da lei. Come un figlio nasce da una sola madre. Per un’assoluta unicità, tutelata da un Club che celebra i suoi primi venticinque anni ed elegge un nuovo presidente

    Lui ha perennemente il vento in poppa. E procede a vele spiegate verso il futuro. Merito del suo carattere vigoroso, caparbio e determinato. E merito pure di quel veliero che porta orgogliosamente inciso sul vetro della bottiglia. Quasi un tatuaggio-cameo che ne definisce marchio e logo. Circoscritto in un ovale, a rammentare il profilo di una botte. Dove lui, il Buttafuoco Storico, rimane per almeno un anno, per poi passare nella classica bottiglia oltrepadana. E riposare. Debuttando in società non prima dei tre anni dalla vendemmia. Un vino di razza, austero e vigoroso, possente e luminoso. Uno dei figli prediletti dell’Oltrepò Pavese. Anzi, a esser precisi, di quella zona storica chiamata “Sperone di Stradella”. Della serie, a ovest passa il torrente Scuropasso; a est scorre il torrente Versa; a nord è posizionata la Pianura Padana e a sud stanno Castana e Pietra de’ Giorgi. Due dei sette comuni (gli altri sono Broni, Canneto Pavese, Cicognola, Montescano e Stradella) contemplati dal consorzio che tutela questo regale rosso lombardo: il Consorzio Club del Buttafuoco Storico. Nato nel 1996, e che nel febbraio 2021 celebra il suo quarto di secolo. Eleggendo un nuovo presidente e reiterando la forza di un ecumenico modello vincente.  

    A sinistra, alcuni produttori di Buttafuoco Storico. Al centro, una vigna. A destra, le bottiglie dei diversi produttori e l'etichetta consortile I Vignaioli del Buttafuoco Storico

     

    In vigna veritas

    “Sì, noi crediamo nella vigna. Perché ogni azienda ha una vigna predestinata. Che porta in sé già i tratti distintivi del vino che verrà”, spiega Marco Maggi, che ha appena lasciato la presidenza (dopo tre anni di incarico, non rinnovabile), entrando a far parte del nuovo consiglio d'amministrazione. Vigna. Fortissimamente vigna. Luogo, topos, cru. Che finisce inevitabilmente e fieramente in etichetta, nella bottiglia, nel calice. Per raccontare il genius loci. Peculiarità che fa del Buttafuoco Storico un nettare unico e speciale. Narrato attraverso sedici produttori e diciassette vigne. Per un totale di ventidue ettari. Ecco allora gli attori, le loro maison e le loro vigne: Tommaso Cavalli del Piccolo Bacco dei Quaroni, con il Vigna Cà Padroni; l’azienda vitivinicola Calvi, con il Vigna Montarzolo; la Tenuta La Costa, con il Vigna Catelotta; l’azienda agricola Carla Colombo, con il Vigna di Frach; la maison Diana, con il Vigna Poggio Cà Cagnoni; l’azienda Colombi, con il Vigna Casa Barnaba; l’azienda vitivinicola Fiamberti, con il Vigna Sacca del Prete e il Vigna Solenga (sì, mister Fiamberti conta ben due cru nel Club). E ancora, la maison Francesco Maggi, con il Vigna Costera; l’azienda agricola Fratelli Giorgi, con il Vigna Casa del Corno; l’azienda Franco Giorgi, con il Vigna del Garlenzo; la maison Massimo Piovani, con il Vigna Bricco in Versira; l’azienda Luigi Riccardi, con il Vigna Canne; Roberto Alessi de Il Poggio, con il Vigna Badalucca; Poggio Rebasti, con il Vigna Pitturina; l’azienda Francesco Quaquarini, con il Vigna Pregana; e l’azienda Scuropasso, con il Vigna Pianlong. Ma attenzione. C’è pure una cuvée delle vigne, ritratta nel nettare consortile: I Vignaioli del Buttafuoco Storico, un blend dei differenti cru. Affinché ogni annata abbia il suo vino-vessillo, firmato da un enologo super partes, come lo è stato Emilio Defilippi per il 2015. Successo a Mario Maffi, Aldo Venco, Claudio Colombi e Carlo Saviotti.

    Buttafuoco Storico: un glorioso vino lombardo. Con la carta d'identità

     

    Un vino-concerto

    “Era lo zio Primo a portarmi sempre a vedere i vigneti di Canneto Pavese. Dove adesso abbiamo la vigna Pianlong. Che farà sempre e solo Buttafuoco Storico”, spiega Fabio Marazzi, in una live online, per la presentazione ufficiale della vendemmia 2017. Fabio, che con la moglie Manuela e la figlia Flavia guida la maison Scuropasso: radici affondate nel 1962, grazie alla visione di papà Federico (detto Carlo) e dello zio Primo; headquarter a Pietra de’ Giorgi; protocollo bio (per il massimo rispetto dell’ecosistema) e un prezioso vigneto di 4mila metri quadrati a Canneto Pavese, nella sottozona Ghiaie. “Pianlong è un vigneto dalla profonda valenza geografica e paesaggistica. Come suggerisce il nome è piuttosto pianeggiante e lungo. Siamo a circa 200 metri sul livello del mare. Una vigna coltivata per il 50% a croatina, per il 25% a barbera, e poi a uva rara e ughetta di Canneto”, precisa l’agronomo ed enologo Beppe Zatti. Colui che ha seguito Fabio nella messa a punto di questo armonico vino-orchestra. Le cui uve, come da disciplinare, vengono raccolte e vinificate tutte insieme. Coralmente. “Ed è lì il bello. Un’uva deve aspettare l’altra. Per questo dobbiamo gestirle al meglio. È impegnativo, certo, ma il vino si fa in vigna”, puntualizza Marazzi. Soddisfatto del suo rosso: strutturato, profondo, elegante e longevo. Che ha trascorso un anno in botti di rovere francese di Allier (da 500 e 600 litri), per poi conoscere il relax in bottiglia. “Sì, lo abbiamo imbottigliato lo scorso aprile, in pieno lockdown”, svela Zatti. “È un vino che non ha paura. E poi ti lascia sempre la voglia del riassaggio. Del resto, diceva il grande Giacomo Tachis: un grande vino è quello che ti permette, chiudendo gli occhi, di vedere l’immenso”, Fiorenzo Detti docet. Da vero magister del bere bene qual è. 

    Il veliero è inciso sul vetro della bottiglia del Buttafuoco Storico. Come un tatuaggio

     

    Fuoco sacro

    Ma tornando al logo-veliero, cosa sono quei due sinuosi nastri rossi che paiono sostenere il nome Buttafuoco? Essi rappresentano metaforicamente i torrenti Versa e Scuropasso, che delimitano l’area geografica del nobile rosso. Un tempo fondamentale crocevia per condottieri, mercanti e pellegrini. Costretti a passar di lì. E di lì leggenda vuole che a metà dell’Ottocento sia passata una compagnia di marinai austroungarici, impegnati a traghettar le truppe sul Po. Marinai che, distratti e attratti da un vino locale, chiamato Buttafuoco, disertarono (e persero) la battaglia, facendo invece strage di bottiglie. Sta di fatto che, a memoria dell’accaduto, la marina imperiale varò una nave col nome di Buttafuoco. Perfetto per un vino che vernacolarmente parlando al buta mel fog. Invece, i fuochi (da tre a sei) che compaiono sul bollino (presente sul collo della bottiglia) simboleggiano la qualità dell’annata (un po’ come le stelle Michelin): più il bollino è infuocato, più il vino è codificato come sommo. Distinguendosi per eccellenza e magnificenza. 

    La bottiglia celebrativa del 25esimo anniversario - Foto di Francesco Narcisi e Alyona Blagikh

     

    Venticinque candeline

    Intanto? Il Consorzio Club del Buttafuoco Storico festeggia i suoi primi 25 anni. Le sue nozze d’argento. Il suo matrimonio con l’eccellenza. E lo fa con una serata speciale: uno show live, in onda in prima serata, alle 21.10 su Milano Pavia TV (canale 89 del digitale terrestre) e sui canali social del Club. Un vero e proprio Buttafuoco Storico Show, condotto dai giornalisti Stefano Calvi e Marzia Forni. Protagonisti? I sedici produttori, pronti a raccontarsi al comico televisivo Andrea Pucci, mescolando vino e comicità, aneddoti e curiosità, memoria e progetti futuri. “Il venticinquesimo compleanno del nostro Club è un’occasione importante e abbiamo voluto creare un momento altrettanto speciale per celebrarlo, anche a distanza. Questo evento televisivo in diretta nazionale, il primo interamente dedicato al Buttafuoco Storico, ci permetterà di festeggiare assieme a coloro che hanno sempre creduto nelle immense potenzialità di questo grande vino e di farlo conoscere ad un pubblico ancora più ampio, raccontando la qualità del nostro prodotto e la splendida terra in cui nasce”, dichiara il presidente uscente Marco Maggi. Che, in diretta, passerà la massima carica al suo successore. Uno show durante il quale verrà pure annunciata l’esclusiva bottiglia celebrativa, disegnata ad hoc, prodotta in soli 700 esemplari e in vendita nelle migliori enoteche ed e-commerce italiani. Accanto a lei, anche il Buttafuoco Chinato, nonché due grappe: una più bianca e giovane, e un’altra più ambrata e invecchiata. Entrambe figlie delle vinacce del Buttafuoco Storico. 

    Davide Calvi è il nuovo presidente del Consorzio Club del Buttafuoco Storico

     

    Il nuovo capitolo

    Eccolo dunque il new president, eletto all’unanimità - e in modalità telematica - dall’assemblea dei soci: Davide Calvi. Enologo, alle redini dell’azienda di famiglia a Castana, già presidente di Cia Pavia e vice presidente del Distretto del Vino di Qualità dell'Oltrepò Pavese. “Per la mia azienda e per la mia famiglia il Buttafuoco Storico non rappresenta solo un prodotto commerciale, è l'essenza stessa e il concentrato di tutto il nostro lavoro e della passione per il territorio che coltiviamo da generazioni. Mio papà Valter è stato il primo presidente e tra i soci fondatori di questa realtà unica nel suo genere in Oltrepò Pavese. È per me un grande onore e una grande responsabilità assumere la presidenza del Club. Ringrazio tutti i colleghi che mi hanno voluto in questo ruolo e con la coralità e lo spirito di gruppo che ci contraddistinguono come buttafuochisti, sono sicuro continueremo nel solco tracciato a portare sempre più in alto il nostro Buttafuoco Storico”, dichiara Calvi. Vice presidente? Giulio Fiamberti. Mentre consiglieri sono Graziano Calvi, Tommaso Cavalli, Pierluigi Giorgi, Marco Maggi e Umberto Quaquarini. Direttore: sempre quell’Armando Colombi che tanto ha fatto, sta facendo e farà per l'Oltrepò Pavese.

    T: Cristina Viggè

    04-02-2021

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