All day long

    Nhero: cromatismi culinari

    A Milano, lungo la direttrice che collega Piazza della Repubblica con la Stazione Centrale, un locale total black, aperto da colazione a cena, capace di lasciarsi conquistare dai mille colori e sapori della pizza, della cucina e della pasticceria

    Si scrive Nhero. Si legge Nero. E ha uno spirito da Hero. Un po’ alla David Bowie. “Perché per fare questo lavoro bisogna avere coraggio ed essere un po’ degli eroi”, spiega Massimo Fogliati, co-founder dell’insegna milanese, in tandem con Bruno Arnanno. “Abbiamo voluto aggiungere una enne iniziale, giusto a evocare il nome del precedente locale. Visto che quando lo acquisimmo noi, nel lontano 2004, si chiamava Black Diamond”, continua Massimo. Descrivendo il perché e il percome di uno spazio noir che ancor oggi brilla sotto i massicci portici di via Vittor Pisani, svoltando l'angolo con via Felice Casati. “A quel tempo questa zona era molto diversa. Era considerata periferica. Era più identificata col concetto di Stazione Centrale che non assimilata alla vicina e vivace Piazza della Repubblica. Oggi le cose sono cambiate. Piazza Gae Aulenti è qua dietro, a due passi. Questa è un’area iper dinamica, in divenire, in evoluzione, in continua trasformazione”.

    Da Nhero Milano tutto è preparato in casa, nel nome dell'artigianalità e della sartorialità

     

    Una palette di proposte

    E negli anni anche Nhero Milano è cresciuto ed evoluto. “Abbiamo fatto ben quattro ristrutturazioni. L’ultima risale all’agosto 2021. Del resto, quando nacque, era un lounge bar. Grande, ma pur sempre un lounge bar. Con la struttura di un lounge bar. E con una cucina di servizio. Un locale concentrato in primis sulla caffetteria, sul lunch e sull’aperitivo serale. Ma ora abbiamo deciso di potenziarne e ampliarne l’offerta. Creando una pasticceria dinamica, più vicina al concetto di bakery contemporanea. E mettendo a punto una proposta gastronomica più ampia, pronta a conquistare anche la fascia serale e il brunch festivo. Non tradendo la pizza. Sì, la pizza. In una zona piena di pizzerie. Ma a noi le sfide piacciono. E, animati da fiducia e ottimismo, abbiamo così pensato di rivoluzionare gli spazi. Rifacendo tutto il bancone bar. Aggiungendo una cucina completamente a vista. E costruendo tre laboratori al piano inferiore. Per la massima efficienza e per un’organizzazione puntuale. Senza dimenticare una cosa fondamentale: il materiale umano. Abbiamo assunto uno chef e un sous-chef, due pizzaioli e due pasticceri”, prosegue Massimo. “Inciampato in questa attività”, come ama ripetere lui, che viene dal mondo dell’idraulica. Mentre il sodale Bruno ha alle spalle un lungo corso al Caffè Ambrosiano e al Caffè Carducci. Insieme alla regia di un luogo lucido, nero, elegante, essenziale. Con un giardino verticale ad animare una maxi parete e una trilogia di dehors in vetro a sconfinare verso la strada. In un continuum fra dentro e fuori. E in un alternarsi di volumi, di pieni e di vuoti, di luci e di ombre, di stoffa e di legno. Un ambiente poliedrico, polifonico e polivalente. Aperto sette giorni su sette, dalle 7 alle 24 (e oltre). Verticale. Così come multiculturale è la brigata. Certo, il pizzaiolo Maduka Sovis (aka Checco) è originario dello Sri Lanka; il cuoco Alan giunge dal Bangladesh e il barman Ramiro è cubano. Alla direzione? Luigi Cenciarini, dalle radici marchigiane. Per la precisione, senigalliesi. 

    Pizze tonde al piatto, ma pure focacce farcite. Tutte messe a punto con le farine Petra

     

    Pizza in multicolor

    “Il mio maestro? È Simone Lombardi. L’ho affiancato per tre anni, quando era al Dry”, confessa il garbato e cordiale Maduka. Orgoglioso del suo mestiere di pizzaiolo. “Parto da una biga e lavoro con alte idratazioni e lunghe maturazioni e lievitazioni. Dalle 48 alle 72 ore. Utilizzando le farine Petra 3 e Petra 5037, la Unica. Sia per la pizza tonda al piatto sia per la più ariosa focaccia. Mentre per i topping mi affido alla fantasia e all’abilità di Alan”. Un vero gioco di squadra, insomma. Complice il Forno Marana (a piano rotante), posizionato nella kitchen a vista. Complici ingredienti accuratamente selezionati, come le conserve di pomodoro bio by Manfuso e l’extravergine dell’azienda agricola palermitana Mancuso. E complice un saggio uso dei condimenti. Da provare? La pizza con culatello, stracciatella e pomodorini confit, dal piglio piacevolmente piccante. Un delicato tocco spicy che torna nella Parmigiana, con salsa di pomodoro San Marzano cotto a bassa temperatura, melanzane, grana grattugiato e mozzarella di bufala campana. Protagonista pure della pizza con mortadella, granella di pistacchi e salsa di datterini gialli. Mentre è la cremosa stracciatella a sposare ventresca di tonno, concassé di pomodorini, olive taggiasche e scaglie di mandorle in una pizza pink e green che profuma di Mediterraneo. Ma non finisce qui. Anche le focacce sono da sperimentare. Farcite inside, oppure al top. Soffici nell’anima, croccanti sulla pelle. Rassicuranti eppur intriganti. Con polpo e cime di rapa; prosciutto di Parma e pomodoro cuore di bue; tacchino sous-vide, capperi, sedano e salsa tonnata; puntarelle e crema di pistacchio. Per il mezzodì, per la cena, oppure in tandem con un buon cocktail al momento dell’aperitivo. “Certo, molti drink li abbiamo pensati proprio in relazione alla pizza”, spiega Ramiro. Vedi il signature Nhero, summa di vodka lasciata in infusione con l’arancia, cordial lime, ginger ale, sciroppo di lampone, frutti rossi, cetriolo e alchechengi. Oppure l’Arrogance, a base di Campari, vodka, pepper mint, succhi di limone e pompelmo, zucchero liquido, petali di rosa, pompelmo rosa e ciuffo di menta.

    Pizza, ma anche cucina e pasticceria da Nhero Milano. Per una proposta all day long e iper variegata

     

    Un bistrot in black

    Un locale trasversale ed eclettico. Perfetto anche per colazione, merenda o uno spuntino dolce. La pasticceria è iper attiva. E sforna brioche, farcite in diretta. Ma pure mini veneziane, viennesi, kranz, kipfel, plumcake, biscotti, frolle, frollini, sfoglie, crostatine. E ancora torte come la Sacher; il Nhero Milano al mascarpone, libera rilettura rock del tiramisù; la New York Cheesecake (con briciole di frolla alla vaniglia, morbido formaggio francese, lamponi e composta di lamponi); e la compilation mini cheesecake. Ai marron glacé, al mango, al cioccolato e al caramello salato. E per chi ama un breakfast più international? Ecco scrambled eggs con bacon o salmone, nonché avocado toast. Una varietà che si intensifica in occasione del brunch del sabato e della domenica, grazie a pancake, club sandwich, uova alla benedict e wok di pollo, polpo e gamberi crunchy. Sempre rendendo onore a ortaggi, erbe aromatiche, spezie, succhi d’agrumi e salse orientali. Mentre la sera la proposta si fa più seria e sofisticata. A conferma? Il tonno tataki in crosta di semi di sesamo e papavero, verdure al vapore, daikon, zucchine gialle e verdi, datterini e salsa al wasabi. Della serie, una cucina libera, sana, vivace e genuina. Da suggellare con un buon caffè. Torrefatto ad hoc. Macinato live. Preparato con passione.

    T: Cristina Viggè

    28-03-2022

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

     

    ARGOMENTI COLLEGATI

    Pagina 11 di 20