Menti scintillanti

    Alois Lageder: olismo vitivinicolo

    Sinergia. Sintonia. Empatia. Interazione. Connessione. Fra uomo e natura, vite e cosmo. Ad animare la tenuta altoatesina è un caos calmo, fatto di consapevolezza e di immenso rispetto per la terra e per chi la abita

    C’è la stella cometa. Quella seguita dai Magi. E ci sono le Comete. Quelle volute e firmate dalla tenuta vitivinicola Alois Lageder: quasi duecento anni di storia (visto che la nascita della “casa” risale al 1823), incastonata in quel di Magrè. Sulla Strada del Vino. “Ottocento anime in un paesino posizionato a sud dell’Alto Adige, sul confine col Trentino”, precisa Helena, sesta generazione della maison. Che oggi può contare sulla grande sapienza e sull’immensa esperienza di Alois, affiancato dalla moglie Veronika e dai figli Clemens, Anna ed Helena. L’astro più giovane di una famiglia fedelissima al passato, concentratissima sul presente e costantemente tesa al futuro. Seguendo un credo che recita: “Accettare gli errori, imparare da essi e fare meglio la prossima volta”. In un perfetto mix di saggezza e audacia, calma e slancio, fermezza e coraggio di sperimentare. Anche nuove strade. Giocando con le potenzialità del territorio. Come nel caso della collection-progetto Comete. Che s’illuminano, seguono la loro orbita e poi se ne vanno. Lasciando una traccia, un segno. Unico e irripetibile. Come quello impresso col polpastrello sull’etichetta. A evocare una scintillante coda di cometa. “Le Comete hanno un qualcosa di eccitante e straordinario, risvegliano la curiosità, non seguono schemi e lasciano sempre qualcosa - di più o meno visibile - alle loro spalle”, afferma la raggiante Helena. 

    La famiglia Lageder (foto di Gregor Khuen Belasi) e gli animali nelle vigne. Tutto in perfetta sinergia

     

    Sensibilità biodinamica

    Un approccio dinamico, trasversale, interattivo e interdisciplinare al vino, alla terra e alla realtà quello della tenuta altoatesina. Capace di una visione olistica, circolare, totale, antroposofica. Alla Rudolf Stenier, per capirci. Grazie a un pensare volitivo e a un agere propositivo. Nel rispetto della tradizione, nella piena sintonia con la contemporaneità e nella ricerca dell’equilibrio. “La nostra è un’agricoltura vivente, sana. E il nostro è un microcosmo organico, in cui tutto è in sinergia: l’uomo e la natura, gli animali e le piante”, spiega Helena. Millesimo 1992 e responsabile del marketing e della comunicazione aziendale. In cui è entrata dopo aver studiato e coltivato le sue grandi passioni: il cinema e il teatro. Lavorando a Londra, New York, Monaco e Berlino. Sguardo allargato, si diceva. E mente in movimento. Per gestire, insieme al fratelli Clemens e Anna, i 55 ettari di famiglia. Tutti già convertiti all’agricoltura biologico-dinamica. “Ma lavoriamo anche a stretto contatto con un’ottantina di contadini locali. Cercando di trasmettere loro la nostra filosofia. Affinché si convincano a fare altrettanto”, continua Helena. Impegnata nella difesa e nella conservazione di un complesso ecosistema. “Sul piano pratico ciò significa bandire del tutto fitofarmaci chimici di sintesi, erbicidi, fungicidi, insetticidi e concimi minerali, utilizzando invece preparati e infusi omeopatici, che favoriscano i cicli naturali. Nei nostri vigneti, inoltre, incrementiamo la biodiversità con essenze erbose e floreali, arbusti e piante, animali e concimi a base di compost, creando così un humus naturale che migliora la qualità del terreno e la fertilità delle viti”. Ma non finisce qua. “Ci stiamo adoperando per rivitalizzare la transumanza nell’allevamento animale”. 

     

    “Cercando di adeguarci alla natura, di cui ci sentiamo parte integrante, dobbiamo aver il coraggio di correre dei rischi. Dimostrare perseveranza. Concedere tempo”. Alois Lageder 

    Alcune etichette della linea Composizioni

     

    Composizioni di carattere

    “Il nome ha un’origine ladina e significa sul monte”, precisa Helena sorseggiando il Riesling Surmont 2020, figlio dei terreni calcarei di Magrè e di quelli vulcanici della Valle d’Isarco. “Porer invece è il nostro pinot grigio, fresco e fruttato. Perché noi cerchiamo la freschezza. Non vogliamo vini legnosi”, continua la giovane di casa Lageder. Un vino autorevole e brillante Porer, ottenuto da un assemblaggio, visto una parte delle uve è stata vinificata subito, un’altra è rimasta per 15 ore a contatto con le bucce, e una terza parte è lasciata per circa un anno a contatto con raspi e bucce. E Am Sand? Vuol dire sulla sabbia. “Perché questo Gewürztraminer nasce da uve vendemmiate in diverse vigne della Bassa Atesina, tutte ad alto tenore sabbioso”, continua Helena. Mentre il Mimuèt (in ladino “secondo i miei gusti”) incarna l’anima elegante e affascinante del pinot noir, proveniente da Appiano, Cortaccia e Pochi di Salorno. Tutte etichette differenti, distintive, di carattere. Singolari e peculiari. Facenti parte della raffinata compilation Composizioni. E pronte a esprimere la pluralità dell’altoatesino terroir.

    Lo Chardonnay Löwengang e la collezione Rarum 2021

     

    Capolavori e rarità

    Identità. Individualità. Ma non egocentrismo. Bensì generosità e altruismo. In un continuo dialogo con il cosmo, per un moderno panteismo naturalistico. Questo vuole fare Alois Lageder. Raggiungendo la perfezione nei suoi Capolavori. Come l’armonioso e minerale Chardonnay Löwengang, che mutua il nome dal maso-podere-palazzo di Magrè. Che appartiene alla famiglia Lageder dal 1934, sebbene i vigneti vennero impiantati - intorno al 1875 dall’allora conte Melchiori - a carménère, cabernet franc e cabernet sauvignon. Da cui il nuovissimo e antichissimo Löwengang Uvaggio Storico, assoluto mélange di uve di viti vecchie (di oltre 140 anni) e giovani, tutte con lo stesso dna. Per un ennesimo esempio di sinergia fra generazioni. “Con il Löwengang Uvaggio Storico coroniamo un progetto che intende preservare un patrimonio storico da un lato e alzare ulteriormente l’asticella della qualità dei nostri vini. Abbiamo realizzato qualcosa di unico, perché rispetto alle viti giovani, che danno al vino forza e freschezza, le vecchie viti affascinano con la loro saggezza e danno al vino complessità e un’incredibile armonia", spiega Clemens, amministratore delegato della cave. Raccontando un vino che diverrà protagonista della collezione Rarum. Capolavori, insomma. Di cui fanno anche parte anche il vigoroso Lagrein Lindenburg, la Schiava Römigberg, il Cabernet Sauvignon Cor Römigberg, il Merlot MCMLVII, il Pinot Nero Krafuss, nonché il Casòn Bianco (viognier e petit manseng) e il Casòn Rosso, nutrito dal tannat. Un vitigno esotico, perfettamente a suo agio in Alto Adige.  

    Alcune scintillanti Comete 2021

     

    Comete brillanti

    Guardare avanti. Sempre. E guardare oltre. Assecondando l’istinto e l’impulso. Linfa vitale per le Comete. Etichette ineguagliabili. Dallo sfondo celestialmente blu. Voilà il MUS · XX, un pet nat - ossia pétillant naturel - in cui si parlano moscato giallo e müller thurgau. Ed ecco pure il CHE ∙ XVIII, ossia lo chenin blanc nella calda Bassa Atesina; il SIL · XX, dalle uve silvaner di un vigneto di sessant’anni; il SOA · XX, recupero e valorizzazione di un vitigno autoctono quasi dimenticato quale il versoaln; l’ASA · XVI, gewürtraminer maturato per più di due anni in botti d’acacia; LA SAI · XX, ovvero il succoso lagrein vinificato secondo il metodo saignée; nonché il NATSCH4, straordinaria summa di un poker d’annate di schiava (2016, 2017, 2018 e 2019). 

    Clemens ed Helena Lageder con i loro vitigni classici

     

    In vino veritas

    Naturalmente non mancano i grandi classici. Quotidiani e democratici, ma fatti a regola d’arte. Vini energici e scattanti, paladini e ambasciatori dei valori della maison. Da degustare a seconda di come ci si sente. Oppure a seconda di quello che si vuol comunicare. Della serie: il Pinot Bianco, ovvero lo spirito di ricerca; lo Chardonnay, l’approccio olistico; il Pinot Grigio, la curiosità e la voglia di sperimentare; Al Passo del Leone Bianco, la creatività; il Müller Thurgau, l’artigianalità; il Sauvignon Blanc, l’aspirazione allo sviluppo; il Gewürztraminer, il caos, il movimento e la forma; il Lagrein Rosé, l’identità sociale; la Schiava, l’umiltà; il Pinot Noir, la cura del dettaglio; il Merlot, la pazienza; il Lagrein, la famiglia e l’identità; Al Passo del Leone Rosso, la biodiversità; e il Cabernet Riserva, la lungimiranza.   

    Le viti, i vigneti, la Vineria Paradeis (foto di John McDermott)

     

    Caos calmo

    Ironia e serietà. Estro e rigore. Fantasia e caparbietà. Tutto è concesso e tutto è connesso nella tenuta Alois Lageder. C'è persino un grande orto, anzi il GrandOrto, nel mezzo dei vigneti. Per coltivare ortaggi, frutti ed erbe aromatiche. Ci sono persino le mucche di Alexander Agethle, titolare del caseificio Engelhorn (in Val Venosta), che pascolano fra le vigne post vendemmia, perfettamente integrate nel contesto, nel tessuto e nel vissuto vitivinicolo. Mentre la cantina - oltre ad attenersi ai severi criteri stabiliti dall’associazione biologico-dinamica Demeter - vibra fra bioedilizia, energie rinnovabili, arte e musica. Vedi l’installazione sonora Ninna-nanna per barriques e archi di Mario Airò. Ma non finisce qui. Helena è anche responsabile della Vineria Paradeis, all’interno dello storico palazzo rinascimentale Casòn Hirschprunn. In cucina? La cuoca Flora Hohmann: natali tedeschi e un master all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Per un menu che mette al centro la campagna, fra carni autoctone, verdure indigene e pietanze studiate in collaborazione con il responsabile della corte agricola Max Feichter e con una serie di fornitori biodinamici. Nel segno della coerenza, della circolarità e dell’autosufficienza.

    Helena Lageder alla guida del marketing e della comunicazione aziendale. E pure responsabile della Vineria Paradeis

     

    Premi, progetti, prospettive

    Una maison illuminata. Che fa tesoro della memoria, non temendo le sfide del domani. In un’ottica sensibilissima alla sostenibilità ecologica. Da cui anche un prestigioso riconoscimento quale il Green Emblem da parte di Robert Parker Wine Advocate. “Siamo molto grati per questo premio. Il Green Emblem non distingue solo il nostro vino ma tutta la cantina e l’azienda agricola associata con la sua biodiversità. Tuttavia penso che questo riconoscimento non si riferisca solo ai risultati che abbiamo raggiunto, ma anche al percorso che abbiamo fatto. Non siamo ancora dove vogliamo essere. Qualche anno fa, per esempio, ci siamo posti l’obiettivo che tutti i vigneti dei circa 80 partner viticoltori con cui lavoriamo siano certificati biologici entro il 2024. Ci vuole tempo per motivare i partner a percorrere questa strada con noi. Ma siamo convinti che sia la strada giusta”, puntualizza Clemens. Intanto? Se carta e sughero naturale fanno già parte del corredo, ora la bottiglia in vetro si fa leggerissima. Una bottiglia di Borgogna del solo peso di 450 grammi. Per un totale di 87 tonnellate (il 17%) in meno di vetro prodotto e trasportato ogni anno. “Certo, ci sono già bottiglie leggere sul mercato, ma difficilmente c’è una bottiglia di Borgogna che sia così leggera e che soddisfi le esigenze di un vino di qualità. Stranamente, molte persone sono tuttora dell’opinione che un vino di valore debba essere dotato di una bottiglia pesante”, afferma Clemens. Ed Helena ribadisce: “La bottiglia ha un nome. Si chiama Summa e abbiamo preso la decisione di non brevettarla, in modo che molti viticoltori siano motivati ad adottarla”. Summa, come l’appuntamento (alla sua 23esima edizione) che si terrà i prossimi 9 e 10 aprile negli spazi di Casòn Hirschprunn e di Tòr Löwengang. Fra assaggi, verticali, seminari, degustazioni guidate, visite e incontri ravvicinati con i vignaioli. Sempre con la regia di Anna Lageder, responsabile dell’evento.  

     

    Alpini e senza confini

    Interazione. Anche fra tutti i componenti della famiglia Lageder. Che non smette mai di cercare, studiare e ideare. Tant’è che Clemens ed Helena hanno lanciato un nuovo progetto viticolo: Terra Alpina. Una gamma di vini pronta a prendere due vie. Da una parte la collection Selection (per ora un Pinot Bianco e un Pinot Grigio) pensata per valorizzare lo straordinario habitat dolomitico - un mix unico di clima aspro e brezza mediterranea - nonché il lavoro portato avanti con i tanti viticoltori del territorio, sempre più vicini alla coltivazione biologica o biodinamica. Dall’altra la compilation Voyage - per ora un bianco (vitigni chardonnay, müller thurgau, garganega, welschriesling e pinot grigio) e un rosso (vitigni vernatsch, carignan, grenache, lagrein e merlot) - felice di inanellare nettari succosi, vivaci e vibranti, prodotti a partire da uve biologiche provenienti da diverse regioni viticole europee. Tutte montane. Quindi non solo dell’Alto Adige, ma pure di Francia, Austria e Svizzera. Sempre nel segno dell’inclusività e del dinamismo. In etichetta? Una lince e un gufo, esemplari a rischio di estinzione. “Gli animali non conoscono confini, si muovono liberamente tra i paesi della regione alpina. Noi stiamo facendo qualcosa di simile con i nuovi vini Terra Alpina. Non sono le frontiere politiche o regionali ad essere decisive, ma il terroir che le collega”, afferma Helena.   

     

    “Sì, la nostra storia parte dalle carrozze e arriva al digitale”, chiosa Helena Lageder.

    T: Cristina Viggè

    19-01-2022

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