Cultura nipponica

    Walking on the Sol Levante

    Nasce Gourmet Giappone. Una piattaforma, una piazza digitale, un portale che fa luce sulla filiera nipponica. E pure sulla millenaria cultura culinaria dell’arcipelago tuffato nell’Oceano Pacifico

    Una piazza digitale. Una vetrina virtuale. Aperta, democratica e in costante aggiornamento. Pensata per mettere in Rete la filiera giapponese. Quella alimentata da produttori e prodotti poco noti in Italia. E spesso mai usciti dai confini nipponici. Un lodevole progetto Gourmet Giappone. Appena partito e in costante divenire. Che porta la griffe di una coppia visionaria e propositiva più che mai: Maiko Takashima e Lorenzo Ferraboschi. Già attivi con altre iniziative di valorizzazione del Sol Levante: vedi Sake Company, Wagyu Company e concept dedicati alla ristorazione come Sakeya e Carico, entrambi a Milano. Insomma, due che il Japan lo masticano. E lo bevono pure. Basti pensare che Maiko e Lorenzo sono entrambi sake sommelier, e Lorenzo è pure il responsabile italiano della Sake Sommelier Association. 

    Il gusto, l'equilibrio, l'estetica della cultura culinaria giapponese

     

    Un mercato digitale e… culturale

    Una piattaforma innovativa Gourmet Giappone. Con tanti spunti di viaggio e navigazione: per prodotti, per produttori, oppure per piatti. Perché tutto è organizzato al meglio, al fine di far conoscere l’universo nipponico sotto tanti punti di vista. Il tutto arricchito da storie, origini, approfondimenti, curiosità e verità su riso, sake, salse, condimenti, matcha, tè verde, wagyu e tsukemono. Sì, le verdure stagionali marinate in sale, aceto, salsa di soia, sakekasu (il residuo della produzione del sake), miso e crusca di riso. Tsukemono - cetrioli, cavoli, ravanelli, carote - da consumare così, quasi fossero croccanti pickles, oppure con riso bianco cotto al vapore. Il bello? Che, variando da regione a regione, per i giapponesi incarnano il sapore di casa. Un po’ come per noi la giardiniera. Segni particolari? Il loro gusto umami. Tsukemono da poter acquistare sull’e-shop: dai fiori di ciliegio al sale ai germogli di bambù marinati in salsa di soia e pepe sansho; dal daikon marinato alle prugne alla bardana in salsa di soia. Presente sulla vetrina online, anche nelle versioni (meno note) bianca e invecchiata. Così come l’e-commerce propone l’agrumata salsa ponzu e il dashi bianco concentrato; la salsa di sesamo e l’ajidashi, condimento a base di dashi di alga o di pesce, salsa di soia, mirin, sake e zucchero. Da usare con soba (tagliatelle lunghe e sottili, a base di farina di grano saraceno) e udon (tagliatelle di farina bianca, spesse ed elastiche), ma pure per aggiungere un po’ di dolcezza e accenni umami al piatto. Insomma, un portale commerciale very culturale. Pensato per comprare, ma sopratutto per entrare in stretta connessione con la cucina giapponese. E prendere qualche spunto. 

    Soba, riso, sake, soia sono alcuni degli elementi chiave della cucina washoku. Ritratta nella foto al centro

     

    Itadakimasu

    Un portone - anzi, un portale - aperto sul Giappone. Pronto a far focus e a mettere sotto i riflettori una ben precisa cucina nipponica: la washoku. Ossia quella tradizionale, servita nei ristoranti e negli alberghi tipici, i ryokan, e insignita (nel 2013) del titolo di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco, a conferma del suo altissimo valore sociale e culturale, per l’appunto. Quattro i cardini sui quali essa si fonda: stagioni, ingredienti, equilibrio ed estetica. Stagioni. Perché se in primavera sono protagonisti i sansai (germogli teneri e giovani della piante selvatiche), in estate le verdure sottaceto sono le predilette. Mentre in autunno arrivano le castagne e le radici in inverno. Fra gli ingredienti must? Il riso of course, ma anche tanto pesce, alghe e frutti di mare. Dal momento che il Giappone è un arcipelago tuffato nell’Oceano Pacifico (l’abitudine di consumare carne, in primis pollame, è più diffusa nelle aree interne e montane). E poi c’è la questione dell’equilibrio. Basti ricordare che la struttura di un pasto washoku si basa sul principio del ichiju sansai, cioè su “una zuppa, tre contorni”, che fanno da corredo a una ciotola di riso bianco al vapore. Non da ultima l’estetica. Che include anche il concetto di accoglienza: omotenashi, ovvero il senso di ospitalità. Tant’è che il buon appetito si augura dicendo “itadakimasu” (io ricevo qualcosa). Chiosando il pasto con un grazie: “gochisosama deshita”.

    T: Cristina Viggè

    11-02-2021

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