Milano Design Week

    Fuorisalone: dentro la materia e la natura

    Indagare, ricercare, sperimentare e intrecciare culture e saperi differenti. Mantenendo un pensiero trasversale; raccontando l’unicità del design italiano in un confronto costruttivo con i linguaggi di altri paesi; e mettendo in connessione materia e natura, tecnica ed estro, estetica e funzionalità, ripetibilità e manifattura. Accade al Fuorisalone di Milano. Dove anche il cibo, i cocktail e il vino fanno la loro parte

    Fuori e dentro. Fiera e città. Esposizione e inclusione. Geolocalizzazione e delocalizzazione. La settimana del design ancora una volta celebra la singolarità e la coralità, l’identità e la relazione, l'unicità e la polifonia. Grazie alla forza espressiva del Salone del Mobile.Milano (giunto alla sua 62esima edizione) e al suo volto più reticolare e multicanale che è il Fuorisalone. Fiero di allagare la metropoli meneghina dal 15 al 21 aprile. Vivificando il tessuto urbano con eventi, appuntamenti, mostre e installazioni diffuse in ogni dove. In questo 2024 seguendo un leitmotiv ben preciso, che fa focus sul tema Materia Natura. Invitando a una riflessione sulla connessione tra le due parole. Che definiscono un universo intriso di cultura, competenza e conoscenza, ma pure di tempo, spazio, mutevolezza e cambiamento. Necessario per progettare un presente sempre più sostenibile e sensibile al futuro. E il cibo? Entra a pieno titolo a far parte del complesso dialogo fra materiale e naturale, concretezza e immaginario, realizzazione e visione. 

    Lo chef Carlo Cracco, il rum Zacapa e la lavorazione del petate

     

    Cracco, il rum e le foglie di palma

    Si sentono i suoni dell’esuberante paesaggio guatemalteco. Si toccano tessuti naturali. E si osserva da vicino la meraviglia. Assaporando lo stupore, in un viaggio che va dalle labbra all’anima. Accade a Palazzo Crivelli, in quella via Pontaccio dove batte il cuore di Brera e dove, dal 16 al 20 aprile (dalle 10 alle 21), si aprono le porte dello Zacapa Soul Nest. Un nido intimo e suggestivo, in cui i linguaggi della distillazione (del rum) incontrano quelle del fine dining e del design. A ispirare il percorso? Il petate: l’iconica fascia di foglie di palma essiccate e intrecciate che decora le bottiglie di rum, ma che simboleggia pure la cultura Maya, nonché l’inscindibile legame fra divino e terreno. Petate come risultato di un saper fare artigianale che si tramanda da tremila anni, tenuto vivo dalle donne locali. Un lavoro femminile che dal 1999 viene supportato proprio dal rum che nasce sopra le nuvole (per il suo invecchiare a 2.300 metri di altitudine), assicurando guadagno e sostegno a centinaia di famiglie. Petate che giunge a Milano, per impreziosire i tavoli e le sedie del “nido dell’anima”, grazie all’abilità di un architetto come Massimiliano Locatelli. Che presenta una capsule collection capace di inchinarsi allo spirito dello spirit guatemalteco. Fra muri girevoli (e inclusivi) e un’immersiva comfort zone dove sorseggiare Zacapa. Mentre nella sala centrale si fa largo la proposta food & beverage firmata da Carlo Cracco, a ritmo di cocktail e proposte ad hoc. Al fine di esaltare un distillato ultra premium messo a punto dalla master distiller Lorena Vásquez. 

    In alto a sinistra, Carlo Rampazzi e Sergio Villa. In alto a destra, la sala fine dining del Quadri Bistrot. In basso, altri angoli del ristorante e la poltroncina Opus - Flower

     

    Q come Quadri: da ammirare e assaporare

    E sempre in Brera, ma in via Solferino, al Quadri Bistrot si può pranzare, cenare o godersi un cocktail circondati dalla bellezza. Ma si può anche entrare liberamente (dalle 10 alle 18) per ammirare la bellezza: quella delle opere d’arredo sofisticate, ironiche, provocatorie e coloratissime targate Sergio Villa Mobilitaly. Realtà frutto della partnership fra l’architetto svizzero Carlo Rampazzi e la bottega artigiana (e brianzola) di Sergio Villa. Il risultato? Sono divani, tavoli, tavolini, pouf e poltrone, come la Opus - Flower, che fanno di dettaglio e decoro virtù. Regalando un inedito significato all’abitare. Mentre il giovane chef e patron Riccardo Quadri dispensa mirabilia da mangiare. Mettendo a segno una cucina di matrice italiana, ma orgogliosa di lasciarsi influenzare da altre culture, come quelle francese e giapponese. Come si legge anche sul sito: “Una cucina della verità, ovvero della forma, quindi della materia", abbracciando il credo del maestro Gualtiero Marchesi. 

    In alto, Motelombroso, sul Naviglio Pavese. In basso, gli interni del nuovo Gesto, in via Giuseppe Sirtori

     

    Habitat multisensoriali

    Ci si deve invece spostare al civico 256 del Naviglio Pavese per scoprire Motelombroso, una casa rosa (ex cantoniera) che spicca con la sua greenhouse nel bel mezzo di un giardino e di un bambuseto. Un luogo fuori dagli schemi, dove sperimentare la cucina esplorativa e “habitativa” dello chef Nicola Bonora, originario della terra di Oristano. Ma dove anche sentirsi avvolti dall’arte, fra lampade-sculture, divani sospesi, geometrie e asimmetrie. Un incubatore culturale, materico e naturale, che in occasione del Fuorisalone si arricchisce di una mostra curata da Tempesta Gallery. Intanto il new Gesto di via Sirtori (a due passi da due capolavori dell’Art Nouveau come Casa Galimberti e Casa Guazzoni), dà ancora più valore al suo mantra Better then Before, ospitando Almost Home, un progetto espositivo a cura di Galleria Lampo, ritmato dalle opere degli artisti Lisa Carletta, Giuseppe Palmisano e Sofia Uslenghi. Fotografie in bilico fra autorialità e intelligenza artificiale, scenografie, velature, soggetti e oggetti danno così forma a sensazioni che amplificano quel sentirsi (quasi) a casa. In uno spazio multiforme, eppur calmo, caldo e rilassato, frutto dell’accurato restyling griffato Effimero Studio, aka Fulvia Parodi e Luca Artieri.  

    In alto a sinistra, Patrizia e Antonio Marras con Antonella Rana (foto di Daniela Zedda). In alto a destra, la tartare secondo Francesco Sodano, ritratto in basso con altre sue proposte

     

    Marras, i ravioli e il mare (dove non si tocca)

    È tuffo, immersione, scoperta e stupore. È grotta, mistero e meraviglia. È abisso ed equilibrio. È Il mare dove non si tocca. Questo l'adagio blu che inonda quello spazio materico e immaginifico che va sotto il nome di NonostanteMarras, in via Cola di Rienzo. Uno showroom in eterno divenire quello dello stilista Antonio Marras, che ancora una volta si trasforma in un luogo profondo e multisensoriale, tutto da esplorare. Anche dal punto di vista gustativo, grazie al rinnovato connubio (per la sesta volta) fra il visionario artista sardo e la veneta famiglia Rana. E così, da martedì 16 a domenica 21 aprile, nello spazio creativo prende vita un vero e proprio Temporary Bistrot & Restaurant, che porta l’impronta del Ristorante Famiglia Rana (con ha sede nella veronese Vallese di Oppeano) e del suo giovane chef Francesco Sodano (millesimo 1988 e radici affondate a Somma Vesuviana). Pronto a mettere a segno una proposta capace di mutare col passare delle ore, restando in bilico fra campagna e acqua, isola e terraferma. Se infatti è una colazione sotto il glicine del giardino dare il buongiorno 10 alle 12, è il pranzo ad animare il mezzogiorno (dalle 12.30 alle 15), fra piatti à la carte e un mini menu degustazione. Gli highlights? Burrata, pomodorino semi dry e pesto di rucola e mandorle sarde; uovo 65 con spuma di Monte Veronese 30 mesi, vellutata di patate viola e crostino al mirto; e iconici ravioli (al pesto di melanzane, basilico e fiore sardo; all’ossobuco con zafferano e katsuobushi; e con cacio e pepe, emulsione di ricci di mare, lime e clorofilla di basilico). E dopo un aperitivo (a partire dalle 18) a ritmo di cocktail ispirati all’isola sarda, la cena va in scena (dalle 20) nell’inedita sala Atlantide, con un tasting menu esperienziale. Da provare: gamberi, agrumi e acqua di mare; lattughino in saor con wasabi ed estrazione di cerfoglio; cardoncello, tofu di sesamo, xo di funghi e spuma di shiitake fermentati; nonché Risotto tra la Sardegna e l’Oman, complici bottarga di muggine e pompia nera. Sì, sa pompìa, un fragrante agrume dalla buccia spessa e bitorzoluta, tipico della zona di Siniscola. 

    In alto, la Boutique Giusti di via Spadari, a Milano. In basso, David Dolcini e alcuni pezzi della collezione Timemade

     

    Per fare l’aceto balsamico ci vuole il legno (e pure il tempo)

    E come il mare, anche il legno è sinonimo di mutamento e trasformazione. Perché nel tempo il legno si torce e si contorce, si dilata e si allarga. Ben lo sa la più antica casa produttrice di Aceto Balsamico di Modena quale Acetaia Giusti (anno di nascita 1605). Del resto è proprio il legno, insieme alle uve e al lungo periodo di affinamento, a dare l’imprinting al prezioso balsamico. Così se il ciliegio arrotonda il sapore, il ginepro conferisce una nuance resinosa; mentre il castagno, ricco di tannini, regala il caratteristico tono brunito e il rovere dona accenni di vaniglia. Ma non finisce qui. Perché più è antica la botte, più intensi sono i caratteri trasferiti all’aceto balsamico. Basti pensare che sono ben seicento le batterie storiche - risalenti al diciottesimo e diciannovesimo secolo - impiegate dalla maison modenese. Inoltre, come precisa il ceo Claudio Stefani: “Le batterie nel tempo hanno acquisito tutti i sentori tipici di un’acetaia e sono ora capaci di trasmetterli ad altri prodotti, contaminandoli e donandogli nuove e inaspettate note aromatiche: esempi di questo progetto sono il nostro Vermouth, che viene fatto affinare in antiche botti Giusti e i cioccolatini Alchimia che prendono vita da cioccolato fatto maturare per 4 mesi nelle nostre botti e poi lavorato dal mastro pasticcere Gianluca Fusto, per trasformarlo in raffinate praline”. Un mondo in itinere, narrato in occasione della settimana del design all’interno della Boutique Giusti di via Spadari. Come? Grazie alla partnership col designer David Dolcini e una selezione di opere della sua collezione Timemade, articolata in quattro serie, che vanno sotto il nome di Innesti, Overlaps, Tralci e Conversi. Ciascuna conseguenza logica e naturale dell’altra. In una trama di incastri, tagli, angoli, sovrapposizioni e fitomorfe germogliazioni. 

    A sinistra, Casa Masciarelli, a Milano. A destra, il format Trattoria Altra Vista, firmato Anotherview

     

    Finestre di gusto

    Acetaia Giusti e David Dolcini partner in crime, insieme alla cantina Allegrini, anche di un altro progetto: Trattoria Altra Vista, un format itinerante ideato dal collettivo artistico Anotherview. Un concept vagabondo, che parte con un episodio pilota ospitato a Palazzo Litta in occasione della settimana del Fuorisalone. Così se di giorno sono le nomadi e digitali finestre-scorci d’Italia ad animare gli spazi, la sera sono tre cene ad andare in scena: il 14, il 19 e il 20 aprile, a cura di Alessandro Negrini e Fabio Pisani, gli chef del Luogo di Aimo e Nadia. Fra le delizie? Anche una ricetta-omaggio a uno dei gioielli di casa Giusti. Mentre i calici accolgono lo Champagne Valentin Leflaive CV | 18 | 30 (distribuito in Italia da Allegrini), nonché altri cult dell’azienda veronese: il Lugana 2022 e il rosso La Grola, nelle annate 2014, 2015 e 2016. Trittico di  magnum in limited edition, le cui etichette sono state realizzate da tre artisti. E il Vermouth Giusti? Si può assaporare nella bar zone. Intanto, gli Anotherview, aka il duo di designer Tatiana Uzlova e Marco Tabasso, aprono un’altra finestra: questa volta su New York. E lo fanno (il 18 e il 19 aprile) a Casa Masciarelli, il pied-à-terre milanese della maison vitivinicola abruzzese. Una casa che, nel cuore del dinamico distretto delle 5Vie (di cui Masciarelli è wine partner), mette in programma ItaloAmericana, una settimana a stelle e strisce che vede la partecipazione della chef italo-statunitense Giada De Laurentiis, affiancata da Mario Di Giovanni, chef del wine resort Castello di Semivicoli.  

    Kenzan, Cha No Yu e il vaso Iris impreziosiscono le sale del ristorante Waby - Foto di Christian Algran

     

    Uramaki e ikebana

    Legno, aria, vino, vento. E pure vetro e fragilità, trasparenza e bellezza. Quella imperfetta. Quella wabi-sabi del fiore di loto, che nasce dal fango e, attraverso l’acqua, sboccia e affiora nella sua purezza. Fiore di loto che si fa persino logo: del nipponico Waby restaurant, posizionato in una traversa di corso Como e ai piedi dei grattacieli di Porta Nuova. Dove il patron Matteo Zhu ha deciso di cogliere e accogliere tre vetri sopraffini, selezionati fra le ultime collezioni di un brand come Ichendorf: fondato nei primi anni del Novecento vicino a Colonia e dal 1990 presente a Milano. Tre oggetti orgogliosi di arredare e arricchire gli spazi dell’insegna. Ecco allora Kenzan (nella sala principale, dove rimarrà anche dopo la settimana del design), un set ispirato all’ikebana - ossia l’arte della disposizione dei fiori recisi -, composto da un vassoio color ambra e da un piccolo contenitore blu petrolio, che ospita il supporto con gli aghi di ottone, necessari per fissare gli steli. A firmarlo? Il designer Denis Guidone, che si divide fra Milano e Tokyo e che ha pure messo a punto Cha No Yu, una minimale lanterna in vetro da tealight che illumina i tavoli della saletta centrale. Mentre nella sala dei coralli compare lui: il vaso Iris, griffato Lina Obregón, nelle tinte ambra e petrolio. Il tutto completato da una speciale mise en place floreale, a cura del geniale giardiniere Daisuke Tokuda. Originario di Saitama e titolare di un elegante atelier a Milano. 

    L'iper energica collezione Vitamin è griffata Marcantonio

     

    Non si gioca con frutta e verdura. O forse sì

    Fiori. Ma anche frutta e verdura. Banane, peperoni, cetrioli, angurie e limoni che sublimano in portacandele e abat-jour. È giocosa, ironica e spiritosissima la collezione Vitamin, che si ispira al mondo vegetale di frutti e ortaggi per dar forma a lampadari e candelabri inediti e curiosi. Un raggiante progetto di lighting design, firmato da una maison originale e anticonvenzionale come Seletti, in tandem col designer-artista romagnolo Marcantonio. “Abbiamo pensato a oggetti vivaci con cui portare nel quotidiano le stesse atmosfere vibranti e piene di vitalità che animano i caratteristici mercati ortofrutticoli. Marcantonio rappresenta sempre in maniera inedita il nostro approccio figurativo al design, che punta a esplorare attraverso i prodotti l’immaginazione e la fantasia”, spiega il direttore artistico Stefano Seletti. Mentre Marcantonio ribadisce: “Fin da piccoli ci hanno insegnato che non si gioca con il cibo, ma se proprio il gioco fosse un modo per poter celebrare l’importanza e la bellezza di questi alimenti che ogni giorno ci regalano energia e nutrimento? Per questo nuovo progetto con Seletti ho voluto dare origine a sculture funzionali di melanzane, carote, limoni, zucche, pesche in un improbabile e magico equilibrio”. Una capsule collection da ammirare presso il Seletti flagship store di corso Garibaldi per tutta la durata del Fuorisalone. Un onirico showroom, pronto a svelare persino un secret garden, con corredo di pop-up bar aperto al pubblico (dalle 10 alle 20). Dove, seguendo l’adagio Siamo tornati. E siamo alla frutta, la wodka Keglevich si propone sia nella sua declinazione classica (nell’iconica bottiglia blu e curvy) sia nelle allegre versioni “fruttate”. Anche interpretate in signature drink e cocktail ready to drink. Wodka (sì con la “w”) che rinnova il suo glorioso logo, condensando heritage e modernità pop. Segni distintivi? L’aquila, il cartiglio e la firma del conte István Keglevich. Colui che nel 1882 mise a segno la ricetta. 

    L'installazione Going Bananas illumina e arricchisce la facciata (ma pure gli interni) dell'Hotel Indigo, in corso Monforte

     

    Banana light

    Banana che riappare. Come ricompare Marcantonio. A siglare un pezzo d’arredo (perfetto sia da indoor sia da outdoor) come Banana Leaf: una foglia di banano super scintillante, facente parte della collezione Afrika. Una foglia luminosa che, reiterata e moltplicata, va a creare una luccicante installazione dal nome Going Bananas, felice di vestire di luce e meraviglia la facciata del boutique Hotel Indigo Milan di corso Monforte, firmato Planetaria Hotels. A curare il progetto scenografico? Una realtà italiana quale Slide. Ma c’è di più. Visto che le “foglie” e altri pezzi della collection afrikana accendono pure gli spazi interni: dalla hall alla lounge, passando per il cortile. Amplificando quel connubio fra design e hospitality, funzionalità e genialità che già caratterizza l’albergo milanese. Che conta cinquantuno room dal forte impatto visivo e interattivo.   

    Il No. 3 Gin dà voce a un'installazione immersiva, nel sottoportico del Cortile d'Onore dell'Università degli Studi di Milano

     

    Botanical (and magical) vision

    Frutti che tornano, insieme alle spezie, ad animare un prodotto che da sempre punta alla perfezione: il No. 3 Gin. Protagonista di un’installazione immersiva, ipnotica e magnetica, intitolata Unlocking No. 3 flavours e posizionata nel sottoportico del Cortile d’Onore dell’Università degli Studi di Milano (concorrendo alla più ampia mostra-evento Interni Cross Vision). Traduzione? Un lampadario spiraliforme che, sposando mixology e arte, ridisegna il quotidiano con tratti fiabeschi. A idearlo? La designer Alessandra Baldereschi. “Quando un profumo è nell’aria, i nostri sensi si attivano e danno luogo a quella che viene definita rappresentazione olfattiva, una reazione emotiva di cui gli odori sono la chiave: è quello che ho voluto creare nell’installazione altamente sensoriale di No. 3 Gin. Questo profumo deriva dai sapori perfettamente bilanciati delle botaniche accuratamente selezionate, che diventano i pendagli di un lampadario sognante, ispirato al mito del genio della lampada: uno spirito che con i suoi poteri magici può esaudire fino a tre desideri”, spiega l’artista. Tre. Come il civico di St. James’s Street dove il London dry gin è nato. E dove ha la sua sede storica (ed espositiva) quel Berry Bros. & Rudd che dal 1698 è responsabile della cantina personale della famiglia reale. Del resto, basta osservare il collo della bottiglia per notare un autorevole e onorevole riconoscimento quale il Royal Warrant. Un gin prestigioso e purissimo. Che si fa ben notare. Ancora per quel numero tre, emblema di spiritualità ed eccellenza, che torna a nutrirne anima ed essenza. Sono infatti tre facce e tre spigoli a ritmarne la smeraldina bottiglia. E sono tre frutti (bacche di ginepro dall’Italia, bucce d’arancia dalla Spagna e bucce di pompelmi dall’Uruguay) e tre spezie (coriandolo dalla Bulgaria, radice di angelica della Polonia e cardamomo dal Guatemala) a caratterizzarne le vivaci botaniche. Mentre una chiave - quella che apriva il caveau del negozio londinese - si mette in bella mostra. Un gin glocal e cosmopolita (la sua distillazione è affidata all’olandese Royal de Kuyper Distillers). Un gin poliglotta e polifonico, dalla cross vision. Realizzato anche grazie al contributo del dottor David Clutton: l’unico a vantare un dottorato di ricerca sul gin (la cui firma spicca persino in etichetta). Un gin armonioso ed equilibrato, premiato per ben quattro volte quale migliore al mondo all’International Spirits Challenge, nonché il primo ad aver vinto la Supreme Champion Spirit. In Italia? È distribuito da Pallini, realtà romana nota anche per il suoi amari e liquori. Vedi il celebre Mistrà, “liquore secco di anice stellato” (come si legge in etichetta), ideale compagno del caffè.

    La Marzocco si presenta a Milano con un temporary store tutto dedicato alla cultura del caffè

     

    La calma dell'espresso

    E proprio un buon caffè si può bere in via Palermo 21, nel cuore di Brera, grazie al temporary La Marzocco Store. L’azienda fiorentina infatti dà vita a un luogo di conversazione, di sperimentazione e di condivisione, dove vivere un coffee moment nonché approfondire il mondo della nera bevanda. In calendario? Workshop e masterclass esclusive, tenute dagli esperti dell’Accademia del Caffè Espresso, il centro culturale e polifunzionale della maison toscana; ma anche sessioni per imparare a fare un perfetto tiramisù, appuntamenti con il face yoga, nonché un brunch (sabato 20 aprile) targato Onest. Un’occasione per scoprire anche le ultime novità della gamma Home: come la Linea Micra e la Linea Mini, super compatta e capace di distinguersi per design, performance e prestazioni tecniche (e pure protagonista di una special edition, realizzata con un noto brand di valigeria). E non finisce qui. Chi visita il pop-up store riceve in omaggio un “caffè sospeso”, da utilizzare presso alcuni bar, locali e coffee shop della città, fedeli a una realtà che mutua il nome dall’emblematico leone fiorentino. Per l’appunto il Marzocco. 

    In alto a sinistra, la bottiglia istituzionale del Consorzio Prosecco Doc. In alto a destra, la Terrasza Milano 2024 (illustrazione di Ángela Léon), che elegge a protagoniste le birre Krombacher. In basso, Masottina e V8+ complici di altri eventi del Fuorisalone

     

    Momenti setosi e spumeggianti

    Si sorseggiano bollicine invece nel “bar milanese” di 80 metri quadri localizzato in via Statuto 4, pensato per celebrare la convivialità e il genio italiano fra toni dorati e decisamente sparkling. Anzi, Sparks by Prosecco Doc. Che si fa complice del Fuorisalone (tutti i giorni dalle 11 alle 21) coinvolgendo lo street artist torinese Greg Goya, divenuto famoso per le sue ludiche performance, volte a interrogare le persone tramite messaggi lasciati per strada e negli spazi pubblici. Quesito della settimana? “What’s the last thing you celebrated for?”. Ossia: “Qual è l’ultima cosa che hai festeggiato?”. Nel frattempo anche Masottina festeggia con il suo Prosecco Brut Biologico Costabella. E lo fa in tandem con Ditre Italia (azienda trevigiana celebre per i suoi mobili 100 per 100 made in Italy) dando forma a un evento (il 17 aprile, su invito) come Chic in Silk - Design meets Couture, in programma nel flagship store di via Solferino. Quando gli allestimenti indossano le stampe in seta by Mantero 1902, nota azienda tessile comasca. Per un matrimonio all’insegna dell’artigianalità. Come sartoriale è la combo fra il Prosecco V8+ e la mostra Around the Table, sviluppata da Isola Studio e curata da Masquespacio in via Luigi Porro Lambertenghi 3. Un progetto in fieri, che se durante il dì svela un’installazione legata all’universo del tableware e del lounge design, la sera lascia spazio a cene interattive, animate dalle stoviglie targate Macaroni Event. Per fare la pasta e degustare la pasta, cucinata da un guest chef. Mentre le tedesche birre Krombacher divengono le spumeggianti (e sostenibili) attrici della prima edizione di Terrasza Milano 2024, appuntamento vocato all’exterior design, organizzato dall’omonima piattaforma phygital e pronto a sbocciare nel Giardino di Alik, all’interno delle 5Vie. Con tanto di cinema all'aperto, le floreali fotografie della serie Soli by Francesca Romano e le bottiglie di spumante Valdo Paradise Rosé, la cui bottiglia indossa decori all'insegna di flora e fauna, grazie alla designer newyorkese Ceci Johnson. Mission? Stabilire un link fra design e pensiero ecologico, sensibilizzando i creativi a una maggior attenzione al non spreco della materia. E al rispetto della natura.  

    T: Cristina Viggè

    08-04-2024

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