Lei è una e trina. E sebbene non sia divina poco ci manca, grazie alla sua anima pura e incontaminata. Così è la Fontina, tatuata con la dop, tutelata e promossa da un dinamico consorzio e ad oggi proposta ufficialmente in triplice tipologia. Sì, perché accanto alla versione più “classica”, morbida, dolce e fondente, prodotta tutto l’anno in un inno all’ecosistema montano valdostano, ora hanno ottenuto il riconoscimento ministeriale pure la Fontina Dop Lunga Stagionatura (maturata in grotta per un minimo di 180 giorni, al fine di raggiungere un profilo aromatico più intenso) e la Fontina Dop Alpeggio. Un vero patrimonio caseario: il più alto d’Europa, prodotto nell’arco di cento giorni, da giugno a settembre, fra i 1.700 e 2.700 metri di altitudine. Dove le vacche di razza valdostana pascolano libere, nutrendosi d’erbe fresche e fiori alpini. Un formaggio figlio della forza e del coraggio, della passione e della resilienza, della maestria e del sacrificio. Un formaggio profondamente legato al territorio in cui nasce, ma capace di narrare quel territorio anche quando supera i suoi confini. A conferma? Una manifestazione, giunta con successo alla sua terza edizione come FontinaMI: di scena fino al 25 febbraio in una magnifica dozzina di ristoranti milanesi. Posizionati in differenti zone e quartieri: da Brera a Isola, da Moscova a Repubblica, da Dergano a Portello, da Porta Venezia a San Siro. Dove fa gustosamente goal.