“Impara l’arte e mettila da parte”, recitava un vecchio adagio. Senza dubbio un po’ datato. Visto che oggi (forse) l’arte è bene impararla, assorbirla e condividerla. Anche attraverso i social. Comunicando il proprio saper fare. Condividendo l’agere e il pensare. Interagendo col resto del mondo.
In questo numero di Fuori andremo alla scoperta di tanti modi per esprimere l’arte e l’artigianalità. Quella intrisa di una forte componente personale, sartoriale, stilistica e identitaria. Espressa nel cucinare una pietanza e nel produrre un vino, nel fare un formaggio e nel mettere a segno un distillato, nel creare un cocktail e nell’ideare una pizza saldamente legata a un territorio. Come ha saputo fare Mirko Petracci con la sua È ascolana, ma non è un’oliva. Rileggendo con ironia e acume un prodotto iconico di Ascoli Piceno. Perché artigianalità vuol dire genuinità, ma significa pure farsi riconoscere.
Artigianalità fa rima con metterci le mani. Tanto in pasta quanto sullo smarthpone. Artigianalità presuppone l'usare testa e cuore in quello che si fa. Fosse anche un semplice panettone. Emblema, sintesi e crasi di passione, dedizione, pazienza, concentrazione. “Quando si prepara il panettone non bisogna avere fretta, perché l’impasto se ne accorge e si ribella. È lui che comanda. E non si può mai dare nulla per scontato. Tempistiche e temperature sono fondamentali. Anche un singolo passaggio eseguito male va a minare un soddisfacente risultato finale”, spiega saggiamente Nicola Borra, uno dei g’trainer di Petra.