Una valdostana a Milano

    FontinaMI: febbraio è fondente

    Dodici ristoranti milanesi interpretano l'iconico formaggio della Valle d’Aosta. Nella sua tipologia più alta ed esclusiva: quella d’alpeggio. Per ribadirne l’anima poliedrica e la grinta glocal. Appuntamento a pranzo o a cena fino al 25 febbraio

    Lei è una e trina. E sebbene non sia divina poco ci manca, grazie alla sua anima pura e incontaminata. Così è la Fontina, tatuata con la dop, tutelata e promossa da un dinamico consorzio e ad oggi proposta ufficialmente in triplice tipologia. Sì, perché accanto alla versione più “classica”, morbida, dolce e fondente, prodotta tutto l’anno in un inno all’ecosistema montano valdostano, ora hanno ottenuto il riconoscimento ministeriale pure la Fontina Dop Lunga Stagionatura (maturata in grotta per un minimo di 180 giorni, al fine di raggiungere un profilo aromatico più intenso) e la Fontina Dop Alpeggio. Un vero patrimonio caseario: il più alto d’Europa, prodotto nell’arco di cento giorni, da giugno a settembre, fra i 1.700 e 2.700 metri di altitudine. Dove le vacche di razza valdostana pascolano libere, nutrendosi d’erbe fresche e fiori alpini. Un formaggio figlio della forza e del coraggio, della passione e della resilienza, della maestria e del sacrificio. Un formaggio profondamente legato al territorio in cui nasce, ma capace di narrare quel territorio anche quando supera i suoi confini. A conferma? Una manifestazione, giunta con successo alla sua terza edizione come FontinaMI: di scena fino al 25 febbraio in una magnifica dozzina di ristoranti milanesi. Posizionati in differenti zone e quartieri: da Brera a Isola, da Moscova a Repubblica, da Dergano a Portello, da Porta Venezia a San Siro. Dove fa gustosamente goal. 

    Le interpretazioni della Fontina Dop Alpeggio a firma di Mi View, il Liberty e Dvca Rovello

     

    Profumo d’alpeggio in città

    “In questi tre anni abbiamo avuto modo di vedere la nostra Fontina interpretata in tanti modi estremamente creativi e interessanti, grazie alla maestria di questi chef di grande esperienza e il riscontro che ci hanno restituito sul prodotto è stato sempre molto entusiasta, mi dicono anche da parte dei clienti. Per questo, in maniera molto spontanea e naturale, ci siamo allungati fino a due settimane. D’altronde i milanesi hanno da sempre un rapporto molto speciale con la Valle d’Aosta”, dichiara Andrea Barmaz, presidente del Consorzio Produttori e Tutela della Dop Fontina. Che nella tipologia alpeggio viene interpretata in dodici ristoranti dell’urbe lombarda. Anzi, a dire il vero, le forme utilizzate in cucina sono d’eccellenza assoluta: vincitrici del prestigioso concorso Modon d’Or 2023. Insomma, il meglio del meglio per conquistare i commensali a ritmo di pietanze capaci di dar voce all’estrema versatilità del caseus valdostano. Sublimato da ogni insegna in un piatto inedito, ma pure proposto puro e immacolato, nonché rielaborato in un creativo amuse-bouche. Per capirne al massimo qualità e virtù.

    I piatti di Daniel Canzian, Testina e Innocenti Evasioni

     

    La Fontina e quella magnifica dozzina

    Versatile e volitiva, la Fontina Dop Alpeggio ama lasciarsi conquistare dal riso. Anche se in modi differenti. Ecco allora che Cesare Battisti del Ratanà la esalta in un risotto con riduzione di Barbera e pera senapata; Francesco Iob della Locanda alla Scala le dà luce in un risotto prezioso di carpaccio di capesante e riduzione di cedro; Vittorio Ronchi dell’Osteria Brunello la trasforma in fonduta, per arricchire un risotto con salsiccia di Madama Bianca (fassona piemontese); e Mina Nassif di Ciz Cantina e Cucina si affida a lei per impreziosire un risotto all’aglio nero. Mentre Massimo Motola, patron di Testina, la incorona in un riso al salto, complice il radicchio tardivo. Fortissimamente fontina d’alpeggio anche nel salmone marinato al cacao con patata alle nocciole e polvere di tartufo by Tommaso Arrigoni, patron di Innocenti Evasioni (nella nuova sede di Bovisa, accanto al Politecnico); nella valdostana di vitello (cotta nel burro e salvia) con corredo di carciofi fritti e limone candito salato di Andrea Provenzani, alla regia del Liberty; e nel nido di trevisana con uvetta e salsa di faraona al vino rosso, a firma di Daniel Canzian, alla guida del ristorante che porta il suo nome nel cuore di Moscova. Petto di faraona, radicchio marinato e bignè alla fontina d’alpeggio poi per Cristian Spagnoli del Mi View. E la fonduta? Non può certo mancare. Così il peruviano Ernesto Espinoza del Coraje la connette con un tortello di entraña e sugo di arrosto e lamponi; e Massimo Larosa la sposa con un uovo poché e tartufo nero pregiato (al Dvca Giardino) e con un uovo morbido e cavolfiori arrosto (al Dvca Rovello). A ribadire il respiro glocal del cheese montano. 

     

    “La Valle d’Aosta è terra di prodotti enogastronomici caratterizzati da un forte senso di identità e distinzione territoriale e che esprimono appieno i profumi e i sapori della montagna. Dietro a ogni prodotto si cela il sudore e il duro lavoro degli agricoltori e degli allevatori che contribuiscono a mantenere curato e pulito un territorio complesso e talvolta estremo”, afferma Marco Carrel, assessore all’Agricoltura e Risorse Naturali della Regione autonoma Valle d’Aosta.

    T: Cristina Viggè

    13-02-2024

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