Polpette. Rassicuranti e confortanti. Ma anche polpette come gustoso volano per raccontare la qualità, la genuinità e la sostenibilità. “Certo, abbiamo in carta anche polpette che non solo seguono le tradizioni, ma pure le stagioni”, puntualizza Nadir, facendo riferimento alle polpette di zucca mantovana, con salvia e rosmarino, e quelle di brasato, preziose di vino rosso e polenta. Perfette per il periodo autunnale-invernale. Senza dimenticare Le Speciali. Quelle nomadi, globe-trotter, che fanno il giro del mondo. Ecco allora i mondeghili, milanesissimi e localissimi. “Solo che noi non utilizziamo carne di recupero. Li prepariamo ex novo, partendo da un puntuale taglio del manzo: il cappello del prete”, commenta Malagò, descrivendo le polpette di bollito radicate nella cultura meneghina. “Inoltre abbiamo trasformato in polpetta il ripieno dell’agnolotto. Quello che prepariamo a Villa Sparina, al ristorante La Gallina”, spiega Moccagatta. Facendo focus sulla farcia di un raviolo che esce allo scoperto, concedendosi a burro e parmigiano. E per chi ama il Sol Levante? Voilà i nipponici takoyaki: polpette fritte di polpo, accompagnate da katsuobushi, sottili sfoglie di tonnetto essiccato e fermentato dal tono umami. Polpette poliglotte, che contaminano persino le più hawaiane bowl (complici riso, avocado, edamame e cavolo rosso), la pizza e le più international salad. Sublimando nel burger. Che, alla fine, è una maxi polpetta. “Ma non apriremo mai in America, preferiamo restare in Italia”, dichiarano in coro i soci.