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IL "QUOTIDIANO" DI CRISTINA VIGGÈ

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Meneghino: birra & michetta

Meneghino: birra & michetta

Birre che portano in etichetta gli angoli cult di Milano, panini che fanno il giro delle Porte, taglieri dedicati ai Navigli e cocktail intitolati ai quartieri. In via Pietro da Cortona, uno spazio popolare e conviviale, che somiglia a un vivace tinello di casa. Un luogo rassicurante e dinamico, dove assaporare pietanze dai nomi dialettali ma dal respiro 3.0

Birre che portano in etichetta gli angoli cult di Milano, panini che fanno il giro delle Porte, taglieri dedicati ai Navigli e cocktail intitolati ai quartieri. In via Pietro da Cortona, uno spazio popolare e conviviale, che somiglia a un vivace tinello di casa. Un luogo rassicurante e dinamico, dove assaporare pietanze dai nomi dialettali ma dal respiro 3.0

Birre che portano in etichetta gli angoli cult di Milano, panini che fanno il giro delle Porte, taglieri dedicati ai Navigli e cocktail intitolati ai quartieri. In via Pietro da Cortona, uno spazio popolare e conviviale, che somiglia a un vivace tinello di casa. Un luogo rassicurante e dinamico, dove assaporare pietanze dai nomi dialettali ma dal respiro 3.0


 
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Meneghino: birra & michetta

Birre che portano in etichetta gli angoli cult di Milano, panini che fanno il giro delle Porte, taglieri dedicati ai Navigli e cocktail intitolati ai quartieri. In via Pietro da Cortona, uno spazio popolare e conviviale, che somiglia a un vivace tinello di casa. Un luogo rassicurante e dinamico, dove assaporare pietanze dai nomi dialettali ma dal respiro 3.0

Testi Cristina Viggè

Servo devoto e fedele, onesto e laborioso, cortese e caritatevole, docile e generoso, Meneghino è una maschera popolare, portata alla notorietà dalle commedie di Carlo Maria Maggi. Ma non solo. Meneghino è sostantivo e aggettivo. Personaggio e paesaggio. Dialetto e sentimento patriottico. 


Un appellativo denso di significato, sublimato persino in una linea di birre artigianali e in un locale. Defilato dal centro. In quella via Pietro da Cortona che si affaccia su piazza Guardi. Un’insegna che a dire il vero già c’era (col nome di BU/GU), ma che ora ha fatto il suo upgrade. Grazie all’illuminata visione di Marco Bergamaschi (il creatore delle birre) e Luca Pirola (alla regia dell’insegna). Uno spazio rassicurante. Un po’ casa e un po’ vecchia bottega. Un po’ tinello e un po’ bar di quartiere. Un po’ birreria e un po’ latteria. Un posto pop, ma ricercato. Aperto da colazione a cena. 



Un luogo coerente col suo logo. I cui colori si ispirano a quelli dello stemma del capoluogo lombardo e il cui lettering, nei caratteri e nello stile grafico, riprende quello della calzoleria di nonno Remo Bergamaschi: classe 1907, nato in via Pattari e battezzato in Duomo. Mentre i nomi delle birre - tutti rigorosamente con l’articolo davanti - traggono spunto dalla vita cittadina e le etichette portano impressi alcuni celebri angoli di Milano. Un branding modernamente rétro, messo a punto da ByVolume, agenzia di comunicazione italiana di stanza a Londra.    



Meneghino. Sinonimo familiare e affettuoso di milanese. Vernacolo che qui allaga persino il menu. Dove, fra i piatti, compaiono pure alcuni “detti”. Per una full immersion nel mood ambrosiano. A partire dalle pietanze, per l’appunto. Sempre corredate da un suggerimento per il perfetto pairing. Con le birre - messe punto su ricette originali in un impianto appena fuori Milano e proposte sia alla spina sia in bottiglia - o con i beer cocktail. Drink dallo spirito brassicolo, intitolati ai quartieri della metropoli.  



Ecco allora che “La banda de l’Urtiga”, ardimentosa insalata di nervetti e fagioli, sposa “La Lippa”, intensamente amara, piacevolmente aromatica ma assolutamente beverina. Mentre “La Scapigliata”, summa di misticanza, ravanelli, carote, pomodori, filetto di trota al vapore e caprino fresco, può incontrare persino il drink “Isola”, cui concorrono gin, limone fresco, zucchero liquido, spremuta d’arancia, estratto di cardamomo e “Lamerica”, american pale ale dalle note erbacee e agrumate.  



“Lamerica”. Sì, senza apostrofo. Ideale anche con i raw mondeghili, chiamati “Belloveso”. Come il principe gallo, citato da Tito Livio, quale leggendario fondatore di Milano. Mondeghili in versione cruda, preparati con tartare di manzo, scorza di limone, prezzemolo e mortadella. Complici scaglie di grana e briciole di pane. Ottimi anche con il “Brera”, cocktail brassicolo che elegge vodka, limone, spremuta di pompelmo, estratto di zenzero e “La Lippa”. 



La Micca”, lager chiara dal tono dorato e dalla schiuma persistente, fa invece volentieri compagnia al super vintage viteltonnéMerini”, palese omaggio alla poetessa Alda. Mentre “Samarcanda”, la tartare di cavallo con senape in grani, miele, birra e insalatina di cavolo cappuccio, va assaporata con “L’Atm”, session ipa leggerissima, caratterizzata da profumi di pesca e uva bianca; e gli spaghetti vegetali con crema di gorgonzola, pomodorini freschi, origano e mandorle, vanno d’accordo con “La Calibro 9”, intrigante dark wheat beer. Praticamente un’esuberante weizen che fa il verso al mondo noir delle stout. 



E “La Dü”? Val bene una michetta. Certo. La sua anima ambrata e i suoi sentori tostati accolgono volentieri la tipica pagnottella meneghina. Farcita con mortadella, crema di gorgonzola e noci e battezzata come “Porta Ticinese”. Anche se in carta non mancano “Porta Venezia”, con salame, burro al prezzemolo e limone; “Porta Vittoria” con prosciutto crudo, carciofini e crescenza; e “Porta Romana”, con bresaola, funghi sott’olio e crema di grana.



Ma oltre le michette, griffate dal Panificio Grazioli di Legnano (“Tre Pani” nella guida Pane & Panettieri d’Italia del Gambero Rosso), compaiono pure le slèppe de pàn, ossia i sandwich. Come il “Porta Giovia”, un pane al farro con l’aringa affumicata (il cosiddetto pulàster de baril), burro al prezzemolo e limone. Mentre il “Porta Comasina” chiama all’appello taleggio, noci, rapanelli e zucchine alla menta. Per un giro in città a ritmo di bontà. 



Anche perché tutte le pietanze sono state studiate, pensate e realizzate grazie alla consulenza della cuoca (per vocazione) Federica Solera. Libri alla mano: da Vecchia Milano in cucina di Ottorina Perna Bozzi a La cucina rustica regionale di Luigi Veronelli - Luigi Carnacina, sino ad arrivare a Il talismano della felicità di Ada Boni. Per una rilettura consapevole della tradizione. Pure per quanto riguarda i dolci. Che inanellano “La Gallina”, una russumada (uovo sbattuto con lo zucchero) cui viene aggiunta “La Dü”; il “Signor G” (come Giorgio Gaber), una millefoglie morbida di mandorle e cannella con mousse al cioccolato; e il “Ciàpel Sòtt”, un tiramisù prezioso della “La Calibro 9”. Ma da mangiare in tandem con il beer cocktail “Qt8”, mix di whisky Canadian Club, limone, zucchero liquido e “La Dü”. Mentre il precedente ciculatt cont la cannella strizza l’occhio anche al drink “Ortica”, compendio di Laprhoaig Islay single malt scotch whisky, amarena e “La Calibro 9”.  



Porte, quartieri, costumi e usanze. Ma i Navigli? Eccoli, sotto forma di taglieri: da “La Martesana” a “Il Pavese”, da “La Darsena” a “Il Grande”. Gustose tavolozze, in taglia small o large, fatte su misura per conoscere taleggio, salva cremasco, grana padano e Carboncino d’Alta Langa, formaggio a pasta molle (e a tre latti: vaccino, ovino e caprino) avvolto in una crosta al carbone vegetale. Giusto a ricordare l’antica usanza di conservare il formaggio nella cenere. E ancora, salame Milano, bresaola e la celebre pancetta Collinetta (cotta, arrotolata e leggermente affumicata), firmata dal prosciuttificio lecchese Marco d’Oggiono



E per l’aperitivo? Dalle 18 alle 20, si po’ ordinare, “Un cicinin de Milàn”: piccoli assaggi modello tapas, ma in versione genius loci. Mentre per quelli della serie “E mì la dòna biunda la vœri no” ecco bibite, vini e qualche drink beer free. Come il “Mediterraneo”: tonica Fever-Tree Mediterranean, ginepro, mela e gin Giass. Meneghino nello spirito e nella bottiglia: serigrafata e orgogliosa di rammentare le iconiche geometrie della Galleria Vittorio Emanuele II. Con tanto di drago verde della vedovella (l’autoctona fontanella) per logo. 



 

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