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Birre, azzardi e bizzarrie

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Un nuovo tour. Stravagante più che mai. Birra del Borgo ritorna con “Chef Bizzarri” e va alla conquista dell’Italia e dell’Europa. Così, dopo Roma, Parigi e Londra, a gennaio le follie coinvolgono Bruxelles e Milano.

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Tags: BirraChefItaliaEuropaBirra del Borgo

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Birre, azzardi e bizzarrie

Un nuovo tour. Stravagante più che mai. Birra del Borgo ritorna con “Chef Bizzarri” e va alla conquista dell’Italia e dell’Europa. Così, dopo Roma, Parigi e Londra, a gennaio le follie coinvolgono Bruxelles e Milano.

Testi Cristina Viggè

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Interrogarsi. Sulle attrazioni fatali fra birra e cucina d’autore. Per cercare e trovare abbinamenti azzardati ma sempre azzeccati. Puntando i riflettori sulla creatività, rompendo le regole e superando gli stereotipi. Così fa il progetto “Chef Bizzarri” di Birra del Borgo, dinamica e vivacissima realtà laziale di Borgorose, nel Reatino. Che rilancia il format brassicolo-culinario su scala più grande. Coinvolgendo alcune città italiane ed europee. Sempre nell’ambiziosa mission di incentivare e valorizzare originali relazioni e contaminazioni fra morsi e sorsi. Quelli onoranti la bizzarra family del birrificio: formata da dodici birre estrose. Una ricetta per ogni mese dell’anno. Fiere di omaggiare frutta e spezie, anfore e botti. 


Dalla Città Eterna alla City


Un viaggio all’insegna della scoperta quello di “Chef Bizzarri”. Decollato da Roma e destinato ad atterrare a Milano. Seguendo la rotta della sperimentazione. Il debutto ufficiale è infatti andato in scena nell’headquarter capitolino della maison: L’Osteria di Birra del Borgo (in via Silla 26). Dove il cuoco di casa Gabriele Bonci e il guest chef Salvatore Tassa de Le Colline Ciociare di Acuto (in provincia di Frosinone) hanno giocato con il Mediterraneo e l’Oriente, il farro e il panpepato. Eleggendo la Brigante, l’Etrusca e L’Equilibrista. La prima: una bionda selvaggia, rustica e agreste, maturata in grandi botti (che prima hanno accolto il brandy) e caratterizzata da note floreali, balsamiche e agrumate, donate dal miele, dalle foglie di limone e dalle radici di genziana. La seconda: un’ambrata minerale e archeologica, fermentata in anfore di terracotta e preparata utilizzando nocciole, melagrana e resine naturali. La terza: una birra aranciata-rosata, coup de foudre fra mosto di sangiovese (della senese Tenuta di Bibbiano) e mosto di birra (della Duchessa di famiglia), per poi sposarsi sull’altare del metodo classico. Fra profumi di cipria, viola e ciliegia. Non dimenticando la Watermelon Weiss, una stagionale tutta speciale, vista la presenza del succo d’anguria. 



Successiva tappa? Parigi. Sì, le bizzarre del borgo sono approdate nella Ville Lumière: da Fulgurances per l’esattezza, costola lab e gourmand de L’Adresse, contenitore di storie ed esperienze gastronomiche firmato Sophie Cornibert, Hugo Hivernat e Rebecca Asthalter. Uno spazio culinario in divenire, dov’è stato il giovane cuoco australiano Sebastian Myers a cimentarsi in qualche folle matrimonio di gusto. Con La Saracena, birra dorata e velata, preparata con un’altissima percentuale di grano saraceno tartarico; la Rubus, una Duchessa impreziosita dai lamponi, per una spiccata (ma ben equilibrata acidità); e con la debuttante Back to the Days, una smoked & fermented beer nata nel vecchio birrificio di Collerosso. Ora lab vocato alle fermentazioni spontanee. 



E dopo Paris… voilà London. Da Cub, locale small, moderno e super sostenibile. Un concept ecofriendly, frutto della collaborazione di illuminated people, come il bartender Ryan Chetiyawardana (aka Mr. Lyan) e lo chef Doug McMaster, fondatore a Brighton (nel 2014) di Silo, il primo ristorante british a zero waste. Per una serata adrenalinica. Alla quale hanno concorso la Vecchia Tripel, ossia la saggezza in una botte (da 3.500 litri, che ha ospitato il brandy), e la Prunus, con le ciliegie (delle qualità corniolo, Ravenna e graffione) lasciate in infusione (col nocciolo) a fine fermentazione. Per una birra diversamente kriek, per la non eccessiva acidità.



Da Bruxelles a Milano


Ma non finisce qua. E se tre tappe sono già state vissute, ne mancano ancora due. Tutte da vivere. Ecco allora che il bizzarro festival giunge sino a Bruxelles: il 10 gennaio, al ristorante Humphrey, all’interno dell’edificio che ospita pure il Pias, una delle più note aziende di musica belga. Patron del restaurant: Glen Ramaekers. Chef: Yannick Van Aeken, un’esperienza come sous-chef al Noma di Copenhagen e una cucina che mixa Fiandre e Filippine. 



Last but not the least: , Milano, mercoledì 24 gennaio. Dove Pietro Caroli e Diego Rossi sono pronti a proporre una cena dedicata alla quintessenza della trattoria e della (a)tipicità. 



Quell’eccentrica dozzina


Sono dodici le Bizzarre di Birra del Borgo. Uniche, geniali, eccezionali. Nel senso di singolari e ineguagliabili. E se la Brigante, l’Etrusca, L’Equilibrista, la Rubus, la Prunus e la Vecchia Triple sono già state interrogate, all’appello mancano le altre. Della serie: la Fragus, sorella della Rubus e della Prunus, ma con le fragole appena raccolte; la BdbBi(G)Bodyibu, pozione che prevede una dose massiccia di luppoli, una bella carica d’amaro e un’etichetta dell’artista Orsola Damiani; la Caos, vigoroso e aromatico mélange floreal-fruttato di mosto di malvasia e mosto di birra (del resto è sorella dell’Equilibrista); la CastagnAle, morbida e avvolgente, preziosa di castagne e di un malto affumicato con bucce d’arancia, lemon myrtle, coriandolo, radici di genziana e castagne; la Perle ai Porci, una stout minerale, sapida e quasi salmastra, per via delle ostriche (fine de claire bretoni) aggiunte in bollitura, insieme alle telline del litorale romano; e la Mornung Rush, vibrante e profonda, figlia di fiori di luppolo cascade raccolti (nella campagna modenese) e trasportati immediatamente in birrificio. Per una birra solare, piena d’energia. 


2018-01-03T00:00:00+01:00

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