“L’idea di questo dolce è nata molti anni fa. Desideravo creare un simbolo dolce della brescianità, come accade in tante città italiane. Poi la vita e il lavoro ci hanno portato altrove, ma quell’idea è rimasta lì, custodita nel cassetto. Quest’anno, con l’ingresso di èl Forner tra i partner dell’Union Brescia, ho sentito che era arrivato il momento di restituire ancora qualcosa alla mia città. Così, insieme a mia moglie Stefania, abbiamo dato forma e nome al nostro sogno: La Rotonda, proprio come il Duomo Vecchio che tanto amiamo. È un edificio meraviglioso e volevamo celebrarlo con un dolce che unisse tradizione e semplicità, bellezza e gusto”, spiega Paolo Piantoni, patron di un’insegna poliedrica, che ha conquistato la Leonessa con una collezione di punti vendita. Un panettone da gustare tutto l’anno La Rotonda, soffice, senza canditi e con una glassa al cioccolato a impreziosirne la sommità. Dando visibilità alla “cupola”: come quella in pietra della chiesa medievale, posizionata in piazza Paolo VI, accanto al Duomo Nuovo, in un’interazione fra memoria e futuro. Un lievitato simbolo di appartenenza: a una città e alla sua storia. Sin dal primo sguardo: visto che il packaging, nutrito dai geometrici pattern caratteristici del Forner, riporta sul coperchio il disegno della pianta circolare della cattedrale. È invece il Duomo di Milano - insieme alla Galleria Vittorio Emanuele II, all’Arco della Pace e alla Torre Velasca - a comparire sulla scatola (dai toni verdi) del panettone di Davide Longoni. Forte del progetto grafico di Gianluca Cannizzo, aka My Poster Sucks, per un palese omaggio a un capoluogo lombardo in costante dialogo con il mondo. Territorio lombardo omaggiato anche negli ingredienti, grazie ai canditi e al cioccolato lavorato da un artigiano brianzolo come Marco Colzani. Intanto, nella veronese Garda, il panettone muta addirittura il suo nome, divenendo Pan’Ottone: preparato dalla pasticceria vista lago I Dolci della Regina e dedicato a Ottone I di Sassonia, marito di Adelaide di Borgogna. Figura alla quale è devota la cittadina gardesana e alla quale è intitolato l’hotel Regina Adelaide (che, come la dolce boutique, appartiene alla famiglia Tedeschi). Segni particolari del Pan’Ottone? Il suo essere inclusivo, accogliendo le arance navel calabresi e la vaniglia bourbon del Madagascar, l’uvetta australiana e le mandorle pugliesi, finanche il burro belga. E la Serenissima? È condensata nel Moro di Venezia, griffato Alajmo e prodotto all'interno del MammaRita Lab, vicino al ristorante tristellato Le Calandre, a Sarmeola di Rubano. Un lievitato scuro, prezioso di marasche e gocce di cioccolato, e accompagnato da una sac-à-poche di Crema Eccezione alla nocciola e cacao. A cui si affianca la special edition del Ducale, altra ode al cioccolato, custodita in una latta da collezionare: il design riprende infatti il tessuto della storica Tessitura Bevilacqua di Venezia, riletto con ironia da Philippe Starck per il Quadri di Piazza San Marco. Parla di Sicilia, narra la Sicilia e valorizza la Sicilia invece la produzione dei Fratelli Sicilia, al secolo Salvo e Piero Motta, con i piedi ben fissati nella catanese Belpasso. Una Sicilia amata, cantata e celebrata nella nuovissima creazione: La Giostra. Dentro: un panettone prezioso di uvette siciliane e canditi di arance rosse della Piana di Catania, che i bros (agricoltori e imprenditori) coltivano direttamente (insieme a limoni e mandarini). Fuori: la meraviglia, l’incanto, lo stupore. Una giostra dai colori vivacissimi, illustrata dall’artista palermitana Jessica Adamo, in un gioioso, lirico e onirico carosello di bambini, pesci e uccelli. Una latta trasformista, pronta a divenire un tamburo, grazie a due bacchette in legno incluse nella confezione.