Interconnessioni

    Sweet & Art

    Torte, frolle, bignè, biscotti e brioche. Fabio Longhin esprime la sua dolce artigianalità a Olgiate Olona, in provincia di Varese. Non dimenticando di creare continue connessioni e interazioni fra pasticceria, design e arte urbana

    Una l’ha appesa alla parete di destra. L’altra a quella di sinistra. “Non mi sono mai posto il problema di cosa potesse pensare la gente di queste due opere. Io so solo che rappresentano me, il mio pensiero e il mio percorso. E quindi le ho volute inserire nel locale. Affinché entrino pienamente a farne parte”, confessa Fabio Longhin, dominus della Pasticceria Chiara di Olgiate Olona, in terra di Varese. Sì, recentemente Fabio ha voluto adornare la sua “casa dolce casa” con due opere dai colori vibranti, dal tono acceso e dal tratto coraggioso. Portatrici sane di messaggi profondamente umani e contemporanei. Perché si può comunicare con una frolla o un bignè. Ma pure attraverso il linguaggio dell’arte. E Fabio lo sa fare benissimo. A partire dall’estetica del suo spazio, giocato fra estro e rigore, fantasia e geometria, lucido e opaco, nero e verde. Quello delle piastrelle romboidali che sublimano nel logo dell’insegna. “È stato Simone Colombo a occuparsi tempo fa del restyling. Un mio ex compagno di scuola, col quale suonavo in una band. Io al basso, lui alla chitarra”.  

    Urbanbrain by Urbansolid

     

    Brainstorming

    “Questa è la numero 3 di trenta opere complessive, che vanno sotto il nome di Urbanbrain. Tutte personalizzate e tutte diverse. L’ho commissionata io agli Urbansolid, ma non ho voluto influenzarli. Ho preferito lasciarli agire nella massima libertà”, racconta Longhin, mentre descrive l’opera di destra: una scultura a foggia di cervello, sormontata da tre strisce curve, pronte a evocare le linee del wi-fi. Un’opera solida e materica. Simbolica, allegorica e immaginifica. Che gioca con l’azzurro, ma anche col giallo e l’arancio. Col gesso, il cemento, la carta, il legno. Quello nero della cornice, e quello del pallet che fa da sfondo. In un palese rimando al riciclo e al riutilizzo. “I nostri cervelli wireless urbani sono un’analisi di come gli uomini si stiano iperconnettendo tra loro, servendosi cioè della tecnologia come mezzo che permette di abbattere le distanze e di accorciare i tempi della comunicazione”, scrivono sul sito ufficiale Riccardo Cavalleri e Gabriele Castellani: gli Urbansolid. Entrambi classe 1978 (proprio come Longhin); un passato da writers (all’estero); una formazione all’Accademia di Brera; e presente e futuro concentrati su una street art pronta a sconfinare nella scultura. E nella terza dimensione. Esplorando così, non solo la sensorialità visiva, ma pure quella tattile. Un’arte urbana che contamina e invade le città - in primis le periferie, i vicoli e gli angoli nascosti - accendendo i riflettori sulla vitalità e su relazioni sociali messe ancor più in discussione in seguito alla pandemia. “Chi sono gli Urbansolid per me? Sarei riduttivo dire amici. Sono un viaggio, mondi distanti che si incontrano, emozioni esplosive, energia positiva, interconnessioni”, commenta su Facebook Fabio. “Ma in questo cervello azzurro pensante e pulsante io non leggo solo interazioni esterne. Anzi. Il brain incarna la mia visione introspettiva. La mia realtà emozionale in costante evoluzione. Alimentata non da egocentrismo, ma da coralità. Perché io vivo e sono quel che sono grazie ai contatti, al confronto e alla condivisione con gli altri. Grazie alla mia squadra. Quest’opera non è il mio grido, ma la mia interiorità più dinamica”. 

    L'Urbanbrain, firmato dagli Urbansolid, e il dipinto di Giacomo Mantriota. Entrambe le opere si trovano all'interno della Pasticceria Chiara di Olgiate Olona, Varese

     

    Caos calmo

    “Questo dipinto, invece, ho preferito metterlo da tutt’altra parte. Sulla parete di sinistra. Perché è enorme e potente. E ha necessità di esprimersi al meglio. È un dono. Dal valore folle e dalle lacrime agli occhi. È il regalo di un amico: Giacomo Mantriota. Un architetto amante della pittura che vive a Varese ma che vanta origini monopolitane. Ci unisce un reciproco affetto. Nel 2018, al rinnovo della pasticceria, mi disse: ti devo fare un quadro. E l’ha fatto. Consegnandomi questo dipinto che si sposa perfettamente con l’ambiente”. Un’opera opulenta, eccentrica, vigorosa. Realissima e onirica. “È caos. È mescolanza. È quell’assembramento che oggi non è possibile fare. Proponendosi di descrivere il caffè. Inteso come luogo intellettuale di scambio culturale, artistico e sociale. Come luogo di ritrovo, dove parlare, chiacchierare e fare baccano. E Giacomo lo interpreta rivivendo il sé, trasportandoci me e ripercorrendone la storia. Sì, perché lui ci innesta il suo passato e i miei trascorsi. Oltre a bricchi, tazze e tavoli, si può infatti notare anche una signora con la boule dell’acqua calda. Rammenta una venditrice ambulante di biglietti della metropolitana. Quella che Giacomo incontrava, seduta nel suo baracchino, incamminandosi verso il Biffi. Dove lavorava mentre studiava al Politecnico di Milano”.  

    A sinistra, il Pisello moderno. A destra, il Pisello ideato da Gianni, padre di Fabio Longhin (entrambe le foto sono di Thorsten Stobbe). Al centro: Fabio Longhin - Foto by Scattografia

     

    Una vetrina nella vetrina

    Arte. Manuale, mentale, bidimensionale, tridimensionale. Arte per comunicare un’artigianalità. Di qualsiasi tipo essa sia. “Ho anche voluto creare una vetrina nella vetrina. Sono sincero: ho rubato l’idea a Marco Lusso, un collega pasticcere d Barge, in provincia di Cuneo. E ho animato i tavolini con alcuni manichini. Naturalmente vestendoli. In questo caso con la linea di abiti e accessori firmati L’Albero Azzurro, una boutique di Olgiate Olona. L’obiettivo è quello di creare sinergia con altre realtà locali, dando visibilità anche a loro. Ma non solo. È un modo ludico per generare calore, colmare un vuoto e regalare un senso di riempimento dello spazio”, precisa Longhin. “Mi piacerebbe anche posizionare sui tavolini alcuni mini dolcetti in resina. Sempre degli Urbansolid. Per creare ancor più movimento e dinamismo”, aggiunge il pasticcere. Che già la scorsa Pasqua tradusse un suo iconico frollino, il Pisello, in mini ceramiche da inserire nelle uova di cioccolato, come sorpresa solidale. Calamite green, realizzate dai ragazzi della Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone. “Mi piacerebbe riproporle anche per la prossima Pasqua”, confessa Fabio. Legatissimo a questo dolce: che rappresenta il ricordo, visto che venne ideato dal padre Gianni, oltre quarant’anni fa; il presente, dal momento che è divenuto un mignon leggerissimo e friabile (sablé al farro monococco integrale bio di Petra, cake al cacao con Petra 5 e olio di vinacciolo, namelaka al cioccolato bianco Ivoire by Valrhona e pistacchio, composta di lamponi e pasta di mandorla al pistacchio); e il futuro, sublimato in un messaggio di sensibilizzazione sociale. 

    Il "panettone" degli Urbansolid e il panettone di Fabio Longhin

     

    Emoji, cornici e “panettoni”

    Nel frattempo Fabio si concentra sul 2021 e su nuovi progetti. “Sto collaborando con Stefano Porcini, un designer varesino. Stiamo pensando di rivoluzionare il concetto di cornice. Che da parte conclusiva e complementare di un’opera diviene punto di partenza per la creazione artistica. Da chiosa a incipit. Stiamo studiando una confezione rivoluzionaria, capace di combinare tecnica, design industriale e cioccolato. Inoltre, lavoreremo con ritratti ottenuti grazie alla stampa in 3D”. Una tridimensionalità che si fa complice di un’altra iniziativa targata Urbansolid: l’Urbanemoji. Un emoticon gigante, un puzzle in rilievo nutrito da un agglomerato di volti-calchi sorridenti che vanno un formare un maxi smiley giallo. Metafora di un possibile riavvicinamento (dopo il distanziamento) e di una nuova libertà vitale. “La prima installazione si terrà a Seregno. Io mi sono già fatto fare il calco del viso. Sono necessari una quarantina di minuti di posa. Praticamente è come andare dal dentista a farsi fare la panoramica. È l’istantanea di un momento, ma concentra tutto quello che sei, che sei stato e che sarai”, puntualizza Longhin. Che ha persino chiesto al duo Cavalleri-Castellani di vestire e decorare un “panettone” posizionato nella piazzola antistante la pasticceria. Traducendolo ironicamente nel dolce meneghino (almeno nell’aspetto). “Ho eliminato il parcheggio auto, inserendo due rastrelliere di design, che assicurano un certo comfort alle biciclette, e un dissuasore del traffico in cemento. È stato già tinteggiato di marrone, a emulare il pirottino. Poi giungeranno le stelline e la calotta superiore. Non lo nego: mi piacerebbe che tutta la via venisse impreziosita da panettoni e cupcake”. 

    La vivace comunicazione social dedicata alla Texture

     

    Dipingendo delizie

    Intanto? L’artigiano apre dalle 7.30 alle 13, con l’asporto e con le consegne a domicilio, mentre il pomeriggio si dedica al delivery. “I kit colazione piacciono molto e vanno benissimo, come del resto gli altri prodotti. Io sono contento del 2020. Mi ha spremuto come un’arancia, ma posso ritenermi soddisfatto. Il mio raggio d’azione si è persino ampliato. Grazie all’e-shop ho spedito persino a Palermo e a Londra. Ora ho molte richieste di dessert freschi su Milano. Vogliamo arrivare anche lì”, dichiara lui. Che adora pure fare le brioche. A tal punto da eleggerne una a protagonista della settimana. Come la Madness, un folle nodino: figlio della farina Petra 1 HP, altamente performante; e ritmato da namelaka al cioccolato Tulakalum (che, in lingua Maya, significa insieme) by Valrhona, crumble aromatizzato all’aglio nero fermentato e finissima “texture” al mandarino tardivo di Ciaculli. Sì, Texture. Perché questa e le altre della collection non sono marmellate, confetture o conserve (non prevedono cottura della frutta), bensì seriche creme di frutta. Ideate in sinergia con Paolo Pitti, dell’omonima pasticceria di Montalto Dora (nel Torinese) e presentate in tubetti. Simili a quelli delle tempere dei pittori.

    T: Cristina Viggè

    25-01-2021

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