Vini di città

    Cantina Urbana: nella Na.Pa. Valley di Milano

    Connettere. Campagna e città. Uva e uomo. Grappoli e gente. L’urban winery prosegue nel suo progetto di avvicinamento fra vino e grande pubblico. Anche grazie alle nuovissime Rivendite di quartiere

    Il vino si fa in campagna. Oppure in città. Lo conferma e continua a dimostrarlo  Michele Rimpici, il founder, l’anima, il cuore e il motore di Cantina Urbana. Una vera e propria maison metropolitana. Non affacciata sui vigneti, bensì sul Naviglio Pavese, in via Ascanio Sforza 87. Nel quartiere che il sindaco Beppe Sala ha battezzato col nome di Na.Pa. E che, anche grazie alla urban winery, è un po’ la Napa Valley del capoluogo lombardo. Un progetto ambizioso quello di Michele, ma con radici solide. Basti pensare che nel 2021 il fatturato ha segnato un +45% rispetto all’anno precedente. Merito di idee chiare, di passi felpati, di un pizzico di sana follia e di una buona dose di esperienza. Quella che contraddistingue mister Rimpici, forte di vent’anni nel settore del vino, fra Italia ed estero. Infatti è proprio a New York e a Londra che viene affascinato e folgorato dal concetto di urban winery. Che decide di portare orgogliosamente a Milano, nel 2018. Complice un affiatato team di cantinieri ed enologi. Mission? “Fare vini buoni, gustosi e puliti, che siano accessibili a tutti senza paradigmi e orpelli. Come si faceva una volta, andando in cantina a prendere il vino e parlando direttamente con il produttore, senza intermediazioni”, spiega lui. Fiero d’aver creato un polo d’attrazione e produzione nella città che più in Italia dialoga col mondo. Fiero d'aver realizzato qualcosa che mancava. Fiero d'aver avvicinato l’uva e l’uomo, i grappoli e la gente, il vino e la vita quotidiana delle persone.

    Michele Rimpici e il team di Cantina Urbana - Foto di Aromi.group

     

    Una winery lungo Naviglio

    Ma le uve? Naturalmente vengono dalla campagna. Perché, seppur non vanti vigneti di proprietà, Michele ha buon naso, ottime conoscenze e fiuto perfetto. Anche per intercettare e selezionare i migliori vigneron del Bel Paese: un network di artigiani e viticoltori di fiducia. Capaci di operare in maniera sensibile e sostenibile. Nel rispetto del suolo e dell’uomo. Così, facendo vino in città, si rinsalda l’atavico legame con la campagna, con la terra, con il tessuto rurale. In un positivo messaggio di filiera, di qualità e di tracciabilità. E una volta giunte in cantina? Le uve vengono sottoposte al processo di vinificazione, affinamento e invecchiamento. Grazie a contenitori in acciaio, a barrique e ad anfore in terracotta, provenienti dalla toscana Impruneta. Un luogo polifonico e poliedrico. Dove il vino nasce, ma dove si fa pure conoscere. Certo. “Vogliamo condividere l’esperienza della vinificazione e della produzione vinicola con i nostri clienti, offrendo non solo prodotti, ma anche interazione con le varie fasi di creazione di un vino”, continua il deus ex machina di Cantina Urbana. Immaginata e costruita come uno spazio interattivo e inclusivo. Flessibile e fluido. Pronto a ospitare degustazioni, visite guidate, corsi e persino meeting aziendali ed eventi conviviali. A tu per tu con le botti.

     

    “Il vino si fa con l’uva e l’uva si fa in campagna. Ma sono il genio e l’energia dell’uomo a trasformarla in parte integrante della civiltà, dalla notte dei tempi e per sempre. E l’uomo si riunisce nelle città, luogo di incontri e condivisione, luogo di partenza e arrivo di progetti e avventure. L’energia dell’uomo è l’ingrediente unico capace di trasformare una bevanda antica in un’esperienza sempre contemporanea”, dichiara Michele Rimpici.  

    I vini di Cantina Urbana e i luoghi iconici di Milano - Foto di Aromi.group

     

    I dialetti dei nettari

    Un progetto visionario e innovativo quello di Cantina Urbana. In perfetto equilibrio fra analogico e digitale. Certo, perché i vini si possono acquistare live, ma pure online, sull’e-shop. Semplicemente con un touch o con un clic. Segni particolari? Tanti, incluso il bassissimo livello di solforosa. Fra i cult? L’iconico Naviglio Rosso, summa di barbera, croatina e uva rara, nonché la santa trinità del minerale Tranatt Bianco, del fragrante Tranatt Rosato (negroamaro e barbera) e del fruttato Tranatt Rosso (barbera, syrah, cabernet e negroamaro). Non certo dimenticando il Milano Bianco (garganega addicted) e il Milano Rosso (corvina style); il Bianco King (chardonnay, sauvignon e pinot nero); l’Ancestrale (assoluto di malvasia); El Mòs, un frizzante bio, figlio della glera; El Mòs Rosé, vivace sintesi di glera e raboso; il Ringhio Orange, l’arancione di casa, ottenuto da riesling in purezza; l’esplosivo Vulk’kaniko (da nerello mascalese); il Maninude Neb (assoluto di nebbiolo); il neonato Vì (da uve verdicchio raccolte sulle colline di Jesi); e il Dolce Urbano, da uve moscato giunte dalle colline di Treiso nelle Langhe. In un corale omaggio alla viticoltura italiana.

    Nettari e cicchetti nelle nuove Rivendite firmate Cantina Urbana - Foto di Aromi.group

     

    Calici e cicchetti di quartiere

    Etichette da scoprire, acquistare e assaggiare anche nella neonata Rivendita Porta Romana (in via Muratori, angolo via Lazzaro Papi). E presto nella Rivendita Ravizza, in zona De Angeli. Una sorta di upgrade del progetto, che mira sempre più a colmare il gap fra grappoli e grande pubblico, conquistando i quartieri, luoghi simbolo di vicinanza, condivisione e fruizione sociale. Un po’ come lo erano un tempo le osterie. Rivendite, dunque, come punti di riferimento cittadini, dove comprare le bottiglie, sorseggiare i vini in mescita e abbinarli a una serie di taglieri di salumi e formaggi. Ma non solo. Fra le proposte spiccano i cicchetti: baccalà mantecato con zest di limone; porchetta di montagna e senape al miele; gorgonzola dolce e noci; lardo stagionato e miele d’acacia; mortadella e formaggio fresco; salsa tonnata e fior di capperi; pesto di pomodori secchi e olive taggiasche. E ancora, pulled pork, caciocavallo podolico gratinato in terrina e polpette al sugo. Anche in versione vegana, con salsa di latte di cocco e curry, cipollotto, coriandolo e jalapeño. E nel weekend? Dalle 12 alle 16 va in scena il Brunch del Cantiniere. 

    L'esperienza Make Your Wine permette di ideare il proprio vino, personalizzato e griffato - Foto di Aromi.group

     

    La democrazia del vino

    Può bastare. Macché. In cantina si può anche provare la Make Your Wine experience. “Fare il vino è un’esperienza meravigliosa, magica, e ho voluto condividerla con tutti. Quello che facciamo è semplice, si fa in tutte le cantine e si chiama assemblaggio. Lo si fa, per esempio, ogni qualvolta si miscelano vini prodotti con vitigni diversi o realizzati con lo stesso vitigno, ma proveniente da vigneti differenti. In Cantina Urbana, una volta finite le fermentazioni, quando il mosto d’uva diventa vino, otteniamo delle basi che affiniamo in acciaio, anfore o barrique. A questo punto procediamo con i blend dei vasi vinari per creare il vino finale, con il gusto che vogliamo. Oggi questa esperienza l’abbiamo resa accessibile a tutti”, racconta Rimpici. Descrivendo l’originale iniziativa, ludica e costruttiva, grazie alla quale tutti possono creare un vino a propria immagine e somiglianza. Fra briefing, tasting, prove, appunti, assemblaggi. Per poi procedere all’imbottigliamento e all’etichettatura. Ovviamente con tanto di firma, logo e grafica personalizzati. Insomma, tutto su misura del cliente, del ristoratore o dell’azienda che abbia voglia di realizzare una bottiglia esclusiva. Meglio ancora se brandizzata. E per un regalo diverso? Voilà la versione Kit Make Your Wine: un prezioso scrigno in legno contenente le basi per il vino, la scheda degustazione e gli strumenti necessari per ideare il vino-prototipo a casa. Tanto poi sono i cantinieri a farlo concretamente e a inviarlo direttamente at home.

    T: Cristina Viggè

    30-03-2022

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