Famiglia allargata

    Polpette poliglotte

    A otto anni dalla sua nascita, The Meatball Family evolve, matura e amplia la sua succulenta proposta. Guardando al domani, rendendo omaggio ad altre culture, ma restando con i piedi ben saldi in Italia

    Si fa presto a dire polpette. Perché regione (e nazione) che vai polpette che trovi. Basti pensare alle albondigas spagnole e alle falafel mediorientali. “E poi ciascuno ha il proprio ricordo legato alle polpette. Un ricordo intimo e familiare. Chi, come me, è di Milano ha in testa e nel cuore i mondeghili. Mia nonna metteva anche un po’ di Puglia nelle sue polpette. E d’estate, a Vieste, faceva il polpettone al sugo. Col quale condivamo la pasta. Insomma, puoi mangiare venti polpette e non trovarne una simile all’altra”, spiega Diego Abatantuono, uno dei founder di Meatball Family, non solo un fast casual restaurant, ma pure il primo format italiano intitolato al piatto più casalingo che ci sia. “Sì, l’idea è stata mia”, ammette orgoglioso l’istrionico Diego, rammentando l’apertura del primo locale: in via Vigevano 20, nella meneghina Porta Genova. A cui poi sono seguite le insegne in Stazione Centrale e City Life, sempre nel capoluogo lombardo, e quelle romane: all’interno del Maximo Shopping Center e all’interno del centro commerciale RomaEst. “Ma in cantiere vi è l’apertura di un nuovo punto vendita a Milano”, svela Nadir Malagò, uno dei soci operativi del nuovo asset societario. Che include pure Matteo Abatantuono (il figlio di Diego, alla regia di immagine e comunicazione), Stefano Moccagatta (il patron di Villa Sparina, wine resort in quel di Monterotondo, nelle terre del Gavi) e altri imprenditori. “Dal 2013 ad oggi abbiamo servito tre milioni di polpette a più di trecentomila commensali. L’obiettivo del 2022 è quello di espanderci, consolidando il fatturato e offrendo un menu sempre più diversificato. E rigorosamente democratico”, continua Nadir. In una luminosa rinascita delle polpette. Che, da piatto talvolta discriminato, assurge a regale. 

    Polpette in tutte le salse da Meatball Family

     

    Alla Norma o alla cacciatora?

    Diversificare. Rispondendo a gusti diversi e a esigenze diverse. Nel segno della salute e del benessere. “Per questo abbiamo pensato a polpette capaci di rendere onore a proteine diverse, come possono essere quelle della carne, del pesce, dei legumi. Non tradendo le verdure”, precisa Malagò. Da qui una carta interessante e variegata. Che elegge le Originali a icona assoluta: di fassona piemontese con sugo al pomodoro. Ma accanto a loro, proposte in una verticale “eccezzziunale veramente”, vi sono pure quelle Alla Cacciatora (di pollo arrosto, olive e peperoni), alla Norma (di melanzane, parmigiano reggiano, pomodoro e ricotta salata), Livornesi (di baccalà, ceci e sugo di pomodoro alla livornese), nonché Milan-Inter (di manzo e salsiccia con salsa barbecue al miele). In una sorta di omaggio ai grandi piatti della tradizione italiana. Che trova negli Spaghetti Meatball il suo climax: spaghetti alla chitarra homemade - che a ben vedere appartengono alla cultura abruzzese, in primis teramana - con polpette di carne (black angus e maiale), salsa di pomodoro datterino, basilico e pioggia di grana padano. Da scegliere anche nelle versioni con polpettine di pesce (merluzzo e crema di ceci), ortaggi (parmigiana di melanzane) e legumi (ceci e prezzemolo). Chitarrina proposta persino in taglia XXL, servita in un capiente tegame da condividere. E instagrammare. 

    Da Meatball Family le polpette fanno il giro del mondo

     

    Mondeghili e takoyaki

    Polpette. Rassicuranti e confortanti. Ma anche polpette come gustoso volano per raccontare la qualità, la genuinità e la sostenibilità. “Certo, abbiamo in carta anche polpette che non solo seguono le tradizioni, ma pure le stagioni”, puntualizza Nadir, facendo riferimento alle polpette di zucca mantovana, con salvia e rosmarino, e quelle di brasato, preziose di vino rosso e polenta. Perfette per il periodo autunnale-invernale. Senza dimenticare Le Speciali. Quelle nomadi, globe-trotter, che fanno il giro del mondo. Ecco allora i mondeghili, milanesissimi e localissimi. “Solo che noi non utilizziamo carne di recupero. Li prepariamo ex novo, partendo da un puntuale taglio del manzo: il cappello del prete”, commenta Malagò, descrivendo le polpette di bollito radicate nella cultura meneghina. “Inoltre abbiamo trasformato in polpetta il ripieno dell’agnolotto. Quello che prepariamo a Villa Sparina, al ristorante La Gallina”, spiega Moccagatta. Facendo focus sulla farcia di un raviolo che esce allo scoperto, concedendosi a burro e parmigiano. E per chi ama il Sol Levante? Voilà i nipponici takoyaki: polpette fritte di polpo, accompagnate da katsuobushi, sottili sfoglie di tonnetto essiccato e fermentato dal tono umami. Polpette poliglotte, che contaminano persino le più hawaiane bowl (complici riso, avocado, edamame e cavolo rosso), la pizza e le più international salad. Sublimando nel burger. Che, alla fine, è una maxi polpetta. “Ma non apriremo mai in America, preferiamo restare in Italia”, dichiarano in coro i soci.   

    T: Cristina Viggè

    20-12-2021

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