Ed è a Bagnaia che hanno messo radici i Lamponi dei Monti Cimini, la maison guidata con passione da Massimiliano Biaggioli. Che col rosso frutto ha un certo feeling. Al punto da coltivarlo - in un lamponeto, che se ne sta all’ombra di un secolare castagneto - e sublimarlo in prodotti rispettosi delle leggi della natura, ma pure unconventional e fuori dalle righe. Risultato? Composte, in purezza o in diverse varianti, nonché polvere di lamponi, zucchero e sale marino aromatizzati ai lamponi. Proposti anche sull’e-shop. E visto che del lampone non si butta via nulla, voilà Lamponella, tisana figlia delle foglie del lampone: il rubus Idaesus, ossia il rovo del monte Ida. Dove narra la leggenda che Venere, dea bellezza, avesse scoperto la preziosa pianta. Monti Cimini, dunque, a caratterizzare l’area centrale della Tuscia Viterbese. Con corredo di faggeta del Monte Cimino (una delle faggete vetuste e primordiali riconosciute dall’Unesco quale Patrimonio dell’Umanità) e Lago di Vico, iconico bacino vulcanico, avvolto da uno spesso manto forestale. Andando così a creare una riserva naturale regionale. Habitat anche della realtà familiare, agreste, biologica e creativa targata i Sapori di ieri, in quel di Caprarola. Alle redini: Antonella Finocchi e la figlia Francesca. Felici di muoversi fra l’Agribistrò e l’orto. Dove seguono con cura rosmarino, salvia, origano e timo, per tradurli in un mix esuberante battezzato Erbe Magiche. Ideali per marinare, ma anche insaporire carni e pesci, minestre e zuppe, bruschette e frittate. Ed è sempre a Caprarola che si fa notare l’azienda agricola e agrituristica condotta da Federico Ferrari. Specializzato non solo in accoglienza, ma pure in olio extravergine e in nocciole. Proposte al naturale o tostate, intere o in granella, e persino in crema. Nocciole - di cultivar tonda gentile romana - che il pastificio artigianale Fanelli di Canepina valorizza nella pasta. Vedi i rustici e le pappardelle alle nocciole, a cui si aggiungono i Fior di castagna e le Fettuccine alle castagne. Senza dimenticare i maccaroni canepinesi, così sottili da esser chiamati anche fieno.