Moderna Arcadia

    Bucolica estate

    Merende e picnic in vigna, degustazioni in campagna, passeggiate tra i filari. Dalla Lombardia all’Abruzzo, dal Piemonte all’Emilia Romagna, passando per Umbria e Toscana, qualche suggerimento per attimi idillici a tu per tu con la natura

    Regione dell’antica Grecia, nella sua letteraria trasfigurazione l’Arcadia volle rappresentare un luogo sereno, armonioso e ameno, dove condurre una tranquilla vita pastorale all'insegna della bellezza e della natura. Così cantò Virgilio nelle Bucoliche. Così scrisse Teocrito nei suoi Idilli. Così suggeriscono oggi moltissime realtà italiane. Aziende agricole e vinicole capaci di far della terra virtù, proponendo iniziative a stretto contatto col terroir. Fra picnic in vigna, merende sull’erba, passeggiate o pedalate fra i sentieri di campagna. Per una nuova Arcadia, nutrita dal verde di paesaggi che sanno dispensare sostenibili assaggi. 

    Nella tenuta Conte Vistarino si visita la cantina, si pedala e poi ci si ferma per un aperitivo in campagna

     

    Pedalando nel domaine dell’Oltrepò

    Una residenza settecentesca, arricchita da stucchi, pregiate chinoiserie e arazzi a succhi d’erba, come Villa Fornace (con corredo di giardino d’inverno e orangerie). Un parco da favola, disegnato da Achille Majnoni, l’architetto del re d’Italia Umberto I. Una cantina all’avanguardia, dislocata su quattro livelli, per un totale di 3.300 metri quadrati, nutriti dal ferro (della verticalissima scala elicoidale, soprannominata cavatappi), dal vetro, dall’acciaio e dal legno delle barrique. E persino un museo pronto a ripercorrere le memorie di un’azienda che ha segnato la storia dell’Oltrepò Pavese. La tenuta Conte Vistarino, a Rocca de’ Giorgi, “è un vero domaine alla francese”, precisa Ottavia, la giovane contessa che tiene le redini della maison. In equilibrio tra spirito agreste e nobil stile, modernità ed heritage. Certo, perché fu Augusto Giorgi di Vistarino, nel 1850, a importare le prime barbatelle di pinot noir della Francia, piantandole qui: in un luogo che oggi conta 826 ettari, di cui 200 vitati e di questi 140 esclusivamente a pinot nero. Il vitigno icona della blasonata casa. Che per tutta l’estate propone assaggi in libertà, alla scoperta della sua esuberante biodiversità. “Questo è un posto selvaggio. Ritmato da micro terroir, retaggio rurale della mezzadria”, precisa Ottavia. Che per far conoscere la sua "contea" ha messo a punto una formula ad hoc, che contempla un’ebike, un caschetto, una tovaglia tessuta al telaio e firmata Guri I Zi (virtuosa impresa sociale che coinvolge un villaggio di artigiane nel nord dell’Albania), due calici, una cassetta di colma di leccornie e una bottiglia. Da selezionare alla partenza, nella zona enoteca, scegliendo il Pinot Nero preferito, tra il fragrante e rosato Maria Novella, il blanc de noir Saint Valier, il signorile Costa del Nero e il metodo classico rosé Saignée della Rocca. Quattro i percorsi consigliati, evidenziati su una mappa. Per godersi il tramonto tra i filari, sorseggiando un nettare accompagnato dai formaggi caprini del Boscasso (di Ruino), i salumi del Tizzo (di Torrazza Coste), il pane e i grissini del panificio Casa Monache (di Torricella Verzate), il miele dell’Apicoltura Veneroni (di Broni) e l’extravergine umbro della Tenuta di Roscetti, condotta da Guido Vivarelli Colonna, marito di Ottavia. Valorizzando così la filiera pavese e il savoir faire italiano. Nel nome della sostenibilità. Ma la visita in cantina? È inclusa naturalmente. 

     

    “Per l’aperi-bike ho selezionato quattro vini, pensati su misura per l’occasione. Perché ci sono etichette da bere in piedi, altre da degustare seduti, e altre ancora da sorseggiare su un prato”, spiega Ottavia Giorgi di Vistarino. 

    Picnic fra le vigne del Mosnel, in Franciacorta

     

    Tra i filari di Franciacorta

    In principio fu l’Azienda Agricola Barzanò Barboglio. Sì, perché i Barboglio ereditarono cantine, terre e dimora nel 1836. Ora invece il suo nome è Mosnel, toponimo dialettale di origine celtica che significa pietraia, cumulo di sassi. Gli stessi sassi sui quali sorge la tenuta di Camignone, nel cuore della Franciacorta, ora guidata con successo da Giulio (addetto alle parti tecniche, produttive e commerciali) e dalla sorella Lucia (alla regia del marketing e delle pubbliche relazioni). Entrambi Barzanò, perché buon sangue non mente. Soprattutto in fatto di accoglienza, che con la bella stagione si fa ancor più spumeggiante. E sartoriale. Scandita in tante proposte all’aria aperta. Ecco allora i Picnic in vigna, suddivisi in easy chic, eno chic e veggy chic, per i fan dei cibi green. Picnic che, nel fine settimana, conoscono un upgrade, sublimando in Picnic d’autore, grazie alla mano creativa di quattro ristoranti localissimi, pronti a firmare i menu: Due Colombe, il ristorante stellato capitanato da Stefano Cerveni a Borgonato di Corte Franca (10 e 11 luglio); Cadebasi, iper dinamica insegna di Erbusco (17 e 18 luglio); Quattro Rose, vineria con cucina di Rovato (24 e 25 luglio); e Dispensa Franciacorta, osteria moderna (ma anche wine bar ed enoteca) in quel di Torbiato di Adro (31 luglio e 1 agosto). Déjeuner sur l’herbe deliziati da una bottiglia di Franciacorta Brut o Satèn (ogni due persone), inclusi calici serigrafati, zainetto e tour guidato dell’azienda. Il bello? Che si possono anche noleggiare le bici e scegliere l’angolino preferito. Tanto a disposizione vi sono 41 ettari di vigneti a conduzione biologica. In alternativa? I Percorsi, con visita al borgo e alla cantina, tasting di tre wine e corredo di salumi e formaggi del territorio. Da scegliere fra Stile Mosnel, Non dosati e Millesimati. E per i più esigenti vi è pure il Percorso Rarità, all’insegna del meglio della produzione. Per chi invece ha poco tempo, voilà Degusta e via: 45 minuti nel loggiato, in compagnia di due o tre calici franciacortini, in pairing con un piatto tipico. 

    Alla Montina la pizza si mangia nel vigneto

     

    Food truck in vigna

    E sempre in Franciacorta, ma in quel di Monticelli Brusati, La Montina apre per la prima volta i suoi vigneti al pubblico: domenica 18 luglio. L’occasione? Specialissima. Grazie a un evento nel nome della campagna, del buon vino e della pizza. Traduzione? Dopo un bel giro in cantina - disponibile ogni mezz’ora dalle 17 alle 18.30 - gli ospiti vengono accompagnati tra i filari del Vigneto Baiana (esattamente accanto alla cave) per vivere una serata in perfetto stile campestre. Ad attenderli, i calici di Franciacorta e le delizie firmate PizzaInGiro, food truck che propone pizze in itinere. In assaggio: cuoppo di verdure in pastella, olive all’ascolana e patate fritte, nonché il Pizzino, pizza regolarissima (da 250 grammi), in versione alla romana. Con pomodoro e mozzarella; con verdure grigliate; con salame piccante; con pancetta, grana e rosmarino; con tagliata di tonno, pomodorini, olive taggiasche e prezzemolo; e con mozzarella, burrata, pomodorini, olive e granella di pistacchi. Il tutto condito da sottofondo musicale e spazio mixology, presidiato dai bartender del Prince Cafè di Ome. In assaggio, infatti, il cocktail estivo Juicy Montina, ispirato al suadente e seducente Franciacorta Rosé Demi Sec della maison. 

    L'aperitivo al tramonto si fa tra le vigne dei Poderi di San Pietro, a trenta minuti da Milano

     

    Nel vigneto milanese

    Botti a far da tavolini, soffici cuscini, salumi, formaggi locali e musica live. L’aperitivo si fa in vigna, a soli trenta minuti da Milano. Grazie alla proposta agreste targata Poderi di San Pietro: sessanta ettari quel di San Colombano al Lambro e nei comuni limitrofi di Graffignana e Miradolo Terme. Highlights? Un’enoteca e una cantina super tecnologica, pronta ad avvalersi di un wine scan, strumento di analisi chimica che, utilizzando un piccolo campione di vino, permette di fornire all’enologo (Roberto Gerbino) dati fondamentali. Un’azienda giovane e scattante, che mette in calendario gli apericena into the vineyard: venerdì 17 e 31 luglio. Un’occasione per scoprire i vini di Giuliano Toninelli, allevatore, imprenditore agricolo e già titolare dell’agriturismo Luna a Marudo, nel Lodigiano. Da assaggiare fra gli spumanti: il Serafina (assoluto di chardonnay), il Ca’ della Signora (chardonnay e trebbiano) e il Pinot Rosé (da pinot nero, of course). Mentre fra i rossi si distinguono il Trianon, un Collina del Milanese igt, summa di cabernet sauvignon e merlot; e il Monastero di Valbissera, riserva austera, evoluta e vigorosa. Un San Colombano doc ottenuto da croatina, barbera e uva rara (dei migliori vigneti). Vitigni che concorrono a creare anche il più esplosivo e frizzante Costaregina. Senza tradire il rosé Nuè, minerale, fresco ed etereo figlio del pinot nero; e l’Amphora Moris, intrigante connubio di chardonnay e verdea, ancestralità e tecniche moderne, sapidità e lucentezza, profondità e aromaticità. 

    Pick Meal Up: quando il picnic è metropolitano

     

    Pick Meal Up

    E proprio nella città di Milano è possibile godersi un picnic metropolitano. Basta collegarsi al sito ufficiale di Pick Meal Up per scaricare l’app ma pure la mappa-piantina che identifica i più bei giardini cittadini con corredo di ristoranti vicini. Dove ordinare e ritirare comodamente il proprio pranzo o la propria cena in versione take away. Per poi consumare il tutto sotto le fresche frasche urbane. Ecco allora che le delizie by Gūd Darsena e i dolci di The Sweet Lab si possono assaporare al Parco Giovanni Paolo II, vicino alle Colonne di San Lorenzo; le leccornie della Piadineria Ripamonti 21 si possono assaggiare al Parco Ravizza; e le specialità indiane del ristorante Raj e la pasta fresca di Acquasala possono finir sul prato e sulle panchine dei parchi Baden Powell o Segantini, in zona Naviglio Grande. E chi vuole passeggiare al parco Trotter o a Villa Filzi si può rifocillare facendo un grand tour fra le leccornie di Cuore d’Abruzzo, fra le prelibatezze peruviane di Aki Me Kedo e fra i burger brasiliani di Lanchonete To Atoa. Invece le focacce e le poke bowl di Gūd Eustachi si possono gustare al parco Indro Montanelli o nel verde di piazza Leonardo da Vinci. Inoltre, grazie al codice Summer21, è possibile ottenere un 30% di sconto: applicabile in tutti i ristoranti della piattaforma fino al 22 settembre.  

    Lungo i Sentieri Gastronomici si cammina, si pedala e ci si ferma. Per assaporare la tradizione piemontese, letta attraverso lo sguardo di Diego Bongiovanni

     

    Piemontesi picnic lungo i Sentieri

    Nello zainetto ci sono mappa, telo, acqua e calice. Dentro il cestino green c’è tutto il necessario per il picnic. Firmato dallo chef Diego Bongiovanni e preparato nel suo lab: Casa Bongiovanni. Ha pensato proprio a tutto Diego, l’ideatore di quei Sentieri Gastronomici che guidano i viaggiatori curiosi lungo le vie di un Piemonte talvolta meno noto, ma abissalmente autentico. Itinerari da vivere pedalando in e-bike oppure camminando. Ma sempre degustando, osservando e ascoltando i racconti di tanti produttori, viticoltori, allevatori, casari e artigiani che il territorio lo abitano e lo nutrono di sapienza. Itinerari vagabondi, in cui talvolta si fa tappa fra le vigne o sotto un grande albero, per assaggiare le delizie di Diego. Accade per esempio nel tour che fa scoprire una nuova Alba e in quello che si snoda a Barolo, tra vigne e castelli. Mentre nell’occitana Val Germanasca ci si ferma in baita per assaporare una merenda sinoira. Nel cestino? La tradizione piemontese, riletta attraverso lo sguardo e la memoria di Bongiovanni. “Ho pensato a una carrellata di antipasti tipici e iconici della nostra terra”, spiega lo chef. Quindi: insalata di galletto - arrostito e sfilacciato - con verdure di stagione della valle del Tanaro, condite con aceto di vino rosso; insalata russa, a base di patate, carote, piselli, tonno e maionese; e battuta di fassona con scaglie di grana gran riserva. Una carne cruda, ottenuta da un taglio insolito: il pesce di vitello, ricavato dalla parte posteriore. Non tradendo la torta di riso monferrina, preziosa di erbette di campo, uova, formaggio e rosmarino. “È un mio ricordo. Questa torta la preparava sempre mia nonna Albertina, portandola a cuocere nel forno pubblico. E per distinguerla posizionava un rametto di rosmarino”, continua Diego. Che nel pack mette anche una crostata realizzata con il burro locale e le confetture fatte in casa. Utilizzando i doni del frutteto di famiglia.  

    Sui colli bolognesi, il picnic nell'antico oliveto è firmato Palazzo di Varignana

     

    Special dinner… sull’erba

    Ma quant’è bello andare in giro per i colli bolognesi. E fermarsi a Palazzo di Varignana, splendido resort in quel di Castel San Pietro Terme. Che tutti i mercoledì d’estate, sino all’8 settembre, rilegge il picnic in chiave chic. A partire dal contesto: l’antico oliveto della “casa”, proprio accanto ai giardini ornamentali progettati dal paesaggista Antonio Perazzi - un’opera d'arte botanica inserita nel prestigioso network dei Grandi Giardini Italiani - e al labirinto vegetale (ideato da Sandro Ricci) che fanno da cornice a Villa Amagioia. Per sentirsi vis à vis con la forza della natura. Come? Semplice. Gli ospiti, dopo essere stati accolti con un aperitivo informale, vengono accompagnati al proprio tavolo. Pardon, al proprio ulivo, fra coperte, cestini e cuscini. Per gustare il poker di portate messe a punto da Francesco Manograsso, lo chef del pool ristorante Aurevo. Fiero di dar forma a piatti che variano ogni mese, seguendo il ritmo della stagione, valorizzando il pluripremiato extravergine e dando voce ai prodotti degli orti di una residenza che è pure azienda agricola. Della serie, serviti direttamente sull’erba, come accadrebbe in un salotto gourmand: manzo marinato al tè con mini panino all’olio, melanzana affumicata e barbabietola rossa; ravioli ripieni di patate, pecorino morbido, mentuccia, crudaiola e leggera spuma d’olio; strudel di faraona in casseruola, ricotta e bietola; e crostatina di frolla con crema all’olio e fichi caramellati. Il tutto accompagnato da buon vino e musica dal vivo. Sotto le stelle. 

    Terre Giunchi... all'Imbrunire

     

    In campagna, all’Imbrunire

    Sempre al mercoledì e sempre sotto gli ulivi debutta quest’anno Imbrunire. Romagnolo picnic che si accende quando si spegne il sole. A firmarlo? Terre Giunchi e il suo inarrestabile capitano Enrico. A Rio Marano di Cesena, non lontano dal mare Adriatico al tempo stesso fuori dalla folle folla. Un habitat bucolico per un rituale da assaporare dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio ed essersi diretti alla meta: passeggiando o lasciandosi trasportare dai carrettini trainati da un trattore. Ad attendere i commensali? Un’intera cena servita sotto gli alberi-simbolo della pace. Con corredo di ricco aperitivo, cuscini, cestini in fil di ferro e canovacci vintage. Pronti a celare le ricette preparate per la soirée dalla nuovissima Cantineria, l’insegna un po’ cantina e un po’ osteria inaugurata recentemente da mister Giunchi, proprio all’interno dalla volitiva azienda agricola. Cantineria che il mercoledì “riposa” per dedicarsi ai picnic, traducendo in pietanze di campagna i frutti e gli ortaggi delle generose terre di Enrico. Senza dimenticare la birra rurale e i vini. Dal bianco Pùra (100% albana) alle differenti interpretazioni del sangiovese di Nòmina, Attésa e Sapiènte. E se si volesse soggiornare? A breve distanza (a Rio Eremo di Cesena) vi sono le camere di Agricola, buen ritiro dall’anima verdissima. 

    Scamporella cambia location ma non la bucolica filosofia

     

    La new edition di Scamporella

    E Scamporella? Il format ideato da Enrico Giunchi e Andrea Cappelletti continua. Con le redini di Andrea e in un’altra location: la Lo’canda dell’azienda di Lorella Cappelli. In via Roversano, a due chilometri dal Ponte Vecchio di Cesena. Quando? Ogni giovedì e sabato. Segni particolari? Ulivi pronti a rispondere all’appello, palloncini, cestini in vimini, panni appesi, abat-jour, poltrone, divani e arredi negli ormai iconici quadretti bianchi e rossi. Tutto all’insegna della bellezza, fra atmosfere soffuse, dj-set a tutti vinili, profumi di lavanda e rosmarino e suono delle cicale. Un must che si rinnova. E che si adatta anche a tutte le esigenze: un compleanno, un matrimonio, un anniversario da celebrare, un’occasione da ricordare. In programma, anche Talvolta, raffinata tavolata conviviale, nonché film sotto le stelle e variazioni a tu per tu con gli amici chef. 

    Ogni sabato d'estate, picnic fra le vigne di Umberto Cesari

     

    Ave Cesari

    Ma è tornando in quel di Castel San Pietro Terme che si scopre la proposta firmata Umberto Cesari, maison - fondata da Umberto e dalla moglie Giuliana nel 1964 e oggi portata avanti dal figlio Gianmaria - che sorveglia l’antica via Emilia. Otto i poderi - Claterna, Casetta, Parolino, Laurento, Ca’ Grande, Miravalle, Tauleto e Liano - gestiti secondo i diktat della viticoltura sostenibile. Credendo nei vitigni autoctoni quali il sangiovese, il trebbiano, il pignoletto e l’albana di Romagna. Una cantina tutta da conoscere, anche attraverso la semplicità di un picnic, in calendario ogni sabato sotto la secolare quercia della maison. Nel cestino: baguette di pane bianco con salame rosa e squacquerone; pane ai cinque cereali con mortadella; pesche noci, prosciutto crudo e mozzarella; parmigiano reggiano stagionato con confettura di mandarini e streghette (un po’ piada e un po’ pane a foggia rettangolare o romboidale); raviole all’albicocca e frutta di stagione. Nei calici: il Moma Bianco, aromatica summa di trebbiano, chardonnay e sauvignon; o il Moma Rosso, carismatico compendio di sangiovese, cabernet sauvignon e merlot.  

    In altro, l'Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense. Sotto, Chris Oberhammer, Massimo Spigaroli e Cristina Bowerman, alcune delle Stelle sul Po

     

    Stelle sul Po

    Al chiaro di luna, nel bel mezzo della campagna e con la musica del fiume come sottofondo. Questo lo scenario di Stelle su Po: tre serate gourmet in quel locus amoenus che è l’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense, capitanata da Massimo Spigaroli. A cui si deve tra l’altro l’idea dell’iniziativa. Mission: far incontrare in un contesto bucolico alcuni chef di quella nutrita community che va sotto il nome di les Collectionneurs - presieduta da Alain Ducasse - e di cui Massimo è stato uno dei primi a farne parte. Tre soirée animate da chef stellati e da giovani promesse. Provenienti dal nord e dal sud. Per illuminare di bellezza le rive del Grande Fiume. Protagonisti del 12 luglio: Chris Oberhammer del ristorante Tilia di Dobbiaco; Peppe Aversa de Il Buco di Sorrento; e Nikita Sergeev de L’Arcade di Porto San Giorgio, in provincia di Fermo. Attori del 26 luglio: Andrea Besana del ristorante Andree di La Spezia; Vincenzo Martella del Cum Quibus di San Gimignano; e Arcangelo Tinari di Villa Maiella, a Guardiagrele, appena entrato nella community. Mentre il 9 agosto, sotto il cielo emiliano, cucinano Cristina Bowerman della capitolina Glass Hostaria; Andrea Incerti Vezzani di Ca’ Matilde, a Reggio Emilia; e Cesare Grandi de La Limonaia di Torino. Dinner experience che prevedono un preludio a ritmo di specialità spigaroliane, per poi dar voce alla creatività dei cuochi ospiti. Sulla table della prima cena: i vini della maison abruzzese Masciarelli. I cui vigneti incorniciano il Castello di Semivicoli, teatino indirizzo di les Collectionneurs. 

    Bucoliche esperienze nella Tenuta di Artimino, in Toscana

     

    Chic-nic nel Barco Reale

    E in terra di Prato? Il picnic si fa sull’erba. Naturalmente. Ma in declinazione boho chic, con corredo di sommelier e in uno degli angoli più suggestivi del Barco Reale, la suggestiva riserva di caccia appartenuta a Ferdinando I de’ Medici e sorvegliata dalla villa La Ferdinanda, detta anche dei Cento Camini. Sì, alla Tenuta di Artimino, sulle dolci colline del Carmignano, il 31 luglio il dinner sur l’herbe si fa con piglio vintage e bohémien. E con vista sulla campagna, sui vigneti e sugli uliveti della tenuta. Che per tutta l’estate si mette in movimento con tanti appuntamenti. Della serie: tutti i giovedì Sunset Aperitif, per rilassarsi fra la luce rosata del tramonto, con dj-set, drink e buoni vini; il 6 e 27 agosto Pizza & Rosé; e il 10 agosto Calici di Stelle, per un nuovo picnic sotto il cielo di notte. Senza dimenticare che il wine bar è aperto tutti i giorni dalle 16 alle 20 e che il cocktail bar è attivo dal pranzo al dopocena. Da non perdere? I due drink dell’estate: uno a base di Artumes, summa di trebbiano, chardonnay, riesling e sauvignon blanc; l’altro pronto a rendere onore al rosato Vin Ruspo, compendio di sangiovese, cabernet sauvignon e merlot.  

    Nell'appodiato poliziano di Carpineto la wine esperisce si fa agreste e contemporanea

     

    Merenda poliziana

    Cipressi a destra. Cipressi a sinistra. E nel bel mezzo una strada bianca che conduce sino al cuore dell’appodiato di Montepulciano: una cantina iper contemporanea, minimalista, modernissima e pronta a rispondere ai diktat dell’ecologia e della bioedilizia. Mentre è salendo sulla torre-cisterna che si domina il paesaggio, smartphone alla mano. Per ammirare e istagrammare un wine retreat (di 184 ettari) tuffato nella natura quale Carpineto. Fondato oltre mezzo secolo fa da Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo, e oggi guidato da Antonio Michael Zaccheo e dall’enologa Caterina Sacchet. Un luogo incontaminato, alimentato dalla bellezza. Il che significa vigne, ma pure uliveto, bosco di querce, tartufaia e riserva naturale con tanto di laghetto, prato e pioppi. Un luogo degno di un bucolico idillio. Un’arcadia moderna da conoscere grazie a una full immersion nella wine dimension, scandita in due proposte, entrambe con visita in cantina, passeggiata (qui vi è il vigneto contiguo ad alta densità più esteso d’Italia: il Camponibbio), ascesa panoramica “in quota” e breve introduzione alla filosofia aziendale. Ecco allora la possibilità di una Merenda toscana, in compagnia di salumi e formaggi, nonché del Dogajolo Rosso, baby super tuscan dalle nuance fruttate; nonché l’opzione Vini, dialetti della terra, esperienziale tasting con vista sulla bottaia. Nel calice: Dogajolo Bianco come ouverture, e poi via con il Vino Nobile di Montepulciano Riserva, il Chianti Classico, il Brunello di Montalcino e il Farnito Cabernet Sauvignon.

     

    “Per capire un vino bisogna camminare le vigne”, Luigi Veronelli dixit

    Da Arnaldo Caprai, picnic fra le vigne del sagrantino

     

    Déjeuner col Sagrantino

    Tra le vigne di sagrantino, sangiovese e grechetto. Oppure all’ombra di una quercia secolare incastonata tra i filari. A Montefalco, la maison Arnaldo Caprai torna a proporre i suoi picnic tailor made. Certo, perché tutto viene preparato espresso, la mattina stessa della visita (per questo bisogna prenotare almeno un giorno prima). Nel cestino: frittate, pasta fatta in casa, salumi, formaggi, pane appena sfornato, olio extravergine homemade e naturalmente vino. Per un pranzo nel verde, fiero di allungarsi in un pomeriggio lento e rilassante. E per chi volesse l’upgrade? Voilà il Picnic Gourmet, preparato dallo chef resident Salvatore Denaro e servito à la table, sulla Terrazza Belvedere, fra pietanze tipiche e carni alla griglia. Ma non finisce qua. Visto che la maison umbra ha recentemente inaugurato la Terrazza Monte della Torre: uno spazio esclusivo, dove ammirare il paesaggio umbro al tramonto. Vivendo un incontro ravvicinato con le etichette più significative. Tre infatti le opzioni di tasting: Montefalco Vibes, Sagrantino Experience e Signature Collection, per inanellare il top della gamma. Spaziando dal super white Cuvée Secrète al Montefalco Rosso Riserva,  dal Pinot Nero Malcompare al Merlot Belcompare. Non trascurando il Montefalco Sagrantino 25 anni. È invece per celebrare il 700esimo anniversario della morte di Dante che l’azienda ha messo a segno un Sagrantino d’autore, rigorosamente in limited edition. A realizzare l’etichetta? L’artista canadese Rick Rojnic, che si inchina al sommo poeta rileggendo il ritratto dipinto per mano di Benozzo Gozzoli: datato 1452 e visibile al Museo di Montefalco. Affresco restaurato proprio grazie alle iniziative targate #CAPRAI4LOVE e destinate a valorizzare il patrimonio culturale montefalchese.

    Passeggiate, massaggi e assaggi nel resort umbro Borgobrufa

     

    La natura sulla pelle

    E sempre in Umbria, ma sulla sommità di una collina in terra di Torgiano, spicca Borgobrufa, lussuoso spa resort con sguardo fisso sulla natura. E proprio Natura & Vigne s'intitola la proposta estiva del buon retiro, destinato alle coppie e declinato in duplice formula: di una o due notti. Con tanto di pernottamento, prima colazione, massaggi Open Air (e anche bagni all’olio di vinaccioli), libero accesso al Mondo delle Acque e delle Saune, nonché cestino per il picnic. Per assaporare le specialità regionali sotto l’azzurro, nel verde, senza orologio e senza formalità. Due infatti i percorsi fra i vigneti che partono dal resort: l’iter Burgus (di 900 metri) e l’itinerario Poggio Belvederino (di 1.350 metri), punteggiati da panchine e rigeneranti aree di sosta. E per chi ama l’arte? Il déjeuner sur l’herbe si può fare nel Parco delle Sculture, museo a cielo aperto, prezioso di opere contemporanee. A proposito: Burgus e Poggio Belvederino sono anche i vini prodotti dalla parte agricola del resort, condotto dalla famiglia Sfascia. Attentissima alla filiera cortissima. Il che significa artigiani, norcini, allevatori, viticoltori e piccoli produttori locali. Valorizzati attraverso i piatti dello chef Andrea Impero. Tant’è che, nell’attesa dell’inaugurazione del nuovo ristorante fine dining Elementi, il resort mette in cartellone una serie di incontri contadini. Come quello del 14 luglio con l’azienda agraria Carini di Perugia, giunta alla quinta generazione e specializzata in pecorini, salumi di cinta senese, olio e vino biologici. 

    Alla scoperta dell'Abruzzo più bucolico, grazie a un'innovativa app

     

    Abruzzo ameno

    Passeggiar m’è dolce nel vigneto. Si chiama così una delle innumerevoli proposte della rinnovata app Percorsi - Abruzzo Wine Experience, ultima tappa di un progetto a sostegno dell’enoturismo, a cui il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo - presieduto da Valentino Di Campli - sta lavorando da diversi anni. Itinerari, dunque. A piedi o in auto. Che conducono alla scoperta del dinamico patrimonio enologico e gastronomico della bella e generosa regione. Il che significa camminare, degustare, cucinare, dormire e persino fare yoga fra i vigneti. Ma anche entrare a contatto col battito della Maiella, col silenzio degli eremi e col mare della Costa dei Trabocchi. “Con l’upgrade dell’app abbiamo focalizzato ulteriormente l’attenzione sulle esperienze enoturistiche che si possono vivere nelle nostre cantine e che i produttori hanno costruito negli ultimi mesi, con l’obiettivo di dare al pubblico un ritorno sempre più emozionale”, spiega la consigliera delegata al progetto Chiara Ciavolich, titolare dell’omonima maison pescarese. “L’interfaccia semplice e intuitiva facilita l’utilizzo della app con cui è possibile prenotare le attività proposte in azienda: in coppia, con la famiglia o in gruppi di amici, anche in lingua per i turisti stranieri. Inoltre sarà possibile trovare i punti di maggiore interesse in regione, ma anche indirizzi utili a vivere appieno il soggiorno in Abruzzo”. Il tutto arricchito da una rassegna di eventi che mette in combo tasting e musica, grazie alla partecipazione del pianista Michele Di Toro. Si comincia il 22 luglio da Notaresco, per approdare a Loreto Aprutino il 30 luglio, arrivare a Capestrano il 12 agosto e concludere a Fossacesia il 27 agosto. Per una kermesse che va sotto il nome di Straterroir.

    T: Cristina Viggè

    09-07-2021

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